INCIDENTE MORTALE IN ILVA

La nota di CGIL, CISL e UIL Taranto

Il cordoglio di fronte all’ennesima morte sul lavoro ferisce, genera rabbia e dolore. È inaccettabile pensare di cavarsela con il cordoglio fine a sé stesso. Difatti, da anni si parla ma si ignora il grido di allarme delle lavoratrici e dei lavoratori, delle RSU e RLS, che cercano di attirare l’attenzione delle istituzioni preposte sul rispetto delle condizioni di sicurezza all’interno della fabbrica e sulla tutela della salute di tutta la comunità.

Perché non ci stiamo più ad essere il bersaglio di una campagna contro le lavoratrici e i lavoratori e le Organizzazioni Sindacali che li rappresentano, consentendo la più grande operazione di annientamento e cancellazione della memoria storica e sociale di questa terra.

 

Tutto questo avviene, di fronte alla morte dell’ennesimo lavoratore in quella fabbrica. Un vociare scomposto e a volte irriguardoso che oggi ci indigna e ci fa inorridire. Perché il lutto diventa il terreno di propaganda per tutti, anche per quelli che quella fabbrica non l’hanno mai vista neanche da lontano.

Così mentre quel padre di famiglia, quel lavoratore, oggi non torna a casa da suo figlio, da sua moglie, dagli affetti più cari, è l’”uso” di quel corpo che ci lascia senza parole.

La morte di un operaio ex ILVA è un argomento “utile” per tutti.

Ma una cosa deve essere chiara. Non è vero che non ci sono responsabilità. Non è vero che non ci sono colpevoli.

Lo sciopero di 24 ore indetto dai sindacati di categoria è solo la punta di un iceberg composto da anni di segnalazioni, denunce, coinvolgimento degli organi ispettivi; un “lavoro” quasi invisibile che serviva a non lasciare soli, ancora una volta in quell’acciaieria, Claudio e quelli come lui.

Non arretreremo di un passo. Per Claudio. Per il suo lavoro. Per il lavoro di tutti. Per la comunità.

Taranto, 12 gennaio 2026

Giovanni D’Arcangelo                               Luigi Spinzi                                       Gennaro Oliva

Segretario CGIL Ta                                  Segretario CISL Ta                                Segretario UIL Ta

Parcheggi a Taranto, ADOC: “Abolire i permessi gratuiti significa colpire ancora i cittadini”

Taranto, 12 gennaio 2026 – Il 2026 si apre con l’ennesima brutta sorpresa per i cittadini di Taranto. In un contesto già segnato da rincari continui e da un potere d’acquisto sempre più fragile, arriva un nuovo provvedimento che pesa in maniera concreta sulla vita quotidiana di tante famiglie: l’abolizione del permesso gratuito di sosta per i residenti delle zone dalla D alla G della città.

A intervenire sulla questione è Domenico Votano, presidente dell’Associazione dei Consumatori ADOC Taranto, che parla senza mezzi termini di una decisione ingiusta e penalizzante, passata quasi sotto silenzio ma destinata ad avere effetti pesantissimi. Secondo ADOC, il nuovo anno “regala” ai cittadini l’ennesimo salasso.

Con l’annullamento del permesso gratuito per una sola auto a famiglia, diritto fino ad oggi riconosciuto, molti residenti si trovano ora costretti a sostenere costi mensili che possono arrivare fino a 75 euro pur di poter parcheggiare sotto casa. Una situazione che ADOC definisce un vero attentato alle tasche dei cittadini, già messe a dura prova dall’aumento del costo della vita e dalla carenza di servizi adeguati.

“Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di una città divisa in cittadini di serie A e cittadini di serie B – sottolinea Votano – perché una gran parte di Taranto, come chiaramente indicato nel regolamento di Kyma Mobilità, viene privata di qualsiasi diritto. Un provvedimento che non tiene conto della realtà dei quartieri e che scarica sulle famiglie il peso di scelte sbagliate”.

Una linea che, secondo ADOC Taranto, non rappresenta una novità ma la continuazione di politiche già viste in passato e che, a quanto pare, non stanno cambiando nemmeno con l’attuale amministrazione. Per questo l’associazione ribadisce con forza di non accettare questa ulteriore ingiustizia e annuncia azioni immediate.

