Pesca e Mitilicoltura tarantina. Due confronti con l’Amministrazione comunale per affrontare le principali criticità del comparto

Le organizzazioni: «Vigileremo affinché alle disponibilità espresse seguano fatti concreti».

Le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali rappresentative della pesca e della mitilicoltura tarantina hanno tenuto, nei giorni scorsi, due distinti incontri con l’Amministrazione comunale di Taranto per affrontare le principali questioni che interessano il comparto e fare il punto sulle prospettive di sviluppo del settore. Il primo incontro si è svolto con il vicesindaco Mattia Giorno coadiuvato dalla struttura tecnica e dall’assessore Francesco Cosa, che ha illustrato gli aggiornamenti relativi al progetto Sea Hub, un’iniziativa strategica che attinge ai fondi del JTF, concepita per rafforzare e strutturare il settore della pesca e della mitilicoltura, creando nuove opportunità di sviluppo e valorizzando le attività produttive legate al mare. Le organizzazioni hanno sottolineato l’importanza di essere coinvolte concretamente nella prossima fase di confronto con la Regione Puglia, affinché le proposte possano essere esaminate, integrate e migliorate attraverso il contributo di chi rappresenta direttamente imprese e lavoratori. In questo percorso sarà fondamentale sviluppare anche le possibili sinergie con gli interventi previsti per il Parco del Mar Piccolo, nell’ottica di una strategia complessiva di valorizzazione del territorio. Il secondo incontro si è svolto con lo stesso assessore Francesco Cosa, delegato dal Sindaco, e ha consentito di affrontare diverse criticità che da tempo attendono risposte. Sul tema dei canoni concessori e del demanio marittimo, è stato annunciato un confronto con il nuovo dirigente del Patrimonio, dott. Semeraro, per fare chiarezza sugli accorpamenti delle concessioni avviati nel 2024 e sulle pendenze ancora aperte. Le organizzazioni hanno inoltre ribadito la necessità di valutare possibili interventi sugli importi dovuti, anche alla luce degli eventi calamitosi che hanno colpito il settore e delle difficoltà economiche che ne sono derivate. Per quanto riguarda il Piano delle Coste e le aree sottoposte a sequestro, l’Amministrazione ha manifestato la disponibilità a collaborare con le istituzioni competenti per individuare soluzioni alle questioni ancora irrisolte. Sul disciplinare, sono invece in corso gli ultimi passaggi necessari prima della sua approvazione da parte del Consiglio comunale. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla grave carenza di seme di mitili e alla possibilità di consentire la re-immissione nel Mar Piccolo attraverso una deroga all’Ordinanza n. 8, nel rispetto delle necessarie garanzie sanitarie e ambientali. Le associazioni presenteranno una richiesta formale affinché la questione venga approfondita e si possano individuare soluzioni compatibili con la tutela della salute pubblica e dell’ambiente, ma anche con la necessità di garantire continuità alle attività produttive. Le organizzazioni hanno auspicato un ruolo più incisivo del Comune nel confronto con le altre istituzioni, a tutela della pesca e della mitilicoltura tarantina e ribadito la necessità di un confronto istituzionale continuo e trasparente, che riconosca il ruolo delle associazioni e dei sindacati realmente rappresentativi del comparto. La pesca e la mitilicoltura tarantina stanno attraversando una fase particolarmente delicata. Le difficoltà delle imprese, le criticità amministrative ancora aperte e l’incertezza sulle prospettive economiche del territorio impongono risposte tempestive. Taranto ha bisogno di costruire nuove opportunità produttive e occupazionali, anche alla luce delle incertezze legate al futuro dell’ex Ilva, e non può permettersi di disperdere il patrimonio economico, professionale e occupazionale rappresentato dalle attività legate al mare». Le organizzazioni prendono atto delle disponibilità manifestate dall’Amministrazione comunale e confermano la volontà di proseguire il confronto in modo costruttivo. Resta tuttavia una posizione di vigile attesa: gli impegni assunti dovranno tradursi in atti concreti, risposte puntuali e risultati verificabili. La pesca e la mitilicoltura tarantina hanno bisogno di certezze, sostegno e prospettive.

f.to

COLDIRETTI TARANTO/SETTORE PESCA – EMILIO PALUMBO                CONFCOOPERATIVE TARANTO/FEDERCOOPESCA – GIANLUCA BASILE                                   CONFESERCENTI CASAIMPRESA TARANTO – COSIMO D’ANDRIA

LEGACOOP AGROALIMENTARE TARANTO/DIPARTIMENTO PESCA – COSIMO BISIGNANO

UNCI AGROALIMENTARE – CARLA MACRIPO’

FAI CISL – ALESSANDRO GESUE’

FLAI CGIL – GIUSEPPE ROMANO

UILA PESCA – VINCENZO GUARINO

 

 

Ex Ilva, la UIL: «La crisi riguarda tutta Taranto. Servono garanzie per i lavoratori diretti e dell’indotto»

Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto, al fianco delle migliaia di lavoratori che hanno partecipato allo sciopero del 12 ottobre: «Bisogna riappacificare la città e il mondo del lavoro»

TARANTO, 12 ottobre 2026 – La crisi dell’ex Ilva non riguarda soltanto i metalmeccanici, ma investe l’intero sistema economico e sociale di Taranto. È questo il messaggio che la UIL Taranto rilancia in occasione dello sciopero di oggi, al quale hanno partecipato migliaia di lavoratori, con una mobilitazione che richiama l’attenzione sul futuro industriale del territorio e sulle ricadute occupazionali per tutte le categorie coinvolte.

La presenza della UIL al fianco dei lavoratori conferma la necessità di affrontare la vertenza con uno sguardo più ampio, che comprenda non soltanto i dipendenti diretti dello stabilimento siderurgico, ma anche quelli delle aziende dell’appalto e dell’indotto, insieme alle tante realtà che dipendono, direttamente o indirettamente, dalle attività industriali.

«La UIL è presente al fianco delle migliaia di lavoratori che hanno partecipato allo sciopero di oggi», dichiara Gennaro Oliva, coordinatore territoriale della UIL Taranto, che nel corso della giornata è intervenuto anche in diretta attraverso alcune interviste.

