Taranto perde il Frecciarossa: Carmelo Sasso (UIL) lancia l’allarme sul disservizio e il rischio di isolamento

Taranto, 4 settembre 2025 – A partire dal 1° ottobre e fino al 28 dello stesso mese, Taranto dovrà fare i conti con l’interruzione del collegamento Frecciarossa con Roma e Milano. La sospensione, causata da lavori di potenziamento sulla tratta Battipaglia–Potenza, riaccende la polemica sulla condizione dei trasporti nella città ionica, da tempo oggetto di critiche per il suo isolamento dalle principali rotte ferroviarie italiane.

La sospensione del Frecciarossa rappresenta un duro colpo per il sistema di mobilità della città, che perde così il suo principale collegamento rapido con il resto del Paese. Una condizione che, come sottolineato anche da Carmelo Sasso, segretario generale della UIL Trasporti di Taranto, rischia di compromettere ulteriormente il diritto alla mobilità di un territorio già penalizzato da una serie di carenze infrastrutturali.

Sasso, in un intervento pubblicato questa mattina sul Quotidiano, non ha nascosto il suo disappunto per l’ennesimo disservizio che riguarda Taranto: “Ormai è evidente – ha dichiarato – che si sta portando avanti un graduale smantellamento dei servizi ferroviari. La chiusura della tratta Frecciarossa non è che l’ennesimo passo verso l’isolamento, con il rischio concreto di ridurre Taranto a una città senza vie di comunicazione moderne e competitive”.

Il segretario UIL Trasporti ha evidenziato anche un altro aspetto cruciale: “Non si può parlare di una città proiettata nel futuro, come Taranto, che ospiterà i Giochi del Mediterraneo, se non si garantiscono servizi di mobilità adeguati. La politica deve decidere se vuole continuare a penalizzare l’area ionica, o se finalmente vogliamo investire seriamente nel potenziamento delle infrastrutture che collegano Taranto al resto del Paese”.

Un ulteriore nodo, messo in evidenza anche da altre figure istituzionali come il consigliere regionale Massimiliano Di Cuia, riguarda la possibilità che la Basilicata possa interrompere il finanziamento del servizio Frecciarossa. Questo scenario, che si inserisce in un contesto di disagi già esistenti, alimenta preoccupazioni per le ripercussioni negative sulla città, proprio nel momento in cui la mobilità è diventata un tema cruciale per lo sviluppo e la promozione del territorio.

Sasso ha inoltre ricordato che un comitato spontaneo, creato lo scorso inverno, si era attivato per prevenire proprio questo tipo di situazione: “Il pendolarismo per motivi di studio, lavoro e salute è una realtà quotidiana per i cittadini di Taranto. La sospensione di un servizio essenziale come il Frecciarossa non fa altro che aggravare una condizione già difficile”, ha dichiarato il segretario UIL Trasporti.

Taranto rischia dunque di trovarsi ulteriormente isolata, con gravi ripercussioni sul turismo e sull’economia locale. Il settore commerciale, già in difficoltà, non può permettersi di vedere vanificati gli sforzi di promozione del territorio a causa di un sistema di trasporti inadeguato.

Con l’interruzione temporanea del Frecciarossa, cresce la preoccupazione che l’emergenza possa trasformarsi in una condizione permanente di isolamento. La città ha bisogno di risposte rapide, chiare e strutturate, affinché non diventi l’ennesimo caso di promesse non mantenute. Il tempo per agire è ormai scaduto, e Taranto non può più restare ferma alla stazione.

UIL Poste Taranto: “Poste Italiane nega le ferie a lavoratrice, ennesimo atto di scellerata gestione”

Taranto, 2 settembre 2025 – UIL Poste Taranto torna a denunciare una grave violazione dei diritti contrattuali e delle normative sul lavoro da parte di Poste Italiane. Al centro della vicenda, ancora una volta, una dipendente, già vittima di un infortunio grave avvenuto il 21 luglio scorso presso il Centro Logistico (CL) di Taranto Recapito, dove ha subito un malore da calore che ha richiesto l’intervento d’urgenza del 118.

