Latest News
My latest ramblings.
Enjoy! I definitely got important things to say
My latest ramblings.
Enjoy! I definitely got important things to say
La nota di CGIL, CISL e UIL Taranto
Il cordoglio di fronte all’ennesima morte sul lavoro ferisce, genera rabbia e dolore. È inaccettabile pensare di cavarsela con il cordoglio fine a sé stesso. Difatti, da anni si parla ma si ignora il grido di allarme delle lavoratrici e dei lavoratori, delle RSU e RLS, che cercano di attirare l’attenzione delle istituzioni preposte sul rispetto delle condizioni di sicurezza all’interno della fabbrica e sulla tutela della salute di tutta la comunità.
Perché non ci stiamo più ad essere il bersaglio di una campagna contro le lavoratrici e i lavoratori e le Organizzazioni Sindacali che li rappresentano, consentendo la più grande operazione di annientamento e cancellazione della memoria storica e sociale di questa terra.
Tutto questo avviene, di fronte alla morte dell’ennesimo lavoratore in quella fabbrica. Un vociare scomposto e a volte irriguardoso che oggi ci indigna e ci fa inorridire. Perché il lutto diventa il terreno di propaganda per tutti, anche per quelli che quella fabbrica non l’hanno mai vista neanche da lontano.
Così mentre quel padre di famiglia, quel lavoratore, oggi non torna a casa da suo figlio, da sua moglie, dagli affetti più cari, è l’”uso” di quel corpo che ci lascia senza parole.
La morte di un operaio ex ILVA è un argomento “utile” per tutti.
Ma una cosa deve essere chiara. Non è vero che non ci sono responsabilità. Non è vero che non ci sono colpevoli.
Lo sciopero di 24 ore indetto dai sindacati di categoria è solo la punta di un iceberg composto da anni di segnalazioni, denunce, coinvolgimento degli organi ispettivi; un “lavoro” quasi invisibile che serviva a non lasciare soli, ancora una volta in quell’acciaieria, Claudio e quelli come lui.
Non arretreremo di un passo. Per Claudio. Per il suo lavoro. Per il lavoro di tutti. Per la comunità.
Taranto, 12 gennaio 2026
Giovanni D’Arcangelo Luigi Spinzi Gennaro Oliva
Segretario CGIL Ta Segretario CISL Ta Segretario UIL Ta
Taranto, 12 gennaio 2026 – Il 2026 si apre con l’ennesima brutta sorpresa per i cittadini di Taranto. In un contesto già segnato da rincari continui e da un potere d’acquisto sempre più fragile, arriva un nuovo provvedimento che pesa in maniera concreta sulla vita quotidiana di tante famiglie: l’abolizione del permesso gratuito di sosta per i residenti delle zone dalla D alla G della città.
A intervenire sulla questione è Domenico Votano, presidente dell’Associazione dei Consumatori ADOC Taranto, che parla senza mezzi termini di una decisione ingiusta e penalizzante, passata quasi sotto silenzio ma destinata ad avere effetti pesantissimi. Secondo ADOC, il nuovo anno “regala” ai cittadini l’ennesimo salasso.
Con l’annullamento del permesso gratuito per una sola auto a famiglia, diritto fino ad oggi riconosciuto, molti residenti si trovano ora costretti a sostenere costi mensili che possono arrivare fino a 75 euro pur di poter parcheggiare sotto casa. Una situazione che ADOC definisce un vero attentato alle tasche dei cittadini, già messe a dura prova dall’aumento del costo della vita e dalla carenza di servizi adeguati.
“Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di una città divisa in cittadini di serie A e cittadini di serie B – sottolinea Votano – perché una gran parte di Taranto, come chiaramente indicato nel regolamento di Kyma Mobilità, viene privata di qualsiasi diritto. Un provvedimento che non tiene conto della realtà dei quartieri e che scarica sulle famiglie il peso di scelte sbagliate”.
Una linea che, secondo ADOC Taranto, non rappresenta una novità ma la continuazione di politiche già viste in passato e che, a quanto pare, non stanno cambiando nemmeno con l’attuale amministrazione. Per questo l’associazione ribadisce con forza di non accettare questa ulteriore ingiustizia e annuncia azioni immediate.