Tenere insieme le ragioni dei lavoratori e quelle della città

Per Oliva, uno dei nodi centrali della vertenza è la necessità di superare le contrapposizioni che nel tempo hanno segnato il rapporto tra la questione industriale e le esigenze della comunità tarantina.

La difesa dell’occupazione e la tutela della salute e dell’ambiente non possono diventare obiettivi contrapposti. È necessario costruire un percorso capace di tenere insieme le legittime preoccupazioni dei cittadini e il diritto al lavoro di migliaia di persone, evitando che siano proprio i lavoratori a pagare il prezzo più alto di una crisi che si trascina da anni.

La richiesta della UIL è quella di riaprire spazi di confronto e ricomporre una frattura che coinvolge il mondo del lavoro e la città, individuando soluzioni credibili per il futuro del territorio.

Nessuno può essere lasciato indietro

Un altro punto fondamentale riguarda le garanzie occupazionali. La vertenza non può fermarsi ai lavoratori direttamente impiegati nello stabilimento: le decisioni sul futuro dell’ex Ilva producono effetti anche sulle aziende dell’appalto e dell’indotto, dove l’incertezza rischia di trasformarsi in perdita di commesse, reddito e posti di lavoro.

Per questo, secondo la UIL Taranto, occorre assicurare adeguate forme di tutela e copertura a tutti i lavoratori coinvolti, diretti e indiretti, senza creare differenze tra chi opera all’interno dello stabilimento e chi contribuisce al suo funzionamento attraverso le imprese collegate.

La salvaguardia dell’occupazione deve accompagnarsi a impegni concreti, strumenti di protezione adeguati e una prospettiva industriale definita. Gli ammortizzatori sociali possono rappresentare una misura di sostegno, ma non possono sostituire una strategia capace di garantire continuità produttiva e lavoro stabile.

Una vertenza che riguarda l’intera comunità

La mobilitazione del 12 ottobre riporta al centro una questione che Taranto non può più rinviare: il futuro dell’acciaieria e delle attività collegate deve essere affrontato attraverso scelte chiare, responsabilità istituzionali e garanzie verificabili.

La UIL Taranto ribadisce il proprio impegno al fianco delle persone e dei lavoratori, chiedendo che il confronto sul futuro industriale tenga conto di tutte le conseguenze economiche e sociali delle decisioni che saranno assunte.

La priorità è costruire una prospettiva che tuteli il lavoro, rispetti la città e non lasci indietro nessuno. Perché la crisi dell’ex Ilva non è una questione che riguarda una sola categoria: è una vertenza che coinvolge il futuro dell’intera comunità tarantina.

CGIL, CISL e UIL: «Le risorse per il sociale diventino servizi concreti». Al centro violenza di genere e disuguaglianze

Martedì 13 ottobre assemblea pubblica unitaria al Bestat: CGIL, CISL e UIL rilanciano il confronto sulle politiche sociali e di genere in vista dei Piani Sociali di Zona 2026-2028

TARANTO, 12 ottobre 2026– Rafforzare i servizi territoriali, garantire un utilizzo efficace delle risorse pubbliche e costruire politiche strutturali per il contrasto alla violenza di genere, alle disuguaglianze e alle discriminazioni. Sono questi i temi al centro dell’assemblea pubblica promossa unitariamente da CGIL, CISL e UIL Taranto, in programma martedì 13 ottobre, alle ore 16.30, presso Sala Sandro Pertini della UIL Confederale in Piazzale Dante (Bestat), n. 2.

L’iniziativa, dal titolo Le politiche di genere per il contrasto alla violenza, alle disuguaglianze e alle discriminazioni, nasce dalla necessità di aprire un confronto con il territorio, coinvolgendo istituzioni, Ambiti Territoriali Sociali, associazioni e terzo settore.

Le criticità emerse nell’attuazione dei Piani Sociali di Zona 2022-2025, tra ritardi nella programmazione e difficoltà nell’utilizzo delle risorse, evidenziano la necessità di cambiare passo. Le risorse destinate al sociale devono tradursi in servizi concreti, diritti esigibili e risposte ai bisogni delle persone.

«Ogni risorsa non utilizzata è un’opportunità negata alla comunità, soprattutto alle persone più fragili e alle donne che necessitano di sostegno per costruire percorsi di autonomia e uscire da situazioni di violenza e dipendenza economica», sottolineano Tiziana Ronsisvalle, segretaria provinciale CGIL Taranto, Antonio Baldassarre, segretario generale CISL Taranto-Brindisi, e Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto.

Per CGIL, CISL e UIL, la costruzione dei Piani Sociali di Zona 2026-2028 rappresenta un passaggio fondamentale per superare le criticità del passato e garantire una programmazione partecipata, efficace e coerente con i bisogni del territorio. Prioritari il potenziamento dei servizi sociali e dei centri antiviolenza, il sostegno all’occupazione femminile e il rafforzamento della rete territoriale di protezione.

«Il welfare non è una spesa residuale, ma un investimento in diritti, dignità e coesione sociale. Chiediamo che gli investimenti rispondano ai bisogni delle persone e per questo sentiamo l’esigenza di ascoltare chi quotidianamente opera per il contrasto alla violenza alle disuguaglianze alle discriminazioni di genere nel nostro territorio, affinché i nuovi Piani Sociali di Zona diventino uno strumento concreto di rafforzamento dei servizi. È necessario mettere al centro le persone e garantire risposte efficaci, a partire da chi vive condizioni di maggiore fragilità», concludono i rappresentanti di CGIL, CISL e UIL Taranto.

Adiconsum, Adoc e Federconsumatori: “I protocolli d’intesa vanno rispettati- sulla Mobilità ancora nessuna convocazione”

E’ in corso un cambiamento straordinario dell’intero sistema della mobilità nella nostra città, un processo che sta già producendo ricadute sostanziali sulla quotidianità di cittadine e cittadini.

Sono numerose, infatti, le segnalazioni e le criticità che quotidianamente vengono raccolte ai nostri sportelli di ascolto: difficoltà negli spostamenti, dubbi sull’organizzazione del nuovo sistema di trasporto e interrogativi sulle conseguenze che le trasformazioni in atto avranno sulla viabilità e sulla disponibilità di parcheggi.