“È intollerabile che a distanza di poche settimane da un infortunio grave, la stessa lavoratrice venga nuovamente penalizzata da decisioni arbitrarie e prive di fondamento giuridico”, dichiara Giuseppe Manfuso, segretario generale di UIL Poste Taranto. “Nonostante le rassicurazioni ufficiali dell’azienda, che aveva promesso ‘pieno supporto’ alla lavoratrice, Poste Italiane le ha negato le ferie estive con la generica motivazione di ‘esigenze di servizio’, un atto che non esitiamo a definire persecutorio e finalizzato a ‘farla pagare’ alla lavoratrice.”

“Il CCNL di settore e la normativa italiana, in particolare l’art. 2109 del Codice Civile e l’art. 10 del D.Lgs. 66/2003, garantiscono il diritto irrinunciabile del lavoratore a godere di almeno due settimane consecutive di ferie nel periodo estivo”, prosegue Manfuso. “Si tratta di un diritto fondamentale, parte integrante della tutela della salute psicofisica, non un optional subordinato a presunte esigenze aziendali. Questa ennesima dimostrazione di gestione autoritaria, discriminatoria e insensibile non può essere tollerata, è una aperta violazione delle leggi, del contratto e degli stessi accordi sindacali in vigore”.

“Non possiamo restare inermi di fronte a questi comportamenti”, sottolinea Manfuso. “Per questo, chiediamo a Poste Italiane l’immediato ripristino del diritto della nostra collega a godere delle due settimane di ferie estive consecutive. Pretendiamo inoltre una chiara motivazione scritta del diniego iniziale, con assunzione di responsabilità da parte del preposto e della Direzione. Infine, abbiamo già richiesto l’intervento immediato dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Taranto per verificare il rispetto delle normative in materia di ferie e diritti del personale.”

“L’episodio che ha coinvolto la lavoratrice di Poste Italiane è purtroppo emblematico di una cultura aziendale che, in alcuni contesti, continua a ignorare la dignità della persona e i diritti acquisiti”, dichiara Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto. “La UIL non è solo il sindacato di una singola categoria, ma la casa di tutti i lavoratori del nostro territorio. Per questo, un atto lesivo come questo non riguarda solo la collega del settore postale, ma rappresenta una minaccia per l’intero mondo del lavoro ionico. La nostra azione è un monito chiaro: la UIL vigilerà su ogni abuso e difenderà con fermezza il rispetto delle regole e la sicurezza sul posto di lavoro. Le aziende devono comprendere che il vero progresso passa dalla valorizzazione dei dipendenti, non dalla loro vessazione.”

“UIL Poste diffida Poste Italiane dal reiterare questi comportamenti lesivi e ribadisce la propria determinazione a difendere con ogni mezzo i diritti della nostra collega e di tutti i lavoratori”, conclude Manfuso. “Non ci fermeremo finché non sarà garantito il pieno rispetto delle leggi e del contratto.”

Poste Italiane, UILPOSTE denuncia il caos consegne in città. “Capitano in ferie e nave che affonda”

Taranto, 19 agosto 2025 – UILPOSTE Taranto denuncia lo stato di grave disservizio che sta paralizzando le consegne del Centro Logistico di Taranto, con pesanti ripercussioni sulla cittadinanza. Secondo il sindacato, circa la metà delle 43 zone di recapito del capoluogo ionico risulterebbero completamente scoperte, prive di portalettere e di qualsiasi organizzazione sostitutiva per garantire le consegne, anche quelle più urgenti.

La denuncia arriva dal segretario generale Giuseppe Manfuso, che parla di “incompetenza organizzativa senza precedenti” nella città. “Le assenze programmate – continua MANFUSO – non sono state minimamente compensate da soluzioni adeguate, determinando la totale incapacità di garantire persino un servizio minimo ai cittadini”.

La situazione è talmente critica che, in alcune zone, i cittadini attendono invano da giorni corrispondenza, pacchi, raccomandate e spedizioni di ogni tipo, avendo già pagato per un servizio che non viene erogato.

