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TARANTO, 20 luglio 2026 – La UIL FP Taranto prende atto delle recenti precisazioni fornite dall’ASL Taranto riguardo le risorse destinate alle prestazioni aggiuntive per i reparti in sofferenza. Si tratta di un chiarimento importante, ottenuto grazie alla forte pressione sindacale, che scongiura un blocco immediato ma che non può essere considerato la cura definitiva per i mali della sanità ionica.
Il quadro economico delineato dalla Regione Puglia continua a destare profonda preoccupazione, lasciando presagire ulteriori accorpamenti e la trasformazione di interi reparti in semplici ambulatori. Taranto è un territorio che sconta già una pesante eredità ambientale, dove il diritto alla salute dei cittadini non può finire schiacciato dalle logiche del pallottoliere e del rientro dal disavanzo regionale.
“Non possiamo accettare che la provincia ionica paghi il prezzo di una programmazione che taglia i servizi anziché azzerare sprechi e inefficienze,” dichiara Giovanni Maldarizzi, segretario generale della UIL FP Taranto. “I nostri Pronto Soccorso sono costantemente congestionati, il personale è stremato da carichi di lavoro non più dignitosi e i cittadini sono costretti a rinunciare alle cure o a fuggire fuori provincia.”
Qualsiasi ulteriore ipotesi di riduzione della capacità assistenziale rappresenterebbe un colpo mortale alla sanità pubblica tarantina. La sanità non si governa esclusivamente con i tagli lineari, ma richiede investimenti immediati sulle assunzioni e il rafforzamento capillare della rete ospedaliera e territoriale.
La UIL FP Taranto annuncia che non consentirà alcun arretramento dei livelli essenziali di assistenza. In assenza di garanzie strutturali contro il depotenziamento dei servizi, il sindacato chiederà l’apertura di un tavolo di crisi regionale ed è pronto ad avviare ogni iniziativa di mobilitazione necessaria a tutela dei lavoratori e della comunità ionica.
ZERO EURO PER IL FONDO POVERTÀ ESTREMA, DIFFICOLTÀ NELL’ASSISTENZA DOMICILIARE DI DISABILI E ANZIANI, RITARDI NELLE MISURE A SOSTEGNO DEL SERVIZIO EDUCATIVO PER MINORI.
TARANTO, 20 luglio 2026 –I bisogni delle persone non sono numeri ma i numeri ci aiutano a spiegare meglio le responsabilità pubbliche che ogni anno colpiscono chi ha fragilità sociali e sofferenze diffuse.
Se i Comuni possono scegliere su cosa risparmiare, di norma scelgono di farlo a danno di uomini, donne, anziani e bambini in difficoltà.
A dimostrarlo, sono i dati sulla spesa sociale dei Comuni dei vari Ambiti sociali di zona della provincia di Taranto, organi chiave per la programmazione e gestione integrata dei servizi socio-assistenziali locali.
Dati a macchia di leopardo, perché malgrado i sindacati possono contrattare con gli Enti locali sulle risorse da spendere nel welfare, alcuni ambiti rallentano o addirittura si sottraggono alla pratica della contrattazione sociale.
I dati pertanto sono suscettibili a ciò che i Comuni hanno voluto comunicare; più aggiornati per quelli che hanno convocato i sindacati e meno per quanti che hanno deciso di non rispettare la scadenza di aggiornamento ogni tre mesi, circa l’utilizzo e l’impegno della spesa prevista.
In tutti i casi, le risorse finanziarie provenienti da extra bilancio comunale e quelli del previsto cofinanziamento comunale c’erano, almeno sulla carta; ma si è deciso di non spenderli, o per incapacità di programmazione e intervento o per cofinanziamento comunale di fatto inesistente.
Il Comune di Taranto non convoca da un anno e l’ultima volta che lo ha fatto ha fornito un aggiornamento sui dati di spesa sociale riferito al 31 dicembre del 2023.
