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L’intervento del coordinatore territoriale Gennaro Oliva al vertice convocato dall’amministrazione comunale. Al centro del dibattito la crisi salariale, il fallimento della gestione statale dell’ex Ilva, il nodo occupazionale e l’emergenza sanitaria.
Taranto, 30 marzo 2026 – Oggi, 30 marzo, si è tenuto a Palazzo di Città il “Tavolo per lo sviluppo del territorio”, un momento di confronto convocato dall’amministrazione comunale di Taranto per fare fronte comune sulle sfide cruciali che attendono la comunità ionica. La Uil Taranto ha partecipato all’incontro con il consueto senso di responsabilità, chiarendo fin dalle prime battute una condizione essenziale: il dialogo istituzionale deve tradursi in azioni concrete, evitando il moltiplicarsi di infiniti “sottotavoli” che allontanano la risoluzione dei problemi.
A tracciare il bilancio della grave situazione socio-economica locale è stato il coordinatore territoriale della Uil, Gennaro Oliva, che ha portato all’attenzione delle istituzioni la voce di una classe lavoratrice ormai stremata. “Oggi ci rendiamo conto che i lavoratori sono sfiduciati e i dati Inps sono allarmanti”, ha sottolineato Oliva. Il quadro descritto dal sindacato evidenzia un altissimo ricorso alla cassa integrazione e un drastico calo demografico. A questo si aggiunge la questione salariale: con stipendi medi che oscillano tra gli 800 e i 1000 euro al mese, il 60% dei lavoratori tarantini non è più proprietario di casa, faticando a mantenere le proprie famiglie e smentendo la narrazione di una città capace di accumulare risparmi.
Sul fronte industriale e infrastrutturale, la Uil ha acceso i riflettori sulle vertenze storiche ancora irrisolte. Dopo dodici anni di gestione statale che non ha prodotto i risultati sperati, la grande fabbrica versa in uno stato di profonda crisi. Parallelamente, le mancate politiche di diversificazione hanno portato alla desertificazione del porto di Taranto, dove quasi 400 lavoratori dell’ex TCT attendono ancora risposte occupazionali. Il sindacato ha inoltre espresso forte preoccupazione per eventuali processi di privatizzazione, temendo che questi possano tradursi unicamente in pesanti tagli al personale.
Non meno urgente è l’allarme lanciato sulla sicurezza e sull’emergenza ambientale, con un focus specifico sulla piaga dell’amianto. Insieme a Cgil e Cisl, la Uil ha formalmente richiesto la convocazione di un tavolo regionale urgente a Bari. L’obiettivo è ottenere un’accelerazione reale sulle bonifiche, garantire un’adeguata sorveglianza sanitaria per gli ex esposti e assicurare il riconoscimento dei benefici previdenziali per chi ha respirato la fibra killer nei cantieri e nelle fabbriche del territorio.
Infine, il capitolo sanità. Affrontando il tema del nuovo ospedale San Cataldo, Oliva ha ribadito una verità inequivocabile: la vera criticità non riguarda l’apertura della struttura o il numero dei posti letto fisici, ma la drammatica carenza di personale medico, infermieristico e ausiliario. Senza un piano straordinario di assunzioni, il nuovo polo ospedaliero rischia di non poter garantire i servizi essenziali. Per la Uil Taranto, il rilancio della città come polo strategico del Mezzogiorno deve necessariamente passare da tutele sanitarie reali, lavoro stabile e rispetto per la dignità di un intero territorio.
Taranto, 28 marzo 2026 – Le scriventi Organizzazioni sindacali e datoriali del comparto mitilicolo tarantino, alla luce delle notizie diffuse in queste ore riguardanti un focolaio di epatite registrato a Napoli e casi segnalati anche in altre regioni, ritengono necessario intervenire per fare chiarezza e tutelare consumatori, operatori del settore e l’immagine di un prodotto simbolo della città di Taranto.