L’intervento di UILPOSTE non risparmia critiche ai vertici del Centro Logistico, con un attacco diretto al responsabile della struttura, che “risulta da oggi addirittura in ferie”. A questo proposito, Manfuso ha dichiarato: “Le ferie sono meritate, per carità, ma è risaputo che un capitano non deve mai abbandonare la nave che affonda”.

Sul tema interviene anche il coordinatore territoriale UIL della citta bimare Gennaro Oliva: “La situazione al Centro Logistico di Taranto è inaccettabile e riflette una profonda mancanza di rispetto verso i lavoratori e i cittadini. Siamo di fronte a un’organizzazione che scarica il peso della sua inefficienza sui dipendenti e, in ultima analisi, sulla cittadinanza. I tarantini non sono utenti di serie B e hanno diritto a un servizio efficiente. Invece, subiscono un danno economico e sociale, con la corrispondenza e i pacchi che non vengono consegnati. I lavoratori, dal canto loro, sono costretti a operare in condizioni di stress e inefficienza. Chiediamo a Poste Italiane di intervenire subito per garantire un servizio dignitoso e condizioni di lavoro sostenibili. È necessario un piano di emergenza per ripristinare il servizio e, a lungo termine, un’organizzazione che metta al primo posto le persone.”

UILPOSTE Taranto chiede, pertanto, a Poste Italiane di intervenire con urgenza per ripristinare condizioni di normalità e dignità del servizio.

TRAGEDIA SUL LAVORO: LA UIL TARANTO SI STRINGE ALLA FAMIGLIA DI PASQUALE DINOI E RILANCIA LA CAMPAGNA “ZERO MORTI SUL LAVORO”

Porto di Taranto: il futuro dei lavoratori ex TCT al centro del dibattito

Questa mattina, Carmelo Sasso, Segretario Generale della UIL Trasporti Taranto, è intervenuto su Radio Cittadella per fare il punto sulla situazione dei lavoratori dell’ex TCT (Taranto Container Terminal), un nodo cruciale per il futuro del porto e del territorio.

La situazione attuale
Ad oggi, sono 327 i lavoratori che versano in una condizione di incertezza lavorativa all’interno della Taranto Port Workers Agency. Nonostante alcune brevi ricollocazioni temporanee, il quadro generale rimane stagnante. Sasso ha sottolineato che, grazie a un intervento governativo, è stata ottenuta una proroga di 24 mesi per l’IMA (Indennità di Mancato Avviamento), garantendo un minimo di sostegno fino al 31 dicembre 2026.

Tuttavia, ciò non risolve il problema fondamentale: il reinserimento stabile di questi lavoratori nel tessuto produttivo portuale. In questi giorni si stanno definendo i dettagli dei corsi di qualificazione professionale, un passaggio essenziale per dare loro nuove opportunità.

Le criticità del passato e le sfide del futuro
Dal 2016, anno in cui il terminal container ha cessato le operazioni, la situazione per i lavoratori ex TCT è rimasta immutata. Nonostante alcuni sporadici impieghi stagionali o autonomi, il processo di reindustrializzazione e ricollocazione non ha mai preso realmente piede.

Sasso ha evidenziato come il Protocollo d’Intesa tra Regione Puglia e Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio rappresenti una speranza concreta. Il recente coinvolgimento dell’ARPAL Puglia per il profiling dei lavoratori è un primo passo verso un piano di riqualificazione e reinserimento.

Il ruolo della clausola sociale
Un aspetto cruciale rimane il rispetto della clausola sociale, che impone alle aziende concessionarie delle aree portuali di attingere prioritariamente al bacino dei lavoratori ex TCT. Anche operatori come Vestas, che recentemente hanno ottenuto concessioni nell’area logistica del porto, sono vincolati a questa norma, offrendo potenzialmente una boccata d’ossigeno a chi attende da anni un reinserimento lavorativo.

“Non possiamo permettere che 15 anni di attesa si concludano senza risultati concreti”, ha dichiarato Sasso, sottolineando l’importanza di vigilare su ogni fase del processo di riqualificazione e reindustrializzazione.

