Rischio radiologico, UIL FPL Taranto: “Stop alle interpretazioni discrezionali. La Cassazione conferma: le tutele sono un diritto soggettivo degli infermieri esposti”

“Nel nostro territorio, già gravato da pesanti criticità ambientali e sanitarie, la protezione di chi opera nei blocchi operatori, nelle radiologie e in tutte le unità dove si utilizzano apparecchi radiogeni deve diventare una priorità assoluta, non negoziabile”.

TARANTO, 09 febbraio 2026 – La tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità non può dipendere da una scelta burocratica o da esigenze di contenimento della spesa. L’ordinanza n. 11310 del 29 aprile 2025 della Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – rafforza in modo netto il quadro delle tutele per il personale infermieristico esposto a radiazioni ionizzanti, riconoscendo la natura di vero e proprio diritto soggettivo dell’indennità di rischio radiologico e dei 15 giorni di congedo aggiuntivo per recupero biologico.

La Suprema Corte ha chiarito che il diritto all’indennità e al congedo aggiuntivo non nasce da una “etichetta” formale o dal giudizio delle commissioni aziendali, ma dalla concreta esposizione al rischio radiologico. Conta la realtà del lavoro: esposizione non occasionale né temporanea, attività svolta abitualmente in “zona controllata”, livello di rischio analogo a quello del personale di radiologia, così come definito dal D.Lgs 230/1995 e dalla normativa contrattuale.

“Troppo spesso – anche negli ospedali del territorio ionico – infermieri strumentisti e personale di sala operatoria coinvolti in procedure radioguidate si sono visti negare indennità e congedi, sulla base di classificazioni interne arbitrarie o letture restrittive delle norme” dichiara il segretario generale UIL FPL Taranto, Giovanni Maldarizzi. “La Cassazione ribadisce che le valutazioni aziendali non hanno valore costitutivo: se l’esposizione è effettiva e abituale, la tutela deve essere riconosciuta”.

Il mancato riconoscimento del rischio non è un dettaglio amministrativo: ha conseguenze dirette sulla salute delle lavoratrici e dei lavoratori. Le evidenze scientifiche richiamate anche nella giurisprudenza e nella normativa di radioprotezione indicano, in caso di esposizione prolungata a radiazioni ionizzanti, un aumento del rischio di patologie oncologiche, di cataratta professionale e di disturbi a carico della tiroide.

In un territorio come quello ionico, già gravato da pesanti criticità ambientali e sanitarie, la protezione di chi opera nei blocchi operatori, nelle radiologie e in tutte le unità dove si utilizzano apparecchi radiogeni deve diventare una priorità assoluta, non negoziabile.

Alla luce di questo importante pronunciamento, UIL FPL Taranto invita formalmente la Direzione dell’azienda sanitaria a rivedere con urgenza le mappature del rischio radiologico in tutte le sale operatorie, nei blocchi endoscopici, nelle emodinamiche e in ogni servizio in cui si effettuano procedure radioguidate, adeguandole ai criteri tecnici del D.Lgs 230/1995 e alla più recente giurisprudenza; a assicurare una tracciabilità rigorosa dell’esposizione di ciascun operatore, includendo presenze in zona controllata, tempo di esposizione e dosimetria, per garantire trasparenza e tutela effettiva; e a riconoscere l’indennità di rischio radiologico e i 15 giorni di congedo per recupero biologico a tutte le figure aventi diritto – non solo tecnici e medici di radiologia, ma anche personale infermieristico e di supporto che dimostri una esposizione abituale comparabile – evitando un contenzioso giudiziario che, alla luce dell’orientamento della Cassazione, esporrebbe l’azienda a sicure soccombenze.