L’ambito sociale di Taranto risparmiava, a quel tempo, rispetto a ciò che aveva programmato, oltre 6 milioni e 600 mila euro.
Così mentre le mense della Caritas raccontano di situazioni emergenziali e di nuova drammatica povertà, il Comune rendiconta per ben tre volte (2018-2019-2020) il ritorno in cassa delle somme impegnate ma non spese per interventi sulla povertà estrema.
Quasi 500mila euro che avrebbero potuto cambiare la vita di famiglie.
Nel frattempo il quadro di osservazione sul campo ci riporta di attese anche di un anno per l’assistenza domiciliare educativa, di 8 mesi per l’assistenza domiciliare integrata (ADI) per gli anziani e di ADI e SAD disabili o in netto ritardo o non erogate.
L’Ambito Territoriale Sociale 7 (ATS 7) di Manduria raggruppa sette comuni (Manduria capofila, Avetrana, Fragagnano, Lizzano, Maruggio, Sava e Torricella) non fa meglio.
In questo caso il dato di aggiornamento della spesa è stato fornito circa un anno fa: il 30 settembre 2025.
In quei comuni si arriva a non impegnare circa 800mila euro; il fondo povertà estreme rimane a zero malgrado i 100mila previsti, così come rimangono a quota zero i fondi per il sostegno educativo scolastico (programmati 325.600,70 euro), per il Dopo di noi (715mila euro programmati) e gli interventi sull’assistenza domiciliare previsti nel PNRR (330mila euro programmati).
L’Ambito Territoriale Sociale TA/1, gestito dal comune capofila Ginosa, comprende invece i comuni di Laterza, Castellaneta e Palagianello.
Qui i fondi comunali risparmiati sono di 863.084,69 euro e quelli etero finanziati sono 300mila.
Il dato è cristallizzato al 31 dicembre 2025.
Risparmio che mal si concilia con alcuni macro-bisogni rimasti senza interventi come il Fondo Povertà estreme (zero euro su 100mila programmati), il sostegno educativo domiciliare (zero euro su 119.633,46 programmati), i Dopo di noi (zero euro su 502.200 programmati) e il supporto alle famiglie in difficoltà (zero euro su 207.620,63 programmati).
L’Ambito Territoriale Sociale di Massafra (TA/2) che gestisce i servizi socio-assistenziali per i comuni di Massafra (capofila), Mottola, Palagiano e Statte, riesce a spendere solo il 66,9 % delle somme programmate con residui in cassa al 31 ottobre 2025 di oltre 3milioni di euro (3.635.260,12).
Così in un territorio che registra forte marginalità economica e occupazionale stride ad esempio il dato sulla spesa riferita all’azione contro le povertà estreme: solo 6mila euro a fronte dell’oltre un milione di euro previsti, così come i 68.453 euro per l’integrazione e l’inclusione sociale rispetto a gli oltre 314mila euro programmati. Resta a zero invece il fondo economico destinato alle attività di mediazione famigliare (207.114,59 previsti).
Il dato più recente arriva dall’ambito di Martina Franca che oltre il comune capofila include anche il Comune di Crispiano.
Al 12 giugno 2026 residuano somme sia sulla parte dei fondi eterofinanziati per 2.202.567,26 euro, sia per risorse provenienti dalla quota di coopartecipazione comunale: 800mila euro per il 2024 e 102mila euro per il 2025. Il risultato è quello di servizi ADI e SAD ridotti al minimo e accessibili solo per persone con ISEE al di sotto dei 2000 euro. Una vera aberrazione.
Sull’ambito sociale di Grottaglie che comprende ben 11 comuni della provincia di Taranto (Carosino, Faggiano, Leporano, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio e San Marzano), i sindacati denunciano il buio. Nessuna convocazione e nessuna relazione con Comuni che – denunciano i sindacati – hanno deciso anche di percorrere la via del definanziamento delle quote di coopartecipazione.
I sindacati dei pensionati di CGIL, CISL e UIL sul fronte di ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) e SAD (Servizio Assistenza Domiciliare) prendono in considerazione soprattutto l’ambito sociale del comune capoluogo.