ADOC Taranto ha infatti deciso di chiedere con urgenza un confronto diretto con Kyma Mobilità, con il Consiglio Comunale e con il Sindaco di Taranto, attraverso una formale richiesta inviata anche via PEC, affinché il provvedimento venga ritirato o profondamente modificato. In assenza di risposte concrete, l’associazione si dice pronta a mettere in campo tutte le iniziative necessarie a tutela dei cittadini.

“Invitiamo la cittadinanza a non restare in silenzio e a partecipare alle iniziative che saranno promosse – conclude Votano – perché questa battaglia riguarda tutti. Rivolgiamo inoltre un appello alle associazioni imprenditoriali affinché si costruisca un fronte comune contro una scelta che penalizza l’intera comunità e rende la vita in città sempre più difficile”.

ADOC Taranto ribadisce che il diritto alla mobilità e alla vivibilità urbana non può essere trasformato in un privilegio per pochi, né tantomeno in una nuova tassa occulta a carico delle famiglie.

UILPA, incontro con il nuovo Capo di Stato Maggiore della Marina Militare

Taranto, 9 gennaio 2026 – Si è tenuto oggi, presso l’Auditorium della Nuova Base Navale di Taranto, l’incontro conoscitivo con il nuovo Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio Berutti Bergotto.

A margine dell’iniziativa, la UILPA ha espresso apprezzamento per le parole del vertice militare, ribadendo tuttavia alcuni nodi fondamentali legati alla valorizzazione del personale civile e allo sviluppo del territorio ionico.

“La piena efficienza dello strumento militare – ha sottolineato la delegazione UILPA – non può prescindere dal contributo delle lavoratrici e dei lavoratori civili del Ministero della Difesa. Senza il loro apporto, non esiste prospettiva di crescita né per la Marina Militare né per l’intero sistema produttivo tarantino.”

Nel corso dell’incontro, la UILPA ha richiamato l’attenzione sulle croniche carenze di organico, chiedendo un intervento del vertice politico della Difesa affinché i posti banditi nei prossimi concorsi siano coerenti con le reali esigenze operative di un territorio ad alta concentrazione militare come Taranto, evitando ulteriori depotenziamenti.

Il sindacato ha inoltre sollecitato una revisione e un incremento delle risorse destinate al lavoro straordinario, considerato che il personale civile è quotidianamente chiamato a garantire la continuità delle attività con turni gravosi di reperibilità per sopperire alle carenze d’organico.

Particolare attenzione è stata riservata anche alla prospettiva di un progetto di cantieristica e dismissione delle unità navali, che potrebbe avere un impatto rilevante sul tessuto economico locale, già provato da numerose vertenze e dalla crisi della grande industria.

La UILPA ha quindi espresso apprezzamento per l’intervento dell’Ammiraglio Berutti Bergotto, che ha posto al centro la necessità di restituire centralità al benessere del personale. “È un principio che condividiamo pienamente – ha dichiarato la delegazione – e che deve tradursi in scelte concrete, capaci di generare effetti strutturali.”

Nel medesimo contesto, il sindacato ha sottolineato l’urgenza di rafforzare gli Organismi di Protezione Sociale (OPS), oggi in difficoltà nel territorio ionico per incertezze gestionali e carenza di prospettive. “Gli OPS devono essere strumenti reali di welfare – ha rimarcato la UILPA – capaci di rispondere ai bisogni dei dipendenti civili e delle loro famiglie.”

La UILPA ha concluso assicurando il proprio impegno a presidiare ogni tavolo di confronto, affinché alle parole seguano atti concreti, nel rispetto del lavoro civile, del benessere del personale e dello sviluppo del territorio ionico.

La delegazione UILPA presente all’incontro era composta da Giuseppe Andrisano, segretario generale UILPA TARANTO, Cosimo Gualano, coordinatore Difesa UILPA Taranto, e Vincenzo Boccadamo, RSU-RLS UILPA Taranto.

Un pensionato fantasma, quindici mesi senza pensione: lo Stato dimentica chi ha lavorato una vita

Giuseppe Manfuso (UIL Poste Puglia): “Altro che errore burocratico: è un’ingiustizia contro un lavoratore e contro lo Stato sociale. Poste e INPS risolvano subito questo scandalo”.

