Maldarizzi (UIL FP Taranto): “All’ASL 1,11 miliardi di euro. Ora basta slogan, vogliamo sapere se copriranno i buchi o cureranno i cittadini”

Taranto, 6 maggio 2026 – La Regione Puglia ha approvato il riparto delle risorse del Servizio Sanitario Regionale per l’anno 2025, destinando all’ASL di Taranto un’importante disponibilità finanziaria lorda di oltre 1,11 miliardi di euro, supportata da un ulteriore fondo di riequilibrio regionale di 250 milioni per le aziende con maggiori criticità. Una notizia che, tuttavia, non rassicura ma apre pesanti interrogativi nel nostro territorio, dove i cittadini e i lavoratori convivono ogni giorno con carenze strutturali croniche, servizi depotenziati e condizioni operative al limite del collasso.

Giovanni Maldarizzi, segretario generale della UIL FP Taranto, è netto e non fa sconti. Oggi, a fronte di una dotazione economica così ingente, non bastano più annunci o semplici riparti contabili comunicati attraverso autoreferenziali note stampa istituzionali. Taranto si porta dietro un deficit di bilancio locale che sfiora i 54 milioni di euro, uno dei più gravi dell’intera rete regionale. Il sindacato esige di sapere se queste risorse verranno assorbite per coprire i buchi generati da una cattiva gestione o se, finalmente, si trasformeranno in servizi reali e assunzioni per il territorio.

La sanità tarantina vive un’emergenza inaccettabile che non ammette ulteriori distrazioni. Il sistema del 118 è letteralmente al collasso, con la presenza stimata di soli 13 medici a fronte dei 75 che sarebbero previsti in organico per garantire la sicurezza su tutte le postazioni provinciali. A questa drammatica carenza si aggiungono le gravi e costanti difficoltà operative del Polo Oncologico Moscati e i forti ritardi organizzativi per il nuovo Ospedale San Cataldo, una struttura imponente che rischia di restare una cattedrale nel deserto senza un piano straordinario di assunzioni.

Per la UIL FP Taranto serve un’inversione di rotta immediata e non più rinviabile. La Direzione Strategica della ASL Taranto ha il dovere di chiarire pubblicamente e senza alcuna ambiguità quante risorse saranno destinate allo sblocco delle assunzioni, al rafforzamento dell’emergenza-urgenza, alla stabilizzazione del personale e all’abbattimento delle liste d’attesa. Non è più tollerabile che fiumi di denaro pubblico vengano dispersi senza una programmazione chiara, verificabile e condivisa con le organizzazioni sindacali e con chi, ogni giorno, tiene in piedi gli ospedali tra enormi sacrifici e rischi crescenti.

I lavoratori della sanità e i cittadini ionici meritano trasparenza e responsabilità amministrativa. La sanità tarantina non può più permettersi sprechi, silenzi o scelte calate dall’alto: occorrono atti concreti, investimenti reali e un confronto serio con le parti sociali. Chi governa e gestisce il sistema sanitario pubblico deve assumersi pienamente le proprie responsabilità, perché la salute del territorio non è un’operazione contabile.

TISCALI, L’ENNESIMO SCHIAFFO A TARANTO: 17 TRASFERIMENTI FORZATI A BARI. LA UIL: “NON SAREMO LA CITTÀ DEI SACRIFICI”

Taranto, 6 maggio 2026 – La vertenza Tiscali torna a colpire duramente il territorio jonico, inserendosi nel più ampio e drammatico piano di ridimensionamento del Gruppo Tessellis che ha già previsto 180 esuberi a livello nazionale. Il 20 aprile 2026 l’azienda ha avviato una procedura di trasferimento collettivo per 17 lavoratrici e lavoratori delle aree Customer Quality & Operations e Sales Planning & Strategy della sede di Taranto verso Bari. Questa mossa rappresenta un ulteriore passo verso la chiusura definitiva di un presidio territoriale che, solo a gennaio di quest’anno, era già stato svuotato di 50 unità attraverso procedure di uscita volontaria incentivata.
Durante l’esame congiunto del 28 aprile tra l’azienda e le segreterie di SLC-CGIL, Fistel-CISL e UILCOM-UIL, i sindacati hanno ribadito la loro totale contrarietà chiedendo il ritiro immediato della procedura. Nonostante l’opposizione, l’azienda ha confermato l’avvio dei trasferimenti a partire dal 13 maggio 2026, concedendo il palliativo dello smart working full time fino al 31 dicembre 2026. La scelta del 13 maggio appare tutt’altro che casuale, poiché segue di un solo giorno l’udienza in tribunale del 12 maggio, snodo cruciale per autorizzare la cessione del ramo d’azienda B2C al Gruppo Canarbino. Le organizzazioni sindacali pretendono ora un confronto immediato per discutere del futuro industriale direttamente con l’acquirente aggiudicatario.
“Questa vicenda rappresenta l’ennesimo colpo a un territorio che continua a perdere competenze, professionalità e opportunità occupazionali nel settore delle telecomunicazioni,” sottolinea Alfredo Neglia, esecutivo UILFPC. “Difendere questi 17 lavoratori significa difendere l’idea stessa che Taranto non possa essere considerata una sede periferica sacrificabile o un serbatoio da cui attingere solo per fare cassa. È inaccettabile che si decida di svuotare definitivamente un’azienda nascondendo dietro l’opzione temporanea dello smart working quello che nei fatti è uno smantellamento in piena regola. La nostra battaglia prosegue senza sconti per tutelare ogni posto di lavoro e per pretendere chiarezza immediata sul piano industriale di chi subentrerà.”

