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Giuseppe Manfuso (UIL Poste Puglia): “Altro che errore burocratico: è un’ingiustizia contro un lavoratore e contro lo Stato sociale. Poste e INPS risolvano subito questo scandalo”.
Taranto, 9 gennaio 2026 – C’è un limite oltre il quale il silenzio diventa complicità e l’attesa crudeltà istituzionale. Quel limite, nel caso di un ex lavoratore di Poste Italiane di Taranto, è stato superato da tempo. Da oltre 15 mesi, dopo il pensionamento per una vita di lavoro per strada tra freddo pioggia e caldo estremo, non riceve né stipendio né pensione. Nel frattempo, si trova senza alcun reddito, costretto a sostenere cure e spese sanitarie per una grave patologia oncologica all’occhio, con visite costanti e farmaci costosi.
“Ho lavorato una vita con passione e onestà. Ora mi ritrovo senza un euro, a 68 anni, dopo aver dato tutto al mio lavoro. È una sensazione terribile: ogni giorno mi chiedo come sia possibile che due enti dello Stato si rimpallino la responsabilità e io resti nel mezzo, dimenticato”, racconta l’ex dipendente. “Vorrei solo poter vivere con dignità, come ogni pensionato. Non chiedo un favore, chiedo il mio diritto.”
Il nodo burocratico riguarda presunte anomalie contributive tra il 2000 e il 2010, periodo in cui il lavoratore era assunto con contratti a termine prima di essere stabilizzato in Poste Italiane a seguito di un ricorso. Da allora, Poste e INPS si accusano reciprocamente: la prima non ha ancora regolarizzato la posizione contributiva e il secondo non procede al pagamento della pensione.
“Non siamo più davanti a un disguido tecnico, ma a una violazione inaccettabile dei diritti di un cittadino”, denuncia Giuseppe Manfuso, segretario regionale della UIL Poste Puglia. “Un lavoratore che ha già pagato il prezzo del precariato oggi viene punito una seconda volta dall’indifferenza delle istituzioni. Chiediamo a Poste Italiane di risolvere subito le anomalie e all’INPS di attivarsi per riconoscere immediatamente la pensione dovuta.”
Un caso, quello di Taranto, che diventa simbolo di un sistema che troppo spesso si perde nei meandri della burocrazia, dimenticando che dietro le pratiche ci sono persone.
“Come UIL Taranto saremo al fianco di questo ex lavoratore finché non riceverà quanto gli spetta”, aggiunge Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto. “Ogni mese senza pensione è un mese rubato alla vita di un uomo che ha servito lo Stato. Ora è lo Stato che deve servire lui.”
La UIL Poste Puglia annuncia che, se la situazione non sarà risolta a breve, valuterà anche azioni più incisive per riportare il caso nelle sedi nazionali. Perché la dignità non può aspettare.
Taranto 31 dicembre 2025 – È stata giusta e opportuna la convocazione di un Consiglio comunale monotematico dedicato all’emergenza rifiuti per le criticità che tormentano la comunità tarantina, soprattutto in taluni quartieri della città.
Come associazioni dei consumatori – Adiconsum, Adoc e Federconsumatori – riteniamo utile ribadire che i cittadini e le cittadine di Taranto, fruitori di un servizio pubblico fondamentale, subiscono da tempo le conseguenze di un sistema che registra livelli di raccolta differenziata tra i più bassi d’Italia, pur a fronte di una TARI tra le più elevate.
A tal proposito, nei mesi scorsi, a tutte le associazioni disponibili a sottoscrivere protocolli finalizzati al miglioramento del servizio di raccolta differenziata è pervenuta una richiesta di incontro da parte di Kyma Ambiente, a firma del suo Presidente. Nonostante siano state manifestate disponibilità in tal senso, ad oggi, nessuna delle scriventi ha ricevuto una convocazione in merito.
Parallelamente, in qualità di associazioni dei consumatori maggiormente rappresentative a livello nazionale, come previsto da norme e leggi vigenti, abbiamo formalmente richiesto al Sindaco di Taranto un incontro finalizzato alla sottoscrizione di una Carta della qualità dei servizi.
Una Carta dei servizi che potesse rappresentare uno strumento condiviso per individuare percorsi e azioni di miglioramento dei servizi pubblici locali, anche alla luce delle numerose segnalazioni, reclami, criticità ma anche proposte che quotidianamente raccogliamo presso i nostri sportelli cittadini. Analoga richiesta è stata reiterata all’Assessore alle Attività Produttive. Anche tali richieste unitarie, ad oggi, non hanno ricevuto riscontro.