Taranto, 9 gennaio 2026 – C’è un limite oltre il quale il silenzio diventa complicità e l’attesa crudeltà istituzionale. Quel limite, nel caso di un ex lavoratore di Poste Italiane di Taranto, è stato superato da tempo. Da oltre 15 mesi, dopo il pensionamento per una vita di lavoro per strada tra freddo pioggia e caldo estremo, non riceve né stipendio né pensione. Nel frattempo, si trova senza alcun reddito, costretto a sostenere cure e spese sanitarie per una grave patologia oncologica all’occhio, con visite costanti e farmaci costosi.

“Ho lavorato una vita con passione e onestà. Ora mi ritrovo senza un euro, a 68 anni, dopo aver dato tutto al mio lavoro. È una sensazione terribile: ogni giorno mi chiedo come sia possibile che due enti dello Stato si rimpallino la responsabilità e io resti nel mezzo, dimenticato”, racconta l’ex dipendente. “Vorrei solo poter vivere con dignità, come ogni pensionato. Non chiedo un favore, chiedo il mio diritto.”

Il nodo burocratico riguarda presunte anomalie contributive tra il 2000 e il 2010, periodo in cui il lavoratore era assunto con contratti a termine prima di essere stabilizzato in Poste Italiane a seguito di un ricorso. Da allora, Poste e INPS si accusano reciprocamente: la prima non ha ancora regolarizzato la posizione contributiva e il secondo non procede al pagamento della pensione.

“Non siamo più davanti a un disguido tecnico, ma a una violazione inaccettabile dei diritti di un cittadino”, denuncia Giuseppe Manfuso, segretario regionale della UIL Poste Puglia. “Un lavoratore che ha già pagato il prezzo del precariato oggi viene punito una seconda volta dall’indifferenza delle istituzioni. Chiediamo a Poste Italiane di risolvere subito le anomalie e all’INPS di attivarsi per riconoscere immediatamente la pensione dovuta.”

Un caso, quello di Taranto, che diventa simbolo di un sistema che troppo spesso si perde nei meandri della burocrazia, dimenticando che dietro le pratiche ci sono persone.
“Come UIL Taranto saremo al fianco di questo ex lavoratore finché non riceverà quanto gli spetta”, aggiunge Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto. “Ogni mese senza pensione è un mese rubato alla vita di un uomo che ha servito lo Stato. Ora è lo Stato che deve servire lui.”

La UIL Poste Puglia annuncia che, se la situazione non sarà risolta a breve, valuterà anche azioni più incisive per riportare il caso nelle sedi nazionali. Perché la dignità non può aspettare.

Rifiuti, le associazioni dei consumatori scrivono al sindaco Bitetti

Taranto 31 dicembre  2025 – È stata giusta e opportuna la convocazione di un Consiglio comunale monotematico dedicato all’emergenza rifiuti per le criticità che tormentano la comunità tarantina, soprattutto in taluni quartieri della città.

Come associazioni dei consumatori – Adiconsum, Adoc e Federconsumatori – riteniamo utile ribadire che i cittadini e le cittadine di Taranto, fruitori di un servizio pubblico fondamentale, subiscono da tempo le conseguenze di un sistema che registra livelli di raccolta differenziata tra i più bassi d’Italia, pur a fronte di una TARI tra le più elevate.

A tal proposito, nei mesi scorsi, a tutte le associazioni disponibili a sottoscrivere protocolli finalizzati al miglioramento del servizio di raccolta differenziata è pervenuta una richiesta di incontro da parte di Kyma Ambiente, a firma del suo Presidente. Nonostante siano state manifestate disponibilità in tal senso, ad oggi, nessuna delle scriventi ha ricevuto una convocazione in merito.

Parallelamente, in qualità di associazioni dei consumatori maggiormente rappresentative a livello nazionale, come previsto da norme e leggi vigenti, abbiamo formalmente richiesto al Sindaco di Taranto un incontro finalizzato alla sottoscrizione di una Carta della qualità dei servizi.

Una Carta dei servizi che potesse rappresentare uno strumento condiviso per individuare percorsi e azioni di miglioramento dei servizi pubblici locali, anche alla luce delle numerose segnalazioni, reclami, criticità ma anche proposte che quotidianamente raccogliamo presso i nostri sportelli cittadini. Analoga richiesta è stata reiterata all’Assessore alle Attività Produttive. Anche tali richieste unitarie, ad oggi, non hanno ricevuto riscontro.

