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“Non si governa una città raccontandole quel che vorrebbe sentirsi dire: si governa affrontando la realtà, anche quando è dura”
Taranto, 30 novembre 2025 – Taranto scivola mentre la politica resta immobile, incastrata in equilibri precari che hanno trasformato Palazzo di Città in un teatro di attese infinite. Gli indicatori demografici, occupazionali e sociali diffusi dall’INPS e dalle ricerche nazionali raccontano una realtà che si assottiglia, un territorio che arretra mentre chi dovrebbe governarlo preferisce evitare il confronto con i problemi reali. Da oltre nove mesi, con la caduta dell’amministrazione Melucci il 21 febbraio 2025 e la successiva ascesa della esile maggioranza guidata da Bitetti, l’azione politica si è ridotta a una campagna elettorale permanente – con esponenti politici che addirittura offendono i propri compagni di partito sui social – più attenta agli equilibri interni, precari, che allo stato della città.
Il rapporto INPS 2024 conferma il crollo demografico: nel 2023 il saldo naturale è stato di –2.914, cifra che evidenzia un arretramento ben più pesante del –421 registrato un decennio fa. Le fasce giovani continuano a emigrare, riducendo ulteriormente la capacità produttiva del territorio. A questo declino si affianca la nuova classifica di Italia Oggi 2025, che colloca Taranto al 101° posto su 107 province, in ulteriore peggioramento. In Puglia solo Foggia fa peggio. I punteggi più bassi riguardano ambiente, lavoro e reddito, salute, sicurezza sociale e istruzione, confermando un quadro di fragilità strutturale che si intensifica.
Il mercato del lavoro conferma un affanno profondo: tasso di occupazione al 40,7%, ben lontano dalla media regionale e ancor più da quella nazionale. La disoccupazione supera il 10,5% e l’inattività raggiunge il 54,4%, segno di una rinuncia diffusa alla ricerca di impiego. Mentre aumentano i lavoratori irregolari e le ispezioni calano, cresce anche il peso degli ammortizzatori sociali: Taranto assorbe quasi il 60% della CIG straordinaria pugliese, con un raddoppio delle ore di cassa ordinaria e del Fondo integrazione salariale. La NASPI sale a 24.506 beneficiari. Numeri che descrivono non una crisi momentanea, ma una condizione strutturale di precarietà.
Tutto questo è un macigno al collo.
“Possiamo continuare a raccontarci che Taranto è proiettata nel futuro — dichiara Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto — ma i dati dicono l’opposto. Il territorio arretra mentre la politica evita il confronto, preferendo gestire equilibri fragili invece di assumersi responsabilità. Non si governa una città raccontandole quel che vorrebbe sentirsi dire: si governa affrontando la realtà, anche quando è dura. Il cambio di passo con il passato è pressoché impalpabile”.
Lo stesso sbilanciamento emerge sul fronte industriale. La vicenda dell’ex Ilva resta sospesa tra rinvii e incertezze, mentre la riconversione degli impianti è rimasta un annuncio. La città continua a pagare un prezzo altissimo in termini di lavoro, ambiente e salute. Le bonifiche procedono a rilento, e la frattura tra ambientalisti e aziendalisti resta un alibi per non decidere.
A pesare è anche la crisi del porto, dove investitori strategici come Renexia hanno scelto altre destinazioni, nonostante la retorica dell’hub dell’eolico offshore. I fondi del JTF, del CIS e delle bonifiche avrebbero già dovuto delineare una traiettoria alternativa, ma nessun cambio di rotta è stato realmente avviato.
La situazione rifiuti rappresenta un nuovo capitolo del declino: Kyma Ambiente — l’azienda incaricata del servizio di igiene urbana — si presenta con un debito stimato in circa 43 milioni di euro. Nonostante questo, la raccolta resta inadeguata: cumuli di rifiuti, cassonetti traboccanti, ritardi nella raccolta, aree urbane trasformate in discariche a cielo aperto, segnalate ormai da mesi in più quartieri.
“Una città sommersa dai rifiuti — accusa Oliva — non può chiedere fiducia nel futuro. È paradossale che la prima emergenza — la salute, l’igiene urbana — venga affrontata con lentezza e retorica, mentre da Palazzo di Città si continua a parlare di sviluppo e hub ambientali”.