ADOC Taranto ha infatti deciso di chiedere con urgenza un confronto diretto con Kyma Mobilità, con il Consiglio Comunale e con il Sindaco di Taranto, attraverso una formale richiesta inviata anche via PEC, affinché il provvedimento venga ritirato o profondamente modificato. In assenza di risposte concrete, l’associazione si dice pronta a mettere in campo tutte le iniziative necessarie a tutela dei cittadini.
“Invitiamo la cittadinanza a non restare in silenzio e a partecipare alle iniziative che saranno promosse – conclude Votano – perché questa battaglia riguarda tutti. Rivolgiamo inoltre un appello alle associazioni imprenditoriali affinché si costruisca un fronte comune contro una scelta che penalizza l’intera comunità e rende la vita in città sempre più difficile”.
ADOC Taranto ribadisce che il diritto alla mobilità e alla vivibilità urbana non può essere trasformato in un privilegio per pochi, né tantomeno in una nuova tassa occulta a carico delle famiglie.
Taranto, 9 gennaio 2026 – Si è tenuto oggi, presso l’Auditorium della Nuova Base Navale di Taranto, l’incontro conoscitivo con il nuovo Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio Berutti Bergotto.
A margine dell’iniziativa, la UILPA ha espresso apprezzamento per le parole del vertice militare, ribadendo tuttavia alcuni nodi fondamentali legati alla valorizzazione del personale civile e allo sviluppo del territorio ionico.
“La piena efficienza dello strumento militare – ha sottolineato la delegazione UILPA – non può prescindere dal contributo delle lavoratrici e dei lavoratori civili del Ministero della Difesa. Senza il loro apporto, non esiste prospettiva di crescita né per la Marina Militare né per l’intero sistema produttivo tarantino.”
Nel corso dell’incontro, la UILPA ha richiamato l’attenzione sulle croniche carenze di organico, chiedendo un intervento del vertice politico della Difesa affinché i posti banditi nei prossimi concorsi siano coerenti con le reali esigenze operative di un territorio ad alta concentrazione militare come Taranto, evitando ulteriori depotenziamenti.
Il sindacato ha inoltre sollecitato una revisione e un incremento delle risorse destinate al lavoro straordinario, considerato che il personale civile è quotidianamente chiamato a garantire la continuità delle attività con turni gravosi di reperibilità per sopperire alle carenze d’organico.
Particolare attenzione è stata riservata anche alla prospettiva di un progetto di cantieristica e dismissione delle unità navali, che potrebbe avere un impatto rilevante sul tessuto economico locale, già provato da numerose vertenze e dalla crisi della grande industria.
La UILPA ha quindi espresso apprezzamento per l’intervento dell’Ammiraglio Berutti Bergotto, che ha posto al centro la necessità di restituire centralità al benessere del personale. “È un principio che condividiamo pienamente – ha dichiarato la delegazione – e che deve tradursi in scelte concrete, capaci di generare effetti strutturali.”
Nel medesimo contesto, il sindacato ha sottolineato l’urgenza di rafforzare gli Organismi di Protezione Sociale (OPS), oggi in difficoltà nel territorio ionico per incertezze gestionali e carenza di prospettive. “Gli OPS devono essere strumenti reali di welfare – ha rimarcato la UILPA – capaci di rispondere ai bisogni dei dipendenti civili e delle loro famiglie.”
La UILPA ha concluso assicurando il proprio impegno a presidiare ogni tavolo di confronto, affinché alle parole seguano atti concreti, nel rispetto del lavoro civile, del benessere del personale e dello sviluppo del territorio ionico.
La delegazione UILPA presente all’incontro era composta da Giuseppe Andrisano, segretario generale UILPA TARANTO, Cosimo Gualano, coordinatore Difesa UILPA Taranto, e Vincenzo Boccadamo, RSU-RLS UILPA Taranto.
Giuseppe Manfuso (UIL Poste Puglia): “Altro che errore burocratico: è un’ingiustizia contro un lavoratore e contro lo Stato sociale. Poste e INPS risolvano subito questo scandalo”.
Taranto, 9 gennaio 2026 – C’è un limite oltre il quale il silenzio diventa complicità e l’attesa crudeltà istituzionale. Quel limite, nel caso di un ex lavoratore di Poste Italiane di Taranto, è stato superato da tempo. Da oltre 15 mesi, dopo il pensionamento per una vita di lavoro per strada tra freddo pioggia e caldo estremo, non riceve né stipendio né pensione. Nel frattempo, si trova senza alcun reddito, costretto a sostenere cure e spese sanitarie per una grave patologia oncologica all’occhio, con visite costanti e farmaci costosi.