Purtroppo, pure nel consiglio comunale monotematico sul tema rifiuti, tenutosi nella giornata di ieri 29 dicembre, è stata prevista la partecipazione di diverse associazioni di categoria, ma senza il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori, che rappresentano la maggioranza della popolazione, ossia coloro che sopportano il maggior peso della TARI e che vivono quotidianamente le inefficienze del servizio di raccolta dei rifiuti in molte aree della città. Probabilmente come associazioni avremmo potuto fornire un’altra opinione e contribuire in maniera costruttiva al dibattito.

Ci chiediamo, dunque, se questa Amministrazione comunale, che più volte richiama i principi della partecipazione e del coinvolgimento dal basso, intenda realmente ascoltare anche il punto di vista delle  cittadine e dei cittadini attraverso le loro associazioni rappresentative, oppure se tali momenti di confronto restino occasioni limitate, non inclusive e prive di un reale coinvolgimento di chi subisce per primo gli effetti di un servizio che, allo stato attuale, appare inefficiente e inefficace.

Ancora una volta rivolgiamo un appello a questa Amministrazione affinché venga garantito il coinvolgimento delle scriventi associazioni, così come previsto dalle leggi dello Stato e dalle normative regionali e locali, riconoscendo il ruolo delle associazioni dei consumatori nei processi di miglioramento dei servizi pubblici locali e nella tutela dei diritti dei cittadini.

Restiamo in attesa di un riscontro formale e di una convocazione, certi che l’Amministrazione comunale vorrà colmare una evidente lacuna nel percorso di confronto e partecipazione democratica.

Domenico Votano, Adoc
Antonrello Zicari, Federconsumatori
Gianfranco Solazzo, Adiconsum

 

Emergenza rifiuti, la UIL: “Basta parole, servono atti concreti. Kyma Ambiente a rischio tenuta”

Taranto 30 dicembre 2025 – Un consiglio comunale lungo, articolato, partecipato, ma che lascia aperti più interrogativi di quanti ne chiuda. È il giudizio netto della UIL sull’esito della seduta monotematica dedicata all’emergenza rifiuti e alla situazione di Kyma Ambiente, conclusasi con l’approvazione del cosiddetto “Patto di civiltà per Taranto”, documento che – secondo il sindacato – contiene impegni generici e nessuna risposta strutturale alle criticità emerse.

Per la UIL, il nodo centrale resta la tenuta dell’azienda pubblica e il futuro dei lavoratori. A ribadirlo con forza è stato Carmelo Sasso, segretario generale della UIL Trasporti Taranto, intervenuto in consiglio comunale.

«Serve un’operazione di chiarezza non solo nelle parole ma soprattutto negli atti. Oggi siamo profondamente preoccupati per la tenuta dell’azienda: Kyma Ambiente è tecnicamente fallita e questo non può essere ignorato», ha dichiarato Sasso.

Particolare allarme desta la decisione di affidare a una società esterna una due diligence.

«Affidare una revisione esterna significa ammettere che né l’azienda né il Comune hanno contezza reale della situazione debitoria e finanziaria. Ci chiediamo: questa due diligence serve a risanare l’azienda, a venderla o a liquidarla?», ha aggiunto il segretario UIL Trasporti, puntando il dito anche sull’assenza di un controllo analogo efficace negli anni.

Nel mirino della UIL anche la gestione del personale e l’organizzazione del lavoro.

«Ci troviamo di fronte a una situazione inaccettabile: più lavoratori somministrati che dipendenti diretti, mansioni affidate senza criteri chiari, lavoratori che raccolgono rifiuti a mani nude. Se davvero si vuole mantenere pubblica Kyma Ambiente, bisogna dire con quali strumenti, con quali risorse e con quali impianti», ha sottolineato Sasso, richiamando l’urgenza di tutele per centinaia di lavoratori precari che da anni garantiscono il servizio.

Sulla stessa linea Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto, che evidenzia come il confronto istituzionale non possa limitarsi a documenti di principio.

«Il Patto di civiltà non può restare una dichiarazione d’intenti. Taranto ha bisogno di un cronoprogramma, di obiettivi misurabili e di scelte chiare. I cittadini pagano una Tari elevata e hanno diritto a un servizio efficiente, i lavoratori hanno diritto a certezze», afferma Oliva.

Per la UIL, la difesa del carattere pubblico di Kyma Ambiente deve tradursi in atti concreti.

