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Taranto, 29 dicembre 2025 – Il nuovo ospedale San Cataldo di Taranto si avvia verso la fase conclusiva dei lavori, ma l’apertura della struttura continua a slittare. Ad oggi, l’orizzonte temporale più realistico per l’inaugurazione resta quello compreso tra la tarda primavera e l’estate del 2026. Un’attesa lunga, segnata da criticità strutturali, organizzative e soprattutto occupazionali che la UIL FPL di Taranto continua a denunciare con forza.
Il nodo principale resta quello del personale. Per rendere realmente operativo un presidio ospedaliero da oltre 700 posti letto servono circa 1.300 nuove unità tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici. Un fabbisogno che non può essere coperto semplicemente spostando il personale dall’ospedale SS. Annunziata, pena il depotenziamento – se non la chiusura – di servizi essenziali per la città.
“Il San Cataldo non può aprire svuotando altri ospedali – dichiara Giovanni Maldarizzi, segretario generale della UIL FPL Taranto –. Servono assunzioni straordinarie e immediate. Senza un piano occupazionale serio e autorizzazioni ministeriali dedicate, l’apertura rischia di trasformarsi in un’operazione di facciata, pagata dai lavoratori e dai cittadini”.
Accanto al tema del personale, resta centrale anche quello dell’allestimento tecnologico. Sebbene la struttura muraria sia sostanzialmente completata, sono ancora in corso le installazioni delle apparecchiature elettromedicali ad alta complessità: 25 grandi macchinari, tra cui TAC, risonanze magnetiche di ultima generazione e sale operatorie integrate. In passato, il processo ha subito rallentamenti legati alle difficoltà nel trasferimento dei fondi – circa 105 milioni di euro – dal Governo alla Regione, criticità superate solo negli ultimi anni.
A questi aspetti si aggiungono le lunghe procedure di collaudo e verifica. Il San Cataldo è un ospedale altamente digitalizzato, dotato di sistemi informatici avanzati, intelligenza artificiale applicata alla diagnostica e tecnologie touchless. Ogni impianto – dai gas medicali agli impianti elettrici di emergenza, fino alle reti dati – deve essere testato singolarmente per garantire standard elevati di sicurezza. Un iter complesso, ulteriormente rallentato in passato anche dai periodi di commissariamento del Comune di Taranto.
Ma c’è un altro tema che la UIL FPL considera imprescindibile: il futuro dell’ospedale SS. Annunziata. Sul tavolo resta aperto il dibattito politico, tecnico e sindacale sulla necessità di mantenere in città un secondo Pronto Soccorso.
“Taranto non può permettersi di concentrare tutte le emergenze su un’unica struttura – sottolinea Maldarizzi –. Il San Cataldo, da solo, rischia di non essere sufficiente a coprire l’intero fabbisogno di urgenza. Per questo ribadiamo la necessità di mantenere operativo il Pronto Soccorso del SS. Annunziata, evitando scelte drastiche e penalizzanti per la popolazione”.
La UIL FPL Taranto chiede quindi certezze: un cronoprogramma chiaro, risorse umane adeguate, il pieno coinvolgimento delle parti sociali e una visione complessiva della sanità ionica che metta al centro i lavoratori e il diritto alla salute dei cittadini.
“Il San Cataldo deve essere una vera risposta ai bisogni sanitari del territorio – conclude Maldarizzi – non l’ennesima incompiuta organizzativa. Senza personale, senza servizi e senza una rete ospedaliera equilibrata, non esiste alcuna sanità del futuro”.
Taranto, 27 dicembre 2025 – La UIL Trasporti esprime forti perplessità sulla nascita di Porti d’Italia Spa, la nuova società pubblica destinata a gestire le grandi opere infrastrutturali strategiche del sistema portuale nazionale. A intervenire sul Quotidiano di Taranto è Carmelo Sasso, segretario della UIL Trasporti, che richiama l’attenzione sui rischi legati a un’eccessiva centralizzazione delle decisioni.
“I sindacati hanno già espresso molte riserve su Porti d’Italia e ora valuteremo con attenzione l’iter parlamentare – dichiara Sasso – anche perché sulla prima bozza presentata dal Ministero l’Anac ha avanzato rilievi significativi”.
Secondo la UIL Trasporti, il nuovo assetto rischia di ridimensionare il ruolo delle Autorità di Sistema Portuale, che verrebbero private della possibilità di realizzare direttamente le infrastrutture. “Le Authority – spiega Sasso – dovranno limitarsi a programmare, rimettendosi poi alle decisioni della nuova società. Storicamente, quando le scelte vengono accentrate, i territori non ne escono bene”.