“Non consentiremo che la burocrazia o logiche di risparmio scarichino sui lavoratori il peso del rischio radiologico” prosegue Maldarizzi. “Come UIL FPL Taranto siamo pronti a garantire assistenza legale a tutte le iscritte e gli iscritti che, pur operando in zona controllata o in ambienti ad alto uso di fluoroscopia, vedono ancora negati questi diritti”

Aggressione al Centro di Distribuzione di Ginosa, la UILPoste denuncia: “Fatto gravissimo, non è confronto sindacale ma violenza”

Taranto, 04 febbraio 2026 – UILPoste Puglia denuncia con la massima fermezza la gravissima aggressione verbale avvenuta nei giorni scorsi all’interno del Centro di Distribuzione di Ginosa, in provincia di Taranto, ai danni di due lavoratrici, la Responsabile del Centro e un’addetta alla Linea Mercato.

Secondo quanto ricostruito, durante una visita effettuata da esponenti di un’altra organizzazione sindacale, si sarebbe verificato un episodio di inaudita gravità, del tutto estraneo a qualsiasi corretto confronto sindacale. Il fatto sarebbe scaturito da una semplice e garbata osservazione della Responsabile del Centro, che aveva fatto notare di non essere stata salutata all’ingresso, richiamando di fatto al rispetto delle più elementari regole di educazione e di accesso nei luoghi di lavoro.

Da quel momento si sarebbe scatenata una reazione spropositata, arrogante e intimidatoria, con toni aggressivi e frasi minacciose rivolte alla Responsabile del Centro, fino ad arrivare all’intimazione di “fare silenzio” e a espressioni gravissime come “te la faró pagare”, che nulla hanno a che vedere con il confronto sindacale e che richiamano piuttosto dinamiche di prevaricazione inaccettabili.

Quando l’addetta alla Linea Mercato ha tentato di riportare la calma, è stata a sua volta aggredita verbalmente con identica arroganza, arrivando perfino a sentirsi dire che avrebbe potuto parlare solo previa “autorizzazione”. Un comportamento umiliante, violento e profondamente offensivo, aggravato dal fatto che le vittime siano due donne e che l’episodio si sia verificato in un momento storico particolarmente drammatico, a pochi giorni dall’ennesimo femminicidio che ha colpito una lavoratrice proprio di Poste Italiane.

“Quanto accaduto a Ginosa è un fatto gravissimo e inaccettabile – dichiara Giuseppe Manfuso, segretario regionale UILPoste Puglia – non siamo di fronte a una tensione sindacale, ma a una vera e propria aggressione verbale. La UILPoste condanna con forza ogni forma di intimidazione e ribadisce che il confronto sindacale non può mai trasformarsi in prevaricazione o violenza, soprattutto nei confronti delle lavoratrici”.

A rendere il quadro ancora più allarmante è quanto sarebbe accaduto successivamente, quando, nel tentativo di esercitare ulteriore pressione, sarebbe stato utilizzato uno smartphone per scattare fotografie all’interno del Centro di Distribuzione, in palese violazione delle disposizioni aziendali e delle norme di sicurezza che regolano l’accesso e la permanenza negli ambienti postali.

“Sul territorio tarantino non è più tollerabile assistere a episodi di questo genere nei luoghi di lavoro – afferma Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto – il rispetto, la dignità e la sicurezza delle persone devono essere principi irrinunciabili. La UIL sarà vigile e presente affinché fatti così gravi non vengano minimizzati o archiviati come normali tensioni”.

La UILPoste Puglia sottolinea inoltre come simili atteggiamenti non rappresentino un episodio isolato, essendo già stati in passato oggetto di segnalazioni all’Azienda, in particolare con riferimento ad altri contesti lavorativi del territorio, senza che vi sia stata una reale e visibile assunzione di responsabilità. Il permanere di questo silenzio rischia oggi di configurare una pericolosa tolleranza verso comportamenti che ledono la dignità delle persone.

Per la UILPoste Puglia è indispensabile che Poste Italiane prenda una posizione chiara e netta, riaffermando con forza che nei luoghi di lavoro non può esserci spazio per intimidazioni, arroganza e violenza verbale e garantendo che episodi di questo genere non abbiano a ripetersi.

“La tutela delle lavoratrici e dei lavoratori non è una concessione, ma un dovere – conclude Manfuso – e su questo la UILPoste non farà alcun passo indietro”.