A Taranto per l’ADI disabili si registrano medie di 40 ore settimanali non erogate e liste d’attesa. Per ADI e SAD anziani le liste d’attesa sono ferme a novembre e settembre 2025. Nel frattempo gli anziani muoiono da soli nelle loro case senza aver ricevuto ciò che spettava loro di diritto.
Tutto questo “non speso” si abbatte su una provincia in cui disoccupazione, lavoro povero, aumento degli ammortizzatori sociali, marginalità economica e sanitaria, violenza, disagio minorile e degli anziani, povertà abitativa ed educativa, disabilità, donne ancora vittime di segregazione e violenza, stanno consumando e sfiancando una comunità.
Drammatica fotografia di Taranto e della sua provincia nel presente e che trova conferma anche nelle posizioni di coda di quasi tutte le classifiche economiche e sociali nazionali, nel rendiconto INPS e all’interno dei centri di assistenza ai bisogni di CGIL, CISL e UIL.
Nonostante un’emergenza sociale elevata a Taranto e provincia la spesa sociale pro-abitante rimane sulla carta. Somme impegnate, allocate nei capitoli di spesa ma poi non liquidate perché non utilizzate. Il risultato è quello che anche la stampa registra tutti i giorni nelle sue cronache: devianze, marginalità, precarietà e disperazione.
Oggi la denuncia di CGIL, Cisl e UIL arriva come un grido d’allarme, dopo i tentativi vani di una programmazione partecipata con i Comuni, su problematiche che riguardano la sopravvivenza di donne, uomini, minori, anziani e famiglie.
In questo quadro pertanto è chiaro che il problema non risultano essere le risorse quanto la capacità di tornare a rendere esigibili i diritti di tutti.
Nella conferenza stampa è stata consegnata ai giornalisti anche una lettera con richiesta d’aiuto inviata da un cittadino padre di due figli piccoli con forti disabilità. Al di là della denuncia per un servizio di Assistenza Domiciliare Educativa mai ottenuto, quello che emerge è il grande senso di disperazione e solitudine di queste famiglie.
Si legge: “Non chiediamo privilegi, ma il rispetto dei diritti fondamentali dei nostri figli e della nostra famiglia”.
Sono le persone che CGIL, CISL e UIL ascolteranno, insieme alle associazioni, in tutti i comuni della provincia avviando nell’alveo della grande vertenza “Taranto è Italia”, una grande campagna di rivendicazione che arriverà direttamente sul tavolo di chi di competenza.
TARANTO, 16 luglio 2026 – Le Segreterie Territoriali di FP CGIL, CISL FP e UIL FP esprimono una ferma condanna e profonda indignazione a seguito dell’ennesimo, grave episodio di violenza ai danni del personale del 118 e di Sanitaservice ASL Taranto, verificatosi durante un intervento di soccorso avvenuto lo scorso 14 luglio.
L’equipaggio, giunto sul posto per un’emergenza, è stato investito da un’auto in transito che, non riuscendo a passare, ha forzato la viabilità, travolgendo un soccorritore.
Solo per una fortuita circostanza l’operatore coinvolto non ha riportato conseguenze fisiche rilevanti, ma il rischio corso e la paura sono stati considerevoli.
Purtroppo, questo episodio non rappresenta un caso isolato, ma l’ennesimo grave campanello d’allarme. Gli operatori del SET 118 operano quotidianamente in prima linea, spesso in condizioni complesse e difficili, per garantire il diritto alla salute e salvare vite umane. Subire minacce, aggressioni fisiche e verbali o danneggiamenti ai mezzi di soccorso non è più tollerabile.
Il luogo di lavoro non può e non deve essere considerato un bersaglio di violenza.
È ora di dire basta. FP CGIL, CISL FP e UIL FP chiedono risposte concrete e immediate alle istituzioni competenti, in particolare alla Direzione Generale della ASL di Taranto, a Sanitaservice e alla Regione Puglia.