Purtroppo, pure nel consiglio comunale monotematico sul tema rifiuti, tenutosi nella giornata di ieri 29 dicembre, è stata prevista la partecipazione di diverse associazioni di categoria, ma senza il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori, che rappresentano la maggioranza della popolazione, ossia coloro che sopportano il maggior peso della TARI e che vivono quotidianamente le inefficienze del servizio di raccolta dei rifiuti in molte aree della città. Probabilmente come associazioni avremmo potuto fornire un’altra opinione e contribuire in maniera costruttiva al dibattito.
Ci chiediamo, dunque, se questa Amministrazione comunale, che più volte richiama i principi della partecipazione e del coinvolgimento dal basso, intenda realmente ascoltare anche il punto di vista delle cittadine e dei cittadini attraverso le loro associazioni rappresentative, oppure se tali momenti di confronto restino occasioni limitate, non inclusive e prive di un reale coinvolgimento di chi subisce per primo gli effetti di un servizio che, allo stato attuale, appare inefficiente e inefficace.
Ancora una volta rivolgiamo un appello a questa Amministrazione affinché venga garantito il coinvolgimento delle scriventi associazioni, così come previsto dalle leggi dello Stato e dalle normative regionali e locali, riconoscendo il ruolo delle associazioni dei consumatori nei processi di miglioramento dei servizi pubblici locali e nella tutela dei diritti dei cittadini.
Restiamo in attesa di un riscontro formale e di una convocazione, certi che l’Amministrazione comunale vorrà colmare una evidente lacuna nel percorso di confronto e partecipazione democratica.
Domenico Votano, Adoc
Antonrello Zicari, Federconsumatori
Gianfranco Solazzo, Adiconsum
Taranto 30 dicembre 2025 – Un consiglio comunale lungo, articolato, partecipato, ma che lascia aperti più interrogativi di quanti ne chiuda. È il giudizio netto della UIL sull’esito della seduta monotematica dedicata all’emergenza rifiuti e alla situazione di Kyma Ambiente, conclusasi con l’approvazione del cosiddetto “Patto di civiltà per Taranto”, documento che – secondo il sindacato – contiene impegni generici e nessuna risposta strutturale alle criticità emerse.
Per la UIL, il nodo centrale resta la tenuta dell’azienda pubblica e il futuro dei lavoratori. A ribadirlo con forza è stato Carmelo Sasso, segretario generale della UIL Trasporti Taranto, intervenuto in consiglio comunale.
«Serve un’operazione di chiarezza non solo nelle parole ma soprattutto negli atti. Oggi siamo profondamente preoccupati per la tenuta dell’azienda: Kyma Ambiente è tecnicamente fallita e questo non può essere ignorato», ha dichiarato Sasso.
Particolare allarme desta la decisione di affidare a una società esterna una due diligence.
«Affidare una revisione esterna significa ammettere che né l’azienda né il Comune hanno contezza reale della situazione debitoria e finanziaria. Ci chiediamo: questa due diligence serve a risanare l’azienda, a venderla o a liquidarla?», ha aggiunto il segretario UIL Trasporti, puntando il dito anche sull’assenza di un controllo analogo efficace negli anni.
Nel mirino della UIL anche la gestione del personale e l’organizzazione del lavoro.
«Ci troviamo di fronte a una situazione inaccettabile: più lavoratori somministrati che dipendenti diretti, mansioni affidate senza criteri chiari, lavoratori che raccolgono rifiuti a mani nude. Se davvero si vuole mantenere pubblica Kyma Ambiente, bisogna dire con quali strumenti, con quali risorse e con quali impianti», ha sottolineato Sasso, richiamando l’urgenza di tutele per centinaia di lavoratori precari che da anni garantiscono il servizio.
Sulla stessa linea Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto, che evidenzia come il confronto istituzionale non possa limitarsi a documenti di principio.
«Il Patto di civiltà non può restare una dichiarazione d’intenti. Taranto ha bisogno di un cronoprogramma, di obiettivi misurabili e di scelte chiare. I cittadini pagano una Tari elevata e hanno diritto a un servizio efficiente, i lavoratori hanno diritto a certezze», afferma Oliva.
Per la UIL, la difesa del carattere pubblico di Kyma Ambiente deve tradursi in atti concreti.
«Dire che l’azienda resterà pubblica non basta: servono investimenti, impianti funzionanti, una governance trasparente e un confronto vero con le parti sociali. Senza queste condizioni, il rischio è continuare a rinviare, mentre la situazione peggiora», conclude Oliva.