Si precisa con assoluta fermezza che le cozze di Taranto non sono interessate da alcuna emergenza sanitaria, poiché l’intera filiera produttiva locale è sottoposta a controlli rigorosi e costanti da parte degli enti competenti. I monitoraggi effettuati regolarmente da ASL Taranto e ARPA Puglia, attraverso campionamenti e analisi sulle acque e sui mitili, garantiscono standard elevatissimi di sicurezza alimentare, salubrità e tracciabilità, assicurando che il prodotto tarantino rispetti pienamente le normative sanitarie vigenti. Inoltre, è importante evidenziare che in questo periodo la cozza tarantina autoctona non è ancora nella fase di piena commercializzazione, (solo una piccola parte della produzione ha raggiunto le taglie commercializzabili) circostanza che rende ulteriormente evidente come eventuali prodotti potenzialmente a rischio possano difficilmente essere ricondotti alla produzione locale tarantina.
A conferma del miglioramento complessivo delle condizioni ambientali e della qualità delle produzioni, si registra inoltre un dato significativo: i mitili del primo seno del Mar Piccolo, dopo molti anni, finalmente non risultano contaminati. Lo ha dichiarato nelle scorse ore il Commissario Straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto, Vito Felice Uricchio, riferendo dei confortanti risultati forniti proprio da ASL Taranto e ARPA Puglia. Resta attualmente vigente l’Ordinanza n. 188/2016, che disciplina la movimentazione del novellame verso aree classificate del secondo seno del Mar Piccolo o del Mar Grande, misura adottata esclusivamente per la tutela della salute pubblica e per garantire continuità produttiva alla mitilicoltura tarantina.
I recenti risultati positivi hanno consentito di accogliere l’esigenza rappresentata dagli operatori del comparto, legata alle avverse condizioni meteo che hanno determinato ritardi nelle operazioni di spostamento. Tali difficoltà hanno portato alla presentazione di una formale richiesta di differimento dei termini, con conseguente slittamento della scadenza ultima per lo spostamento, fissata quest’anno al 31 marzo.
Le scriventi ribadiscono pertanto che il consumo della cozza tarantina autoctona è garanzia di qualità, tradizione e sicurezza alimentare, frutto di una filiera controllata, seria e trasparente. Allo stesso tempo si invita la cittadinanza a prestare attenzione alla provenienza del prodotto acquistato e a diffidare di mitili privi di adeguata tracciabilità o che possano essere immessi sul mercato con indicazioni ingannevoli, arrecando danno ai consumatori e agli operatori onesti. Taranto, la sua mitilicoltura e la sua cozza rappresentano un patrimonio economico, culturale e identitario che merita rispetto, tutela e verità.
f.to
COLDIRETTI TARANTO/SETTORE PESCA – EMILIO PALUMBO CONFCOOPERATIVE TARANTO/FEDERCOOPESCA – GIANLUCA BASILE CONFESERCENTI CASAIMPRESA TARANTO – COSIMO D’ANDRIA
LEGACOOP AGROALIMENTARE TARANTO/DIPARTIMENTO PESCA – COSIMO BISIGNANO
UNCI AGROALIMENTARE – CARLA MACRIPO’
FAI CISL – ALESSANDRO GESUE’
FLAI CGIL – GIUSEPPE ROMANO
UILA PESCA – VINCENZO GUARINO
Taranto, 28 marzo 2026 – La partecipazione si pratica, non si evoca. E soprattutto non può essere esercitata a seconda degli interlocutori.
Da tempo inviamo richieste di incontro al Sindaco di Taranto senza ricevere alcun riscontro. Si tratta di richieste che nascono dalle necessità e dalle criticità che attanagliano la comunità, segnalate quotidianamente dalle cittadine e dai cittadini che si rivolgono ai nostri sportelli con la speranza di ottenere risposte.
Le problematiche riguardano ambiti fondamentali della vita pubblica: servizi essenziali, trasporti, parcheggi, igiene urbana, tributi locali, sicurezza. Un elenco che potrebbe purtroppo continuare.
Proprio per queste ragioni abbiamo proposto un protocollo d’intesa sulla qualità dei servizi, da sottoscrivere tra il Comune e le associazioni dei consumatori componenti del CNCU, con l’obiettivo di promuovere un confronto costruttivo e partecipativo finalizzato al miglioramento dei servizi stessi. In questo percorso abbiamo riscontrato la sensibilità e la disponibilità dell’Assessore alle Attività Produttive nel sostenere tale iniziativa.
