UILTuCS: stato di agitazione per il servizio di portierato nelle Corti d’Appello

A Taranto emergenza lavoro: decine di vertenze e centinaia di posti a rischio

Taranto, 2 gennaio 2026 – La UILTuCS Puglia proclama lo stato di agitazione del personale impiegato nel servizio di portierato e reception delle sedi della Corte di Appello di Brindisi, Lecce e Taranto, a seguito delle decisioni assunte dalla Corte di Appello di Lecce, committente del servizio.

Alla scadenza del contratto con la società Clean Service srl, nell’ambito della convenzione Consip, la Corte di Appello ha proceduto a un affidamento diretto sotto soglia di durata quadrimestrale alla società Bruma Investigazioni, in attesa dell’espletamento di una nuova gara.
Un affidamento che prevede però una riduzione di circa il 30% delle prestazioni, con conseguenze dirette e pesantissime sull’occupazione.

“Riteniamo fortemente lesiva la decisione assunta dalla Corte di Appello di Lecce – dichiara Marco Dell’Anna, segretario generale UILTuCS Puglia –. Una scelta che rischia di condannare oltre trenta lavoratori e le loro famiglie a una prospettiva di precarietà e povertà, aggravata dal fatto che proviene da una committenza pubblica, che dovrebbe invece garantire il rispetto della dignità delle persone e la tenuta dei livelli occupazionali”.

Secondo la UILTuCS, le modalità e le tempistiche dell’affidamento appaiono particolarmente critiche.

“Non possiamo non rilevare – prosegue Dell’Anna – come questa decisione sembri orientata a ridurre gli orari di lavoro prima ancora della nuova gara, creando un precedente pericoloso e scaricando sui lavoratori il prezzo delle scelte amministrative”.

Ma è Taranto a rappresentare, ancora una volta, uno dei punti più fragili di questa vertenza.

“La situazione tarantina desta serie e profonde preoccupazioni – sottolinea Alfonso Galiano, componente di segreteria UILTuCS Taranto –. Questo appalto si inserisce in un contesto già drammatico, fatto di decine di vertenze aperte che stanno cancellando centinaia di posti di lavoro nel commercio, nei servizi e negli appalti”.

Per la UILTuCS Taranto, il rischio è quello di aggravare ulteriormente una crisi strutturale.

“Siamo di fronte a un depauperamento economico e sociale senza precedenti – aggiunge Galiano –. Ogni riduzione di orario, ogni posto perso, indebolisce ulteriormente un territorio già stremato. Taranto non può continuare a pagare il prezzo di scelte che non tengono conto dell’impatto sociale e occupazionale”.

A partire da oggi, lunedì 2 febbraio, i lavoratori saranno in sciopero, con sit-in di protesta davanti al Tribunale Penale di Lecce.
La UILTuCS ha inoltre richiesto un incontro urgente alla Corte di Appello di Lecce e al Comitato SEPAC della Regione Puglia.

“Siamo pronti a mettere in campo ogni ulteriore iniziativa – concludono Dell’Anna e Galiano – pur di evitare che, proprio in un appalto pubblico, si scriva una delle pagine più nere per l’occupazione del territorio”.

ADOC Taranto: “Inaccettabile far pagare la sosta ai disabili e ai residenti. Taranto merita equità e rispetto.”

Taranto, 2 febbraio 2026 – L’ADOC Taranto, per voce del suo presidente Domenico Votano, denuncia con forza le nuove regole introdotte da Kyma Mobilità sulla sosta cittadina, che prevedono il pagamento dei parcheggi anche per i titolari di contrassegno disabili in alcune aree della città e per i residenti delle zone D, E, F e G, costretti a versare fino a 75 euro al mese per un abbonamento che un tempo era gratuito.

“È inaccettabile – dichiara Votano – che a Taranto, nel 2026, chi vive una condizione di disabilità debba preoccuparsi non solo delle barriere architettoniche, ma anche di quelle economiche. Imporre il pagamento della sosta ai portatori di disabilità, in aree dove la gratuità era riconosciuta, rappresenta una violazione dei principi di uguaglianza e di solidarietà sanciti dagli articoli 3 e 32 della Costituzione e dalla Legge 104/1992. Chi si muove con difficoltà non può essere trattato come un utente qualunque del parcheggio a pagamento”

L’ADOC sottolinea inoltre che le disposizioni di Kyma Mobilità, esplicitate in una recente nota ufficiale, creano forti disparità territoriali: mentre in alcune vie cittadine la sosta gratuita per disabili è consentita solo se gli stalli riservati sono già occupati, in altre aree tale diritto viene negato del tutto. Un criterio che, secondo l’associazione, “non solo penalizza i cittadini più fragili, ma contraddice lo spirito dell’art. 188 del Codice della Strada e delle circolari ministeriali che impongono ai Comuni di garantire la massima accessibilità”.