La transizione verso un sistema di mobilità sostenibile, efficiente e attento agli aspetti ambientali, economici e sociali è certamente positiva. Ma perché possa essere realmente efficace, deve necessariamente coinvolgere chi quel sistema lo utilizza ogni giorno.

E’ per questo che, da tempo, abbiamo formalmente richiesto un incontro congiunto con l’Assessore alla Mobilità del Comune di Taranto e la Presidente di Kyma Mobilità.

Un incontro che riteniamo necessario per affrontare questioni che non possono essere considerate di esclusivo interesse degli addetti ai lavori: qual è lo stato e la tempistica dell’avvio del BRT?Come siintegrerà il nuovo sistema con quello attualmente in funzione? Come verrà gestito l’elevato numero di posti auto che verranno meno? E, soprattutto, quale strategia si intende adottare per affrontare il problema dei parcheggi in una città che deve rispondere alle esigenze dei residenti, di chi arriva quotidianamente dalla provincia e di chi sceglie Taranto per visitare la città che ha ospitato i XX giochi del Mediterraneo ?

La nostra richiesta non rappresenta un’iniziativa estemporanea. Si inserisce pienamente nel percorso previsto dal Protocollo d’Intesa sottoscritto il 6 agosto scorso con l’Amministrazione comunale, finalizzato a promuovere un modello partecipativo sui servizi pubblici essenziali, per i quali esiste anche l’obbligo normativo relativo alla sottoscrizione delle rispettive Carte dei servizi.

Ad oggi, tuttavia, non abbiamo ricevuto alcun riscontro alla nostra richiesta di convocazione.

Pertanto auspichiamo maggiore disponibilità e sensibilità verso chi rappresenta utenti e consumatori, soprattutto alla luce dell’importanza che la stessa Amministrazione attribuisce ai temi della partecipazione e del bene comune, anche attraverso specifiche deleghe assegnate in ambito consiliare.

Come Associazioni dei Consumatori chiediamo semplicemente di poter svolgere il nostro ruolo: portare all’attenzione dell’Amministrazione le istanze, le segnalazioni e le criticità raccolte quotidianamente dalla cittadinanza e contribuire, attraverso un confronto serio e costruttivo, alla ricerca delle possibili soluzioni.

Per questo rinnoviamo pubblicamente la richiesta di un incontro con l’Amministrazione comunale e Kyma Mobilità, auspicando un sollecito riscontro e l’avvio di un confronto concreto sui temi succitati,in piena coerenza con quanto previsto dal Protocollo d’Intesa.

 

Taranto 5 ottobre 2026

 

  1. Adiconsum – Adoc – Federconsumatori –  I presidenti territoriali

Solazzo  –   Votano –   Zicari

Sanità ionica: UIL FP in Commissione regionale su 118, PPIT e futuro del “Giannuzzi”

Il sindacato: “Portiamo in sede istituzionale i nodi reali dell’emergenza-urgenza. Chiediamo programmazione, chiarezza sui ruoli e garanzia di servizi sicuri per cittadini e lavoratori”

 

TARANTO, 29 settembre 2026 – La UIL FP Taranto ha portato all’attenzione della III Commissione Sanità del Consiglio regionale i temi cruciali per la sanità della provincia ionica: riorganizzazione del SET 118, carenza di personale medico, rischio di demedicalizzazione, definizione del ruolo dei PPIT e futuro del Presidio Ospedaliero “Marianna Giannuzzi” di Manduria. L’obiettivo è aprire un confronto costruttivo con l’Assessore alla Sanità Donato Pentassuglia e la Direzione Strategica dell’ASL Taranto su questioni che incidono sulla qualità del servizio e sulle condizioni di lavoro degli operatori.

Il sindacato ha chiesto, nell’incontro svoltosi nella giornata di ieri in Regione Puglia,  dati certi sul fabbisogno del 118, sulla consistenza degli organici, sulla piena operatività delle postazioni e sul modello organizzativo che la Regione intende adottare. È stata inoltre ribadita la necessità di definire con precisione compiti e integrazione dei PPIT nella rete dell’emergenza, evitando strutture intermedie senza chiara collocazione assistenziale.

«Riteniamo significativo – dichiara Giovanni Maldarizzi, Segretario Generale UIL FP Taranto – aver portato in sede istituzionale un confronto sui problemi più importanti della sanità tarantina. Non ci siamo limitati alla denuncia: abbiamo posto domande precise e chiesto alla Regione e all’ASL di indicare una prospettiva. Il nostro ruolo è rappresentare i lavoratori, conoscere i problemi da chi opera nei servizi e trasformarli in proposte. Prendiamo atto delle risposte ricevute e seguiremo il percorso perché gli indirizzi annunciati trovino concreta attuazione».

«Il risultato più importante – aggiunge Vincenzo Palmieri, Responsabile Organizzativo UIL FP Taranto – è aver riportato al centro un principio: 118, PPIT, Pronto Soccorso e ospedali sono un’unica filiera dell’emergenza-urgenza. Se un anello entra in difficoltà, ne risente tutto il sistema. Abbiamo sollevato la carenza di medici del 118 non per difendere un modello immutabile, ma perché qualsiasi riorganizzazione deve nascere da una programmazione sanitaria, non dalla semplice difficoltà di reperire personale».

Particolare attenzione è stata riservata al “Giannuzzi” di Manduria, considerato strategico per l’area orientale della provincia. La UIL FP accoglie le rassicurazioni sull’assenza di ipotesi di chiusura o riduzione dei servizi, ma ribadisce che il suo futuro deve essere inserito nella più ampia riorganizzazione della rete dell’emergenza-urgenza.

«Accogliamo positivamente – conclude Palmieri – la disponibilità al confronto manifestata dall’Assessore e dalla Direzione ASL. La UIL FP non sarà spettatrice: sarà interlocutore presente, propositivo e responsabile, nell’interesse dei lavoratori e della comunità. Il nostro obiettivo è contribuire a costruire un sistema più organizzato, integrato e capace di rispondere alle necessità della provincia di Taranto».