La UIL Trasporti continuerà a monitorare la situazione, mantenendo alta l’attenzione sulle esigenze dei lavoratori e sulle opportunità che il nuovo commissario Giovanni Gugliotti potrebbe mettere in campo per rilanciare il porto di Taranto.

UIL Taranto: profondo cordoglio per la tragedia di Massafra, serve un impegno concreto per fermare le morti sul lavoro

Vigilanza privata e sicurezza: riuscito lo sciopero regionale in Puglia, UIL Taranto in piazza a Bari

Bari, 16 giugno 2025 – Piazza Libertà oggi si è tinta di blu e ha accolto centinaia di lavoratrici e lavoratori del comparto della vigilanza armata e dei servizi di sicurezza, scesi in sciopero in tutta la regione per rivendicare il diritto a un contratto integrativo regionale equo e omogeneo. Una mobilitazione forte e partecipata, indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS Puglia, che ha registrato un’adesione altissima, superiore all’80%, segno tangibile della determinazione dei lavoratori in lotta per dignità, diritti e tutele.

A sostegno della vertenza, anche una nutrita delegazione della UIL di Taranto, guidata dal Segretario Generale UILTuCS Taranto, Luigi Galiano, e dal Coordinatore Territoriale UIL Taranto, Gennaro Oliva, presenti al fianco dei manifestanti nella piazza simbolo del capoluogo pugliese.

“Siamo qui oggi per dare voce a chi per troppo tempo è stato ignorato. Parliamo di lavoratori che, pur garantendo ogni giorno sicurezza e presidio sul territorio, sono costretti a vivere in una condizione di precarietà contrattuale e salariale indegna” – ha dichiarato Luigi Galiano.
“Non è accettabile che, nel 2025, esistano ancora profonde disparità di trattamento tra province della stessa regione. Solo Bari e BAT hanno attualmente accordi migliorativi. È il momento che le associazioni datoriali si assumano le proprie responsabilità e si siedano a un tavolo per garantire a tutte le guardie giurate e agli operatori della sicurezza pugliesi un contratto integrativo regionale giusto e uniforme”.

Dura la presa di posizione anche del coordinatore UIL di Taranto, Gennaro Oliva:

“Oggi la Puglia ha lanciato un messaggio forte e chiaro: non ci fermeremo finché non otterremo rispetto. Come UIL siamo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto, e continueremo a sostenere ogni forma di mobilitazione. Il contratto integrativo regionale non è solo una battaglia sindacale, ma una questione di giustizia sociale. La dignità di chi lavora non può essere subordinata al profitto dei grandi gruppi che dominano il settore” – ha affermato Oliva.
“È ora che le istituzioni intervengano e che l’Ente Bilaterale Regionale torni a funzionare: è inaccettabile che sia bloccato da oltre un anno, privando i lavoratori di servizi fondamentali”.

Lo sciopero arriva dopo mesi di tentativi infruttuosi di avviare una trattativa, nonostante le procedure di raffreddamento previste dalla legge. Intanto, resta confermato fino al 25 giugno anche il blocco delle prestazioni di lavoro straordinario, altra misura adottata per far valere le ragioni dei lavoratori.

La UIL di Taranto continuerà a sostenere con convinzione questa vertenza, nella consapevolezza che la sicurezza dei cittadini passa attraverso la sicurezza, contrattuale e retributiva, di chi ogni giorno vigila sul territorio.

UILA PESCA | Taranto non è una cartolina:è un fronte aperto

Taranto, 2025. In una città dove ogni angolo di mare ha già dato troppo, la Provincia autorizza nuovi scarichi nel Mar Grande e un impianto di rifiuti a due passi dal Mar Piccolo. Come si apprende dalla stampa Con la Determina n. 731 del 6 giugno 2025, la Provincia di Taranto ha autorizzato la Marina Militare a scaricare acque reflue nel Mar Grande. Sì, proprio in quel tratto di mare che secondo decine di studi dell’ARPA e dell’ISPRA è già saturo di metalli pesanti, idrocarburi e inquinanti sedimentati da decenni di dragaggi, traffico navale e industria bellica.