Alle due colleghe coinvolte va la piena solidarietà e vicinanza della UILPoste Puglia e della UIL Taranto, che continueranno a seguire con attenzione l’evolversi della vicenda affinché nessuno venga lasciato solo.

Taranto, 03 febbraio 2026 – In data odierna la UILPA, insieme alle altre Organizzazioni Sindacali territoriali, ha incontrato la Commissione Difesa presso l’Arsenale Militare Marittimo di Taranto. L’incontro, di carattere istituzionale, è stato accolto con favore e ha rappresentato un’importante occasione di confronto sulle criticità che interessano il personale civile del Ministero della Difesa, non solo a livello locale ma sull’intero territorio nazionale.
Nel corso del confronto, la UILPA ha ribadito la necessità di una reale integrazione degli organici, oggi fortemente sottodimensionati, e di una revisione del processo di esternalizzazione delle attività verso l’industria privata. Un percorso che negli anni ha sottratto funzioni strategiche al personale interno, con ricadute negative sia in termini di costi sia sotto il profilo occupazionale ed economico per i territori.
È stata inoltre evidenziata l’urgenza di destinare adeguate risorse economiche allo straordinario, indispensabile per garantire il corretto funzionamento delle attività di supporto alle unità navali, ai servizi logistici e amministrativi, oggi assicurate da un numero sempre più ridotto di lavoratrici e lavoratori.
Il Presidente della Commissione Difesa ha assicurato l’impegno della Commissione a rappresentare al vertice politico le criticità emerse nel corso delle visite effettuate nei diversi Enti della Difesa, caratterizzati da problematiche analoghe su scala nazionale.
La UILPA auspica un’inversione di tendenza nelle politiche adottate finora e un percorso di riforma dello strumento militare che veda il pieno coinvolgimento del personale civile. Per il territorio di Taranto, tali problematiche si inseriscono in un contesto già segnato da numerose vertenze e da una forte fragilità occupazionale, rendendo ancora più urgente un cambio di rotta.
A conclusione dell’incontro, la visita è proseguita presso la nuova Stazione Navale, dove i dipendenti in servizio hanno illustrato le attività svolte dal personale del Comando a supporto della Forza Armata, sottolineando il ruolo strategico e imprescindibile del personale civile della difesa.

UILTuCS: stato di agitazione per il servizio di portierato nelle Corti d’Appello

A Taranto emergenza lavoro: decine di vertenze e centinaia di posti a rischio

Taranto, 2 gennaio 2026 – La UILTuCS Puglia proclama lo stato di agitazione del personale impiegato nel servizio di portierato e reception delle sedi della Corte di Appello di Brindisi, Lecce e Taranto, a seguito delle decisioni assunte dalla Corte di Appello di Lecce, committente del servizio.

Alla scadenza del contratto con la società Clean Service srl, nell’ambito della convenzione Consip, la Corte di Appello ha proceduto a un affidamento diretto sotto soglia di durata quadrimestrale alla società Bruma Investigazioni, in attesa dell’espletamento di una nuova gara.
Un affidamento che prevede però una riduzione di circa il 30% delle prestazioni, con conseguenze dirette e pesantissime sull’occupazione.

“Riteniamo fortemente lesiva la decisione assunta dalla Corte di Appello di Lecce – dichiara Marco Dell’Anna, segretario generale UILTuCS Puglia –. Una scelta che rischia di condannare oltre trenta lavoratori e le loro famiglie a una prospettiva di precarietà e povertà, aggravata dal fatto che proviene da una committenza pubblica, che dovrebbe invece garantire il rispetto della dignità delle persone e la tenuta dei livelli occupazionali”.

Secondo la UILTuCS, le modalità e le tempistiche dell’affidamento appaiono particolarmente critiche.

“Non possiamo non rilevare – prosegue Dell’Anna – come questa decisione sembri orientata a ridurre gli orari di lavoro prima ancora della nuova gara, creando un precedente pericoloso e scaricando sui lavoratori il prezzo delle scelte amministrative”.