Taranto, l’ultima fabbrica di illusioni: il lavoro se ne va e la politica resta a guardare

Il coordinatore UIL Gennaro Oliva: “17mila lavoratori in cassa integrazione, 307 portuali senza futuro dal 2027, l’Arsenale dimezzato, 400 famiglie di mitilicoltori a rischio: questa città è affamata di lavoro, non di slogan elettorali”

Taranto, 28 settembre 2026 – “Taranto sta perdendo il lavoro, un pezzo alla volta, e con il lavoro sta perdendo la propria dignità.” Lo dice Gennaro Oliva, coordinatore territoriale della UIL di Taranto, commentando i dati più recenti su occupazione, cassa integrazione e vertenze industriali che riguardano il territorio jonico. “Non è uno slogan, è la fotografia impietosa che restituiscono i numeri: quelli dell’INPS, quelli delle vertenze aperte da anni, quelli di una città che vede allontanarsi ogni giorno di più la prospettiva di un futuro normale.”

I numeri della cassa integrazione

“Partiamo dai dati, perché sono questi a raccontare la verità meglio di qualunque promessa elettorale”, spiega Oliva. Nel 2025 in Puglia sono state autorizzate 30.285.074 ore di cassa integrazione, secondo l’Osservatorio INPS. Ma è guardando a Taranto che il quadro si fa drammatico: la provincia jonica concentra da sola oltre il 50% di quelle ore, circa 16 milioni, di cui 14,5 milioni di cassa integrazione straordinaria. “Significa che più di 17.000 lavoratori tarantini vivono oggi sospesi tra un ammortizzatore sociale e l’altro, senza certezze sul domani”, aggiunge il coordinatore UIL. “Non sono numeri, sono famiglie, sono stipendi che si assottigliano, sono progetti di vita che si fermano.”

Ex Ilva: 14 anni di vertenza

“L’ex Ilva è la ferita che non si rimargina”, afferma Oliva. Era il 26 luglio 2012 quando tutto è cominciato: oggi siamo a 14 anni e 2 mesi di vertenza, “ancora qui a discutere di proroghe della cassa integrazione invece che di un piano industriale vero”. Acciaierie d’Italia ha chiesto di estendere la CIGS a 4.450 lavoratori, di cui 3.803 solo a Taranto. Attorno allo stabilimento ruotano altre migliaia di persone dell’indotto: i sindacati stimano complessivamente circa 20.000 unità tra diretti e indiretti. “Sono i fantasmi della crisi”, dice Oliva, “lavoratori che nessuno conta fino in fondo, ma che pagano lo stesso prezzo di tutti gli altri.” “La vertenza è arrivata a un punto di non ritorno, il rischio è che possa determinarsi una situazione drammatica dal punto di vista sociale.”

Porto: 307 lavoratori in scadenza

Al porto, prosegue il coordinatore UIL, “la situazione non è diversa, è solo un’altra faccia della stessa medaglia”. 307 lavoratori ex TCT sono ancora oggi nella Taranto Port Workers Agency, con un’indennità di mancato avviamento che scade il 31 dicembre 2026. Una vertenza che dura da oltre dieci anni, da quando gli investitori stranieri si ritirarono dal terminal container. Yilport, il gestore turco arrivato nel 2020, ha assorbito solo una parte di quella forza lavoro, mentre gli investimenti promessi per fare del porto un hub dell’eolico offshore restano in gran parte sulla carta. “Tra pochi mesi, se non arriva una soluzione strutturale, trecentosette persone rischiano di ritrovarsi senza alcuna tutela economica”, avverte Oliva. “Non è più tempo di proroghe tampone.”

Arsenale: da 4.700 a 900 dipendenti

“L’Arsenale Militare racconta forse la storia più amara di tutte”, dice il coordinatore UIL. Nel 1975 contava oltre 4.700 dipendenti civili; oggi ne restano meno di 900. Il decreto ministeriale ha fissato il fabbisogno a 1.428 unità, ma mancano ancora centinaia di lavoratori rispetto a quella soglia. “Nell’intero presidio ionico della Difesa mancano circa duemila lavoratori civili“, denuncia Oliva, “e gli straordinari non vengono pagati da mesi.” “Non è tollerabile investire milioni di euro in missioni internazionali e contemporaneamente negare il giusto compenso ai lavoratori civili che hanno contribuito al successo della Difesa.”

Natuzzi: la crisi che arriva fino a Laterza

“C’è poi una vertenza che molti considerano lontana da Taranto, e invece ci riguarda da vicino”, sottolinea Oliva riferendosi al caso Natuzzi. Il gruppo, che produce divani e arredamento con stabilimenti tra Puglia, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Romania, occupa complessivamente circa 1.800-1.850 persone. Dopo mesi di scontro sindacale, a maggio 2026 è stato firmato un accordo di cassa integrazione straordinaria che coinvolge 1.755 lavoratori, pari a circa il 62% dell’intera forza lavoro, con una rimodulazione della CIGS fino a fine anno. “È la dimostrazione plastica di come si continui a gestire le crisi industriali di questo Paese: cassa integrazione, tavoli permanenti, nessun piano industriale certo che ne definisca l’uscita”, osserva il coordinatore UIL.

A luglio è arrivata la chiusura definitiva dello stabilimento Jesce 2 di Santeramo, con la sospensione temporanea dei siti Graviscella e Centrale Ps di Altamura. Complessivamente, in queste strutture erano impiegati 668 lavoratori: 251 provenienti da Jesce 2 sono stati trasferiti, per la quasi totalità, a Laterza, in provincia di Taranto, mentre gli altri 417 sono confluiti tra Matera e Laterza, con un ricorso alla cassa integrazione mediamente al 70%. “Sono lavoratori pugliesi che arrivano sul nostro territorio dentro una vertenza segnata da incertezza, spostamenti forzati e nessuna garanzia sul futuro”, dice Oliva. “A settembre l’azienda ha persino annunciato il pagamento degli stipendi in due tranche, scaricando la responsabilità sui lavoratori con un riferimento all’assenteismo che i sindacati hanno definito grave e inaccettabile.” “Anche questo dimostra come, ancora una volta, il conto della crisi industriale rischi di ricadere sulle spalle di chi lavora, e non su chi decide.”