Tuttavia, nelle more che il protocollo completi il proprio iter istituzionale e diventi operativo, riteniamo indispensabile affrontare con urgenza le questioni più critiche, che non possono attendere i tempi della politica.
Per questo, con il presente comunicato, rivolgiamo ancora una volta un appello al Sindaco affinché ci convochi quanto prima, con particolare riferimento alle tematiche oggetto della nostra ultima richiesta di incontro sui tributi locali. Su questo fronte si registrano livelli di imposizione particolarmente elevati e numerosi errori nelle cartelle recapitate ai cittadini.
I nostri sportelli stanno diventando un punto di sfogo per un disagio crescente, aggravato dalla difficoltà di interlocuzione con gli uffici competenti.
Non vorremmo essere costretti ad avviare iniziative pubbliche che si porrebbero in contrasto con quei principi di partecipazione e confronto costruttivo che hanno ispirato il protocollo sopra richiamato.
Non si può continuare a raccontare e promuovere il rilancio della città soffermandosi esclusivamente sugli aspetti esteriori e di immagine, trascurando i bisogni reali di chi la vive quotidianamente, con tutte le sue criticità.
Quando i bisogni si trasformano in disagio diffuso, prima o poi la politica è chiamata a pagarne il prezzo.
Signor Sindaco, confidiamo in una Sua sollecita convocazione
Adiconsum – Adoc – Federconsumatori
I presidenti territoriali
Solazzo – Votano – Zicari
Taranto, 25 marzo 2026 – A due settimane dall’incontro a Palazzo di Città, l’ADOC Taranto torna a incalzare l’amministrazione comunale sulla spinosa questione della sosta a pagamento e dei permessi per i residenti. L’associazione dei consumatori sollecita un riscontro ufficiale e urgente alle proposte consegnate direttamente nelle mani del Sindaco Piero Bitetti lo scorso 12 marzo, necessarie per alleviare il pesante carico economico imposto alle famiglie tarantine. La prolungata assenza di risposte da parte dell’amministrazione rischia ora di inasprire ulteriormente gli animi, aprendo la strada a nuove forme di mobilitazione cittadina.
La vicenda trae origine dalla controversa delibera di giunta approvata nell’estate del 2024, che ha portato all’eliminazione dei permessi gratuiti per i residenti in diverse zone della città, costringendo molti a far fronte a costi mensili fino a 75 euro pur di poter parcheggiare sotto la propria abitazione. Durante il colloquio del 12 marzo, l’ADOC ha consegnato al primo cittadino un documento formale contenente precise richieste e una proposta alternativa di calmierazione delle tariffe per evitare di gravare ingiustamente sulle tasche dei tarantini. L’associazione ha chiesto in primo luogo la sospensione cautelativa della delibera e la riattivazione, a partire dal mese di aprile, dei vecchi permessi di parcheggio per i residenti titolari. Per conciliare il diritto alla mobilità con le esigenze dell’ente, è stata presentata una proposta basata su tre nuove tipologie di abbonamento a costi estremamente ridotti: un pass residenziale valido esclusivamente nelle zone di residenza dove esistono strisce blu e bianche con un costo compreso tra i 10 e i 15 euro mensili, un pass lavorativo per chi deve parcheggiare nei pressi del proprio impiego con un costo tra i 15 e i 20 euro, e un abbonamento totale valido in tutta la città al costo di 40 o 50 euro mensili.
Il presidente di ADOC Taranto, Domenico Votano, ribadisce l’urgenza di una risposta chiara da parte delle istituzioni locali. “Siamo stati gentilmente accolti dal Sindaco lo scorso 12 marzo, al quale abbiamo consegnato a mano le nostre proposte per risolvere il grave disagio economico causato dalle nuove tariffe, che chiedono ai cittadini di sborsare 75 euro al mese” ha dichiarato Votano. “Abbiamo dimostrato un approccio costruttivo e collaborativo, suggerendo abbonamenti calmierati che permetterebbero al Comune di recuperare entrate anche da chi oggi è impossibilitato a pagare cifre tanto esorbitanti. Restiamo fiduciosi in un accoglimento delle nostre istanze, ma la nostra pazienza ha un limite”.