“Ho lavorato una vita con passione e onestà. Ora mi ritrovo senza un euro, a 68 anni, dopo aver dato tutto al mio lavoro. È una sensazione terribile: ogni giorno mi chiedo come sia possibile che due enti dello Stato si rimpallino la responsabilità e io resti nel mezzo, dimenticato”, racconta l’ex dipendente. “Vorrei solo poter vivere con dignità, come ogni pensionato. Non chiedo un favore, chiedo il mio diritto.”
Il nodo burocratico riguarda presunte anomalie contributive tra il 2000 e il 2010, periodo in cui il lavoratore era assunto con contratti a termine prima di essere stabilizzato in Poste Italiane a seguito di un ricorso. Da allora, Poste e INPS si accusano reciprocamente: la prima non ha ancora regolarizzato la posizione contributiva e il secondo non procede al pagamento della pensione.
“Non siamo più davanti a un disguido tecnico, ma a una violazione inaccettabile dei diritti di un cittadino”, denuncia Giuseppe Manfuso, segretario regionale della UIL Poste Puglia. “Un lavoratore che ha già pagato il prezzo del precariato oggi viene punito una seconda volta dall’indifferenza delle istituzioni. Chiediamo a Poste Italiane di risolvere subito le anomalie e all’INPS di attivarsi per riconoscere immediatamente la pensione dovuta.”
Un caso, quello di Taranto, che diventa simbolo di un sistema che troppo spesso si perde nei meandri della burocrazia, dimenticando che dietro le pratiche ci sono persone.
“Come UIL Taranto saremo al fianco di questo ex lavoratore finché non riceverà quanto gli spetta”, aggiunge Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto. “Ogni mese senza pensione è un mese rubato alla vita di un uomo che ha servito lo Stato. Ora è lo Stato che deve servire lui.”
La UIL Poste Puglia annuncia che, se la situazione non sarà risolta a breve, valuterà anche azioni più incisive per riportare il caso nelle sedi nazionali. Perché la dignità non può aspettare.
Taranto 31 dicembre 2025 – È stata giusta e opportuna la convocazione di un Consiglio comunale monotematico dedicato all’emergenza rifiuti per le criticità che tormentano la comunità tarantina, soprattutto in taluni quartieri della città.
Come associazioni dei consumatori – Adiconsum, Adoc e Federconsumatori – riteniamo utile ribadire che i cittadini e le cittadine di Taranto, fruitori di un servizio pubblico fondamentale, subiscono da tempo le conseguenze di un sistema che registra livelli di raccolta differenziata tra i più bassi d’Italia, pur a fronte di una TARI tra le più elevate.
A tal proposito, nei mesi scorsi, a tutte le associazioni disponibili a sottoscrivere protocolli finalizzati al miglioramento del servizio di raccolta differenziata è pervenuta una richiesta di incontro da parte di Kyma Ambiente, a firma del suo Presidente. Nonostante siano state manifestate disponibilità in tal senso, ad oggi, nessuna delle scriventi ha ricevuto una convocazione in merito.
Parallelamente, in qualità di associazioni dei consumatori maggiormente rappresentative a livello nazionale, come previsto da norme e leggi vigenti, abbiamo formalmente richiesto al Sindaco di Taranto un incontro finalizzato alla sottoscrizione di una Carta della qualità dei servizi.
Una Carta dei servizi che potesse rappresentare uno strumento condiviso per individuare percorsi e azioni di miglioramento dei servizi pubblici locali, anche alla luce delle numerose segnalazioni, reclami, criticità ma anche proposte che quotidianamente raccogliamo presso i nostri sportelli cittadini. Analoga richiesta è stata reiterata all’Assessore alle Attività Produttive. Anche tali richieste unitarie, ad oggi, non hanno ricevuto riscontro.
Purtroppo, pure nel consiglio comunale monotematico sul tema rifiuti, tenutosi nella giornata di ieri 29 dicembre, è stata prevista la partecipazione di diverse associazioni di categoria, ma senza il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori, che rappresentano la maggioranza della popolazione, ossia coloro che sopportano il maggior peso della TARI e che vivono quotidianamente le inefficienze del servizio di raccolta dei rifiuti in molte aree della città. Probabilmente come associazioni avremmo potuto fornire un’altra opinione e contribuire in maniera costruttiva al dibattito.