Mitilicoltura: 400 famiglie sull’orlo del fallimento

“C’è infine un’altra emergenza che rischia di passare in secondo piano, ma che tocca il cuore identitario di Taranto”, aggiunge Oliva parlando della mitilicoltura. L’estate 2026 ha portato un caldo record nel Mar Piccolo, con temperature dell’acqua che hanno superato le soglie di sopravvivenza dei mitili. Il risultato è una moria del novellame, il seme di cozza indispensabile per garantire le produzioni future, concentrata soprattutto nel Primo Seno del Mar Piccolo. “Non è solo un danno di quest’anno: se muore il novellame oggi, salta la produzione dei prossimi mesi”, avverte il coordinatore UIL.bari.

La situazione era già critica dopo il 2024, quando il caldo aveva distrutto oltre il 70% del novellame, compromettendo la capacità produttiva delle campagne successive. Oggi il rischio si ripete, e secondo Uila Pesca Taranto sono oltre 400 famiglie di mitilicoltori a essere sull’orlo del fallimento. “Sono centinaia di nuclei familiari che vedono erodersi anno dopo anno la propria fonte di reddito, tra costi delle concessioni aumentati dieci volte, limitazioni sanitarie, obblighi di movimentazione del seme e now anche il clima che si mette contro”, spiega Oliva.

Il Comune di Taranto ha chiesto l’accesso ai fondi di solidarietà nazionale per calamità naturali (decreto legislativo 102/2004), ma i produttori denunciano che “non possiamo aspettare che il danno diventi irreversibile”. “Servono monitoraggio immediato, interventi straordinari e un tavolo permanente con Regione e Comune”, chiedono sindacati e associazioni di categoria. “Taranto non può permettersi di perdere un altro pezzo della sua storia produttiva”, conclude Oliva. “Difendere oggi il novellame significa difendere il lavoro di domani, il reddito delle imprese e una delle identità più radicate di questa città.”

PNRR e Just Transition Fund: promesse tradite

“La politica ha spesso risposto con gli slogan invece che con i fatti”, sottolinea Oliva. Il Just Transition Fund avrebbe dovuto destinare a Taranto quasi 795,6 milioni di euro, la fetta più consistente del 1,211 miliardo stanziato per l’Italia intera. Sono risorse pensate per accompagnare la transizione dei territori più colpiti dalla crisi industriale, “ma tra avvisi che partono con mesi di ritardo, procedure complesse e progetti che faticano a diventare cantieri, la ricaduta reale sui lavoratori resta ancora largamente sulla carta”. Solo di recente è stato attivato un avviso da 20 milioni per progetti di cura e inclusione sociale, e un altro da 20 milioni per nuove imprese e diversificazione industriale: cifre importanti, ma ancora lontane dal miliardo promesso.

Sul fronte PNRR, “il miliardo di euro destinato alla riconversione dell’ex Ilva è stato stralciato”, denuncia Oliva. Gli oltre 800 milioni previsti per il preridotto, la tecnologia che avrebbe dovuto sostituire l’altoforno inquinante, sono stati progressivamente ridotti e spostati tra Fondo di sviluppo e coesione e contratti di sviluppo che “possono voler dire tutto e niente”. Secondo il calcolo di un parlamentare tarantino, tra fondi cancellati, ridimensionati o dirottati altrove, per Taranto sono complessivamente andati in fumo oltre 1,8 miliardi di euro negli ultimi quattro anni. Anche sui fondi per i Giochi del Mediterraneo — oltre 350 milioni di investimento complessivo — si è consumato un dibattito politico su presunti tagli e rimborsi.

L’appello di Oliva

“Questa è la sintesi più amara di tutta la vicenda: mentre si moltiplicano gli annunci, i tavoli, le passerelle, i lavoratori di Taranto continuano ad aspettare”, conclude Gennaro Oliva. “La UIL di Taranto lo dice con la massima serietà, senza distinguo di appartenenza politica: non permetteremo che la campagna elettorale che si avvicina si consumi sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini di questa città. Non accetteremo passerelle, promesse riciclate, numeri sventolati senza controllo. Taranto ha bisogno di risposte concrete e verificabili: proroghe vere per chi rischia di restare senza tutele a gennaio, un piano industriale credibile per l’ex Ilva, l’assunzione piena degli organici all’Arsenale, garanzie serie per i lavoratori Natuzzi arrivati a Laterza, interventi immediati per salvare la mitilicoltura e le 400 famiglie a rischio, l’attivazione reale dei fondi del Just Transition Fund e del PNRR ancora fermi. Questa città è affamata di lavoro. Non di annunci, non di slogan, non di bandiere issate in campagna elettorale. Di lavoro vero.”

OSMAIRM, stato di agitazione unitario: “Da mesi manca il confronto sulle condizioni di lavoro”

Le segreterie territoriali di FP CGIL, CISL FP e UIL FP proclamano lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori di OSMAIRM di Laterza e chiedono l’immediata apertura della procedura di raffreddamento e conciliazione. Al centro della mobilitazione c’è soprattutto la totale assenza di relazioni sindacali registrata negli ultimi mesi, accompagnata da un atteggiamento che le organizzazioni sindacali definiscono elusivo rispetto alle numerose richieste di confronto avanzate su questioni contrattuali e organizzative che incidono direttamente sulle condizioni di lavoro.

«Non è più possibile rinviare un confronto che riguarda diritti, organizzazione del lavoro e prospettive occupazionali – dichiarano unitariamente Cosimo Sardelli per FP CGIL, Flavia Ciraci’ per CISL FP e Giovanni Maldarizzi per UIL FP –. Abbiamo posto all’attenzione dell’azienda diverse problematiche, ma non abbiamo ricevuto risposte adeguate né riscontrato la disponibilità ad avviare un percorso condiviso. Lo stato di agitazione nasce da questa situazione e dalla necessità di riportare le relazioni sindacali dentro un confronto serio e concreto».