Ma è Taranto a rappresentare, ancora una volta, uno dei punti più fragili di questa vertenza.

“La situazione tarantina desta serie e profonde preoccupazioni – sottolinea Alfonso Galiano, componente di segreteria UILTuCS Taranto –. Questo appalto si inserisce in un contesto già drammatico, fatto di decine di vertenze aperte che stanno cancellando centinaia di posti di lavoro nel commercio, nei servizi e negli appalti”.

Per la UILTuCS Taranto, il rischio è quello di aggravare ulteriormente una crisi strutturale.

“Siamo di fronte a un depauperamento economico e sociale senza precedenti – aggiunge Galiano –. Ogni riduzione di orario, ogni posto perso, indebolisce ulteriormente un territorio già stremato. Taranto non può continuare a pagare il prezzo di scelte che non tengono conto dell’impatto sociale e occupazionale”.

A partire da oggi, lunedì 2 febbraio, i lavoratori saranno in sciopero, con sit-in di protesta davanti al Tribunale Penale di Lecce.
La UILTuCS ha inoltre richiesto un incontro urgente alla Corte di Appello di Lecce e al Comitato SEPAC della Regione Puglia.

“Siamo pronti a mettere in campo ogni ulteriore iniziativa – concludono Dell’Anna e Galiano – pur di evitare che, proprio in un appalto pubblico, si scriva una delle pagine più nere per l’occupazione del territorio”.

ADOC Taranto: “Inaccettabile far pagare la sosta ai disabili e ai residenti. Taranto merita equità e rispetto.”

Taranto, 2 febbraio 2026 – L’ADOC Taranto, per voce del suo presidente Domenico Votano, denuncia con forza le nuove regole introdotte da Kyma Mobilità sulla sosta cittadina, che prevedono il pagamento dei parcheggi anche per i titolari di contrassegno disabili in alcune aree della città e per i residenti delle zone D, E, F e G, costretti a versare fino a 75 euro al mese per un abbonamento che un tempo era gratuito.

“È inaccettabile – dichiara Votano – che a Taranto, nel 2026, chi vive una condizione di disabilità debba preoccuparsi non solo delle barriere architettoniche, ma anche di quelle economiche. Imporre il pagamento della sosta ai portatori di disabilità, in aree dove la gratuità era riconosciuta, rappresenta una violazione dei principi di uguaglianza e di solidarietà sanciti dagli articoli 3 e 32 della Costituzione e dalla Legge 104/1992. Chi si muove con difficoltà non può essere trattato come un utente qualunque del parcheggio a pagamento”

L’ADOC sottolinea inoltre che le disposizioni di Kyma Mobilità, esplicitate in una recente nota ufficiale, creano forti disparità territoriali: mentre in alcune vie cittadine la sosta gratuita per disabili è consentita solo se gli stalli riservati sono già occupati, in altre aree tale diritto viene negato del tutto. Un criterio che, secondo l’associazione, “non solo penalizza i cittadini più fragili, ma contraddice lo spirito dell’art. 188 del Codice della Strada e delle circolari ministeriali che impongono ai Comuni di garantire la massima accessibilità”.

Parallelamente, a partire dal mese di gennaio, i residenti delle zone tariffarie D-G si sono visti revocare il permesso gratuito di sosta, finendo per dover sottoscrivere un nuovo abbonamento dal costo di 75 euro mensili. Un onere che grava pesantemente su famiglie già colpite dal caro-vita e da un generale aumento dei tributi locali.

“Questa scelta – continua Votano – è l’ennesimo segnale di una politica lontana dai cittadini. Taranto non può dividersi in quartieri di serie A e di serie B. Pretendiamo una revisione immediata del piano parcheggi e il ripristino della gratuità per disabili e residenti, nel rispetto dei principi di equità e giustizia sociale”.

L’ADOC Taranto, che ha già provveduto a inviare una nuova PEC di sollecito all’Amministrazione Comunale e al sindaco Bitetti, chiede l’avvio urgente di un tavolo di confronto con le associazioni dei consumatori e delle persone con disabilità per correggere le distorsioni del nuovo piano sosta e garantire tutele uniformi su tutto il territorio comunale.

