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Sanitaservice Asl Taranto:
La lotteria del lavoro:
MANIFESTAZIONE IL 27 FEBBRAIO DEI LAVORATORI IN PART TIME E DEGLI IDONEI ALLA GRADUATORIA DEL CONCORSO PER PULITORI
Accanto alla naturale soddisfazione dei neo assunti a tempo pieno, molti dei quali ricordiamo furono estratti a sorte nel 2020 tra le 5.059 domande per la selezione di 40 pulitori, è viva l’amarezza sia dei tanti lavoratori della Sanitaservice, da anni con contratti a poche ore, che delle centinaia di idonei della graduatoria i quali, dopo tanto impegno e studio, non sono risultati vincitori alla “Lotteria del lavoro”.
Come è noto non c’è stata alcuna pronuncia giudiziale che obbligasse ad assumere i fortunati “estratti” che dal 2020 hanno lavorato, con contratti a termine, dopo la pubblicazione del bando di selezione per 40 pulitori, ma una legittima decisione politica con cui l’azienda ha ritenuto opportuno definire, con un accordo stragiudiziale, l’assunzione dei ricorrenti.
Non sappiamo, peraltro, come giustificare il permanere dei tanti lavoratori della Sanitaservice ai quali, nonostante le note carenze d’organico, è invece sempre stato negato il diritto ad avere l’orario pieno, come pure riteniamo obbligo morale sostenere le aspettative degli idonei alla graduatoria, nell’ambito del piano dei fabbisogni, e l’internalizzazione dei servizi, non solo il 118, che attendono da tempo di essere realizzati
Nella convinzione che sia necessario dare a tutti una prospettiva, chiarendo le motivazioni che guidano le scelte aziendali, i lavoratori della Sanitaservice in part time, unitamente agli idonei alla graduatoria dei 40 pulitori, si ritroveranno lunedì 27 febbraio 2023, dalle ore 10 alle ore 12, nella zona antistante alla Asl Taranto in Viale Virgilio per chiedere ai vertici aziendali le risposte a queste domande.
FP CGIL Cosimo Sardelli
CISL FP Massimo Ferri
UIL FPL Giovanni Maldarizzi
Giovedì 16 febbraio la Puglia diventa protagonista della mobilitazione nazionale della UIL “Diamo voce al Paese reale”.
Una grande assemblea regionale, alla presenza del segretario generale nazionale PierPaolo Bombardieri e del segretario organizzativo nazionale e commissario straordinario UIL Puglia Emanuele Ronzoni, con interventi di delegati e delegate di tutte le categorie, che aprirà una lunga fase di confronto nei luoghi di lavoro e sui territori, per condividere con i lavoratori e le lavoratrici, con i pensionati e le pensionate, idee, temi e proposte per un Paese più giusto, più equo, più solidale, con il lavoro di nuovo al centro.
Appuntamento dalle 10 alle 13, all’UCI Cinemas Showville di via Giannini 9, a Bari Mungivacca.
Anche il 2022 ha registrato un dato negativo per il Porto di Taranto: la movimentazione delle merci è in sofferenza. Un dato, questo, che non sorprende gli operatori del settore perché fotografa la situazione monitorata a cadenza mensile e influenzata in maniera particolare dalla minore attività di import ed export di ILVA e ENI.
Nel 2022 il porto ha movimentato 14,6 milioni di tonnellate di merci in meno rispetto al 2021 del 16,9% e del 7,6% rispetto al 2020.
Su questi numeri, che iniziano a preoccupare le aziende e gli operatori che operano nel Porto della città bimare, interviene il Segretario Generale dei Trasporti della UIL di Taranto, Carmelo Sasso.
“Sia la crisi dell’ex ILVA che il rallentamento produttivo di ENI hanno fatto crollare i traffici. In questo scenario va inserita anche la situazione della ex Cementir che da tempo ormai non è pervenuta come attività nel porto. Ma non dobbiamo dimenticare il Covid, che con difficoltà ci stiamo mettendo alle spalle, e l’attuale conflitto in Ucraina.
Il -16,9% del 2022 di movimentazione rispetto al 2021 è un dato che va letto anche alla luce di un’altra questione: in base alla normativa vigente Taranto rischierebbe di perdere la sua Port Authority se la situazione negativa dovesse perdurare. E questo, in una città che ha nella visione quella di espandere la sua economia sul mare e grazie al mare, non è concepibile.
Bisogna, pertanto, fare chiarezza su una serie di questioni come il futuro produttivo di ex ILVA. Bisogna fare quel ragionamento che qualcuno invoca da tempo: ridisegnare la distribuzione delle banchine tra aree pubbliche e aree private e aree in autonomia funzionale, che sono quelle di Acciaierie d’Italia, per compensare le perdite che stiamo avendo.