A rafforzare in maniera netta la posizione dell’associazione interviene Gennaro Oliva, coordinatore territoriale della UIL Taranto, confermando il pieno e totale appoggio del sindacato a questa vertenza. “Come UIL Taranto sosteniamo fermamente la battaglia dell’ADOC, perché le scelte amministrative non possono scaricare le inefficienze e la necessità di fare cassa sulle spalle di lavoratori, pensionati e famiglie” afferma Oliva. “Non possiamo accettare che Taranto venga divisa in cittadini di serie A e di serie B, trasformando il diritto alla mobilità in un privilegio per pochi o in una tassa occulta insopportabile. Chiediamo al Sindaco un cambio di rotta immediato e risposte concrete alle proposte presentate: continueremo a vigilare e a mobilitarci finché non sarà ripristinata l’equità sociale”.
Dal 1975 a oggi persi quasi 4.000 posti civili. Il sindacato chiede formazione qualificata, sinergia con l’industria nazionale e rilancio della cantieristica ionica per trasformare i fondi in reale sviluppo.
TARANTO, 18 marzo 2026 – Un’emorragia occupazionale senza precedenti che rischia di paralizzare un settore vitale per il territorio ionico, ma anche un’opportunità irripetibile legata ai nuovi investimenti. È questa la fotografia del comparto Difesa a Taranto tracciata dalla Uilpa, a margine della riunione tenutasi nei giorni scorsi presso il Comando Interregionale Marittimo. I numeri, del resto, parlano chiaro: se nel 1975 l’Arsenale Militare contava 4.774 dipendenti civili, le stime per il quadriennio 2021-2025 registrano un crollo a circa 800 unità. A questo si aggiungono le riduzioni previste tra il 2024 e il 2025, con circa 2.000 civili in meno in tutti gli enti della Difesa tarantina a causa dei pensionamenti. Una crisi che colpisce duramente anche il Comando Stazione Navale, dove la riduzione della forza lavoro sfiora il 40%.
Di fronte a questa drammatica condizione, che incide sulla dignità lavorativa e sulla funzionalità del comparto, il sindacato sceglie la via della proposta. La notizia dell’arrivo di oltre 60 milioni di euro per l’acquisizione di un nuovo bacino all’interno dell’Arsenale Militare viene accolta come un segnale incoraggiante, ma con una precisa avvertenza: senza un piano organico e coordinato, il rischio è che queste risorse restino un intervento isolato, incapace di invertire la rotta. La Uilpa chiede una visione integrata che coinvolga istituzioni, industria e parti sociali, puntando su formazione, valorizzazione delle competenze e nuove assunzioni stabili.
A tracciare la rotta per il sindacato è Vincenzo Boccadamo, in rappresentanza della UILPA Taranto, che sottolinea la necessità di un cambio di passo immediato.
“Da tempo denunciamo le difficoltà strutturali in cui versa il personale civile della Difesa, ma oggi crediamo sia necessario andare oltre la mera segnalazione delle criticità”, dichiara Boccadamo. “Occorre costruire una strategia concreta: i piani manutentivi delle nuove unità navali prevedono un coinvolgimento diretto dell’industria nazionale che ha realizzato tali assetti. Questo elemento rappresenta un’opportunità strategica che il nostro territorio non può trascurare”.
Il rappresentante della UILPA pone poi l’accento sull’importanza dell’aggiornamento professionale: “Siamo consapevoli che le nuove tecnologie e i sistemi innovativi che alimentano le moderne unità navali richiedono competenze altamente specialistiche. Per questo riteniamo indispensabile e urgente prevedere piani formativi strutturati. Un investimento in formazione non solo rafforzerebbe le capacità operative del comparto, ma contribuirebbe a generare un indotto significativo, con ricadute positive sull’intero tessuto economico e produttivo tarantino”.