In attesa di risposte concrete, l’associazione invita i cittadini a partecipare al momento pubblico di incontro e protesta programmato per il 14 febbraio davanti a Palazzo di Città, per difendere insieme il diritto a una mobilità libera, equa e rispettosa della dignità di tutti i tarantini.

Teleperformance, UILCOM: “Scelte unilaterali e silenzi inaccettabili. A rischio lavoro e dignità”

Taranto, 30 gennaio 2026 –  UILCOM esprime forte preoccupazione per la decisione del cliente Mediamarket di abbandonare l’appalto ai danni di Teleperformance e trasferire all’estero le attività di assistenza alla clientela, senza alcuna comunicazione ufficiale che chiarisca dove verranno ricollocate le attività oggi gestite sul territorio nazionale.

A Taranto il settore del customer care rappresenta una delle poche opportunità di lavoro stabile per decine di famiglie e ogni scelta che ne mette in discussione la tenuta ha un impatto sociale immediato e profondo sul territorio.

Teleperformance, già attraversata da una fase complessa, si trova ora a dover fronteggiare le conseguenze di una scelta unilaterale del committente, priva di garanzie e strumenti adeguati a tutelare pienamente i lavoratori coinvolti. La ricollocazione del personale impiegato sulla commessa Mediamarket su altre attività rappresenta un tentativo necessario per evitare licenziamenti, ma non può essere considerata una soluzione stabile né una prospettiva di lungo periodo.

Il tutto è avvenuto in totale assenza di confronto sindacale, senza l’attivazione di alcun tavolo preventivo e senza fornire alle organizzazioni dei lavoratori informazioni chiare e trasparenti sul futuro della commessa.

“La scelta di Mediamarket – dichiara il segretario regionale UILCOM Puglia, Alfredo Neglia – ignora il valore del lavoro svolto in Italia e disattende gli obblighi previsti dal CCNL delle Telecomunicazioni e dalle norme nazionali in materia di tutela occupazionale, mettendo a rischio oltre cinquanta lavoratrici e lavoratori tra Taranto e Roma”.

UILCOM denuncia una possibile elusione della clausola sociale prevista dalla normativa vigente, a partire dalla Legge 11/2016, che impone procedure chiare e tutele precise in caso di cambio appalto e delocalizzazione delle attività.

“Ogni trasferimento di attività fuori dal Paese – prosegue Neglia – deve essere sottoposto a un controllo rigoroso da parte delle istituzioni, soprattutto quando rischia di aggirare le norme che garantiscono continuità occupazionale nei servizi di customer care rivolti al mercato italiano”.

Consentire che simili operazioni passino sotto silenzio significherebbe aprire la strada a un precedente pericoloso, destinato a colpire l’intero settore del CRM/BPO e migliaia di lavoratrici e lavoratori in tutta Italia.

Per questo la UILCOM chiede con fermezza un intervento immediato del Governo affinché Mediamarket venga richiamata alle proprie responsabilità e venga fermato qualsiasi processo di trasferimento all’estero delle attività rivolte ai clienti italiani, nel pieno rispetto delle regole e dei diritti.

“Qui non è in discussione solo un appalto – conclude Neglia – ma il rispetto delle regole e della dignità del lavoro: senza tutele e senza responsabilità sociale, il prezzo di queste scelte lo pagano sempre gli stessi”.

Porto di Taranto, lavoro e futuro: l’assemblea UIL dei portuali TPWA

Taranto, 30 gennaio 2026 – Si è svolta ieri, 29 gennaio 2026, nella sala conferenze “Sandro Pertini” della UIL di Taranto, l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori portuali ex TCT, oggi iscritti alla Taranto Port Workers Agency. È stato un momento di confronto vero, partecipato e necessario, dedicato al presente e alle prospettive del porto di Taranto, crocevia strategico per lo sviluppo economico e industriale del territorio ionico.