Non è finita, sempre dalla stampa si appende che a pochi metri dal quartiere Paolo VI e dalla costa del Mar Piccolo – la nursery della mitilicoltura tarantina – sorgerà un impianto per il trattamento di 260.000 tonnellate di rifiuti inerti l’anno, autorizzato dalla stessa Provincia con il PAUR 2025. Si lavorerà sei giorni su sette, con oltre 18.700 camion in transito ogni anno. Le polveri sottili (PM10) saranno “entro i limiti”, ma potranno arrivare a 780 grammi all’ora. Nonostante un episodio documentato di sforamento nei livelli di Escherichia coli e azoto ammoniacale nel marzo 2025, l’autorizzazione è stata rinnovata per altri quattro anni. Le prescrizioni tecniche ci sono, ma i controlli reali si basano su autocertificazioni mensili e verifiche semestrali. Le carte tecniche parlano di “impatto minimo”, ma chi vive lì sa cosa significano nuovi flussi industriali in una zona fragile, già schiacciata dall’ex ILVA e dai residui di un’industrializzazione tossica, ed è paradossale che nonostante la marina militare abbia nel tempo beneficiato di una sorta di “zona franca” pur rappresentando una delle principali cause dei gravi problemi di inquinamento, benefici ancora di un “trattamento particolare”. Difatti è opportuno evidenziare come sia stata proprio la presenza e l’attività dell’arsenale nel Mar Piccolo a rappresentare una delle principali cause dei problemi sull’ecosistema marino e sulle attività economiche locali, in particolar modo la mitilicoltura. 

E mentre l’attenzione pubblica resta catturata dallo scarico militare nel Mar Grande e dall’impianto di rifiuti vicino al Mar Piccolo, i mitilicoltori tarantini affondano tra calamità climatiche e insensibilità istituzionale. I numeri parlano chiaro: l’estate 2024 ha visto punte d’acqua superiori ai 30 °C nel Mar Piccolo, causando una mortalità superiore al 90% del novellame e compromettendo non solo la produzione in atto, ma anche quella del 2025. Si contano le perdite, novellame morto, acque infette, nessuno sembra avere il coraggio di dire che così si sta distruggendo per sempre uno dei mestieri più antichi del Mediterraneo.

In questo scenario surreale, i mitilicoltori non solo non vengono consultati, ma sono i primi a pagare. E mentre da qualche parte “inspiegabilmente” le cozze tarantine continuano a essere disponibili e vendute come eccellenze, gli uomini che hanno perso tutto la scorsa estate vivono un incubo economico: concessioni da pagare, nessun ristoro, nessuna risposta dallo Stato, nemmeno per lo stato di calamità per cui tutti si sono attribuiti il merito e che si sta rivelando una scatola vuota: difatti, nessuno ha capito – o voluto capire – quali ricadute concrete potesse avere per chi vive e lavora in mare.

Mentre parlare della cozza tarantina come eccellenza gastronomica va di moda, tanto che Slow Food ha addirittura istituito un “Presidio” per la cozza nera di Taranto, la realtà dei mitilicoltori racconta tutt’altra storia, perdite milionarie e famiglie sull’orlo del tracollo. Dove è finito quel sostegno che la filosofia “buono, pulito e giusto” dovrebbe garantire? Più che celebrazioni, servirebbero interventi concreti e urgenti. A che serve raccogliere applausi se poi si tace mentre il mare viene di nuovo violato? La narrazione del “prodotto tipico” non può sostituire l’azione politica e sociale. Si continua a promuovere la cozza tarantina, ma Taranto non ha bisogno di testimonial del gusto. Ha bisogno di difensori della vita vera, quella fatta di sveglie alle quattro del mattino, mani gonfie di lavoro, e bancali pieni di prodotto che nessuno ritira. Ha bisogno di bonifiche vere e non promesse cicliche. In un territorio che ha già dato troppo, ogni nuovo impianto, ogni nuovo scarico, è un colpo al cuore della città. I mitilicoltori non possono essere usati come immagine da brochure, e poi lasciati soli quando arriva il momento di lottare. 

