TISCALI, L’ENNESIMO SCHIAFFO A TARANTO: 17 TRASFERIMENTI FORZATI A BARI. LA UIL: “NON SAREMO LA CITTÀ DEI SACRIFICI”

Taranto, 6 maggio 2026 – La vertenza Tiscali torna a colpire duramente il territorio jonico, inserendosi nel più ampio e drammatico piano di ridimensionamento del Gruppo Tessellis che ha già previsto 180 esuberi a livello nazionale. Il 20 aprile 2026 l’azienda ha avviato una procedura di trasferimento collettivo per 17 lavoratrici e lavoratori delle aree Customer Quality & Operations e Sales Planning & Strategy della sede di Taranto verso Bari. Questa mossa rappresenta un ulteriore passo verso la chiusura definitiva di un presidio territoriale che, solo a gennaio di quest’anno, era già stato svuotato di 50 unità attraverso procedure di uscita volontaria incentivata.
Durante l’esame congiunto del 28 aprile tra l’azienda e le segreterie di SLC-CGIL, Fistel-CISL e UILCOM-UIL, i sindacati hanno ribadito la loro totale contrarietà chiedendo il ritiro immediato della procedura. Nonostante l’opposizione, l’azienda ha confermato l’avvio dei trasferimenti a partire dal 13 maggio 2026, concedendo il palliativo dello smart working full time fino al 31 dicembre 2026. La scelta del 13 maggio appare tutt’altro che casuale, poiché segue di un solo giorno l’udienza in tribunale del 12 maggio, snodo cruciale per autorizzare la cessione del ramo d’azienda B2C al Gruppo Canarbino. Le organizzazioni sindacali pretendono ora un confronto immediato per discutere del futuro industriale direttamente con l’acquirente aggiudicatario.
“Questa vicenda rappresenta l’ennesimo colpo a un territorio che continua a perdere competenze, professionalità e opportunità occupazionali nel settore delle telecomunicazioni,” sottolinea Alfredo Neglia, esecutivo UILFPC. “Difendere questi 17 lavoratori significa difendere l’idea stessa che Taranto non possa essere considerata una sede periferica sacrificabile o un serbatoio da cui attingere solo per fare cassa. È inaccettabile che si decida di svuotare definitivamente un’azienda nascondendo dietro l’opzione temporanea dello smart working quello che nei fatti è uno smantellamento in piena regola. La nostra battaglia prosegue senza sconti per tutelare ogni posto di lavoro e per pretendere chiarezza immediata sul piano industriale di chi subentrerà.”