UIL, CGIL e CISL rilanciano la vertenza Taranto

“Non più solo una questione di indicatori economici. Quì intaccato il tessuto sociale, le relazioni umane, la fiducia verso il futuro”

Una piattaforma per il futuro in cui a Taranto si consegna il ruolo di portabandiera di una nazione intera.

Si chiama “Taranto è Italia”, infatti, la piattaforma unitaria che CGIL e UIL Taranto e CISL Taranto/Brindisi, hanno deciso di presentare all’interno di un attivo rivolto a delegate e delegati, alle istituzioni territoriali.

I dati di contesto sono una polaroid di emergenze in cui desertificazione demografica e industriale, le grandi vertenze, le sfide ambientali e di sostenibilità, i diritti di cittadinanza negati e un confine non delineato circa le opportunità di sviluppo, contribuiscono a rendere l’orizzonte Taranto un luogo in cui non si riesce ad andare oltre alla demagogia e le fasi d’annuncio.

Una situazione in cui le difficoltà – dicono i sindacati confederali – non sono più limitate ai soli indicatori finanziari (PIL, reddito pro-capite, tasso di occupazione e disoccupazione, inattività), ma intaccano profondamente il tessuto sociale, le relazioni umane, la fiducia nelle istituzioni e nello stesso futuro in questa terra.

Futuro che negli ultimi 15 anni (2011-2025) oltre 37mila tarantini non hanno immaginato qui in riva allo Ionio.

Una emorragia demografica che ad oggi non conosce suture economiche e occupazionali alternative se si considera che le previsioni sono quelle di una ulteriore perdita di cittadini per circa 1000 unità l’anno.

Nella piattaforma “Taranto è Italia” c’è quindi spazio per fari e proposte. Fari da accendere su vertenze vecchie e nuove e proposte figlie di anni di pre-allarmi lanciati dai sindacati relative all’assenza di politiche industriali e una mancata programmazione sulla linea di credito dei fondi destinati allo sviluppo e alla diversificazione economica, come quelli del PNRR.

C’è la voce Mitilicoltura, tra crisi, nuovo slancio produttivo ma anche patrimonio identitario da difendere.

La vertenza Natuzzi che a dispetto di una nuova stagione di marketing collegato al Made in Italy è falcidiata da progetti sempre più violenti di delocalizzazione e ammortizzatori sociali.

Il Porto tra le ambizioni di quello che potrebbe essere (compresa la piattaforma mediterranea dell’eolico off shore) e l’irrisolto tema dei lavori di ammodernamento, ricollocazione nei traffici del Mediterraneo e l’eterna irrisolta degli ex TCT.

Il settore primario con l’agricoltura che sconta l’arretratezza delle infrastrutture del territorio (irrigazione, trasporto e piattaforme logistiche), quella dell’ignobile sfruttamento ad opera dei caporali, e che invece adeguata mente sostenuta anche da progetti come Agromed, e da una interazione anche con il mondo della cultura e del turismo potrebbe essere una delle leve fondamentali per lo sviluppo sostenibile del territorio.

I colpi inferti dalla crisi di settori invasi dall’intelligenza artificiale a Taranto si trasforma nello tsunami che sta travolgendo migliaia di lavoratrici e lavoratori dei contact center tarantini. Committenze selvagge che come nelle regole degli appalti a cascata lascia sul terreno gli anelli più deboli: dai call center da sottoscala ai lavoratori dell’appalto della più grande industria siderurgica italiana.

Ed è nell’ex ILVA la sfida più grande in cui Taranto incarna l’Italia. Quella che più di una volta ha provato la carta del divide et impera e a cui il sindacato confederale si è sempre sottratto con forza negando l’abietto ricatto tra salute e lavoro.

Lo stabilimento è al collasso, la produzione quasi ferma – scrivono nella piattaforma CGIL, CISL e UIL – ed è per questo che è necessaria una forte partecipazione dello Stato, che sia garante di un processo che va assolutamente governato e controllato, per evitare che nessuno dei lavoratori possa rimanere indietro.

E nell’avverbio “indietro” CGIL, CISL e UIL scontornano un posto speciale per chi è rimasto indietro per sempre.

Sono i morti sul lavoro che nell’apparato che gravita attorno alla grande acciaieria, nell’edilizia e nelle campagne consegna a Taranto non solo il primato dei lutti ma anche un incremento pericoloso delle malattie professionali.

L’economia tarantina soffre e se i macro-numeri delle crisi industriali sono facilmente leggibili, in sordina si muove il mondo dietro le saracinesche del commercio che si abbassano per sempre o in quel segmento di lavoro, altamente specializzato, eppur così precario del mondo della cultura, del turismo e della fruizione dei beni culturali e paesaggistici.

In questo terremoto le scialuppe del welfare sono sempre più piccole e male attrezzate come testimoniano anche le esigue risorse dei piani sociali di zona e il disinvestimento in scuola e università.