Il segretario UIL Trasporti non esclude tuttavia che Porti d’Italia Spa possa diventare, se utilizzata correttamente, uno strumento per sbloccare situazioni ferme da anni. “Se il Governo intende davvero trovare soluzioni per Taranto, anche in relazione alla crisi dell’ex Ilva, allora questa nuova società potrebbe aiutare a sbloccare opere rimaste appese e a orientare il rilancio del porto, che oggi è completamente fermo”.
Resta però alta la preoccupazione per il futuro dei lavoratori. “Il vertice politico-istituzionale annunciato ad agosto non si è ancora tenuto – sottolinea Sasso – e i corsi di riqualificazione, pur finanziati dalla Regione, non possono partire senza sapere quali imprese si insedieranno e di quali competenze avranno bisogno. Inoltre, tra un anno terminerà l’Agenzia per il lavoro che segue i 320 ex TCT”.
Per la UIL Trasporti servono risposte immediate, concrete e condivise. Il rilancio del porto di Taranto non può più attendere: infrastrutture, lavoro e prospettive di sviluppo devono tornare al centro dell’agenda istituzionale.
Taranto, 24 dicembre 2025 – C’è un Natale che arriva carico di luci e uno che, per molti lavoratori tarantini, porta con sé incertezze, attese e promesse non mantenute. Le grandi vertenze industriali continuano a segnare profondamente il territorio e le famiglie, lasciando un senso di precarietà che si trascina ormai da anni. A raccontarlo sono le voci di chi vive quotidianamente queste crisi, uomini e donne in prima linea, che non hanno smesso di credere in un futuro possibile. I racconti sono stati pubblicati sul Quotidiano di Taranto nell’edizione di oggi 24 dicembre 2025
È la storia di Marco Biasi, 46 anni, operaio dello stabilimento siderurgico di Taranto e rappresentante della UILM Taranto. Entrato in fabbrica nel 2002, quando l’Ilva rappresentava sicurezza e prospettiva, Marco ha visto sgretolarsi, anno dopo anno, certezze che sembravano solide. Il sequestro del 2012, la cassa integrazione, i continui rinvii di piani industriali mai realmente attuati hanno trasformato il lavoro in un’attesa logorante.
“Negli ultimi dieci anni – racconta – ho lavorato meno di quanto sia rimasto fermo”. Una condizione che pesa non solo sugli operai, ma sulle famiglie, sui figli, sul futuro stesso della città. La contrapposizione tra diritto al lavoro e diritto alla salute, secondo Biasi, è una ferita ancora aperta: due battaglie che non dovrebbero essere nemiche, ma parte di un’unica visione di sviluppo giusto e sostenibile.
Accanto alla crisi della grande industria, c’è quella del porto di Taranto, raccontata dalla testimonianza di Ottorino Michele Picardi, operatore portuale e rappresentante della UILTRASPORTI Taranto. Dopo anni difficili segnati dalla delocalizzazione dei traffici e dal crollo occupazionale del 2012, Picardi è uno dei 140 lavoratori rientrati in attività presso la San Cataldo Container Terminal – Gruppo Yilport. Un rientro che, però, non può bastare.
Sono ancora circa 330 gli ex lavoratori del TCT in attesa di una vera opportunità, mentre il rilancio dei traffici procede a rilento e le potenzialità del porto restano in gran parte inespresse.
“Il porto di Taranto può essere una risorsa strategica – sottolinea Picardi – ma servono scelte concrete”. Dallo sviluppo del terminal container all’attuazione del decreto che individua lo scalo ionico come hub per le piattaforme dell’energia eolica, le occasioni non mancano. Ciò che manca, ancora una volta, è il passo decisivo per trasformare le promesse in lavoro stabile e dignitoso.

Le storie di Marco e Ottorino non sono casi isolati, ma rappresentano un pezzo importante della condizione lavorativa in Puglia e a Taranto. Un territorio che continua a pagare il prezzo di ritardi, indecisioni e politiche industriali frammentate.
La UIL di Taranto ribadisce con forza che il tempo delle attese è finito: servono risposte, investimenti, programmazione e soprattutto rispetto per chi, da anni, tiene in piedi il lavoro e l’economia locale.
Perché dietro ogni vertenza ci sono persone, famiglie e comunità intere che chiedono una sola cosa: un futuro certo, giusto e dignitoso.
Taranto, 23 dicembre 2025 – Nel febbraio del 2023, delegati sindacali di CGIL e UIL dell’Arsenale di Taranto, avevano rivendicato il diritto di una lavoratrice di godere di ferie già maturate o di usufruire dello smart-working, in assenza di particolari esigenze di servizio e di fronte, invece, a bisogni famigliari che richiedevano la sua presenza. Per la richiesta di chiarimenti all’amministrazione che aveva negato alla donna tale diritto, i delegati di FP CGIL e UIL PA, si erano rivolti alla dirigente al personale.