La UIL continuerà a vigilare e a incalzare l’amministrazione comunale affinché alle parole seguano finalmente decisioni chiare, nell’interesse della città, dell’ambiente e dei lavoratori.
Taranto, 29 dicembre 2025 – Il nuovo ospedale San Cataldo di Taranto si avvia verso la fase conclusiva dei lavori, ma l’apertura della struttura continua a slittare. Ad oggi, l’orizzonte temporale più realistico per l’inaugurazione resta quello compreso tra la tarda primavera e l’estate del 2026. Un’attesa lunga, segnata da criticità strutturali, organizzative e soprattutto occupazionali che la UIL FPL di Taranto continua a denunciare con forza.
Il nodo principale resta quello del personale. Per rendere realmente operativo un presidio ospedaliero da oltre 700 posti letto servono circa 1.300 nuove unità tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici. Un fabbisogno che non può essere coperto semplicemente spostando il personale dall’ospedale SS. Annunziata, pena il depotenziamento – se non la chiusura – di servizi essenziali per la città.
“Il San Cataldo non può aprire svuotando altri ospedali – dichiara Giovanni Maldarizzi, segretario generale della UIL FPL Taranto –. Servono assunzioni straordinarie e immediate. Senza un piano occupazionale serio e autorizzazioni ministeriali dedicate, l’apertura rischia di trasformarsi in un’operazione di facciata, pagata dai lavoratori e dai cittadini”.
Accanto al tema del personale, resta centrale anche quello dell’allestimento tecnologico. Sebbene la struttura muraria sia sostanzialmente completata, sono ancora in corso le installazioni delle apparecchiature elettromedicali ad alta complessità: 25 grandi macchinari, tra cui TAC, risonanze magnetiche di ultima generazione e sale operatorie integrate. In passato, il processo ha subito rallentamenti legati alle difficoltà nel trasferimento dei fondi – circa 105 milioni di euro – dal Governo alla Regione, criticità superate solo negli ultimi anni.
A questi aspetti si aggiungono le lunghe procedure di collaudo e verifica. Il San Cataldo è un ospedale altamente digitalizzato, dotato di sistemi informatici avanzati, intelligenza artificiale applicata alla diagnostica e tecnologie touchless. Ogni impianto – dai gas medicali agli impianti elettrici di emergenza, fino alle reti dati – deve essere testato singolarmente per garantire standard elevati di sicurezza. Un iter complesso, ulteriormente rallentato in passato anche dai periodi di commissariamento del Comune di Taranto.
Ma c’è un altro tema che la UIL FPL considera imprescindibile: il futuro dell’ospedale SS. Annunziata. Sul tavolo resta aperto il dibattito politico, tecnico e sindacale sulla necessità di mantenere in città un secondo Pronto Soccorso.
“Taranto non può permettersi di concentrare tutte le emergenze su un’unica struttura – sottolinea Maldarizzi –. Il San Cataldo, da solo, rischia di non essere sufficiente a coprire l’intero fabbisogno di urgenza. Per questo ribadiamo la necessità di mantenere operativo il Pronto Soccorso del SS. Annunziata, evitando scelte drastiche e penalizzanti per la popolazione”.
La UIL FPL Taranto chiede quindi certezze: un cronoprogramma chiaro, risorse umane adeguate, il pieno coinvolgimento delle parti sociali e una visione complessiva della sanità ionica che metta al centro i lavoratori e il diritto alla salute dei cittadini.
“Il San Cataldo deve essere una vera risposta ai bisogni sanitari del territorio – conclude Maldarizzi – non l’ennesima incompiuta organizzativa. Senza personale, senza servizi e senza una rete ospedaliera equilibrata, non esiste alcuna sanità del futuro”.
Taranto, 27 dicembre 2025 – La UIL Trasporti esprime forti perplessità sulla nascita di Porti d’Italia Spa, la nuova società pubblica destinata a gestire le grandi opere infrastrutturali strategiche del sistema portuale nazionale. A intervenire sul Quotidiano di Taranto è Carmelo Sasso, segretario della UIL Trasporti, che richiama l’attenzione sui rischi legati a un’eccessiva centralizzazione delle decisioni.
“I sindacati hanno già espresso molte riserve su Porti d’Italia e ora valuteremo con attenzione l’iter parlamentare – dichiara Sasso – anche perché sulla prima bozza presentata dal Ministero l’Anac ha avanzato rilievi significativi”.