 

«E in questo inverno economico attraversiamo la crisi con il 24% della popolazione tarantina over 65 anni e con una sanità di prossimità da inverno sociale. Ecco perché è la stagione giusta per la nascita di una vera e propria costituente per lo sviluppo, una nuova “Vertenza Taranto”– afferma Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della CGIL nella sua relazione introduttiva – e vogliamo proporla interpellati dalla responsabilità nei confronti di un territorio dove i numeri delle ore di cassa, o quelle in percentuali su disoccupazione o neet, in realtà nascondono le vite di uomini e donne che non vivono, piuttosto sopravvivono tra precarietà, instabilità sociale, vite sospese tra licenziamenti, cassa integrazione o lavoro e assistenza sociale e umana che non c’è. Ma da soli non si va da nessuna parte».

 

«Più che una piattaforma, quella presentata oggi è un vero grido d’allarme alle istituzioni: Taranto non può più aspettare», ha dichiarato Gennaro Oliva, coordinatore UIL Taranto. «È giunto il tempo di riprogrammare l’economia di questa città, segnata da dati drammatici su disoccupazione e cassa integrazione che non possiamo permettere ci trascinino nel baratro più assoluto. Abbiamo grandi opportunità, a partire dalle risorse destinate al porto, ma se i fondi verranno spesi male continueremo a perdere lavoro e lavoratori. Ecco perché questo progetto non resterà solo sulla carta, ma sarà da subito operativo attraverso nuove e continue iniziative sul territorio»

 

«In un contesto storico che vede Taranto e l’intero territorio ionico stretti tra le note criticità occupazionali, produttive, sociali, ambientali, infrastrutturali ed una visione condivisa di futuro che stenta ancora a delinearsi, il sindacato confederale rilancia oggi una proposta vertenziale aperta, sollecitando l’impegno e la corresponsabilità di istituzioni, forze sociali, organizzazioni professionali, associazionismo. – dice Antonio Baldassarre, segretario territoriale Cisl Taranto Brindisi – Partecipazione, per noi, non è solo uno slogan ma è l’impegno a mettersi in gioco all’interno di un Patto di responsabilità sociale, che consenta a questo territorio di confermare la sua vocazione industriale ma anche di valorizzare, pienamente, le proprie peculiarità produttive non ancora compiutamente espresse».

Vittoria della UIL FP Taranto in Tribunale: accertata la condotta antisindacale del Museo Archeologico Nazionale

Taranto, 29 aprile 2026 – Importante pronuncia del Tribunale del Lavoro di Taranto a tutela delle prerogative sindacali nel pubblico impiego. Il Giudice del Lavoro, dott.ssa Miriam Fanelli, con decreto ex art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, ha infatti accertato la sussistenza di condotte antisindacali da parte del Ministero della Cultura – Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MarTa).

Il ricorso, promosso inizialmente dalla ex UIL PA Taranto (oggi confluita nella UIL FP) nella persona del Coordinatore della Cultura UIL PF, Francesco Villani, e con l’assistenza legale dell’avvocato Mario Soggia, ha fatto luce sull’illegittima decisione dell’Amministrazione di escludere il sindacato dalla fase di verifica e attuazione di un accordo integrativo. L’intesa in questione, sottoscritta nel novembre 2024, era stata poi modificata unilateralmente nel luglio 2025. Il Giudice ha ordinato la cessazione immediata dei comportamenti illegittimi e la rimozione di tutti gli effetti prodotti dall’accordo modificato, sottolineando come l’esclusione abbia determinato una compressione delle regole di partecipazione sindacale.

Piena soddisfazione per l’esito del giudizio è stata espressa da Giovanni Maldarizzi, Segretario Generale della UIL FP Taranto. “Questa pronuncia assume un valore che va ben oltre il caso concreto – ha dichiarato Maldarizzi – poiché il Tribunale ha affermato un principio fondamentale: non è consentito alle amministrazioni pubbliche gestire unilateralmente processi che incidono su diritti economici e organizzativi dei lavoratori, escludendo il sindacato o svuotandone il ruolo”.

“La partecipazione sindacale – prosegue il segretario generale della UIL FP Taranto – non è un adempimento formale, ma una garanzia sostanziale di trasparenza, equilibrio e correttezza. Quando viene meno il confronto, si altera l’intero sistema delle relazioni sindacali. Il Giudice ha riconosciuto che anche una sola esclusione, se inserita in un contesto più ampio, può produrre effetti duraturi e limitare concretamente la libertà sindacale. Si tratta di un passaggio di grande rilievo, perché riafferma il valore della continuità del confronto e il rispetto degli accordi già sottoscritti”.

La sentenza si inserisce in un filone giurisprudenziale che rafforza la tutela delle organizzazioni sindacali contro i tentativi di limitare il confronto nella Pubblica Amministrazione. «Continueremo a vigilare – ha concluso Maldarizzi – affinché tali principi trovino piena attuazione, nell’interesse dei lavoratori e della legalità amministrativa».

Giornata Mondiale per la Sicurezza sul Lavoro, la UIL Taranto: “Nulla da celebrare, piangiamo già tre vittime dall’inizio dell’anno”

Il coordinatore territoriale Gennaro Oliva accende i riflettori sulla drammatica scia di sangue che ha colpito la provincia ionica nel 2026: “Claudio, Loris e Roberto non sono solo numeri. Servono interventi straordinari, la normalità oggi non basta”.