Vi è, inoltre, un ulteriore aspetto rilevante da denunciare: nonostante questi operatori garantiscano un servizio essenziale e indifferibile per l’intera cittadinanza, continuano a subire l’ingiustizia derivante dal mancato riconoscimento economico dell’indennità di rischio, diversamente da quanto previsto per i colleghi della sanità pubblica. Oltre al danno, quindi, anche la beffa.
Denunciamo questa situazione da mesi, ma nessuno ha finora voluto affrontare concretamente la problematica.
Ora basta. Chiediamo al nuovo Direttore Generale della ASL Taranto, dott. Vito Bavaro, e all’Amministratore Unico di Sanitaservice, dott. Giuseppe Pulito, l’istituzione di un tavolo tecnico permanente finalizzato alla definizione di protocolli operativi per la gestione degli interventi in scenari a rischio, con il coinvolgimento delle Forze dell’Ordine.
La sicurezza del personale rappresenta una rivendicazione che non può più essere disattesa.
Sono necessarie risposte immediate, efficaci e risolutive.
È indispensabile una rigorosa applicazione delle normative vigenti nei confronti di chi aggredisce il personale impegnato nell’esercizio di una pubblica funzione.
Riteniamo ormai non più rinviabile la dotazione di adeguati dispositivi di protezione individuale, compresi sistemi di allarme e bodycam per gli operatori del 118, strumenti utili a documentare le aggressioni e a svolgere una funzione di prevenzione e deterrenza.
Nell’esprimere la massima solidarietà e vicinanza ai colleghi coinvolti nei frequenti episodi di aggressione fisica e verbale, ribadiamo che, in assenza di adeguate misure di prevenzione e sicurezza, saremo pronti ad avviare ulteriori e più incisive azioni di mobilitazione a tutela della salute e della sicurezza del personale interessato.
| FP CGIL Taranto | CISL FP Taranto-Brindisi | UIL FP Taranto |
| Alessio D’ALBERTO | Flavia CIRACI’ | Giacomo DI PIETRO |
Taranto, 15 luglio 2026 – “Esprimiamo innanzitutto la nostra vicinanza a Maria, la portalettere di Taranto colpita da un malore durante il servizio, e le auguriamo una pronta e completa guarigione. È un episodio che ci preoccupa profondamente perché riguarda una lavoratrice già dichiarata ipersuscettibile dal Medico Competente aziendale e che si è verificato mentre era impegnata nelle attività di recapito in una delle giornate caratterizzate dalle temperature più elevate”.
A dichiararlo è Giuseppe Manfuso, segretario generale aggiunto UILFPC Puglia, che aggiunge: “Maria è stata colta da malore e ha perso i sensi mentre consegnava la corrispondenza in via Dante a Taranto. Solo il tempestivo intervento di un cittadino presente sul posto, con ogni probabilità, ha evitato conseguenze più gravi. Non possiamo limitarci a commentare l’ennesimo episodio: dobbiamo chiederci perché si continui a non intervenire nonostante gli allarmi lanciati da tempo”.
“Purtroppo – continua Manfuso – non è la prima volta che questa lavoratrice manifesta difficoltà e accusa malori collegati alle condizioni climatiche durante lo svolgimento del servizio. Ci risulta inoltre che la collega avesse già segnalato attraverso i canali aziendali le proprie difficoltà a svolgere il recapito nelle fasce orarie maggiormente esposte al caldo e avesse richiesto una nuova valutazione da parte del Medico Competente. Una richiesta che, secondo quanto ci è stato rappresentato, non avrebbe trovato seguito da parte aziendale”.
“Da settimane – prosegue il segretario generale aggiunto UILFPC Puglia – chiediamo a Poste Italiane di adottare misure straordinarie per affrontare le ondate di calore e di rivedere gli orari del recapito nei periodi di temperature estreme. La Regione Puglia ha già richiamato la necessità di tutelare i lavoratori impegnati all’aperto nelle ore più calde della giornata, ma nonostante questo continuiamo ad assistere a una gestione che non tiene adeguatamente conto del rischio”.