I nuovi investimenti legati alla Zona Economica Speciale (ZES) sono fondamentali e siamo sicuri che produrranno gli effetti positivi sperati. Inoltre bisogna accelerare sulla piattaforma logistica. In merito registriamo l’interesse di Vestas e Progetto internazionale 39. Ci sono anche due richieste su area ex SOICO e il progetto del gruppo Ferretti per lo Yard Belleli. Elementi che fanno ben sperare per il 2023 e che dovrebbero far ricomparire il segno positivo davanti ai dati che riguardano il Porto di Taranto”.
La UIL non ha certo intenzione di gettare la spugna sul tema dell’autonomia differenziata. E ci chiediamo come il Ministro Calderoli abbia ritenuto andare avanti su questo malsano progetto camuffandolo come rispettoso del terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione. Questo è un disegno che attacca i diritti delle persone, non li favorisce, perché i diritti non sono regionalizzabili: sono del cittadino e non di un territorio e vanno assicurati “prescindendo dai confini territoriali dei governi locali” (art. 120 Cost.)
Ancora: un disegno di legge che è diventato trattativa Governo – Regioni tenendo fuori volutamente il Parlamento, chiamato solo a ratificare gli accordi. Elementi solo questi sufficienti per gridare ancora una volta “No” a questo tipo di autonomia che camuffa il sogno secessionista della Lega.
Il perché del nostro no è molto semplice e ruota intorno ai LEP (Livelli essenziali di Prestazione). Nella relazione che accompagna il disegno di legge la spesa storica esce dalla porta e ritorna dalla finestra. Si dice che la cabina di regia che dovrà fissare il LEP, entro un anno, estenderà la sua ricognizione alla spesa storica sostenuta dallo Stato nei vari territori. Significa che le Regioni che assorbivano meno fondi (perché danno meno servizi) ne avranno di meno mentre saranno privilegiate quelle che hanno sempre ottenuto più risorse, quelle del Nord, in ragione dei maggiori servizi garantiti per i diritti civili e sociali. Insomma: la cristallizzazione delle differenze.
Tanta, troppa propaganda sul tema, ma la verità è che il Governo sta spaccando l’Italia in due se non in tre, in quattro. Questo è il giudizio della UIL e questo è il dato, a parte l’inutile giro di parole e promesse da parte di questo o quel partito politico. I cittadini è bene sappiano della grande e grave responsabilità di queste scelte e gli effetti che tutto ciò produrrà all’Italia intera e a un Mezzogiorno già in ginocchio rispetto al resto del Paese.
Su Scuola e Sanità il Paese rischia gravi squilibri. Sulla Scuola si profila la differenziazione degli stipendi, più alti al nord e con il rischio di personale in uscita verso il settentrione. Sulla Sanità le regioni meridionali hanno pagato oltre 7 miliardi di euro alle regioni del Nord a causa della migrazione sanitaria. Quale modello di Sanità immagina il Ministro Calderoli in Puglia? Quando nel 2020 sono stati 25.191 i pugliesi che sono andati a curarsi altrove: 70mln versati dalla Puglia alla Lombardia e 45mln di euro all’Emilia Romagna.
È del tutto evidente la sordità rispetto al grido di allarme lanciato dalla UIL, ed ancor più grave l’assoluta cecità rispetto agli ultimi rapporti Censis, Eurispes, Svimez dai dati inquietanti di un Paese che triplica la spesa, non si riprende e cresce solo nei divari e disuguaglianze. Mi chiedo con quale presupposto, dopo questa forma di autonomia differenziata, si intenda far fronte a 760 mila nuovi poveri derivati dallo shock inflazionistico, qualcosa come 287 mila nuclei familiari e mezzo milione di poveri solo al Sud.
Dobbiamo fermare tutto questo. Dopo le mobilitazioni del 13 e 20 dicembre 2022, la UIL ha deciso di proseguire le iniziative. Abbiamo dato avvio a una mobilitazione a partire dal mese di febbraio, collaterale a un dialogo costante con le lavoratrici, i lavoratori, i pensionati, le pensionate ed i cittadini e, funzionale al sostegno della piattaforma confederale rivendicativa sui temi legati a Lavoro, Welfare, Pensioni e molto altro ancora. In Puglia, a Bari il 16 febbraio, terremo una grande assemblea pubblica finalizzata a informare per fermare decisioni, come anche quella dell’Autonomia differenziata, che rischiano di essere la maledizione perfetta per il SUD e il Paese.
Gli ultimi accadimenti notori di certo non hanno fermato la macchina della UIL FPL di Taranto sempre al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità, degli enti locali e del terzo settore. Il Sindacato anche in queste delicate settimane è stato attento a non far mancare il proprio apporto sulle questioni di necessaria importanza e urgenza.
A mettere un punto fermo e a dirimere i dubbi è il Segretario Generale UIL FPL Puglia, nonché Commissario Straordinario UIL FPL Taranto, Antonio Barnabà.
“Non ci siamo dedicati in queste settimane a rincorrere questa o quella voce, ma abbiamo pensato a lavorare sin da subito per mettere insieme un gruppo dirigente capace di portare avanti le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori che per noi sono la parte portante, essenziale e imprescindibile della nostra missione.