Taranto, 28 aprile 2026 – “Oggi, in occasione della Giornata Internazionale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro istituita dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, a Taranto non abbiamo nulla da celebrare. Abbiamo solo vite da piangere, famiglie distrutte a cui dare risposte e una strage continua che deve essere fermata”. Inizia con queste parole la ferma presa di posizione di Gennaro Oliva, coordinatore territoriale della UIL Taranto, che nel giorno dedicato alla prevenzione lancia un appello urgente alle istituzioni, agli enti di controllo e al tessuto imprenditoriale della provincia ionica.

I primi quattro mesi del 2026 hanno infatti tracciato un bilancio drammatico per il territorio tarantino, segnato da tre infortuni mortali che hanno scosso profondamente la comunità. “Non possiamo derubricare queste tragedie a semplici fatalità – incalza Oliva –. In meno di cento giorni abbiamo perso tre giovani lavoratori, tre figli di questa terra usciti di casa per guadagnarsi da vivere e mai più tornati”.

Il triste elenco di quest’anno si è aperto il 12 gennaio all’interno dello stabilimento ex Ilva, dove Claudio Salamida, 46 anni, ha perso la vita precipitando a causa del cedimento di un grigliato nell’Acciaieria 2. Appena un mese e mezzo dopo, il 2 marzo, sempre nel polo siderurgico, è toccato a Loris Costantino, 36 anni, dipendente di una ditta dell’indotto, morto dopo essere precipitato da circa 10 metri mentre effettuava operazioni di pulizia su un nastro trasportatore nell’area agglomerato. L’ultima tragedia, solo due settimane fa: il 13 aprile Roberto Di Ponzio, 38 anni, è rimasto vittima di un incidente fatale nel cimitero di San Brunone, travolto da un palo dell’illuminazione ceduto improvvisamente mentre si trovava su una gru per interventi di manutenzione.

“Il siderurgico continua a rappresentare la più grande ferita aperta per il nostro territorio, dimostrando che i problemi di equilibrio tra produzione, manutenzioni e sicurezza non sono ancora risolti. Ma la morte di Roberto ci ricorda che il rischio è ovunque, anche nei cantieri urbani e negli appalti di manutenzione”, prosegue il coordinatore della UIL Taranto.

I dati INAIL: Taranto in drammatica controtendenza

Il dramma tarantino si consuma in netta controtendenza rispetto al panorama italiano. Se i recenti dati provvisori dell’Inail riferiti ai primi mesi del 2026 segnalano su base nazionale un confortante calo dei decessi in occasione di lavoro (-27,8%), la provincia di Taranto viaggia in una direzione drammaticamente opposta, azzerando le statistiche positive con l’escalation di lutti sul territorio. A preoccupare, inoltre, è il trend nazionale che vede comunque un incremento delle denunce di infortunio generale (+2,4%) e una forte impennata delle denunce per malattie professionali (+14,2%), un tema, quest’ultimo, storicamente sensibile e strettamente legato al tessuto industriale del capoluogo ionico.

“Questa giornata non deve ridursi a una stanca liturgia o a una sfilata di buoni propositi – conclude Gennaro Oliva –. Alla politica locale e nazionale, agli organi ispettivi come lo Spesal e l’Ispettorato del Lavoro, chiediamo un potenziamento immediato degli organici per intensificare i controlli preventivi, non solo quando la tragedia si è già consumata. Alle aziende ribadiamo che la sicurezza non è un costo da tagliare, ma il primo investimento da garantire. Come UIL Taranto non faremo sconti a nessuno: continueremo a presidiare i luoghi di lavoro, a esigere il rispetto delle normative e a lottare affinché il diritto al lavoro non si trasformi mai più in una condanna a morte. Taranto ha bisogno di scelte straordinarie, perché la normalità, oggi, evidentemente non basta”.

“Ci ammaliamo e ci lasciano soli”: parla Valentino Prezzemolo, Segretario Generale UIL FP Vigili del Fuoco

In occasione del 28 aprile, Giornata Internazionale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, abbiamo incontrato Valentino Prezzemolo, Segretario Generale della UIL FP Vigili del Fuoco. Con dati alla mano e una franchezza che non lascia spazio all’ambiguità, ci ha raccontato lo stato reale della salute e della sicurezza di chi ogni giorno salva vite altrui rischiando la propria.

 

Domani si celebra la Giornata Internazionale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, per la UIL FP Vigili del Fuoco sarà una giornata di rivendicazione lancia un duro monito alle istituzioni sulla condizione dei soccorritori in Italia. Dietro le nostre uniformi, si nasconde una crisi sanitaria e psicologica senza precedenti. Nonostante l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) abbia classificato l’esposizione professionale dei Vigili del Fuoco come cancerogena del Gruppo 1, in Italia il cancro non è ancora riconosciuto come una malattia professionale per i Vigili del Fuoco. La UIL FP VVF  denuncia un tasso di mortalità superiore del 14% rispetto alla popolazione media e chiede riforme urgenti.

Segretario, cosa rappresenta oggi, 28 aprile, la Giornata per la Salute e la Sicurezza per chi indossa la divisa dei Vigili del Fuoco?