A presiedere i lavori è stato Carmelo Sasso, segretario generale della UIL Trasporti Taranto, insieme al coordinatore territoriale Gennaro Oliva e al presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Giovanni Gugliotti. Al centro del dibattito sono emersi i temi del lavoro, degli investimenti, della formazione, dello sviluppo dell’eolico offshore e del ruolo della Vestas, individuata come potenziale motore di rilancio occupazionale. Ma si è anche discusso dell’assenza, ormai cronica, dell’operatore ex articolo 17, un vuoto che da anni penalizza la piena operatività e la competitività dello scalo.

Nel suo intervento, Gennaro Oliva ha sottolineato la determinazione dei portuali e della UIL nel reclamare diritti e certezze. “Questa assemblea dimostra che i portuali non chiedono assistenza, ma lavoro vero, dignità e certezze. Dopo anni di attese non possiamo più permetterci promesse senza ricadute occupazionali. Il tempo delle parole è finito”, ha dichiarato Oliva, raccogliendo il consenso e l’applauso dell’assemblea.

Carmelo Sasso, presiedendo i lavori, ha posto l’attenzione sui ritardi strutturali e istituzionali che continuano a frenare la piena ripartenza del porto. “Il porto di Taranto è strategico solo nelle dichiarazioni – ha denunciato –. Decreti e annunci non hanno prodotto occupazione concreta. Il molo polisettoriale, definito strategico da oltre dieci anni, oggi garantisce lavoro stabile a sole 120 famiglie: così non va”.

Nel corso del dibattito è stata ribadita la necessità di trasformare i progetti recentemente annunciati in opportunità occupazionali reali. Vestas, la formazione professionale e l’eolico offshore restano occasioni ancora sospese, con fondi e clausole sociali già disponibili ma prive di una pianificazione chiara. “Non sappiamo – ha aggiunto Sasso – quali profili servano davvero e quando partiranno i primi posti di lavoro”, evidenziando una situazione di incertezza che pesa sui lavoratori e sull’intero sistema produttivo portuale.

Gravissima, secondo la UIL, è anche l’assenza della compagnia di manodopera temporanea prevista dall’articolo 17, uno strumento essenziale per l’efficienza dei porti e la gestione del traffico merci. “Da oltre tre anni Taranto è senza compagnia di manodopera temporanea – ha ricordato Sasso –. Così si perdono traffici, occasioni e posti di lavoro, mentre decine di lavoratori restano fermi da oltre sedici anni”.

In collegamento anche il parlamentare ionico Dario Iaia (FdI) che ha fatte proprie le preoccupazioni dei lavoratori. Iaia ha chiarito come l’azione di Governo è incentrata al rilancio del porto di Taranto e alla ricollocazione di tutti i portuali nello scalo.

Il presidente dell’Autorità portuale, Giovanni Gugliotti, ha riconosciuto le difficoltà strutturali ma anche l’importanza del confronto costante tra istituzioni e sindacato. “Non ho la bacchetta magica, ma non resto fermo – ha dichiarato –. Il confronto, anche duro, è necessario. Qui si gioca con la vita delle persone e delle loro famiglie”.

L’assemblea si è conclusa con l’approvazione unanime di un documento politico e sindacale che chiede l’avvio immediato di politiche attive per il lavoro, l’attuazione dell’articolo 17, chiarezza sulle concessioni, piena applicazione del decreto per l’eolico offshore e l’istituzione di una cabina di regia capace di garantire una visione unitaria e condivisa sul futuro del porto di Taranto.

“Non permetteremo – ha concluso Oliva – che quindici anni di attese si trasformino nell’ennesima occasione persa. Il porto di Taranto deve tornare a essere motore di lavoro e sviluppo.”

Con questa assemblea la UIL di Taranto rinnova il proprio impegno concreto e quotidiano accanto alle lavoratrici e ai lavoratori portuali, per difendere il diritto al lavoro e costruire prospettive vere di sviluppo per l’intera comunità jonica. Dalla parte del lavoro. Sempre.