Quella “intromissione”, in realtà vera mission dei sindacati, non era stata gradita dalla funzionaria dell’Arsenale di Taranto che per tale ragione aveva addirittura segnalato i lavoratori rappresentanti della sigle sindacali al PERSOCIV, la Direzione Generale per il Personale Civile, e redatto addirittura un rapporto disciplinare.
Quella macchia sulla vita di questi lavoratori è stata cancellata definitivamente alcuni giorni fa grazie ad una sentenza del Tribunale di Taranto che ha invece condannato l’Arsenale per condotta antisindacale.
La sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Taranto, dottoressa Viviana Di Palma, sana una condotta e in parte restituisce serenità ai lavoratori e rappresentanti sindacali che per due anni hanno dovuto subire l’ “inquisizione” di un procedimento disciplinare sulle loro teste e rappresaglie continue al limite del mobbing.
“Facevamo solo quello che è giusto fare quando si è rappresentanti dei lavoratori”– dicono nel frattempo i delegati sindacali Pietro Avellino e Cosimo Gualano, rispettivamente rappresentanti di FP CGIL e UIL PA.
Una sentenza che ristabilisce anche dignità al ruolo del sindacato – spiegano Cosimo Sardelli, segretario generale della FP CGIL e Giuseppe Andrisano, segretario generale della UIL PA – perché da troppo tempo ormai si tende ad intimidire chi ha il diritto, sancito da leggi e contratti nazionali, di interagire, contrattare e anche dissentire in nome della difesa del lavoro e dei lavoratori.
Un atto di grave violazione delle prerogative sindacali, che ha visto CGIL e UIL adire le vie legali, assistite dall’avvocato Luca Bosco.
Con sentenza di primo e secondo grado il Tribunale ha condannato l’Arsenale per condotta antisindacale, comminando anche una multa di 2.400 euro più le spese.
I giudici hanno sottolineato che le rimostranze manifestate dei sindacalisti rientravano ” nel legittimo diritto di critica ed esercizio dell’attività sindacale la cui repressione , attraverso il procedimento disciplinare e l’irrogazione della sanzione, costituisce una palese violazione del diritto del Sindacato di svolgere attività associativa in favore dei lavoratori e in quanto tale integra gli estremi i condotta antisindacale “
La sentenza manda un messaggio chiaro e una volta di più ricorda a quanti ritengono di vestirsi di autorità – dicono Avellino, Sardelli, Gualano e Andrisano – che i diritti dei lavoratori non si calpestano e il Sindacato, orgogliosamente dalla parte dei lavoratori, non si imbavaglia.
D’Arcangelo (UIL PO): “Riconosciuta la natura patriarcale del femminicidio, ora servono prevenzione e cultura del rispetto.”
Oliva (UIL): “La legge è un traguardo importante, ma deve tradursi in politiche e protezione reale per le donne”
TARANTO, 19 dicembre 2025 – UIL Taranto accoglie con favore l’approvazione definitiva del nuovo reato autonomo di femminicidio, introdotto nel Codice Penale (art. 577-bis) ed entrato in vigore il 17 dicembre 2025, come strumento di giustizia e tutela concreta contro la violenza di genere.
La nuova legge prevede una serie di misure volte a rafforzare la tutela, anche penale, nei confronti delle donne. Nel dettaglio, il reato di femminicidio introduce una fattispecie specifica di omicidio, volta a sanzionare con la pena dell’ergastolo chiunque cagioni la morte di una donna per atti di discriminazione, odio o prevaricazione, o attraverso comportamenti di controllo, possesso o dominio sulla vittima in quanto donna.
Il reato è previsto anche quando l’omicidio avviene in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo, o come atto di limitazione delle sue libertà individuali. Si tratta di un’ipotesi autonoma rispetto al reato comune di omicidio, per la quale la legge applica direttamente la pena dell’ergastolo.
La norma interviene anche su altri ambiti, modificando il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi (art. 572 c.p.), estendendo la tipologia delle vittime (includendo anche i non conviventi legati da rapporto di filiazione con l’autore del reato) e introducendo una nuova aggravante quando la condotta è commessa con le modalità previste per il femminicidio. È inoltre prevista la confisca obbligatoria dei beni utilizzati per commettere il delitto di maltrattamenti.
“Questo passo normativo – sottolinea Patrizia D’Arcangelo, coordinatrice delle Pari Opportunità UIL Taranto – riconosce finalmente il femminicidio non come un semplice omicidio, ma come un crimine fondato sulla disuguaglianza di potere e sulla cultura patriarcale. È un segnale politico e sociale importante, che tuttavia deve essere accompagnato da un impegno costante nella prevenzione, nell’educazione e nel sostegno reale alle donne vittime di violenza.”