Per noi non è una ricorrenza formale come può esserlo per la politica, ma un grido d’allarme. Il 28 aprile dovrebbe essere il giorno in cui le istituzioni si fermano e si chiedono se stanno davvero tutelando i lavoratori. La risposta, ad oggi, è no. Netta e inequivocabile: no. I nostri colleghi continuano ad ammalarsi e muoiono nell’indifferenza generale, e questo non è più accettabile. In Italia siamo ancora all’ “anno zero” per quanto riguarda le tutele per i nostri rischi professionali.

L’IARC ha classificato l’esposizione professionale dei Vigili del Fuoco come “cancerogena per l’uomo” Gruppo 1 – già dal 1° luglio 2022. Quasi quattro anni dopo, cosa è cambiato in Italia?

Quasi nulla. E questo è uno scandalo che il Paese fatica ancora a riconoscere come tale. Da quando l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha inserito la nostra esposizione professionale nel Gruppo 1 delle sostanze cancerogene – lo stesso gruppo in cui si trovano l’amianto e il benzene – ci aspettavamo una reazione immediata del legislatore. Invece abbiamo assistito a promesse di un registro tumori che, ammesso venga mai istituito, non farà altro che confermare tra dieci o vent’anni quello che già sappiamo oggi: i Vigili del Fuoco si ammalano di cancro con una frequenza del 9% superiore rispetto alla popolazione generale, e muoiono per questa malattia con un tasso di mortalità più alto del 14%. Non esiste ancora nessun protocollo di decontaminazione standardizzato, nessuna zonizzazione delle sedi di servizio, nessun potenziamento della sorveglianza sanitaria mirata. Siamo nel 2026 e un pompiere che torna da un incendio non ha una procedura obbligatoria per decontaminarsi. Parliamo di nanoparticelle cancerogene che si depositano sulla pelle, sui capelli, sulle uniformi. È inaccettabile.

Oltre al rischio oncologico, quali sono le altre patologie professionali che colpiscono maggiormente i Vigili del Fuoco?

Il quadro è drammatico. Il 45% dei Vigili del Fuoco nel mondo muore per problemi cardiocircolatori (ictus, infarto, tromboembolia). Non si tratta di un dato casuale. Durante un intervento, un Vigile raggiunge costantemente il 95% della propria frequenza cardiaca massima. Per dare un’idea concreta: l’attività fisica di un atleta professionista si misura tra i 15 e i 18 MET, un Vigile del Fuoco in intervento richiede 16 MET, senza essere un atleta allenato per quello specifico sforzo, senza periodi di recupero programmati, spesso in condizioni di caldo estremo e disidratazione. Lo sforzo cardiovascolare di quella intensità provoca lesioni del cuore asintomatiche e danni vascolari anche in soggetti giovani e sani. Poi c’è il tema dello stress lavoro-correlato e del burnout, che è forse il più sottovalutato. Dal punto di vista psicologico i nostri colleghi affrontano uno operativo, legato all’esposizione a eventi traumatici, e quella organizzativa, generata da carenze di organico, mezzi inadeguati ecc.

 

I Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) in dotazione al Corpo sono all’altezza delle sfide attuali?

La tecnologia dei DPI è migliorata, ma la gestione è carente. Non basta avere una giacca antifiamma certificata se poi non abbiamo le procedure operative standard per decontaminarla dopo ogni incendio. Le micro e nano particelle cancerogene restano sui tessuti, vengono portate nelle caserme e persino a casa, nelle famiglie. I DPI attualmente in dotazione subiscono un drastico decadimento delle caratteristiche tecniche (ignifughe, idrorepellenti e di barriera chimica), l’utilizzo prolungato oltre il limite massimo di lavaggi trasforma di fatto il DPI in uno strumento non più adeguato alla sicurezza. Manca un sistema centralizzato e digitale di monitoraggio del ciclo di vita dei DPI rendendo impossibile verificarne con certezza il numero esatto per ogni singolo dispositivo, per la verifica dei requisiti di sicurezza, generando il rischio di un pericoloso buco normativo, in palese violazione dell’obbligo di tracciabilità previsto dal D.Lgs. 81/08.

Il sottorganico cronico è una piaga strutturale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Qual è l’impatto concreto sulla sicurezza dei Vigili del Fuoco?

Devastante. Il sottorganico uccide. Quando le squadre sono ridotte ai minimi termini significa subire turni massacranti, straordinari cronici, aumenta il carico di lavoro individuale, cala la concentrazione e si saltano i necessari periodi di recupero, con tutte le implicazioni in termini di vulnerabilità psico-fisica e capacità di sopportare stress cronico. Il cambiamento climatico sta aggravando ulteriormente la situazione: gli eventi estremi aumentano, le emergenze si moltiplicano, ma gli organici restano fermi o addirittura si riducono. Ogni estate è peggio dell’estate precedente. E noi continuiamo a chiedere assunzioni straordinarie mentre il Governo ci risponde con concorsi insufficienti e tempi di immissione in ruolo biblici.

Qual è la situazione presso il Comando Vigili del Fuoco di Taranto?

Dagli ultimi dati disponibili, la durata media degli interventi è di circa 59 minuti, un indice che certifica la particolare complessità delle operazioni di soccorso. L’indicatore di operatività teorico, ovvero la proporzione tra il personale e il numero di interventi è pari a 32,2 al di sopra della media nazionale che esplode letteralmente se invece della pianta organica teorica si prende come riferimento quella reale; basti pensare che solo il distaccamento di Manduria conta una carenza di organico di 10 unità. Quello di Taranto è il secondo Comando della Puglia per numero di interventi ogni 10.000 abitanti e il terzo per numero totale di interventi.