Non c’è dubbio: il marchio Slow Food può contribuire a valorizzare la cozza tarantina, contrastando le contraffazioni e promuovendo la tracciabilità ma occorre in trasparenza dimostrare che il disciplinare venga reso noto e soprattutto si dimostri che venga rispettato. Altrimenti diventa solo una operazione commerciale che racconta una storia bella e sebbene ogni impegno proiettato verso la promozione della nostra identità di popolo può essere un valore aggiunto alla discussione allo stesso tempo occorrerebbe “scotomizzare” ogni falsa visione di quella che è la vera situazione.

Si ritiene doveroso evidenziare le gravi responsabilità di alcuni aderenti al presidio Slow Food di Taranto dedicato alla cozza nera del Mar Piccolo. Nonostante l’immagine di tutela e sostenibilità che tali soggetti intendono veicolare, nella realtà degli atti si riscontra un sistematico mancato rispetto del dei principi fondanti il presidio stesso. Anziché contribuire alla salvaguardia della risorsa e al recupero dell’equilibrio ambientale, tali operatori diffondono un’immagine distorta e fuorviante della reale situazione produttiva, alimentando la percezione di un’abbondanza del prodotto che nei fatti non esiste. Questa narrazione ingannevole non solo danneggia i consumatori e le filiere virtuose, ma contribuisce a mascherare la gravità della crisi ambientale e produttiva che interessa il Mar Piccolo, compromettendo ogni serio tentativo di risanamento e rilancio del comparto mitilicolo tarantino. Il problema diventa insormontabile quando anche le istituzioni fanno “inconsapevolmente o meno” da cassa di risonanza a questa falsa realtà. Risolvere i problemi non vuol dire far finta che non esistano. Occorre una analisi inconfutabile ed una volontà istituzionale vera per uscire dal guado.

Taranto non è una cartolina. È un fronte aperto. E chi davvero la ama, oggi, dovrebbe schierarsi. Senza ambiguità. Senza convenienze. Senza lentezza.

Occorre onestà, occorre attenzione, occorre unione, occorre amare sul serio il nostro mare.

FIRMATO                                                                                                                    

COOPERATIVA NUOVA MAR IONIO TARANTO – EMILIO PALUMBO

UNCI AGROALIMENTARE – CARLA MACRIPO’

CONFCOOPERATIVE TARANTO/FEDERCOOPESCA – GIANLUCA BASILE

LEGACOOP AGROALIMENTARE TARANTO/DIPARTIMENTO PESCA – COSIMO BISIGNANO

CONFESERCENTI CASAIMPRESA TARANTO – COSIMO D’ANDRIA

FAI CISL – ALESSANDRO GESUE’

FLAI CGIL – LUCIA LAPENNA

UILA PESCA – VINCENZO GUARINO

Crisi della mitilicoltura tarantina, ma si guarda con fiducia alla produzione settembrina

La UILA Pesca: tutelare la cozza tarantina significa salvaguardare una tradizione identitaria

La mitilicoltura tarantina sta attraversando una fase estremamente delicata. La presenza delle cozze nostrane sui banchi di pescherie e mercati rionali è oggi assai limitata, a causa delle temperature anomale che nell’estate 2024 hanno compromesso pesantemente la produzione locale.

“Il nostro prodotto è stato colpito in modo drammatico – spiega Vincenzo Guarino, segretario provinciale della UILA Pesca Taranto –. Su una potenzialità di circa 14.000 tonnellate, il caldo record ha causato la perdita del 70% del prodotto adulto e del 90% della semenza. Ciò che oggi troviamo in commercio è una minima parte sopravvissuta, molto apprezzata ma insufficiente a soddisfare la domanda”.

Nonostante le difficoltà, non manca uno spiraglio di speranza. “Il seme del 2025 sta mostrando segnali incoraggianti – prosegue Guarino –. L’assenza di sovraffollamento nel Mar Piccolo ha favorito condizioni migliori per lo sviluppo: più spazio, più ossigeno e, secondo alcuni operatori, una maggiore resistenza al caldo. Se non interverranno eventi climatici straordinari, potremmo tornare a vedere le cosiddette ‘cozze settembrine’: piccole, di ottima qualità, molto apprezzate a livello locale per la preparazione di primi piatti. E il prossimo anno, auspicabilmente, la produzione potrà tornare ai livelli consueti”.