Ci chiediamo, dunque, se questa Amministrazione comunale, che più volte richiama i principi della partecipazione e del coinvolgimento dal basso, intenda realmente ascoltare anche il punto di vista delle cittadine e dei cittadini attraverso le loro associazioni rappresentative, oppure se tali momenti di confronto restino occasioni limitate, non inclusive e prive di un reale coinvolgimento di chi subisce per primo gli effetti di un servizio che, allo stato attuale, appare inefficiente e inefficace.
Ancora una volta rivolgiamo un appello a questa Amministrazione affinché venga garantito il coinvolgimento delle scriventi associazioni, così come previsto dalle leggi dello Stato e dalle normative regionali e locali, riconoscendo il ruolo delle associazioni dei consumatori nei processi di miglioramento dei servizi pubblici locali e nella tutela dei diritti dei cittadini.
Restiamo in attesa di un riscontro formale e di una convocazione, certi che l’Amministrazione comunale vorrà colmare una evidente lacuna nel percorso di confronto e partecipazione democratica.
Domenico Votano, Adoc
Antonrello Zicari, Federconsumatori
Gianfranco Solazzo, Adiconsum
Taranto 30 dicembre 2025 – Un consiglio comunale lungo, articolato, partecipato, ma che lascia aperti più interrogativi di quanti ne chiuda. È il giudizio netto della UIL sull’esito della seduta monotematica dedicata all’emergenza rifiuti e alla situazione di Kyma Ambiente, conclusasi con l’approvazione del cosiddetto “Patto di civiltà per Taranto”, documento che – secondo il sindacato – contiene impegni generici e nessuna risposta strutturale alle criticità emerse.
Per la UIL, il nodo centrale resta la tenuta dell’azienda pubblica e il futuro dei lavoratori. A ribadirlo con forza è stato Carmelo Sasso, segretario generale della UIL Trasporti Taranto, intervenuto in consiglio comunale.
«Serve un’operazione di chiarezza non solo nelle parole ma soprattutto negli atti. Oggi siamo profondamente preoccupati per la tenuta dell’azienda: Kyma Ambiente è tecnicamente fallita e questo non può essere ignorato», ha dichiarato Sasso.
Particolare allarme desta la decisione di affidare a una società esterna una due diligence.
«Affidare una revisione esterna significa ammettere che né l’azienda né il Comune hanno contezza reale della situazione debitoria e finanziaria. Ci chiediamo: questa due diligence serve a risanare l’azienda, a venderla o a liquidarla?», ha aggiunto il segretario UIL Trasporti, puntando il dito anche sull’assenza di un controllo analogo efficace negli anni.
Nel mirino della UIL anche la gestione del personale e l’organizzazione del lavoro.
«Ci troviamo di fronte a una situazione inaccettabile: più lavoratori somministrati che dipendenti diretti, mansioni affidate senza criteri chiari, lavoratori che raccolgono rifiuti a mani nude. Se davvero si vuole mantenere pubblica Kyma Ambiente, bisogna dire con quali strumenti, con quali risorse e con quali impianti», ha sottolineato Sasso, richiamando l’urgenza di tutele per centinaia di lavoratori precari che da anni garantiscono il servizio.
Sulla stessa linea Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto, che evidenzia come il confronto istituzionale non possa limitarsi a documenti di principio.
«Il Patto di civiltà non può restare una dichiarazione d’intenti. Taranto ha bisogno di un cronoprogramma, di obiettivi misurabili e di scelte chiare. I cittadini pagano una Tari elevata e hanno diritto a un servizio efficiente, i lavoratori hanno diritto a certezze», afferma Oliva.
Per la UIL, la difesa del carattere pubblico di Kyma Ambiente deve tradursi in atti concreti.
«Dire che l’azienda resterà pubblica non basta: servono investimenti, impianti funzionanti, una governance trasparente e un confronto vero con le parti sociali. Senza queste condizioni, il rischio è continuare a rinviare, mentre la situazione peggiora», conclude Oliva.
La UIL continuerà a vigilare e a incalzare l’amministrazione comunale affinché alle parole seguano finalmente decisioni chiare, nell’interesse della città, dell’ambiente e dei lavoratori.