Sul riconoscimento delle malattie professionali, dove si è incagliato il sistema?

Sull’automatismo. Questa è la parola chiave. Oggi, un Vigile del Fuoco che si ammala di tumore deve dimostrare lui, malato, spesso con prognosi infausta, il nesso causale tra la patologia e il proprio lavoro. È un percorso burocratico estenuante, che si scontra con la difficoltà di provare l’esposizione a sostanze cancerogene o all’amianto avvenuta magari vent’anni prima, in assenza di qualsiasi registro delle esposizioni. Il principio è semplice, se lo Stato sa che il nostro lavoro causa il cancro allora deve prendersi la responsabilità delle conseguenze, senza scaricarla sulle spalle del malato. Noi chiediamo il riconoscimento automatico della causa di servizio per neoplasie, patologie cardiovascolari e patologie psichiche per i Vigili del Fuoco.

Come si posiziona l’Italia rispetto agli altri Paesi europei in materia di tutela della salute dei Vigili del Fuoco?

Male. Molto male. La Finlandia, la Svezia, la Germania hanno da anni protocolli obbligatori di decontaminazione post-intervento, sorveglianza sanitaria psicologica periodica e indipendente, registri nazionali delle esposizioni professionali. In molti Paesi del Nord Europa, il riconoscimento del tumore come malattia professionale per i Vigili del Fuoco è automatico per un numero crescente di neoplasie. Il Canada e l’Australia hanno normative di riferimento che noi ci sogniamo. L’Italia, in questo contesto, è un Paese che ha firmato ogni convenzione internazionale sulla salute e sicurezza sul lavoro e poi sistematicamente non le applica alla categoria più esposta. È una contraddizione che non possiamo più tollerare.

Quali sono le richieste concrete che la UIL FP VVF pone sul tavolo del Governo per il 2026?

Abbiamo un’agenda precisa e non negoziabile. Primo: un intervento normativo urgente per il riconoscimento automatico della causa di servizio per tumori, patologie cardiovascolari e psichiche. Secondo: fatte salve le disposizioni vigenti in materia di dipendenza da causa di servizio e dei conseguenti benefìci garantire ai Vigili del Fuoco l’applicazione delle disposizioni in materia di infortuni e malattie professionali stabilite dal testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, facendo salva la facoltà dell’interessato di optare per il beneficio più favorevole. Terzo: un piano straordinario di assunzioni per colmare il deficit di organico. Quarto: a richiesta dell’interessato periodi di de-escalation ogni cinque anni per il personale operativo in sedi ad alta intensità di intervento.

Un messaggio finale ai Vigili del Fuoco che ogni giorno indossano la divisa e rischiano la vita.

Ai colleghi dico che la loro salute non è merce di scambio. Voglio che sappiano che non sono soli, anche se spesso lo Stato li fa sentire abbandonati, ogni battaglia che combattiamo la combattiamo pensando a loro, alle loro famiglie, ai loro figli. Al Governo e alla politica diciamo: il tempo delle promesse inutili è scaduto. Ora servono i fatti.

 

“ADOTTA UNA BUCA”: L’ADOC TARANTO LANCIA LA SFIDA AL COMUNE E CHIEDE SICUREZZA PER I CITTADINI

L’associazione dei consumatori denuncia il grave dissesto delle strade cittadine e fornisce indicazioni pratiche ai consumatori per tutelarsi dai danni


Taranto, 24 aprile 2026 – Le strade di Taranto sono una trappola. A denunciarlo è ADOC Taranto – Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori – che segnala un quadro sempre più grave di abbandono e mancata manutenzione del manto stradale, con crateri sull’asfalto che mettono a rischio quotidianamente automobilisti, motociclisti, ciclisti e pedoni. Cantieri infiniti e mai calendarizzati aggravano un traffico già caotico, come dimostra il caso di via Capotagliata, all’intersezione con via Cugini, segnalato sabato 18 aprile alla Polizia Locale in servizio a Piazza Fadini. Ad oggi nessun intervento è stato effettuato.

“Le strade dissestate non sono solo un problema di decoro urbano”, dichiara Domenico Votano, presidente di ADOC Taranto. “Ogni buca non riparata è una lesione del diritto dei cittadini a muoversi in sicurezza e si traduce in costi diretti per le famiglie: sospensioni, pneumatici, cerchi e ammortizzatori danneggiati pagati di tasca propria. Una tassa occulta e inaccettabile. Non ci limiteremo alle denunce pubbliche: siamo pronti ad attivare ogni strumento legale per costringere l’amministrazione ad adempiere ai propri obblighi.”

Visto il silenzio degli assessori Lonoce e Patronelli, ADOC lancia la proposta “Adotta una Buca”, ispirata all’iniziativa dell’Ente Provincia “Adotta una Rotonda”. “Chiunque, privato o azienda, voglia colmare una buca di propria iniziativa potrà farlo dandole anche il proprio nome”, annuncia Votano. “Come associazione siamo pronti ad adottarne più di una.”