Parallelamente, a partire dal mese di gennaio, i residenti delle zone tariffarie D-G si sono visti revocare il permesso gratuito di sosta, finendo per dover sottoscrivere un nuovo abbonamento dal costo di 75 euro mensili. Un onere che grava pesantemente su famiglie già colpite dal caro-vita e da un generale aumento dei tributi locali.

“Questa scelta – continua Votano – è l’ennesimo segnale di una politica lontana dai cittadini. Taranto non può dividersi in quartieri di serie A e di serie B. Pretendiamo una revisione immediata del piano parcheggi e il ripristino della gratuità per disabili e residenti, nel rispetto dei principi di equità e giustizia sociale”.

L’ADOC Taranto, che ha già provveduto a inviare una nuova PEC di sollecito all’Amministrazione Comunale e al sindaco Bitetti, chiede l’avvio urgente di un tavolo di confronto con le associazioni dei consumatori e delle persone con disabilità per correggere le distorsioni del nuovo piano sosta e garantire tutele uniformi su tutto il territorio comunale.

In attesa di risposte concrete, l’associazione invita i cittadini a partecipare al momento pubblico di incontro e protesta programmato per il 14 febbraio davanti a Palazzo di Città, per difendere insieme il diritto a una mobilità libera, equa e rispettosa della dignità di tutti i tarantini.

Teleperformance, UILCOM: “Scelte unilaterali e silenzi inaccettabili. A rischio lavoro e dignità”

Taranto, 30 gennaio 2026 –  UILCOM esprime forte preoccupazione per la decisione del cliente Mediamarket di abbandonare l’appalto ai danni di Teleperformance e trasferire all’estero le attività di assistenza alla clientela, senza alcuna comunicazione ufficiale che chiarisca dove verranno ricollocate le attività oggi gestite sul territorio nazionale.

A Taranto il settore del customer care rappresenta una delle poche opportunità di lavoro stabile per decine di famiglie e ogni scelta che ne mette in discussione la tenuta ha un impatto sociale immediato e profondo sul territorio.

Teleperformance, già attraversata da una fase complessa, si trova ora a dover fronteggiare le conseguenze di una scelta unilaterale del committente, priva di garanzie e strumenti adeguati a tutelare pienamente i lavoratori coinvolti. La ricollocazione del personale impiegato sulla commessa Mediamarket su altre attività rappresenta un tentativo necessario per evitare licenziamenti, ma non può essere considerata una soluzione stabile né una prospettiva di lungo periodo.

Il tutto è avvenuto in totale assenza di confronto sindacale, senza l’attivazione di alcun tavolo preventivo e senza fornire alle organizzazioni dei lavoratori informazioni chiare e trasparenti sul futuro della commessa.

“La scelta di Mediamarket – dichiara il segretario regionale UILCOM Puglia, Alfredo Neglia – ignora il valore del lavoro svolto in Italia e disattende gli obblighi previsti dal CCNL delle Telecomunicazioni e dalle norme nazionali in materia di tutela occupazionale, mettendo a rischio oltre cinquanta lavoratrici e lavoratori tra Taranto e Roma”.

UILCOM denuncia una possibile elusione della clausola sociale prevista dalla normativa vigente, a partire dalla Legge 11/2016, che impone procedure chiare e tutele precise in caso di cambio appalto e delocalizzazione delle attività.

“Ogni trasferimento di attività fuori dal Paese – prosegue Neglia – deve essere sottoposto a un controllo rigoroso da parte delle istituzioni, soprattutto quando rischia di aggirare le norme che garantiscono continuità occupazionale nei servizi di customer care rivolti al mercato italiano”.

Consentire che simili operazioni passino sotto silenzio significherebbe aprire la strada a un precedente pericoloso, destinato a colpire l’intero settore del CRM/BPO e migliaia di lavoratrici e lavoratori in tutta Italia.

Per questo la UILCOM chiede con fermezza un intervento immediato del Governo affinché Mediamarket venga richiamata alle proprie responsabilità e venga fermato qualsiasi processo di trasferimento all’estero delle attività rivolte ai clienti italiani, nel pieno rispetto delle regole e dei diritti.

“Qui non è in discussione solo un appalto – conclude Neglia – ma il rispetto delle regole e della dignità del lavoro: senza tutele e senza responsabilità sociale, il prezzo di queste scelte lo pagano sempre gli stessi”.

Porto di Taranto, lavoro e futuro: l’assemblea UIL dei portuali TPWA

Taranto, 30 gennaio 2026 – Si è svolta ieri, 29 gennaio 2026, nella sala conferenze “Sandro Pertini” della UIL di Taranto, l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori portuali ex TCT, oggi iscritti alla Taranto Port Workers Agency. È stato un momento di confronto vero, partecipato e necessario, dedicato al presente e alle prospettive del porto di Taranto, crocevia strategico per lo sviluppo economico e industriale del territorio ionico.