«Dire che l’azienda resterà pubblica non basta: servono investimenti, impianti funzionanti, una governance trasparente e un confronto vero con le parti sociali. Senza queste condizioni, il rischio è continuare a rinviare, mentre la situazione peggiora», conclude Oliva.

La UIL continuerà a vigilare e a incalzare l’amministrazione comunale affinché alle parole seguano finalmente decisioni chiare, nell’interesse della città, dell’ambiente e dei lavoratori.

NUOVO OSPEDALE SAN CATALDO, UIL FPL TARANTO: “SENZA PERSONALE E CHIAREZZA SUL SS. ANNUNZIATA L’APERTURA RISCHIA DI ESSERE SOLO UN TAGLIO DEL NASTRO”

Taranto, 29 dicembre 2025 – Il nuovo ospedale San Cataldo di Taranto si avvia verso la fase conclusiva dei lavori, ma l’apertura della struttura continua a slittare. Ad oggi, l’orizzonte temporale più realistico per l’inaugurazione resta quello compreso tra la tarda primavera e l’estate del 2026. Un’attesa lunga, segnata da criticità strutturali, organizzative e soprattutto occupazionali che la UIL FPL di Taranto continua a denunciare con forza.

Il nodo principale resta quello del personale. Per rendere realmente operativo un presidio ospedaliero da oltre 700 posti letto servono circa 1.300 nuove unità tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici. Un fabbisogno che non può essere coperto semplicemente spostando il personale dall’ospedale SS. Annunziata, pena il depotenziamento – se non la chiusura – di servizi essenziali per la città.

“Il San Cataldo non può aprire svuotando altri ospedali – dichiara Giovanni Maldarizzi, segretario generale della UIL FPL Taranto –. Servono assunzioni straordinarie e immediate. Senza un piano occupazionale serio e autorizzazioni ministeriali dedicate, l’apertura rischia di trasformarsi in un’operazione di facciata, pagata dai lavoratori e dai cittadini”.

Accanto al tema del personale, resta centrale anche quello dell’allestimento tecnologico. Sebbene la struttura muraria sia sostanzialmente completata, sono ancora in corso le installazioni delle apparecchiature elettromedicali ad alta complessità: 25 grandi macchinari, tra cui TAC, risonanze magnetiche di ultima generazione e sale operatorie integrate. In passato, il processo ha subito rallentamenti legati alle difficoltà nel trasferimento dei fondi – circa 105 milioni di euro – dal Governo alla Regione, criticità superate solo negli ultimi anni.

A questi aspetti si aggiungono le lunghe procedure di collaudo e verifica. Il San Cataldo è un ospedale altamente digitalizzato, dotato di sistemi informatici avanzati, intelligenza artificiale applicata alla diagnostica e tecnologie touchless. Ogni impianto – dai gas medicali agli impianti elettrici di emergenza, fino alle reti dati – deve essere testato singolarmente per garantire standard elevati di sicurezza. Un iter complesso, ulteriormente rallentato in passato anche dai periodi di commissariamento del Comune di Taranto.

Ma c’è un altro tema che la UIL FPL considera imprescindibile: il futuro dell’ospedale SS. Annunziata. Sul tavolo resta aperto il dibattito politico, tecnico e sindacale sulla necessità di mantenere in città un secondo Pronto Soccorso.

“Taranto non può permettersi di concentrare tutte le emergenze su un’unica struttura – sottolinea Maldarizzi –. Il San Cataldo, da solo, rischia di non essere sufficiente a coprire l’intero fabbisogno di urgenza. Per questo ribadiamo la necessità di mantenere operativo il Pronto Soccorso del SS. Annunziata, evitando scelte drastiche e penalizzanti per la popolazione”.

La UIL FPL Taranto chiede quindi certezze: un cronoprogramma chiaro, risorse umane adeguate, il pieno coinvolgimento delle parti sociali e una visione complessiva della sanità ionica che metta al centro i lavoratori e il diritto alla salute dei cittadini.

“Il San Cataldo deve essere una vera risposta ai bisogni sanitari del territorio – conclude Maldarizzi – non l’ennesima incompiuta organizzativa. Senza personale, senza servizi e senza una rete ospedaliera equilibrata, non esiste alcuna sanità del futuro”.