ADOC chiede al Comune una mappatura urgente delle strade più pericolose, un cronoprogramma pubblico degli interventi e un canale ufficiale di segnalazione con riscontro ai cittadini. “Non sono richieste straordinarie: sono doveri minimi di una pubblica amministrazione che funzioni”, precisa Votano, che invita anche il Prefetto di Taranto a intervenire. “La sicurezza stradale non può essere ostaggio dell’inerzia politica.”

Danni all’auto per buche stradali: cosa fare

ADOC ricorda che è possibile chiedere il risarcimento dei danni causati dal dissesto stradale. “Documentate tutto subito: fotografate la buca e i danni al veicolo, raccogliete testimonianze e chiamate la Polizia Locale per un verbale ufficiale”, spiega Votano. “Conservate fatture e preventivi di riparazione e, in caso di lesioni, fatevi rilasciare un referto medico.” La richiesta va inviata tramite PEC o raccomandata A/R al Comune, ente proprietario delle strade urbane. “La legge è dalla parte dei cittadini: l’art. 2051 del Codice Civile e l’art. 14 del Codice della Strada obbligano gli enti alla manutenzione. Chi subisce danni da una buca non segnalata ha tutto il diritto di essere risarcito.”

Arsenale di Taranto: segnale positivo sul mantenimento degli organici, ma servono assunzioni immediate

Il segretario generale della UIL FP Taranto, Giovanni Maldarizzi, accoglie con favore lo schema di Decreto Ministeriale che fissa a 1.428 unità il fabbisogno di personale dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto, ma rilancia: “Non basta fermare i tagli, serve assumere adesso.

Taranto, 23 aprile 2026  – La UIL FP accoglie con favore lo schema di Decreto Ministeriale che scongiura la riduzione degli organici dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto, confermando un fabbisogno di 1.428 unità. Un risultato che il segretario generale della UIL FP Taranto, Giovanni Maldarizzi, definisce “un primo segnale importante, ma non risolutivo”.

“Siamo soddisfatti che si sia evitato il peggio – dichiara Maldarizzi – ma questo decreto è solo un punto di partenza. La vera emergenza è che oggi all’Arsenale lavorano circa 800 dipendenti, quasi la metà del fabbisogno previsto. I concorsi banditi negli ultimi anni si sono rivelati del tutto insufficienti a colmare le vacanze organiche”.

Il segretario generale sottolinea l’urgenza di risposte concrete per una città segnata da complesse crisi industriali. “Taranto non può sprecare questa occasione: il comparto Difesa è uno dei pochi settori in grado di generare lavoro stabile. Pretendiamo che i posti sulla carta si traducano in assunzioni vere e immediate. Non accetteremo altri rinvii”.

La questione è centrale anche alla luce degli investimenti superiori a 60 milioni di euro in corso per l’acquisizione di un nuovo bacino.

“Sessanta milioni sono un’opportunità straordinaria – continua Maldarizzi – ma solo se accompagnati da un piano strutturale di assunzioni e formazione. Rischiamo di avere infrastrutture d’eccellenza senza le donne e gli uomini per farle funzionare. Chiediamo al Ministero della Difesa e agli enti locali di massimizzare le ricadute occupazionali di queste risorse”.

La UIL FP ricorda inoltre che la vertenza non si limita all’Arsenale. Le criticità sono diffuse in tutti gli enti del comparto cittadino. Nell’area operativa e nella nuova base navale, a fronte di una dotazione prevista di 550 unità, il personale in servizio è sceso a meno di 330 unità, registrando una carenza organica superiore al 40% con un trend in costante peggioramento.

“La sicurezza operativa e la dignità lavorativa di chi serve lo Stato non sono variabili di aggiustamento, ma diritti inviolabili”, incalza Maldarizzi. La UIL FP continuerà a rappresentare le esigenze dei lavoratori, chiedendo interventi tempestivi e riservandosi di attivare ogni strumento di mobilitazione affinché le promesse governative si trasformino in vera occupazione per il territorio ionico.

Aggressione alla Polizia Locale di Laterza, la UIL FP condanna le violenze e chiede tutele concrete

UIL FP condanna l’episodio e chiede al Comune di costituirsi parte civile: “Atto di follia intollerabile”

Laterza, 21 aprile 2026 – Un normale servizio di controllo del territorio si è trasformato in una brutale aggressione ai danni di tre agenti della Polizia Locale di Laterza. Tutto è accaduto mentre uno degli agenti stava elevando una sanzione per divieto di sosta: il proprietario del veicolo, uscito di casa, ha immediatamente aggredito il vigile nel tentativo di impedirgli di completare la procedura. La situazione è rapidamente degenerata, rendendo necessario l’intervento di rinforzi per bloccare l’aggressore. I tre agenti coinvolti hanno riportato lesioni con prognosi rispettivamente di 15, 10 e 10 giorni.

“Apprendere che tre lavoratori abbiano subito lesioni fisiche per una contestazione legata a un semplice divieto di sosta è un fatto gravissimo e intollerabile”, dichiara Angelo Lentini, responsabile del Dipartimento Funzioni Locali della UIL FP di Taranto. “Stigmatizziamo con assoluta fermezza questo ennesimo episodio di violenza gratuita ai danni di chi, ogni giorno, opera per garantire legalità e sicurezza urbana. Non è accettabile che la professionalità e l’incolumità dei nostri iscritti vengano messe a rischio da simili atti di follia”.