Il fallimento delle promesse su decoro urbano e raccolta differenziata pesa come un macigno sulla credibilità della giunta Bitetti: la città appare meno pulita di ieri, senza alcun segnale di inversione reale. Eppure, per il Comune la narrativa resta quella di una Taranto “in cammino verso il domani”.
“La gente non vuole più pacche sulle spalle — conclude Oliva —. Vuole che la citta venga liberata dall’immondizia, che i debiti vengano onorati, che il servizio torni regolare. Vuole rispetto”.
L’astensione delle ultime regionali, con un’affluenza intorno al 40% in provincia, è il sintomo di un rapporto logoro tra cittadini e istituzioni. È la prova di una distanza che cresce ogni giorno e che nessuna narrazione ottimista potrà colmare. Se la politica continuerà a muoversi dentro logiche di sopravvivenza e non di governo, Taranto resterà prigioniera del suo declino.
UIL Taranto lancia un appello: basta compromessi, basta propaganda, basta inerzia. Occorre un programma vero, con un tavolo permanente, con misure concrete per lavoro, ambiente, servizi, decoro urbano. Occorre che la politica — soprattutto quella comunale — si assuma responsabilità reali, non si nasconda dietro slogan o emergenze temporanee.
ROMA 29 novembre 2025 – La manifestazione nazionale della UIL al Teatro Brancaccio di Roma ha rappresentato un momento di grande partecipazione e di forte tensione civile. Delegazioni provenienti da ogni parte d’Italia hanno riempito un teatro colmo già dalle prime ore della mattina, portando sul palco esperienze, problemi e speranze di un mondo del lavoro che chiede ascolto e risposte concrete. Anche la UIL Taranto era presente con una delegazione nutrita e attenta, consapevole che i temi discussi nella capitale toccano profondamente il nostro territorio, dalla crisi dell’ex Ilva alle condizioni del lavoro fragile e frammentato.
La mattinata ha raccolto interventi di lavoratrici, lavoratori, pensionati e giovani. Sono emerse storie di precarietà nei centri commerciali, contratti part-time che nascondono orari da full-time, turni massacranti nella sanità, vite sospese nel lavoro somministrato, schiene rotte nei campi agricoli, difficoltà crescenti nel trasporto pubblico, nell’edilizia e nel turismo. Un’Italia reale, quella che spesso non trova voce nei palazzi ma che rappresenta la colonna portante del Paese.
Il momento centrale della giornata è stato l’intervento conclusivo del segretario generale Pierpaolo Bombardieri, il quale ha richiamato con forza il senso della mobilitazione. Prima di avviare il suo discorso, Bombardieri ha ricordato il valore della partecipazione responsabile, spiegando che si può protestare senza violenza, senza assaltare redazioni o minacciare chi informa, ma avanzando proposte serie e credibili. Ha sottolineato che la mobilitazione della UIL nasce da un principio semplice: “si può chiedere di cambiare le cose”.
Al centro del suo intervento c’è stato il tema della democrazia economica e sindacale, un punto cardine per il segretario: Bombardieri ha ricordato che il contratto collettivo non è un ingombro, ma un atto di democrazia sostanziale, perché definisce salari, orari, diritti, tutele. “Dove c’è lavoro deve esserci democrazia” ha affermato, ribadendo il valore della contrattazione come luogo dell’equilibrio sociale, della rappresentanza e della responsabilità condivisa.
Un passaggio molto significativo del suo intervento ha riguardato le pensioni. Bombardieri ha spiegato che la riforma non può più essere rinviata e che occorre finalmente separare previdenza e assistenza, perché se si continuano a sommare le due voci diventa impossibile ragionare su sistemi equi. Ha chiesto un confronto serio su come garantire una pensione di garanzia ai giovani precari, sulla possibilità di consentire l’uscita anticipata a chi svolge lavori usuranti, e sul rilancio del secondo pilastro, proponendo l’accettazione semiautomatica della previdenza complementare dal 2027 per dare solidità alle pensioni future.
