Ex Ilva, Oliva (Uil): “Stabilimento di fatto fermo, serve subito una soluzione per evitare la bomba sociale”

BARI, 17 giugno 2026 – Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha convocato oggi, 17 giugno, le organizzazioni sindacali per un confronto sulla crisi dell’ex Ilva, accogliendo la richiesta avanzata nei giorni scorsi dalle sigle metalmeccaniche che avevano lanciato l’allarme su una possibile “bomba sociale” legata alle prospettive dello stabilimento e alle ricadute occupazionali.

All’incontro, svoltosi nella sala Di Jeso del palazzo della Presidenza, hanno partecipato le segreterie confederali regionali di Cgil, Cisl e Uil e le segreterie regionali e territoriali di Fim, Fiom, Uilm, Usb e Ugl Metalmeccanico. Al centro del confronto, la situazione sempre più critica del siderurgico di Taranto, tra produzione ridotta, aumento della cassa integrazione e le prime procedure di licenziamento nel sistema degli appalti.

Nel corso dell’incontro è intervenuto Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto, che ha ringraziato il presidente Decaro per aver accolto la richiesta di confronto, sottolineando però la necessità di trasformare il momento di ascolto in un percorso concreto e condiviso.

“Quella di oggi non è la sede in cui si assumono decisioni sul futuro dello stabilimento – ha dichiarato Oliva – ma è il luogo da cui deve partire un’iniziativa comune per incalzare il Governo. La situazione è drammatica e chi conosce la fabbrica sa bene che fermare le batterie equivale di fatto a fermare la produzione: oggi lo stabilimento è acceso, ma non produce. Si tratta solo di capire quando verrà spento”.

Oliva ha evidenziato come il tema della decarbonizzazione sia rimasto, negli anni, privo di attuazione concreta: “Si è parlato per troppo tempo di transizione senza che si realizzassero interventi reali. Non c’è stata alcuna inversione di marcia e oggi ci troviamo con una produzione minima, basata su impianti vecchi di decenni, con tutte le conseguenze ambientali e sanitarie che conosciamo”.

Il coordinatore UIL ha poi richiamato l’attenzione sulle condizioni dei lavoratori: “A Taranto abbiamo costruito una piattaforma che non è più solo sindacale, ma di comunità, perché i problemi riguardano tutti. Ci sono lavoratori che vivono esclusivamente di ammortizzatori sociali, famiglie che non riescono a sostenere spese sanitarie o a garantire un futuro ai propri figli. Questa vertenza è sociale prima ancora che industriale”.

 

Nel suo intervento, Oliva ha ripreso anche le criticità emerse nel confronto nazionale, denunciando l’assenza di una strategia chiara: “Ci troviamo davanti a un continuo scaricabarile istituzionale. Il Governo non offre una visione né una prospettualità concreta, mentre il tempo scorre e la situazione peggiora. La cassa integrazione è diventata una condizione permanente e nel sistema degli appalti si registrano già procedure di licenziamento collettivo”.

Da qui la richiesta di un cambio di passo immediato: “Se non si è in grado di rilanciare lo stabilimento, bisogna avere il coraggio di costruire soluzioni alternative per i lavoratori. Non è più accettabile trascinare questa situazione nell’incertezza. Il destino delle persone deve venire prima di quello degli impianti”.

Oliva ha inoltre sollecitato interventi concreti sul territorio, a partire dalle opportunità occupazionali già esistenti: “All’Arsenale mancano centinaia di lavoratori e nessuno interviene. Allo stesso tempo si continuano a raccontare prospettive occupazionali, come quelle legate a nuovi investimenti, che nei fatti non si realizzano. Serve verità e servono atti concreti”.

Tra le richieste avanzate anche la riapertura del confronto sull’estensione dei benefici legati all’amianto e la necessità di evitare disparità tra lavoratori: “Non possiamo creare lavoratori di serie A e di serie B. Le tutele devono riguardare tutti, non solo chi è direttamente coinvolto nello stabilimento”.

Infine, l’appello alla Regione Puglia e a tutte le parti coinvolte: “Da questo tavolo deve uscire una richiesta congiunta al Governo: bisogna fare presto. Perché il rischio concreto è che qualcuno spenga definitivamente l’interruttore dello stabilimento. E una fabbrica spenta, senza alternative, rischia di fare ancora più male al territorio e ai lavoratori”.

L’incontro si inserisce in un contesto di forte tensione, con le organizzazioni sindacali che continuano a chiedere risposte urgenti per evitare una crisi sociale senza precedenti che coinvolgerebbe non solo Taranto, ma l’intera regione e il Mezzogiorno.