“Anche a Taranto – sottolinea Manfuso – il caldo di questi giorni ha raggiunto livelli particolarmente critici. Gli organismi sanitari territoriali hanno segnalato condizioni di rischio elevato, ma Poste Italiane ha continuato a mantenere il servizio di recapito nella fascia oraria compresa tra le 12 e le 16, proprio quella in cui l’esposizione al calore risulta più pericolosa”.
“Questa scelta – afferma – è incomprensibile e particolarmente grave se consideriamo la presenza di lavoratori fragili, ipersuscettibili e di età superiore ai 60 anni. La sicurezza sul lavoro non può essere sacrificata in nome di esigenze organizzative o produttive. La salute delle persone viene prima di qualsiasi obiettivo aziendale”.
“Poste Italiane – continua Manfuso – deve assumersi la responsabilità di prevenire i rischi e non limitarsi a intervenire dopo che un lavoratore ha già subito le conseguenze di una situazione ampiamente prevedibile. Non possiamo aspettare che un malore si trasformi in una tragedia per adottare provvedimenti che erano necessari già da tempo”.
“La UILFPC Puglia – conclude il segretario generale aggiunto – chiede l’immediata revisione degli orari di recapito durante le ondate di calore, una maggiore tutela per i lavoratori più esposti e risposte concrete alle segnalazioni provenienti dai territori e dagli stessi dipendenti. La questione sarà affrontata anche nell’imminente audizione presso la Regione Puglia con Azienda e Organizzazioni Sindacali proprio sul tema della gestione delle ondate di calore”.
Taranto, 14 luglio 2026 – La UIL FPLC Puglia – Settore Poste ha presentato un esposto ai Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPeSAL) delle ASL pugliesi, alla Direzione Interregionale del Lavoro del Sud e agli Ispettorati Territoriali del Lavoro, chiedendo un intervento ispettivo urgente sulla mancata disponibilità gratuita di acqua potabile nei luoghi di lavoro di Poste Italiane presenti sul territorio regionale.
Secondo l’organizzazione sindacale, la criticità interesserebbe in maniera diffusa uffici postali, centri di recapito e altre strutture aziendali delle province di Bari, BAT, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto. La UIL FPC evidenzia come, nonostante le ripetute segnalazioni rivolte all’azienda negli ultimi anni, non siano stati adottati interventi strutturali capaci di garantire ai lavoratori una disponibilità gratuita, facilmente accessibile e sufficiente di acqua potabile durante l’orario di servizio.
Particolare attenzione viene posta alla situazione dei portalettere, impegnati quotidianamente all’esterno anche durante le giornate caratterizzate da temperature elevate. La UIL FPC sottolinea come la consegna delle borracce termiche da parte dell’azienda rappresenti un’iniziativa incompleta se non accompagnata dalla presenza di punti di rifornimento gratuiti e idonei. In assenza di tali strumenti, infatti, i lavoratori sono costretti a portare acqua da casa oppure ad acquistarla a proprie spese, sostenendo un costo che, secondo il sindacato, dovrebbe invece essere a carico del datore di lavoro quale misura di prevenzione contro il rischio da calore, disidratazione e stress termico.
Analoga situazione viene segnalata negli uffici postali, dove in molti casi l’unica possibilità per idratarsi durante il servizio sarebbe rappresentata dall’acquisto di bottiglie ai distributori automatici oppure dall’acqua portata da casa. La presenza di distributori a pagamento, evidenzia la UIL FPC, non può sostituire l’obbligo datoriale di mettere gratuitamente a disposizione una risorsa essenziale per la tutela della salute dei lavoratori.