A partire dallo scorso 6 dicembre, per l’intervento immediato del Commissario Straordinario Nazionale UIL FPL Emanuele Ronzoni, nonché Segretario Organizzativo UIL, che ha nominato il sottoscritto commissario straordinario della UIL FPL Taranto, abbiamo avviato una serie di interlocuzioni sul territorio, registrando con soddisfazione, l’interesse e l’attenzione particolare di iscritti e dirigenti sindacali, pronti a mettersi in gioco per mantenere alto il livello della UIL FPL di Taranto.
I nostri iscritti, pertanto, possono essere sicuri che saranno ben rappresentati a tutti i livelli istituzionali e su ogni tavolo da donne e uomini capaci di far valere i loro diritti e richieste. Senza alcun timore e riserve alcune. Una squadra rinnovata è già in campo, ed è già al lavoro, per rilanciare il ruolo indiscusso della UIL FPL Taranto.
Sono diversi i temi al centro dell’agenda della nostra organizzazione, a partire dalla precarietà del lavoro nella sanità e negli enti locali e alle profonde criticità del sistema sanitario regionale. Ci aspetta una stagione sui tavoli della contrattazione decentrata di secondo livello per la sottoscrizione definitiva dei CCNL del comparto Sanità e Funzioni Locali e siamo concentrati su vertenze di più ampia portata, dalle stabilizzazioni nella sanità, per finire alle questioni che investono il mondo della cooperazione e della Sanità Privata.
Non siamo abituati ai canti delle sirene. Siamo il Sindacato delle persone e al servizio di queste e mai utilizzeremo le persone per favorire carriere personali. Nel momento che accadrà questo, allora significherà che abbiamo fallito la nostra missione di tutela e difesa.
A seguito di una riunione tenutasi venerdì 27 gennaio, con tutti coloro che hanno deciso di far parte del nuovo progetto, sono stati individuati incarichi di lavoro specifici nonché la nomina di due sub commissari della struttura della UIL FPL Taranto, e pertanto respingiamo con forza al mittente, ogni tipo di pettegolezzo, circa un ipotetico e alquanto fantasioso fallimento della UIL FPL Taranto.
La UIL FPL, e la UIL, c’è e resta un faro per migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori”.
Da settimane sul tavolo del Governo Meloni si discute della “Opzione Donna” ovvero della possibilità che viene data alle lavoratrici di accedere al prepensionamento. I requisiti per accedervi, però, hanno sollevato non poche problematiche che i rappresentanti istituzionali insieme alle parti sociali sono chiamati a risolvere entro l’anno. Ma altra problematica non ancora snocciolata è legata all’assegno pensionistico delle donne che secondo l’Osservatorio INPS risulta essere inferiore del 30% rispetto a quello percepito dagli uomini.
Sulla questione interviene Doriana Caleandro, coordinatrice Pari Opportunità della UIL di Taranto.
“Se per gli uomini l’assegno medio è di 1.381 euro, per le donne si ferma a 976 euro al mese con una differenza di circa il 30%, che in denaro si traduce mensilmente in 400 euro in meno per le donne. Eppure sulle 779.791 pensioni erogate nel 2022 le donne sono 437.596 contro 342.195 degli uomini.
Ancora ad oggi molti non hanno la reale percezione di questo gap perché si usano parametri che fanno un’istantanea del momento non stimandola in base all’intero arco lavorativo. E proprio a fine rapporto lavorativo questo divario diventa tristemente palese: siamo lontani da una vera parità salariale.
Le cause sono sempre le stesse, purtroppo sempre culturali. Quante donne hanno anteposto al diritto al lavoro a quello della cura dei figli e dei familiari non autosufficienti? Quante di noi hanno dovuto rinunciare a una carriera professionale dovendosi accontentare di un part-time? Quante non ammesse al lavoro perché giudicate in età troppo fertile? E quante ancora costrette ad arrangiarsi ad un contratto non qualificato?
Oggi si è poveri anche lavorando, ma sicuramente la situazione si aggrava se vista al femminile: al sud di questa bella Italia le donne subiscono discriminazione territoriale, di genere e generazionale. Come fai ad avere l’opportunità di una occupazione retribuita se poi non hai strutture pubbliche dedicate alla cura? Asili nido, mense scolastiche, centri estivi, case di cura, case di riposo sempre troppo poche o inesistenti.
Il sindacato ha un ruolo fondamentale per abbattere le discriminazioni di genere. Ha lo strumento della contrattazione, che ad oggi, più che mai, incentiva quelle buone prassi che diventano strutturali, come il welfare, il sostegno alla genitorialità e una migliore conciliazione dei doveri casa/lavoro. Consapevoli del fatto che l’occupazione femminile e la relativa autonomia economica siano di base un bene per l’intera società del terzo millennio.
È il momento di affrontare la questione perché la parità di genere non resti soltanto un bell’ideale a cui tendere ma diventi concretezza per un Paese che ha nella Costituzione il principio dell’uguaglianza”.