La UIL FP rivolge un appello diretto all’Amministrazione comunale di Laterza affinché agisca con decisione a tutela dei propri dipendenti. «Pur apprezzando le parole di solidarietà espresse dal Sindaco — aggiunge Lentini — esortiamo il Comune a fare un passo concreto, costituendosi parte civile nel procedimento penale a fianco dei colleghi aggrediti. Sarebbe un atto dovuto, a difesa della dignità dei lavoratori e del prestigio dell’Istituzione».

Il sindacato chiede inoltre il potenziamento delle misure di sicurezza, della formazione e delle dotazioni strumentali, affinché gli agenti possano operare in contesti critici con la massima protezione possibile. “Chi aggredisce un pubblico ufficiale in servizio — conclude Lentini — colpisce lo Stato e l’intera comunità. Auspichiamo che la giustizia faccia il suo corso con il massimo rigore”.

La Segreteria UIL FP di Taranto rimarrà al fianco dei tre agenti feriti, ai quali esprime i più sentiti auguri di una pronta e completa guarigione.

UIL Taranto, precongresso nel segno dell’unità e del rilancio: Oliva indicato per la guida della confederazione ionica

Taranto. 17 aprile 2026 – Il precongresso della UIL Taranto rilancia l’azione sindacale sul territorio e guarda con determinazione alle sfide future, ponendo al centro lavoro, diritti e sviluppo sostenibile. Una giornata intensa di confronto e partecipazione che ha visto riuniti dirigenti sindacali, delegati e rappresentanti del mondo del lavoro, insieme a istituzioni e parti sociali, a testimonianza di una comunità ampia e coinvolta.

Ad aprire i lavori è stato il tavolo di presidenza, composto da Andrea Toma, segretario regionale UIL Puglia con delega all’industria, dal segretario generale UIL Puglia Stefano Frontini, dall’amministratore unico UIL Puglia Emanuele Piazzolla e dal coordinatore UIL Taranto Gennaro Oliva, a rappresentare la guida politica e organizzativa del Congresso.

Ai lavori congressuali hanno preso parte il Sindaco di Taranto Piero Bitetti  che ha portato i saluti istituzionali. Il dibattito si è arricchito inoltre degli interventi dei rappresentanti sindacali di CGIL e CISL e di autorevoli esponenti del mondo economico e istituzionale.

Nel corso dei lavori, il Coordinatore territoriale Gennaro Oliva ha delineato una visione chiara del ruolo che il sindacato è chiamato a svolgere in questo contesto. Il Congresso, ha sottolineato, non rappresenta un semplice passaggio statutario, ma un momento di responsabilità collettiva, un vero e proprio patto con il territorio per affrontare con determinazione le difficoltà che investono Taranto e il suo tessuto produttivo.

Ampio spazio è stato dedicato allo scenario internazionale, segnato da tensioni geopolitiche, dall’introduzione di nuovi dazi e da una crescente instabilità dei mercati, elementi che incidono in maniera diretta sull’economia locale. In particolare, Oliva ha richiamato l’attenzione sulle ripercussioni nei comparti strategici come l’acciaio, il porto e l’indotto, evidenziando come ogni dinamica globale finisca per tradursi in conseguenze concrete per lavoratori e famiglie.

Non è mancato il riferimento alla complessa vertenza industriale tarantina. Le transizioni ecologica, digitale e produttiva, ha rimarcato, devono essere governate e accompagnate, affinché non si traducano in un ulteriore sacrificio per i lavoratori. Serve una visione che coniughi innovazione e giustizia sociale, evitando che il cambiamento diventi sinonimo di precarietà.

Proprio sul tema del lavoro si è concentrata una parte significativa dell’intervento. Oliva ha evidenziato come non sia più sufficiente parlare di occupazione in termini quantitativi, se a crescere sono forme di lavoro povero e precario. La qualità del lavoro, le tutele e la dignità dei lavoratori devono tornare ad essere priorità assolute nell’agenda politica e istituzionale.

Rivendicato con forza anche il ruolo del sindacato confederale, chiamato a rappresentare un punto di riferimento stabile soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. In un contesto in cui spesso politica e istituzioni appaiono distanti, la UIL continua a garantire presenza, ascolto e azione concreta nei luoghi di lavoro e nella società.

Un passaggio significativo è stato dedicato al valore della comunità sindacale: una rete fatta di donne e uomini che ogni giorno operano tra fabbriche, uffici, cantieri e servizi, contribuendo a costruire un presidio reale di diritti e solidarietà.

Nel corso del Congresso è emersa inoltre una proposta importante per il futuro dell’organizzazione: Gennaro Oliva è stato indicato come Coordinatore Generale UIL Taranto in vista del Congresso regionale, a conferma della fiducia nel lavoro svolto e nella capacità di guidare l’organizzazione in una fase così delicata.

Le conclusioni dei lavori sono state affidate a Stefano Frontini, Segretario Generale UIL Puglia.

Il Congresso si chiude dunque con un messaggio chiaro: la UIL Taranto è pronta a continuare il proprio impegno con responsabilità, competenza e spirito unitario, per affrontare le sfide dei prossimi anni e costruire un futuro più equo per lavoratori, pensionati e cittadini del territorio.