Nell’esposto il sindacato chiede agli organi competenti di effettuare sopralluoghi, anche senza preavviso, nelle strutture di Poste Italiane della Puglia per verificare la reale disponibilità di acqua potabile gratuita, l’idoneità degli impianti e dei punti di erogazione, l’adeguatezza delle misure adottate per fronteggiare il rischio da caldo e il rispetto della normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
“La tutela della salute dei lavoratori non può essere lasciata alla disponibilità economica del singolo dipendente”, dichiara Giuseppe Manfuso, segretario regionale aggiunto UIL FPC Puglia – Settore Poste. “Non è accettabile che chi presta servizio, soprattutto durante un’estate caratterizzata da temperature sempre più elevate, debba acquistare di tasca propria l’acqua necessaria per svolgere il proprio lavoro in sicurezza. L’idratazione rappresenta una misura di prevenzione e come tale deve essere garantita dal datore di lavoro, senza costi per il personale”.
“Con questo esposto – prosegue Manfuso – non chiediamo privilegi, ma il pieno rispetto della normativa sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Chiediamo che tutte le sedi di Poste Italiane della Puglia siano dotate di punti di erogazione gratuiti di acqua potabile oppure, nelle more della loro installazione, che venga fornita acqua confezionata ai lavoratori. Serve un intervento uniforme su tutto il territorio regionale, affinché non vi siano differenze tra una provincia e l’altra e venga assicurata la stessa tutela a tutti i dipendenti”.
La UIL FPC Puglia ribadisce infine che la richiesta non riguarda uno specifico sistema di distribuzione dell’acqua, ma il principio secondo cui ogni lavoratore deve poter disporre gratuitamente di acqua potabile sicura, facilmente accessibile e in quantità adeguata durante l’attività lavorativa, senza dover sostenere alcun costo personale
La UILTRASPORTI Taranto, insieme a FP CGIL, FIT CISL, FIADEL e SIULS, ha deciso di non partecipare all’incontro convocato dalla governance di Kyma Ambiente, ritenendo impossibile affrontare questioni organizzative senza prima avere certezze sul futuro dell’azienda. Una posizione condivisa dalle organizzazioni sindacali e formalizzata in una comunicazione unitaria inviata all’azienda.
Al centro della vertenza resta il nuovo contratto di servizio, considerato l’unico strumento in grado di garantire continuità aziendale, salvaguardia dei posti di lavoro e stabilità del servizio di igiene urbana.
«Non si può discutere del presente se non si ha certezza sul futuro», ribadiscono i sindacati, sottolineando come ogni confronto possa riprendere soltanto dopo l’incontro con il socio unico e in presenza di rassicurazioni concrete sul futuro della società.
Il Segretario Generale della UILTRASPORTI Taranto, Carmelo Sasso, esprime forte preoccupazione per la situazione in cui versa Kyma Ambiente.
«Questa convocazione, alla vigilia dell’incontro con il Comune e a quaranta giorni dai Giochi del Mediterraneo, non ha alcuna logica. Non si può parlare del presente quando manca qualsiasi certezza sul futuro dell’azienda.»
Sasso richiama quindi il Comune alle proprie responsabilità, evidenziando come sia indispensabile definire rapidamente il nuovo contratto di servizio per scongiurare una crisi irreversibile.
«Il Sindaco e la Giunta devono dire con chiarezza se vogliono far fallire l’azienda. Senza un nuovo contratto di servizio nei primi sessanta giorni, il rischio di un crac è concreto.»
Per la UILTRASPORTI, la priorità assoluta resta la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e la salvaguardia di un servizio pubblico essenziale per la città di Taranto. Solo dopo aver ottenuto risposte chiare sul futuro dell’azienda sarà possibile affrontare i temi legati all’organizzazione del lavoro e alla gestione operativa.
La mobilitazione unitaria di FP CGIL, UILTRASPORTI, FIT CISL, FIADEL e SIULS rappresenta un forte segnale di responsabilità nei confronti dei lavoratori, dei cittadini e del futuro di Kyma Ambiente, nella convinzione che trasparenza, programmazione e certezze siano condizioni imprescindibili per garantire continuità occupazionale e qualità del servizio.