Tra le questioni ancora aperte c’è l’utilizzo stabile a tempo pieno di lavoratori part-time senza un confronto sulla possibile stabilizzazione dell’aumento dell’orario, così come la situazione dei lavoratori a tempo determinato impiegati da lungo tempo per rispondere alle esigenze organizzative e di servizio. Restano inoltre da affrontare le problematiche legate ai contratti AIOP e AIOP RSA e all’attuazione della delibera regionale 1490/22, oltre alle questioni relative all’impiego di ausiliari in attività proprie degli OSS, al riconoscimento dell’indennità per il lavaggio degli indumenti, dei buoni pasto e dei permessi studio.

Particolare attenzione viene posta anche sul tema della sicurezza. I sindacati chiedono un confronto sulle misure necessarie a ridurre il rischio di aggressioni, alla luce degli episodi già verificatisi, e sulle criticità presenti nella gestione dei turni, compresi i cambi notte/mattina. Per le organizzazioni sindacali è inoltre necessario ristabilire un confronto interno nei reparti, anche attraverso briefing periodici, per individuare le criticità organizzative e costruire soluzioni condivise.

«Chiediamo all’OSMAIRM un incontro urgente – concludono Sardelli, Ciraci’ e Maldarizzi – per affrontare nel merito tutte le questioni e verificare la possibilità di arrivare a soluzioni concrete. In assenza di una convocazione o qualora il confronto dovesse avere esito negativo, ci rivolgeremo al Prefetto di Taranto nell’ambito della procedura prevista dalla normativa».

 

Sanitaservice ASL Taranto, confronto concreto sulla piattaforma rivendicativa

FP CGIL Taranto, CISL FP Taranto-Brindisi e UIL FP Taranto: «Ora gli impegni devono tradursi in atti concreti e risultati per lavoratrici e lavoratori»

Si è svolto venerdì 25 settembre l’incontro tra FP CGIL Taranto, CISL FP Taranto-Brindisi e UIL FP Taranto e la Direzione strategica della ASL Taranto, rappresentata dal direttore generale, ingegner Vito Bavaro, e dal direttore amministrativo, dottor Francesco Saverio Massaro. Al tavolo era presente anche l’amministratore unico di Sanitaservice ASL Taranto, dottor Giuseppe Pulito.

Al centro del confronto la piattaforma rivendicativa presentata unitariamente dalle organizzazioni sindacali nelle scorse settimane. L’incontro si è svolto in un clima positivo e ha fatto registrare una significativa apertura da parte della Direzione sulle questioni sollevate.

Nel corso della riunione è stato chiarito che alcune problematiche hanno una dimensione aziendale e territoriale, mentre altre dovranno essere affrontate all’interno di un più ampio percorso regionale di armonizzazione delle diverse Sanitaservice pugliesi.

CUP e organizzazione aziendale

Per quanto riguarda il servizio CUP, la Direzione ha condiviso la necessità di affrontare il problema del sottodimensionamento del personale rispetto alla domanda proveniente dal territorio.

Le richieste sindacali relative all’estensione dell’orario dei lavoratori part-time e alla revisione degli attuali livelli di inquadramento, così come quelle riguardanti il personale amministrativo e gli operatori di supporto tecnico-amministrativo, saranno inserite nel confronto regionale sull’organizzazione delle società in house.

È stato rappresentato che, nell’ambito del piano di rientro sanitario regionale e dell’attuale fase di verifica dei conti, nei primi giorni di ottobre dovrebbe essere avviato un confronto con il coinvolgimento degli amministratori delle Sanitaservice pugliesi e, eventualmente, delle direzioni amministrative delle ASL.

L’obiettivo è procedere verso una maggiore armonizzazione tra le diverse società, intervenendo sull’articolazione degli orari, sull’estensione dei contratti part-time sino al full-time laddove possibile, sui corretti livelli di inquadramento e su istituti quali reperibilità e buoni pasto.

Le organizzazioni sindacali hanno inoltre ribadito la necessità di dotare Sanitaservice Taranto di un organigramma aziendale definito e strutturato. Anche su questo punto la Direzione ha riconosciuto l’esistenza di una criticità che interessa più complessivamente il sistema regionale e che dovrà essere superata.

Mansionari e responsabilità

Importanti aperture sono emerse anche sul tema dei mansionari. Le organizzazioni sindacali hanno evidenziato come questi strumenti risultino assenti nella gran parte delle commesse e come, persino per l’ausiliariato, l’attuale mansionario risalga a molti anni fa e necessiti di un profondo aggiornamento.

La Direzione ha dato indicazione all’amministratore unico di avviare sin da subito il confronto sui mansionari delle diverse attività, senza attendere necessariamente la completa definizione del nuovo modello organizzativo aziendale.

«Si tratta di un passaggio importante — sottolineano FP CGIL, CISL FP e UIL FP — per garantire finalmente certezza a lavoratrici e lavoratori rispetto alle mansioni, alle responsabilità e alle attività concretamente esigibili».

Emergenza-urgenza 118

Ampio spazio è stato dedicato al Sistema di emergenza-urgenza 118.

Sul riconoscimento del premio Covid, rivendicato da tempo dalle organizzazioni sindacali, la Direzione ha comunicato che a partire da lunedì saranno avviate le necessarie verifiche, anche attraverso una ricognizione con la Centrale operativa, per individuare il personale delle associazioni che operava nel servizio nel periodo interessato e procedere all’utilizzo delle risorse già stanziate dalla Regione.

La posizione sindacale resta chiara: le somme destinate a questa finalità devono essere riconosciute ai lavoratori cui spettano.

Le organizzazioni sindacali hanno inoltre richiesto la definizione di un protocollo operativo per la prevenzione e la gestione delle aggressioni agli operatori del 118. La Direzione si è dichiarata disponibile a valutare una proposta specifica da portare al tavolo.

È stata manifestata analoga disponibilità rispetto alla necessità di intervenire sulle postazioni del 118 che presentano condizioni non adeguate. L’indirizzo emerso è quello di utilizzare, ove possibile, le nuove strutture territoriali in fase di attivazione e, negli altri casi, di procedere agli interventi necessari per rendere le postazioni pienamente idonee e dignitose.