Secondo la UIL Trasporti, il nuovo assetto rischia di ridimensionare il ruolo delle Autorità di Sistema Portuale, che verrebbero private della possibilità di realizzare direttamente le infrastrutture. “Le Authority – spiega Sasso – dovranno limitarsi a programmare, rimettendosi poi alle decisioni della nuova società. Storicamente, quando le scelte vengono accentrate, i territori non ne escono bene”.
Il segretario UIL Trasporti non esclude tuttavia che Porti d’Italia Spa possa diventare, se utilizzata correttamente, uno strumento per sbloccare situazioni ferme da anni. “Se il Governo intende davvero trovare soluzioni per Taranto, anche in relazione alla crisi dell’ex Ilva, allora questa nuova società potrebbe aiutare a sbloccare opere rimaste appese e a orientare il rilancio del porto, che oggi è completamente fermo”.
Resta però alta la preoccupazione per il futuro dei lavoratori. “Il vertice politico-istituzionale annunciato ad agosto non si è ancora tenuto – sottolinea Sasso – e i corsi di riqualificazione, pur finanziati dalla Regione, non possono partire senza sapere quali imprese si insedieranno e di quali competenze avranno bisogno. Inoltre, tra un anno terminerà l’Agenzia per il lavoro che segue i 320 ex TCT”.
Per la UIL Trasporti servono risposte immediate, concrete e condivise. Il rilancio del porto di Taranto non può più attendere: infrastrutture, lavoro e prospettive di sviluppo devono tornare al centro dell’agenda istituzionale.
Taranto, 24 dicembre 2025 – C’è un Natale che arriva carico di luci e uno che, per molti lavoratori tarantini, porta con sé incertezze, attese e promesse non mantenute. Le grandi vertenze industriali continuano a segnare profondamente il territorio e le famiglie, lasciando un senso di precarietà che si trascina ormai da anni. A raccontarlo sono le voci di chi vive quotidianamente queste crisi, uomini e donne in prima linea, che non hanno smesso di credere in un futuro possibile. I racconti sono stati pubblicati sul Quotidiano di Taranto nell’edizione di oggi 24 dicembre 2025
È la storia di Marco Biasi, 46 anni, operaio dello stabilimento siderurgico di Taranto e rappresentante della UILM Taranto. Entrato in fabbrica nel 2002, quando l’Ilva rappresentava sicurezza e prospettiva, Marco ha visto sgretolarsi, anno dopo anno, certezze che sembravano solide. Il sequestro del 2012, la cassa integrazione, i continui rinvii di piani industriali mai realmente attuati hanno trasformato il lavoro in un’attesa logorante.
“Negli ultimi dieci anni – racconta – ho lavorato meno di quanto sia rimasto fermo”. Una condizione che pesa non solo sugli operai, ma sulle famiglie, sui figli, sul futuro stesso della città. La contrapposizione tra diritto al lavoro e diritto alla salute, secondo Biasi, è una ferita ancora aperta: due battaglie che non dovrebbero essere nemiche, ma parte di un’unica visione di sviluppo giusto e sostenibile.
Accanto alla crisi della grande industria, c’è quella del porto di Taranto, raccontata dalla testimonianza di Ottorino Michele Picardi, operatore portuale e rappresentante della UILTRASPORTI Taranto. Dopo anni difficili segnati dalla delocalizzazione dei traffici e dal crollo occupazionale del 2012, Picardi è uno dei 140 lavoratori rientrati in attività presso la San Cataldo Container Terminal – Gruppo Yilport. Un rientro che, però, non può bastare.
Sono ancora circa 330 gli ex lavoratori del TCT in attesa di una vera opportunità, mentre il rilancio dei traffici procede a rilento e le potenzialità del porto restano in gran parte inespresse.
“Il porto di Taranto può essere una risorsa strategica – sottolinea Picardi – ma servono scelte concrete”. Dallo sviluppo del terminal container all’attuazione del decreto che individua lo scalo ionico come hub per le piattaforme dell’energia eolica, le occasioni non mancano. Ciò che manca, ancora una volta, è il passo decisivo per trasformare le promesse in lavoro stabile e dignitoso.

Le storie di Marco e Ottorino non sono casi isolati, ma rappresentano un pezzo importante della condizione lavorativa in Puglia e a Taranto. Un territorio che continua a pagare il prezzo di ritardi, indecisioni e politiche industriali frammentate.
La UIL di Taranto ribadisce con forza che il tempo delle attese è finito: servono risposte, investimenti, programmazione e soprattutto rispetto per chi, da anni, tiene in piedi il lavoro e l’economia locale.
Perché dietro ogni vertenza ci sono persone, famiglie e comunità intere che chiedono una sola cosa: un futuro certo, giusto e dignitoso.