Ex Ilva, nuova emergenza nell’indotto: Semat Sud avvia 218 licenziamenti. UIL: “Ritirare la procedura, servono tutele e politiche attive”

Taranto, 29 gennaio 2026 – Si aggrava la crisi occupazionale dell’indotto dell’ex Ilva. La Semat Sud, azienda storica attiva da oltre vent’anni negli appalti di manutenzione e risanamento dello stabilimento siderurgico, ha formalmente avviato lo scorso 15 dicembre 2025 una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 218 lavoratori, annunciando contestualmente la cessazione delle attività.

Una decisione che rischia di produrre pesanti ricadute sociali su centinaia di famiglie e che si inserisce in un contesto già fortemente compromesso per il territorio ionico, dove – secondo i dati sindacali – si concentra quasi il 60% della cassa integrazione straordinaria dell’intera Puglia.

La vertenza è approdata oggi al tavolo istituzionale convocato dalla Regione Puglia, alla presenza dei rappresentanti aziendali, delle organizzazioni sindacali e degli assessori competenti. Al centro del confronto la richiesta, avanzata con forza da Feneal UIL, Filca CISL e Fillea CGIL, di ritirare la procedura di licenziamento e individuare strumenti alternativi per salvaguardare l’occupazione.

Dal tavolo è emersa la disponibilità a concedere una proroga di nove mesi di cassa integrazione, fino al 31 dicembre, e ad attivare verifiche con SEPAC, ARPAL e Ministero del Lavoro per l’eventuale accesso alla cassa integrazione per transizione occupazionale, misura che potrebbe accompagnare i lavoratori con percorsi di formazione e politiche attive finalizzate al reimpiego.

“Questa vertenza è l’ennesima conseguenza diretta dell’instabilità industriale dell’ex Ilva – dichiara Oliva Gennaro, coordinatore UIL Taranto –. Parliamo di un’azienda che ha sempre lavorato per il sito siderurgico e che oggi paga errori e ritardi non suoi. Abbiamo chiesto con chiarezza il ritiro della procedura e l’attivazione di tutti gli ammortizzatori sociali possibili. Taranto non può continuare a perdere lavoro: il territorio è già al limite del collasso sociale”.

Sulla stessa linea il segretario generale della FENEAL UIL, Ivo Fiore: “La priorità deve essere la tutela dei 218 lavoratori. Servono ammortizzatori straordinari, formazione e vere politiche attive del lavoro che consentano una transizione occupazionale concreta. Le risorse pubbliche devono servire a mantenere l’occupazione e a sostenere la ripresa produttiva, non a certificare nuove chiusure”.

I sindacati hanno ribadito la necessità di un intervento strutturale delle istituzioni locali e nazionali per l’intero sistema dell’indotto ex Ilva, chiedendo un monitoraggio costante delle crisi aziendali e strumenti straordinari di sostegno.

La UIL assicura che continuerà a seguire la vertenza passo dopo passo, mantenendo alta l’attenzione e promuovendo ogni iniziativa utile a difendere il lavoro e il futuro industriale di Taranto.

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI PORTUALI TPWA

E’ convocata per il giorno 29 Gennaio 2026 alle ore 16:30 presso la sala conferenze “Sandro Pertini” della Uil di Taranto al Piazzale Dante (Bestat) n°2 l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori portuali ex TCT iscritti alla Taranto Port Workers Agency.

Gli argomenti trattati saranno:

  • Situazione operativa del Porto di Taranto;
  • Mancato avvio dei corsi di riqualificazione professionale;
  • Scadenza della TPWA costituita ai sensi dell’art. 4 del L. 29/12/2016 n. 243 poi convertito, con modificazioni, dalla L. 27/02/2017, n. 18;
  • Varie ed

Data la situazione di completo stallo in cui versa il Porto di Taranto e alla assenza di supporto e coinvolgimento degli attori Istituzionali del territorio sul concreto rilancio delle attività portuali siamo seriamente preoccupati per il futuro del nostro scalo e delle lavoratrici e dei lavoratori che invitiamo pertanto alla massima partecipazione.