Un ulteriore tema riguarda il regolamento del SET 118, atteso da tempo. La Direzione ha dato mandato all’amministratore unico di convocare in tempi brevi le organizzazioni sindacali per arrivare alla sua definizione.

Il regolamento dovrà disciplinare in maniera organica istituti già oggetto di confronto, tra cui i tempi di vestizione, i contatori, la banca delle ore e gli altri aspetti organizzativi del servizio.

Incentivazione, organici e turnover

Sul premio di incentivazione le organizzazioni sindacali hanno chiesto di verificare la possibilità di applicare, laddove ne ricorrano i presupposti, una fiscalità più favorevole, così da incrementare il netto percepito dai lavoratori senza determinare maggiori costi per l’azienda.

Anche su questo tema è stata manifestata disponibilità ad approfondire e procedere. È stata inoltre posta la necessità di riconoscere il premio anche al personale che abbia iniziato l’attività nel corso dell’anno, secondo criteri da definire nell’ambito del confronto.

Per quanto riguarda fabbisogni e turnover, con particolare riferimento a commesse ad alta intensità di lavoro come ausiliariato e 118, FP CGIL, CISL FP e UIL FP hanno ribadito che pensionamenti, cessazioni e limitazioni lavorative non possono tradursi automaticamente in una riduzione degli organici e in un aumento dei carichi di lavoro sul personale restante.

La Direzione ha rappresentato che, nell’attuale fase, la Regione ha disposto una sostanziale sospensione degli interventi che comportino nuovi costi, in attesa della revisione dei conti e dei business plan delle società.

È stata tuttavia condivisa la necessità, una volta ridefiniti i fabbisogni, di garantire sulle attività più gravose un turnover adeguato, valutando anche le necessarie ricollocazioni del personale con limitazioni non più compatibili con determinate mansioni.

Le Sanitaservice al centro del sistema pubblico

Dall’incontro è emersa inoltre una chiara conferma del valore strategico delle Sanitaservice all’interno del sistema sanitario pubblico regionale.

La Direzione ha escluso prospettive orientate alla dismissione delle società in house o alla generalizzata esternalizzazione dei servizi, manifestando al contrario la volontà di consolidare il modello e di intervenire sulle disomogeneità oggi esistenti tra le diverse realtà pugliesi.

«Per FP CGIL, CISL FP e UIL FP quello di venerdì rappresenta un primo importante passo. Abbiamo registrato disponibilità al confronto, condivisione di numerose criticità da noi evidenziate e una serie di impegni sui quali sarà necessario procedere rapidamente».

«Il confronto non può considerarsi concluso — proseguono le organizzazioni sindacali —. Si apre ora un percorso che dovrà proseguire attraverso ulteriori incontri e tradurre le aperture manifestate in atti concreti e risultati per lavoratrici e lavoratori».

FP CGIL Taranto, CISL FP Taranto-Brindisi e UIL FP Taranto continueranno a seguire punto per punto l’attuazione degli impegni assunti, con l’obiettivo di superare le disparità ancora esistenti, valorizzare professionalità e lavoro e costruire una Sanitaservice più organizzata, più equa e capace di rispondere adeguatamente alle esigenze dei servizi e del territorio.

FP CGIL Taranto – CISL FP Taranto-Brindisi – UIL FP Taranto

 

WELFARE, AL VIA DA MASSAFRA GLI INCONTRI TERRITORIALI DI CGIL, CISL E UIL

Dodici assemblee nei sei Ambiti Sociali di Zona per ascoltare cittadini e comunità e costruire dal basso le proposte per i nuovi Piani Sociali di Zona

 

TARANTO, 23 settembre 2026 – Parte oggi da Massafra il percorso territoriale promosso da CGIL, CISL e UIL Taranto, con dodici assemblee pubbliche nei sei Ambiti Sociali di Zona della provincia. Un percorso che nasce innanzitutto come momento di ascolto del territorio, per incontrare direttamente le persone e raccogliere bisogni, esigenze e proposte in vista del confronto sui nuovi Piani Sociali di Zona.

L’obiettivo è uscire dalle stanze istituzionali e guardare in faccia cittadine e cittadini, famiglie, persone con disabilità, anziani, caregiver, associazioni e operatori sociali, per comprendere da vicino le condizioni delle comunità e costruire una proposta sindacale che parta dai bisogni reali del territorio.

L’appuntamento di oggi, mercoledì 23 settembre, rappresenta dunque la prima tappa di un percorso che attraverserà l’intera provincia e che punta a creare un confronto diretto con le comunità, raccogliendo elementi utili alla programmazione sociale e al successivo confronto ai tavoli istituzionali.

Le assemblee saranno articolate in due sessioni. La prima, dalle 16.30 alle 18, sarà dedicata a minori e disabilità, con particolare attenzione al potenziamento dei servizi all’infanzia e all’adolescenza, al contrasto della povertà educativa e della dispersione scolastica.

Dalle 18 alle 19.30, invece, il confronto si concentrerà su anziani e disabilità, sui diritti delle persone anziane e non autosufficienti, sull’ampliamento e il miglioramento dei servizi di assistenza domiciliare, sull’integrazione sociosanitaria, sull’accesso alle cure e sul sostegno concreto ai caregiver familiari.

Filo conduttore degli incontri sarà inoltre il contrasto alla violenza e alla povertà, insieme alla necessità di affrontare disuguaglianze, disagio sociale e solitudine e di rafforzare reti di protezione stabili e tempestive per le donne vittime di violenza.

Particolarmente importante sarà il ruolo del questionario di partecipazione, che verrà distribuito durante ogni assemblea. Non una semplice rilevazione statistica, ma uno strumento di partecipazione attraverso il quale raccogliere dal basso i reali bisogni dei cittadini, i tempi di attesa per le prestazioni, la qualità dei servizi e anche quei bisogni che oggi rischiano di rimanere inespressi.

Dopo Massafra, il percorso proseguirà il 29 settembre a Ginosa, il 30 settembre a Martina Franca, il 1° ottobre a Taranto, il 6 ottobre a Manduria e l’8 ottobre a Grottaglie. Il 13 ottobre, a Taranto, è inoltre previsto un appuntamento dedicato al tema “Contratto alla violenza verso i Piani Sociali di Zona”.