Riguardo ai fondi in arrivo, Boccadamo chiarisce: “I 60 milioni previsti per il nuovo bacino dell’Arsenale sono un segnale positivo e incoraggiante. Tuttavia, tale intervento rischia di rimanere isolato se non inserito all’interno di un piano strutturato, organico e coordinato, finalizzato al rilancio complessivo della cantieristica nell’area ionica. Solo attraverso una programmazione strategica e condivisa sarà possibile trasformare questi investimenti in una reale opportunità di crescita, restituendo centralità a un territorio che può e deve tornare a essere un polo di eccellenza. Come Uilpa, continueremo a vigilare con spirito propositivo affinché alle parole seguano fatti concreti”.
Stipendi decurtati di oltre un terzo, disservizi e sei assunzioni mancate tra Taranto e Lecce. Il sindacato chiede un tavolo urgente alla task force regionale.
TARANTO, 16 marzo 2026 – Una vertenza che assume i contorni del paradosso istituzionale, quella denunciata dalla UILTuCS Puglia e dalla sede di Taranto, che accendono i riflettori sulla gestione degli appalti di pulizia e portierato presso le sedi giudiziarie del territorio. Al centro delle accuse c’è la Corte d’Appello di Lecce, stazione appaltante del servizio, rea di aver interrotto le fisiologiche relazioni sindacali. Nonostante le reiterate richieste di incontro formali, la committenza pubblica continua a confrontarsi proficuamente ed esclusivamente con le aziende appaltatrici (Dussmann Service e Bruma Group), giudicando “irricevibile” un confronto con i rappresentanti dei lavoratori. Un atteggiamento che il sindacato ritiene inaccettabile, poiché le scelte della stazione appaltante ricadono direttamente sulla vita e sui redditi delle maestranze.
Dietro questo rifiuto formale si cela una situazione di profondo caos organizzativo che sta mettendo in ginocchio il servizio. Alfonso Galiano, componente della segreteria UILTuCS Taranto, denuncia come l’attuale gestione stia determinando un grave “vulnus” operativo. Per sopperire alle oggettive difficoltà emerse nell’espletamento del servizio di portierato, si ricorre costantemente a soluzioni tampone anomale, arrivando a chiedere a dipendenti estranei all’attività di sopperire alle mancanze. Una condizione di precarietà e inefficienza continua che penalizza sia il corretto funzionamento degli uffici giudiziari, sia i lavoratori stessi, costretti a subire le conseguenze di una programmazione deficitaria e di un utilizzo non conforme delle risorse.
Le ricadute di queste scelte si traducono in quella che la UILTuCS definisce senza mezzi termini una vera e propria “macelleria sociale”. Nel solo servizio di portierato, la committenza ha ridotto unilateralmente il monte ore complessivo da 875 a 600, provocando un taglio verticale degli orari individuali che si traduce in una perdita salariale di circa il 35% per i lavoratori coinvolti. A questo si aggiungono le mancate promesse occupazionali: la Dussmann, in modo giudicato immotivato, non ha dato corso all’assunzione di 4 unità per le pulizie presso il Tribunale di via Marche a Taranto, mentre Bruma Group ha bloccato l’inserimento di altre 2 unità nel portierato, in aperto dispregio di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali di categoria.
Di fronte a questo scenario, la tensione è ormai alle stelle. La UILTuCS ha già in cantiere la proclamazione di un nuovo sciopero, temporaneamente congelato solo per il profondo senso di responsabilità etica del sindacato in concomitanza con le imminenti consultazioni referendarie. Nel frattempo, Galiano e la segreteria sollecitano un intervento immediato della task force regionale sull’occupazione (SEPAC) guidata da Leo Caroli, dalla quale si attende ancora una convocazione. “Nei luoghi in cui deve essere garantita la legalità, non ci aspettiamo comportamenti che vadano in direzione diametralmente opposta”, chiosa il sindacato, facendo eco a una celebre massima di Giovanni Falcone affissa nei propri uffici: “Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così, solo che quando si tratta di rimboccarsi le maniche ed incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare”.