Toccante e molto applaudito il richiamo alla condizione dei giovani, che secondo Bombardieri “hanno già la certezza di essere penalizzati se le regole non cambieranno”, e la denuncia di un lavoro che non garantisce futuro. Anche per questo, ha ricordato, serve una politica fiscale più giusta: Bombardieri ha citato le sue proposte di aumento della tassazione sui dividendi azionari al 31% e dell’IRES al 26%, misure che potrebbero recuperare fino a dieci miliardi da reinvestire in sanità, pensioni e welfare, alleggerendo il peso su lavoratori e pensionati, oggi tra i più tassati d’Europa.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle disuguaglianze territoriali, con un riferimento diretto alla vicenda dell’ex Ilva. Bombardieri ha ricordato che il futuro dell’acciaio in Italia non può essere discusso solo per gli stabilimenti del Nord, come avvenuto nell’ultimo tavolo ministeriale. Ha denunciato con fermezza l’esclusione di Taranto dal confronto, definendola inaccettabile, e ha ribadito la richiesta – avanzata da tempo dalla UIL – di un intervento pubblico forte, fino alla valutazione della nazionalizzazione sull’esempio francese.
Nel suo intervento, Bombardieri ha più volte richiamato l’idea che questo “non è un tempo per essere spettatori”, ma un momento in cui bisogna difendere i diritti e costruire soluzioni, perché ciò che si decide oggi influenzerà il modello sociale dei prossimi decenni. La sua conclusione è stata un invito all’unità e alla responsabilità: lavorare insieme sulle piattaforme unitarie, superare le divergenze non sostanziali, creare percorsi condivisi per migliorare lo Stato sociale, rafforzare la contrattazione e rispondere alle fragilità crescenti del Paese.
A margine della manifestazione, Gennaro Oliva, coordinatore territoriale della UIL Taranto, ha espresso la sua valutazione sull’esito della giornata e sul ruolo del territorio nell’agenda nazionale. Oliva ha ricordato che Taranto vive una condizione particolarmente complessa, ma proprio per questo non può essere esclusa dai tavoli decisivi, né può attendere soluzioni “parziali o provvisorie”. Ha affermato che la manovra deve essere migliorata con interventi che tengano insieme lavoro, salute e sviluppo, restituendo speranza ai lavoratori e alle famiglie. Ha ribadito inoltre l’urgenza di un piano per la sicurezza sul lavoro, di pensioni più dignitose e di una sanità accessibile, sottolineando che la UIL Taranto continuerà a farsi sentire: la mobilitazione non si ferma qui, perché “la dignità del lavoro non è negoziabile”.
La giornata del Teatro Brancaccio ha così rappresentato un momento di ascolto, partecipazione e proposta. Non una semplice protesta, ma un percorso collettivo che punta a incidere sulle scelte politiche e a dare voce a chi non vuole rassegnarsi. La UIL Taranto proseguirà questo cammino con convinzione, per difendere il diritto a un lavoro sicuro, a un salario equo e a un futuro che appartenga davvero a tutti.
Taranto 28 novembre 2025- Si è svolto a Taranto il congresso della UIL PA Vigili del Fuoco, un appuntamento particolarmente significativo per la categoria, segnato da un forte impulso al rinnovamento interno e alla valorizzazione delle nuove generazioni. Un incontro che ha confermato la volontà della UIL di investire su una dirigenza giovane, capace di affiancare l’esperienza consolidata dei membri storici dell’organizzazione.
Durante i lavori congressuali è stata ufficializzata la nuova segreteria territoriale, guidata da Valeria Trovato, eletta Segretario Generale. Accanto a lei, la nuova composizione della segreteria: Forleo Arcangelo (vicario), De Punzio Domenico (organizzativo), Villani Cosimo, Ditana Lorenzo, Grano Giovanni e Antonacci Salvatore, quest’ultimo in qualità di tesoriere.
Nel corso degli interventi è stato più volte sottolineato come la scelta della UIL PA VVF Taranto sia andata in controtendenza rispetto ad altre realtà, con un modello partecipativo che valorizza l’ingresso attivo dei giovani nel sindacato. Una scelta strategica, che mira a garantire continuità, competenza e un progressivo passaggio di testimone tra generazioni diverse ma unite dai medesimi valori.
Il tema dell’unità è stato centrale nel dibattito congressuale. È stato ricordato come il termine “sindacato” derivi dall’idea stessa di giustizia condivisa, di aggregazione e collaborazione, principi che da sempre guidano l’azione della UIL. La presenza dei vertici territoriali e regionali della Confederazione, della UIL PA e della UIL FPL ha testimoniato la solidità del percorso intrapreso e la convergenza verso una gestione sempre più coordinata delle categorie.