CGIL, CISL e UIL Taranto invitano lavoratori, pensionati, giovani, famiglie e tutte le realtà del terzo settore a partecipare agli incontri e a portare il proprio contributo.

Il percorso vuole infatti arrivare al confronto sui nuovi Piani Sociali di Zona partendo dall’ascolto diretto delle comunità, affinché la programmazione sociale possa essere costruita insieme ai cittadini e possa rispondere concretamente ai bisogni dei territori.

Tiziana Ronsisvalle, Antonio Baldassarre e Gennaro Oliva, rispettivamente segretaria territoriale CGIL Taranto, segretario generale CISL Taranto/Brindisi e coordinatore territoriale UIL Taranto, firmano il percorso unitario che prende il via oggi da Massafra.

 

EX TCT, Sindacati e gli onorevoli De Palma e Viggiano firmano appello al Governo e alla Regione

Corsa contro il tempo per gli oltre 300 lavoratori della Taranto Port Workers

Si scrive porto, ma si legge anche transizione economica. Il documento che CGIL, CISL e UIL e le relative categorie del trasporto (FILT, FIT, UILTrasporti), insieme ai parlamentari tarantini Francesca Viggiano e Vito De Palma, scrivono a Governo e Regione Puglia, accende un faro rispetto ad una condizione che si protrae da anni e che riguarda il futuro occupazionale di oltre 300 lavoratori della Taranto Port Workers, l’agenzia che dopo la fine dell’ex TCT assicurò quel bacino di lavoratori in attesa di un rilancio delle attività collegate al porto di Taranto.

In copia nella lettera intrisa di preoccupazione anche per via della scadenza dell’IMA (Indennità di mancato avviamento) destinata al sostegno del reddito dei lavoratori, il prossimo 31 dicembre, ci sono anche il presidente della Provincia, Gianfranco Palmisano, il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, e il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, Giovanni Gugliotti.

Ed è la transizione quella che in qualche maniera i sindacati e due parlamentari di opposto schieramento, pongono in primo piano, tra un prima fatto di incertezze e garanzie delle tutele reddituali dei lavoratori, e un dopo fatto di riqualificazione professionale e reinserimento occupazionale degli stessi.

La lettera ha una doppia valenza – dicono i sindacalisti – la prima è quella di smuovere dalle sabbie mobili questa vertenza, la seconda di natura politica, per certi aspetti inedita per la nostra città: due parlamentari, De Palma (Forza Italia) e Viggiano (PD), non solo si presentano al tavolo ma decidono di condividere le preoccupazioni di lavoratori e sindacati e muoversi in un’unica direzione.

Al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e al ministro Matteo Salvini e al sottosegretario on. Edoardo Rixi  i sindacati e i due parlamentari ionici chiedono lo stato di avanzamento dell’iter autorizzativo per il perfezionamento del procedimento e l’autorizzazione per il proseguimento delle attività dell’Agenzia Taranto Port Workers. Condizione indispensabile per concedere ai 307 lavoratori inseriti nell’agenzia di continuare a ricevere l’indennità destinata ad interrompersi con la fine dell’anno.

“In assenza di un intervento di proroga della misura di sostegno, a partire dal 1° gennaio si determinerebbe una condizione di grave criticità economica e sociale per i circa 307 lavoratori e le loro famiglie – dicono i sindacati – Inoltre, è fondamentale provvedere anche alla proroga della vigenza e dell’efficacia dell’agenzia “Taranto Port Workers” in scadenza per la stessa data”.

C’è poi la partita che riguarda il futuro che passa dall’applicazione dell’art. 17 della legge istitutiva dell’agenzia, per cui si chiede immediata applicazione, e dalla formazione.

Le realtà imprenditoriali devono poter attingere a quel bacino di lavoratori, al fine anche di ridurne la platea – dicono nella lettera sindacati e parlamentari rivolgendosi al Ministero dei Trasporti.

La speranza, in definitiva, che le iniziative imprenditoriali e di sviluppo interessate al Porto di Taranto, si possano trasformare in realtà, ma che trovino anche operai già formati. La destinataria della missiva in questo caso è la Regione Puglia, con il presidente Antonio Decaro.

“I lavoratori interessati sono destinatari dei percorsi strutturati di formazione professionale rivolti alle operazioni di upskilling e reskilling, previsti dalla Regione Puglia attraverso l’“Avviso JTF Portuali”, finalizzati a favorire un effettivo e qualificato reinserimento nelle attività portuali – sottolineano sindacati e parlamentari – L’iter attuativo risulta tuttora in corso e si auspica una celere conclusione delle procedure, affinché i percorsi formativi possano essere avviati e completati nel più breve tempo possibile e possano rappresentare uno strumento concreto di riqualificazione professionale e di successivo reinserimento lavorativo, coerente con le nuove attività, gli investimenti e le prospettive di sviluppo del porto di Taranto”.

Una corsa contro il tempo che prova nuovamente a smuovere le acque attorno ad una vicenda che si trascina da anni e in un territorio che non può permettersi più neanche la perdita di un solo posto di lavro.

“L’obiettivo comune è quello di impedire che alla scadenza del 31 dicembre 2026 possa determinarsi una situazione di vuoto nelle tutele e, nello stesso tempo, – affermano i firmatari del documento – quello di provare a rilanciare quel volano di sviluppo partendo proprio dalla condizione dei 307 lavoratori dell’agenzia, la loro formazione e il loro reinserimento”

Nella lettera firmata dal segretario generale della CGIL di Taranto, Giovanni D’Arcangelo, dal segretario generale della CISL Taranto e Brindisi, Antonio Baldassarre, dal coordinatore territoriale della UIL Taranto, Gennaro Oliva, nonché dai segretari di categoria Francesco Zotti (FILT-CGIL), Gianluca Semitaio (FIT CISL), Carmelo Sasso (Uil Trasporti) e dai deputati on. Francesca Viggiano e on. Vito De Palma, viene inoltre richiesta la convocazione di un tavolo istituzionale dedicato alla situazione dei lavoratori della Taranto Port Workers e alla definizione di un cronoprogramma immediato degli interventi.