Porto di Taranto, UIL Trasporti: forti riserve su Porti d’Italia Spa. Sasso: “Centralizzare le opere rischia di penalizzare territori e lavoratori”

Taranto, 27 dicembre 2025 – La UIL Trasporti esprime forti perplessità sulla nascita di Porti d’Italia Spa, la nuova società pubblica destinata a gestire le grandi opere infrastrutturali strategiche del sistema portuale nazionale. A intervenire sul Quotidiano di Taranto è Carmelo Sasso, segretario della UIL Trasporti, che richiama l’attenzione sui rischi legati a un’eccessiva centralizzazione delle decisioni.

“I sindacati hanno già espresso molte riserve su Porti d’Italia e ora valuteremo con attenzione l’iter parlamentare – dichiara Sasso – anche perché sulla prima bozza presentata dal Ministero l’Anac ha avanzato rilievi significativi”.

Secondo la UIL Trasporti, il nuovo assetto rischia di ridimensionare il ruolo delle Autorità di Sistema Portuale, che verrebbero private della possibilità di realizzare direttamente le infrastrutture. “Le Authority – spiega Sasso – dovranno limitarsi a programmare, rimettendosi poi alle decisioni della nuova società. Storicamente, quando le scelte vengono accentrate, i territori non ne escono bene”.

Il segretario UIL Trasporti non esclude tuttavia che Porti d’Italia Spa possa diventare, se utilizzata correttamente, uno strumento per sbloccare situazioni ferme da anni. “Se il Governo intende davvero trovare soluzioni per Taranto, anche in relazione alla crisi dell’ex Ilva, allora questa nuova società potrebbe aiutare a sbloccare opere rimaste appese e a orientare il rilancio del porto, che oggi è completamente fermo”.

Resta però alta la preoccupazione per il futuro dei lavoratori. “Il vertice politico-istituzionale annunciato ad agosto non si è ancora tenuto – sottolinea Sasso – e i corsi di riqualificazione, pur finanziati dalla Regione, non possono partire senza sapere quali imprese si insedieranno e di quali competenze avranno bisogno. Inoltre, tra un anno terminerà l’Agenzia per il lavoro che segue i 320 ex TCT”.

Per la UIL Trasporti servono risposte immediate, concrete e condivise. Il rilancio del porto di Taranto non può più attendere: infrastrutture, lavoro e prospettive di sviluppo devono tornare al centro dell’agenda istituzionale.

UIL, lavoro e dignità sospesi: le voci di chi resiste nelle vertenze industriali

Taranto, 24 dicembre 2025 – C’è un Natale che arriva carico di luci e uno che, per molti lavoratori tarantini, porta con sé incertezze, attese e promesse non mantenute. Le grandi vertenze industriali continuano a segnare profondamente il territorio e le famiglie, lasciando un senso di precarietà che si trascina ormai da anni. A raccontarlo sono le voci di chi vive quotidianamente queste crisi, uomini e donne in prima linea, che non hanno smesso di credere in un futuro possibile. I racconti sono stati pubblicati sul Quotidiano di Taranto nell’edizione di oggi 24 dicembre 2025

È la storia di Marco Biasi, 46 anni, operaio dello stabilimento siderurgico di Taranto e rappresentante della UILM Taranto. Entrato in fabbrica nel 2002, quando l’Ilva rappresentava sicurezza e prospettiva, Marco ha visto sgretolarsi, anno dopo anno, certezze che sembravano solide. Il sequestro del 2012, la cassa integrazione, i continui rinvii di piani industriali mai realmente attuati hanno trasformato il lavoro in un’attesa logorante.
“Negli ultimi dieci anni – racconta – ho lavorato meno di quanto sia rimasto fermo”. Una condizione che pesa non solo sugli operai, ma sulle famiglie, sui figli, sul futuro stesso della città. La contrapposizione tra diritto al lavoro e diritto alla salute, secondo Biasi, è una ferita ancora aperta: due battaglie che non dovrebbero essere nemiche, ma parte di un’unica visione di sviluppo giusto e sostenibile.

Accanto alla crisi della grande industria, c’è quella del porto di Taranto, raccontata dalla testimonianza di Ottorino Michele Picardi, operatore portuale e rappresentante della UILTRASPORTI Taranto. Dopo anni difficili segnati dalla delocalizzazione dei traffici e dal crollo occupazionale del 2012, Picardi è uno dei 140 lavoratori rientrati in attività presso la San Cataldo Container Terminal – Gruppo Yilport. Un rientro che, però, non può bastare.
Sono ancora circa 330 gli ex lavoratori del TCT in attesa di una vera opportunità, mentre il rilancio dei traffici procede a rilento e le potenzialità del porto restano in gran parte inespresse.