Al congresso hanno preso parte: Stefano Frontini, Segretario Regionale UIL Puglia; Valentino Prezzemolo, Tesoriere Nazionale UIL PA VVF; Giuseppe Santoro, Segretario Regionale UIL PA VVF Puglia; Gennaro Oliva, Coordinatore Territoriale UIL Taranto; Giuseppe Andrisano, Segretario Regionale UIL PA Puglia; Paola Bruno, della Segreteria Regionale UIL FPL Puglia; Giovanni Maldarizzi, Segretario Provinciale UIL FPL Taranto; e Rocco Mortato, Segretario Provinciale UIL PA VVF Taranto.
Il congresso ha evidenziato non solo la necessità di un rinnovamento strutturale, ma anche la volontà di rafforzare una collaborazione già esistente tra categorie e livelli territoriali della UIL. Un percorso che punta a consolidare una delle realtà più numerose e rilevanti nel panorama sindacale pugliese.
La UIL PA Vigili del Fuoco Taranto si presenta così con una squadra rinnovata, determinata e pronta ad affrontare le sfide del settore, mantenendo saldo il principio secondo cui la UIL può cambiare, evolversi e crescere, ma resta sempre fedele ai suoi valori fondativi: unità, giustizia e partecipazione.
TARANTO 28 novembre 2025 – A Taranto e provincia 3mila donne in quest’ultimo anno hanno trovato il coraggio di denunciare e chiedere aiuto ai Centri Anti Violenza (CAV), il 60% di loro subiva da anni l’esasperante brutalità e sopraffazione del ricatto economico, che è la pistola alla tempia di chi subisce perché deve sostenersi o sostenere i propri figli.
E’ il dato agghiacciante riferito questa mattina dalle referenti delle due associazioni che operano sul territorio, attraverso le parole di Valentina L’Ingesso (CAV Alzaia) e Ira Pandoku (Sud Est Donna), firmatarie del Protocollo Operativo promosso da CGIL e UIL Taranto per il contrasto alla violenza sulle donne e alle disuguaglianze di genere.
La firma del protocollo che mutua le linee guida dello stesso documento firmato su base regionale da sindacati, centri antiviolenza e associazioni datoriali, è avvenuta questa mattina anche alla presenza della consigliera provinciale alle pari opportunità, Sabrina Pontrelli.
“Ho accolto con favore questo protocollo – dice – perché è operativo e perché soprattutto predispone una cabina di regia e un osservatorio reale che ci fornisce dati chiari sucome agire. Un lavoro corale che parla finalemente del lavoro delle donne”.
Ed è questa la chiave di lettura del documento, a partire dai redditi e dall’indipendenza economica, presupposti indispensabili anche per essere libere di autodeterminarsi.
I dati dell’ultimo rendiconto sociale dell’INPS di Taranto certificano i contorni di un fenomeno sempre più preoccupante.
Disoccupazione a due cifre, abbandono scolastico, contratti atipici e mediamente stipendi più bassi degli uomini anche per identiche mansioni.
Un fenomeno economico ma anche culturale che come sottolinea il coordinatore provinciale della UIL di Taranto, Gennaro Oliva, comincia dalle parole.
“Anche quando le donne vengono assunte, come sta accadendo in questi giorni in un’azienda metalmeccanica del territorio – dice – conquistano un contratto solo perché appartengono a una categoria “protetta”, ad una condizione che ancora una volta le mostra fragili, non più competenti o più brave. Una fragilità che insieme a quella parola dobbiamo combattere”.
Il sindacato non solo come luogo di protezione della condizione di lavoro al femminile, ma come luogo di proposta ed alaborazione di interventi utili ad invertire la marcia.
La violenza economica ha mille facce – spiega Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della CGIL di Taranto – perché i contratti di lavoro sono uguali, ma si mette in atto quella deprecabile “abitudine” di sottoporre prevalentemente alle donne il contratto a tempo determinato, o il part-time (31,3% donne – 8,1% uomini), perpetuando nel convincimento che delle attività di cura e accudimento per figli, genitori anziani e disabili, solo le donne si debbano occupare. Una condanna all’isolamento a vita che passa dal lavoro per finire alle politiche del welfare.
Il Protocollo operativo che si intende estendere a tutte le altre associazioni datoriali che volessero sottoscriverlo, predispone anche la possibilità di creare stanze di accoglimento per i centri antiviolenza anche all’interno delle strutture UIL e CGIL disseminate su tutto il territorio provinciale.