Questo al fine di una analisi congiunta del contesto attuale e soprattutto della definizione condivisa delle migliori azioni da mettere in campo per sbloccare dapprima i corsi di riqualificazione professionale e soprattutto di non vanificare la clausola sociale prevista dalla normativa già richiamata alla luce della sua prossima scadenza.

 

 

 

Sanitaservice ASL Taranto, UIL FPL: caos contrattuale e disparità inaccettabili. Maldarizzi: “Basta scelte scellerate sulla pelle dei lavoratori”

Taranto, 27 gennaio 2026– La situazione di Sanitaservice ASL Taranto ha ormai superato ogni limite di tollerabilità. Una condizione che si protrae da anni, senza alcun reale percorso di riallineamento contrattuale, nonostante le ripetute segnalazioni sindacali e le vertenze già aperte. Mentre il dibattito pubblico viene alimentato quotidianamente da interventi di consiglieri regionali e parlamentari sul progressivo declino gestionale della società in-house, continuano a mancare risposte concrete da parte dei vertici aziendali.

La UIL FPL Taranto interviene con decisione per denunciare una gestione che penalizza i lavoratori e calpesta sistematicamente i diritti contrattuali. Il processo di internalizzazione delle commesse, che in altre province pugliesi ha prodotto risultati coerenti con le finalità dichiarate, a Taranto ha invece generato profonde distorsioni, soprattutto sul piano degli inquadramenti e dell’organizzazione del personale.

“Siamo di fronte a una situazione gravissima – dichiara il segretario generale della UIL FPL, Giovanni Maldarizzi – perché a Sanitaservice Taranto si continua a ignorare il principio basilare della corrispondenza tra mansioni svolte e inquadramento contrattuale, così come previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. I lavoratori amministrativi provenienti da Sincon e gli addetti ai CUP sono ancora oggi collocati in Fascia B, nonostante svolgano attività riconducibili a profili di assistente amministrativo e, in molti casi, di funzionario. È una mortificazione professionale che dura da troppo tempo e che non possiamo più accettare”.

A questo si aggiunge un utilizzo del personale del tutto disomogeneo, con lavoratori impiegati in ruoli difformi rispetto alla qualifica di assunzione, spesso senza criteri trasparenti e con spostamenti che sembrano rispondere più a logiche politiche o a scelte discrezionali della Direzione Strategica che a reali esigenze organizzative.

“Questa giungla organizzativa – prosegue Maldarizzi – viola i principi del CCNL e genera disuguaglianze, frustrazione e conflitti interni. Ancora più inaccettabile è la prassi degli accordi conciliativi ‘ad personam’, sottoscritti solo con alcuni lavoratori scelti dall’azienda, ignorando il principio di equità e l’universalità dei diritti. I diritti non possono essere concessi per simpatia o convenienza”.

Una gestione che, oltre a danneggiare i lavoratori, ha ricadute dirette sulla qualità dei servizi resi ai cittadini. La confusione organizzativa e la mancata valorizzazione delle professionalità incidono negativamente su settori delicati come i CUP e gli uffici amministrativi, già sottoposti a carichi di lavoro eccessivi e carenze strutturali di personale.

La UIL FPL Taranto denuncia inoltre l’ingerenza continua del socio unico ASL Taranto, che impone all’Amministratore Unico decisioni non coerenti con i fabbisogni reali dell’azienda e con i diritti del personale, contribuendo a una gestione priva di visione strategica.

“Diciamo basta a questa gestione – conclude il segretario generale UIL FPL –. Chiediamo un immediato cambio di rotta e l’apertura di un tavolo di confronto serio e responsabile che produca risultati concreti: una mappatura delle mansioni realmente svolte, la revisione degli inquadramenti e la definizione di criteri trasparenti nell’assegnazione dei ruoli. In assenza di risposte chiare e tempestive, la UIL FPL Taranto valuterà ogni iniziativa sindacale a tutela dei lavoratori, senza escludere il ricorso alle sedi competenti”.