“Il porto di Taranto può essere una risorsa strategica – sottolinea Picardi – ma servono scelte concrete”. Dallo sviluppo del terminal container all’attuazione del decreto che individua lo scalo ionico come hub per le piattaforme dell’energia eolica, le occasioni non mancano. Ciò che manca, ancora una volta, è il passo decisivo per trasformare le promesse in lavoro stabile e dignitoso.

Le storie di Marco e Ottorino non sono casi isolati, ma rappresentano un pezzo importante della condizione lavorativa in Puglia e a Taranto. Un territorio che continua a pagare il prezzo di ritardi, indecisioni e politiche industriali frammentate.
La UIL di Taranto ribadisce con forza che il tempo delle attese è finito: servono risposte, investimenti, programmazione e soprattutto rispetto per chi, da anni, tiene in piedi il lavoro e l’economia locale.

Perché dietro ogni vertenza ci sono persone, famiglie e comunità intere che chiedono una sola cosa: un futuro certo, giusto e dignitoso.

IL GIUDICE DEL LAVORO CONDANNA L’ARSENALE DI TARANTO

Taranto, 23 dicembre  2025 – Nel febbraio del 2023, delegati sindacali di CGIL e UIL dell’Arsenale di Taranto, avevano rivendicato il diritto di una lavoratrice di godere di ferie già maturate o di usufruire dello smart-working, in assenza di particolari esigenze di servizio e di fronte, invece, a bisogni famigliari che richiedevano la sua presenza. Per la richiesta di chiarimenti all’amministrazione che aveva negato alla donna tale diritto, i delegati di FP CGIL e UIL PA, si erano rivolti alla dirigente al personale.

Quella “intromissione”, in realtà vera mission dei sindacati, non era stata gradita dalla funzionaria dell’Arsenale di Taranto che per tale ragione aveva addirittura segnalato i lavoratori rappresentanti della sigle sindacali al PERSOCIV, la Direzione Generale per il Personale Civile, e redatto addirittura un rapporto disciplinare.

Quella macchia sulla vita di questi lavoratori è stata cancellata definitivamente alcuni giorni fa grazie ad una sentenza del Tribunale di Taranto che ha invece condannato l’Arsenale per condotta antisindacale.

La sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Taranto, dottoressa Viviana Di Palma, sana una condotta e in parte restituisce serenità ai lavoratori e rappresentanti sindacali che per due anni hanno dovuto subire l’ “inquisizione” di un procedimento disciplinare sulle loro teste e rappresaglie continue al limite del mobbing.

“Facevamo solo quello che è giusto fare quando si è rappresentanti dei lavoratori”– dicono nel frattempo i delegati sindacali Pietro Avellino e Cosimo Gualano, rispettivamente rappresentanti di FP CGIL e UIL PA.

Una sentenza che ristabilisce anche dignità al ruolo del sindacato – spiegano Cosimo Sardelli, segretario generale della FP CGIL e Giuseppe Andrisano, segretario generale della UIL PA – perché da troppo tempo ormai si tende ad intimidire chi ha il diritto, sancito da leggi e contratti nazionali, di interagire, contrattare e anche dissentire in nome della difesa del lavoro e dei lavoratori.

Un atto di grave violazione delle prerogative sindacali, che ha visto CGIL e UIL adire le vie legali, assistite dall’avvocato Luca Bosco.

Con sentenza di primo e secondo grado il Tribunale ha condannato l’Arsenale per condotta antisindacale, comminando anche una multa di 2.400 euro più le spese.

I giudici hanno sottolineato che le rimostranze manifestate dei sindacalisti rientravano ” nel legittimo diritto di critica ed esercizio dell’attività sindacale la cui repressione , attraverso il procedimento disciplinare e l’irrogazione della sanzione, costituisce una palese violazione del diritto del Sindacato di svolgere attività associativa in favore dei lavoratori e in quanto tale integra gli estremi i condotta antisindacale “

La sentenza manda un messaggio chiaro e una volta di più ricorda a quanti ritengono di vestirsi di autorità – dicono Avellino, Sardelli, Gualano e Andrisano – che i diritti dei lavoratori non si calpestano e il Sindacato, orgogliosamente dalla parte dei lavoratori, non si imbavaglia.