“Un luogo fisico, ma anche un luogo di consapevolezza – afferma Tiziana Ronsisvalle, segretaria della CGIL di Taranto – in cui quella “normalità” che ancora oggi ci riporta il dato della violenza passiva di molte donne, abusate da partner, padri, datori di lavoro, e che genera sterotipi e discriminazione venga finalmente scardinata per il bene di tutti”.
Taranto 26 novembre 2025 – Una sala gremita, quella intitola all’emerito Presidente Sandro Pertini, e più volte attraversata dalla commozione ha accolto oggi, nella sede della UIL di Taranto, la giornata di approfondimento dedicata alla violenza economica, una delle forme più invisibili ma più pervasive della violenza di genere.
Un tema scelto non a caso, e che ha trovato voce nelle testimonianze di esperti, amministratori, rappresentanti del mondo sindacale e associativo, ma anche nelle storie – spesso dolorose – che ogni giorno affiorano nei servizi sociali e negli sportelli di ascolto.
A introdurre i lavori è stato il coordinatore territoriale UIL Taranto, Gennaro Oliva, che ha ricordato come “questa sia la casa di tutti, una casa del lavoro che deve restare aperta alla comunità e alle sue fragilità”. Oliva ha sottolineato l’importanza di riportare al centro del dibattito sindacale non solo il tema della violenza, ma anche quello delle disuguaglianze economiche e salariali che alimentano dipendenze, isolamenti e assenze di libertà per troppe donne.
Il quadro introduttivo: violenze visibili e violenze invisibili
A prendere la parola per prima è stata Mimma Mannavola, referente UIL Pari Opportunità Taranto, che ha tracciato un quadro lucido e duro: la violenza economica, la violenza psicologica, lo stalking, la violenza online, i maltrattamenti domestici. Un elenco che è anche un allarme sociale. “Molte anziane non sanno gestire un conto o una successione – ha spiegato – perché per una vita intera è stato impedito loro di occuparsi della propria autonomia”. Un richiamo forte alla necessità di educazione, consapevolezza e sostegno concreto.
La psicologa Tinelli: “La violenza economica è una gabbia invisibile”
La psicologa umanista Federica Tinelli ha portato un contributo intenso e scientificamente rigoroso: la violenza economica – spesso spacciata per “protezione” – sottrae identità, lucidità, libertà. Un passo della testimonianza letta da Tinelli ha gelato la sala: “Non mi picchiava, ma mi sentivo in gabbia”. Una frase che restituisce il volto più diffuso della violenza: il controllo travestito da cura.
L’avvocato Maria Rosaria Dalena: “La legge parla chiaro”
Di altissimo valore tecnico e sociale l’intervento dell’avv. Maria Rosaria Dalena, che ha richiamato la recente legislazione e la giurisprudenza sui maltrattamenti in famiglia, ricordando che anche la violenza economica è penalmente rilevante.
Dalena ha evidenziato come il nuovo articolo 577-bis del codice penale – il reato di femminicidio – rappresenti una svolta, ma non cessi la necessità di educare uomini e ragazzi alla cultura del rispetto.
Il momento più toccante: la testimonianza dell’assessore Sabrina Lincesso
Il momento più carico di emotività ha attraversato la sala quando Sabrina Lincesso, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Taranto, ha raccontato una delle storie più drammatiche incontrate durante il suo lavoro: una donna e due bambini salvati dalla violenza grazie al coraggio del figlio tredicenne che – con una registrazione – ha permesso l’arresto dell’uomo. La voce dell’assessore, più volte spezzata dalla commozione, ha trascinato l’intera sala in un silenzio densissimo. “Io conosco gli odori e gli sguardi della violenza – ha detto – e so quanto spesso le vittime non denuncino per paura, dipendenza economica o solitudine. Dobbiamo intervenire prima, già nelle scuole, nei quartieri, nelle famiglie”. Il suo racconto ha restituito la realtà cruda del territorio, ma anche una visione precisa: potenziare prevenzione, educazione e rete sociale permanente.
Vanessa Castelli (UIL Poste): la forza delle donne e il peso della dipendenza economica
Densa di emozione anche la testimonianza di Vanessa Castelli, segretaria regionale UIL Poste, che ha intrecciato il tema della violenza economica con la storia personale della sua famiglia: tre generazioni di donne segnate dalla miseria, dal controllo e dalla violenza. “La mia nonna mi diceva: devi studiare, devi essere indipendente. Non devi dipendere da nessuno”. Un messaggio attualissimo, che ha aperto una riflessione pratica sulla gestione dei conti correnti, delle cointestazioni e delle trappole che ancora oggi intrappolano tante donne prive di autonomia finanziaria.