UIL Taranto, in linea con la posizione nazionale dell’Organizzazione, ribadisce che la legge da sola non basta: servono risorse per i Centri Antiviolenza, formazione nelle scuole e nei luoghi di lavoro, percorsi di autonomia economica e servizi di protezione diffusi sul territorio. In un contesto come quello tarantino, segnato da fragilità sociali e occupazionali, la lotta contro la violenza di genere significa anche garantire dignità, lavoro e inclusione.
“Il nuovo reato rappresenta un passo avanti fondamentale – aggiunge Gennaro Oliva, coordinatore Territoriale UIL Taranto – ma è necessario tradurre la legge in politiche pubbliche, in azioni coordinate e in un cambiamento culturale profondo. La violenza di genere si combatte anche nei luoghi di lavoro, costruendo ambienti sicuri, rispettosi e paritari.”
In questa direzione opera quotidianamente lo Sportello Mobbing e Stalking della UIL Taranto, coordinato da Antonella Maselli, che da anni è al fianco di lavoratrici e lavoratori che subiscono violenza, dentro e fuori i luoghi di lavoro. Lo sportello mette a disposizione strutture, competenze e professionisti specializzati per offrire assistenza legale, psicologica e sindacale a chi vive situazioni di disagio, abuso o vessazione.
UIL Taranto rinnova infine il proprio impegno accanto alle donne, ai lavoratori e alle lavoratrici del territorio per costruire una comunità fondata su rispetto, giustizia e pari opportunità, perché solo con la partecipazione di tutti è possibile sradicare la cultura della violenza.
TARANTO, 19 dicembre 2025 – UILPoste Puglia denuncia una vicenda gravissima che coinvolge un ex lavoratore di Poste Italiane di Taranto, collocato in pensione obbligatoria per limiti di età da ben 14 mesi e che, a oggi, non ha ancora percepito un solo euro di pensione.
“Siamo di fronte a una situazione inaccettabile e umanamente indegna – dichiara il segretario regionale della UILPoste Puglia, Giuseppe Manfuso –. Un lavoratore che ha prestato servizio per anni in Poste Italiane si ritrova oggi senza stipendio perché non è più in servizio e senza pensione perché qualcuno non ha fatto il proprio dovere. Questo non è un disguido tecnico, è un fallimento del sistema”.
Secondo quanto comunicato dall’INPS, alla base del blocco della pensione ci sarebbero anomalie contributive relative al periodo compreso tra il 2000 e il 2010, anni in cui il lavoratore era impiegato con contratti a tempo determinato prima della stabilizzazione avvenuta a seguito di un ricorso giudiziario. Anomalie che, secondo l’Istituto previdenziale, devono essere sanate da Poste Italiane prima di procedere alla liquidazione della pensione.
“Nel frattempo – prosegue Manfuso – a pagare è sempre il lavoratore, lasciato senza alcuna entrata economica da oltre un anno, con seri problemi di salute e difficoltà economiche sempre più gravi. È assurdo che due grandi enti continuino a rimpallarsi le responsabilità mentre una persona viene privata di un diritto fondamentale”.
Sulla vicenda interviene anche il coordinatore territoriale della UIL di Taranto, Gennaro Oliva: “Quello che sta accadendo è socialmente inaccettabile. Non si può abbandonare un pensionato in questo limbo burocratico, senza reddito e senza certezze. Chiediamo a Poste Italiane di intervenire immediatamente per regolarizzare la posizione contributiva e all’INPS di attivare ogni strumento possibile per garantire almeno un sostegno economico”.
La UIL sottolinea come il caso non sia isolato, ma riguardi una criticità più ampia che interessa numerosi lavoratori stabilizzati dopo lunghi anni di precariato. “È necessario – aggiunge Oliva – che le istituzioni vigilino e intervengano, perché qui non parliamo solo di numeri, ma di persone e famiglie”.
UILPoste Puglia ribadisce che la pensione non è un favore, ma un diritto sancito dalla legge, e annuncia che non resterà a guardare, mettendo in campo ogni iniziativa sindacale e legale necessaria per risolvere questa vergognosa situazione.
“C’è poi un aspetto che rende questa vicenda ancora più amara – concludono Manfuso e Oliva –: siamo alle porte del Natale, un periodo in cui tutti si preparano a vivere momenti di serenità e di festa. E invece questo lavoratore viene lasciato senza un euro, nell’indifferenza generale. È una ferita profonda al senso di giustizia e di umanità. I diritti dei lavoratori non possono andare in vacanza, nemmeno a Natale”.