Nel frattempo, la UILA Pesca richiama l’attenzione sulle criticità strutturali del comparto, a partire dalla necessità di completare i progetti di bonifica del primo seno del Mar Piccolo. “Si tratta di un intervento fondamentale, da pianificare nel medio-lungo periodo – sottolinea Guarino –. Ma nel frattempo è indispensabile accelerare sul fronte della decontaminazione, per la quale è già in corso un progetto condiviso tra il Commissario per le bonifiche, il CNR, l’ASL e il Comune di Taranto”.

Parallelamente, si punta all’individuazione di nuove aree di produzione nel Mar Grande, adeguatamente attrezzate per ospitare impianti di stoccaggio e favorire la naturale stabulazione dei mitili allevati nel primo seno. Un’operazione che permetterebbe di superare i vincoli imposti dall’ordinanza regionale n. 188 del 25 marzo 2016.

A sostenere con forza l’importanza del comparto mitilicolo per l’economia e l’identità del territorio è anche Gennaro Oliva, coordinatore territoriale della UIL di Taranto:
“La cozza tarantina rappresenta non solo una eccellenza gastronomica, ma anche un presidio culturale, sociale ed economico del nostro territorio. È per questo che la UIL, in sinergia con la UILA Pesca, ha intenzione di portare questo tema all’attenzione del nuovo sindaco di Taranto, Piero Bitetti. Il confronto con l’amministrazione comunale sarà cruciale per individuare soluzioni concrete e condivise, capaci di tutelare un settore così strategico e le tante famiglie che da esso dipendono”.

Oliva ribadisce inoltre l’urgenza di garantire massima trasparenza e vigilanza sui mitili di importazione, affinché vengano rispettati i criteri di tracciabilità e venga impedita la reimmersione di prodotto non locale nel Mar Piccolo. “Il rispetto delle regole – conclude – è il primo passo per costruire un futuro solido e credibile per la mitilicoltura tarantina. Tutelare il lavoro, il mare e le sue risorse vuol dire anche tutelare il diritto dei cittadini a un’alimentazione sana, sicura e autenticamente legata alla nostra terra”.

UILTRASPORTI TARANTO: “GRAZIE A SERGIO PRETE PER LA DEDIZIONE AL PORTO E AI LAVORATORI”

Taranto, 11 giugno 2025 – La UILTRASPORTI di Taranto prende atto delle dimissioni dell’avv. Sergio Prete dal ruolo di Commissario Straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, che saranno effettive a partire dal 16 giugno.

“Con la sua uscita – dichiara il segretario generale UILTRASPORTI Taranto, Carmelo Sasso – si chiude un lungo ciclo durato oltre 14 anni, durante i quali Sergio Prete ha rappresentato un punto di riferimento per il sistema portuale tarantino. A lui va il nostro sincero ringraziamento per l’impegno, la competenza e la disponibilità mostrati in tutte le fasi più complesse e critiche della vita del porto. È sempre stato al fianco dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, partecipando attivamente e con sensibilità a tutte le vertenze che hanno segnato la storia recente del nostro scalo”.

“Comprendiamo la sua scelta – prosegue Sasso – anche alla luce del clima di incertezza istituzionale che si è creato a livello nazionale sulla governance portuale. Il metodo con cui il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha gestito la procedura di nomina dei nuovi Presidenti, senza rispetto dei tempi, delle istituzioni e delle persone, è senza precedenti nella storia della legge 84/94. Siamo fortemente preoccupati per i ritardi e le tensioni che rischiano di paralizzare il sistema portuale italiano, Taranto compreso, in un momento in cui servirebbe invece una guida forte e chiara per affrontare le sfide della competitività e dello sviluppo”.

“A Sergio Prete – conclude Carmelo Sasso – rinnoviamo la nostra stima e gli auguriamo ogni bene per il suo futuro professionale. La sua esperienza resterà un patrimonio importante per la città, per il porto e per tutto il territorio ionico”.