Tiziana Carella (UIL Pensionati Puglia): “La violenza economica parte dalla cultura”
A chiudere l’incontro, l’intervento appassionato della segretaria generale UIL Pensionati Puglia, Tiziana Carella, che ha ribadito una verità fondamentale: “Non è vero che il patriarcato è superato. Lo vediamo nelle famiglie, nel linguaggio, nei luoghi di lavoro. Lo vediamo quando il merito di una donna viene attribuito a qualcuno che glielo avrebbe concesso”. Carella ha poi presentato un manifesto con cinque azioni concrete per contrastare la violenza economica, evidenziando il ruolo decisivo dell’educazione finanziaria delle donne, comprese le donne anziane.
Un impegno comune: prevenzione, educazione, rete
La giornata si è conclusa con l’impegno condiviso di UIL, ADA Taranto, istituzioni, associazioni e professionisti: costruire interventi nelle scuole, aprire spazi di ascolto nei quartieri, rafforzare la rete tra sociale e sindacato.
Un evento che non è stato solo un convegno, ma un abbraccio collettivo, un esercizio di verità e una chiamata all’azione.
La UIL di Taranto continuerà – quotidianamente – il proprio impegno per contrastare ogni forma di violenza e per difendere diritti, dignità e libertà delle persone.
E’ un attacco diretto al Cda di Kyma Ambiente con relativa richiesta di intervento immediato da parte del Sindaco del Comune di Taranto, Piero Bitetti e dell’assessore alle partecipate Gianni Cataldino, quello sferrato dalle organizzazioni sindacali FP CGIL e UIL Trasporti.
I segretari generali di categoria Cosimo Sardelli (FP CGIL)e Carmelo Sasso (UIL Trasporti) prendono posizione di fronte all’atteggiamento distonico dell’azienda deputata all’igiene urbana, che da una parte continua ad essere in default finanziario (40milioni di euro di massa debitoria), a non onorare i debiti nei confronti dei lavoratori (oltre 2milioni e 200mila euro non versati al Fondo di previdenza complementare per TFR e pensioni) e dall’altro procede a tre progressioni di carriera per tre dipendenti portati, in barba alla logica e ai regolamenti interni, al settimo livello.
“Si tratta di una decisione che supera i limiti della decenza e del rispetto per le centinaia di lavoratori che ogni giorno lavorano e si sacrificano mentre l’azienda spavaldamente “premia” per direttissima 3 dipendenti, lasciando ai limiti della precarietà tutti gli altri” – dicono i rappresentanti sindacali.
“Parliamo di una società che annega in un mare di debiti mentre la città non sfonda neanche il 35% di raccolta differenziata, conditio sine qua per lasciare Kyma nell’alveo delle aziende pubbliche – continuano Sardelli e Sasso – e che in attesa di una fantomatica “due diligence”, è disposta a mandare a gambe all’aria relazioni sindacali, regolamenti e buon senso.
I sindacati, infatti, sottolineano anche che per le figure apicali delle società in house si dovrebbero bandire consorsi interni che prendano in considerazione il merito, i requisiti e le norme per le progressioni di carriera, a cominciare dal titolo di studio, piuttosto che altre “virtù”.
I sindacati in tal senso avevano già predisposto regolare diffida rispetto all’intendimento del CDA che però proprio ieri è andato avanti per la sua strada.
“La diffida era stata inviata per conoscenza anche al Sindaco Bitetti – dicono – ma nulla è servito e pertanto ci aspettiamo che sia proprio il Sindaco a fornirci le spiegazioni che hanno spinto il cda di Kyma Ambiente ad approvare una delibera così urgente che promuove tre generali mentre l’esercito è senza scarpe”.
“Nell’attesa che qualcuno si degni di fornirci le informazioni richieste – concludono Sardelli e Sasso – chiediamo il ritiro in autotela della delibera incriminata, riservandoci di esporre i fatti anche alla locale Procura della Repubblica e alla Procura Generale della Corte dei Conti di Bari, per una disamina di merito più accurata al fine, anche, di scongiurare un eventuale danno erariale”.