A presiedere i lavori è stato Carmelo Sasso, segretario generale della UIL Trasporti Taranto, insieme al coordinatore territoriale Gennaro Oliva e al presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Giovanni Gugliotti. Al centro del dibattito sono emersi i temi del lavoro, degli investimenti, della formazione, dello sviluppo dell’eolico offshore e del ruolo della Vestas, individuata come potenziale motore di rilancio occupazionale. Ma si è anche discusso dell’assenza, ormai cronica, dell’operatore ex articolo 17, un vuoto che da anni penalizza la piena operatività e la competitività dello scalo.

Nel suo intervento, Gennaro Oliva ha sottolineato la determinazione dei portuali e della UIL nel reclamare diritti e certezze. “Questa assemblea dimostra che i portuali non chiedono assistenza, ma lavoro vero, dignità e certezze. Dopo anni di attese non possiamo più permetterci promesse senza ricadute occupazionali. Il tempo delle parole è finito”, ha dichiarato Oliva, raccogliendo il consenso e l’applauso dell’assemblea.

Carmelo Sasso, presiedendo i lavori, ha posto l’attenzione sui ritardi strutturali e istituzionali che continuano a frenare la piena ripartenza del porto. “Il porto di Taranto è strategico solo nelle dichiarazioni – ha denunciato –. Decreti e annunci non hanno prodotto occupazione concreta. Il molo polisettoriale, definito strategico da oltre dieci anni, oggi garantisce lavoro stabile a sole 120 famiglie: così non va”.

Nel corso del dibattito è stata ribadita la necessità di trasformare i progetti recentemente annunciati in opportunità occupazionali reali. Vestas, la formazione professionale e l’eolico offshore restano occasioni ancora sospese, con fondi e clausole sociali già disponibili ma prive di una pianificazione chiara. “Non sappiamo – ha aggiunto Sasso – quali profili servano davvero e quando partiranno i primi posti di lavoro”, evidenziando una situazione di incertezza che pesa sui lavoratori e sull’intero sistema produttivo portuale.

Gravissima, secondo la UIL, è anche l’assenza della compagnia di manodopera temporanea prevista dall’articolo 17, uno strumento essenziale per l’efficienza dei porti e la gestione del traffico merci. “Da oltre tre anni Taranto è senza compagnia di manodopera temporanea – ha ricordato Sasso –. Così si perdono traffici, occasioni e posti di lavoro, mentre decine di lavoratori restano fermi da oltre sedici anni”.

In collegamento anche il parlamentare ionico Dario Iaia (FdI) che ha fatte proprie le preoccupazioni dei lavoratori. Iaia ha chiarito come l’azione di Governo è incentrata al rilancio del porto di Taranto e alla ricollocazione di tutti i portuali nello scalo.

Il presidente dell’Autorità portuale, Giovanni Gugliotti, ha riconosciuto le difficoltà strutturali ma anche l’importanza del confronto costante tra istituzioni e sindacato. “Non ho la bacchetta magica, ma non resto fermo – ha dichiarato –. Il confronto, anche duro, è necessario. Qui si gioca con la vita delle persone e delle loro famiglie”.

L’assemblea si è conclusa con l’approvazione unanime di un documento politico e sindacale che chiede l’avvio immediato di politiche attive per il lavoro, l’attuazione dell’articolo 17, chiarezza sulle concessioni, piena applicazione del decreto per l’eolico offshore e l’istituzione di una cabina di regia capace di garantire una visione unitaria e condivisa sul futuro del porto di Taranto.

“Non permetteremo – ha concluso Oliva – che quindici anni di attese si trasformino nell’ennesima occasione persa. Il porto di Taranto deve tornare a essere motore di lavoro e sviluppo.”

Con questa assemblea la UIL di Taranto rinnova il proprio impegno concreto e quotidiano accanto alle lavoratrici e ai lavoratori portuali, per difendere il diritto al lavoro e costruire prospettive vere di sviluppo per l’intera comunità jonica. Dalla parte del lavoro. Sempre.

Ex Ilva, nuova emergenza nell’indotto: Semat Sud avvia 218 licenziamenti. UIL: “Ritirare la procedura, servono tutele e politiche attive”

Taranto, 29 gennaio 2026 – Si aggrava la crisi occupazionale dell’indotto dell’ex Ilva. La Semat Sud, azienda storica attiva da oltre vent’anni negli appalti di manutenzione e risanamento dello stabilimento siderurgico, ha formalmente avviato lo scorso 15 dicembre 2025 una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 218 lavoratori, annunciando contestualmente la cessazione delle attività.

Una decisione che rischia di produrre pesanti ricadute sociali su centinaia di famiglie e che si inserisce in un contesto già fortemente compromesso per il territorio ionico, dove – secondo i dati sindacali – si concentra quasi il 60% della cassa integrazione straordinaria dell’intera Puglia.

La vertenza è approdata oggi al tavolo istituzionale convocato dalla Regione Puglia, alla presenza dei rappresentanti aziendali, delle organizzazioni sindacali e degli assessori competenti. Al centro del confronto la richiesta, avanzata con forza da Feneal UIL, Filca CISL e Fillea CGIL, di ritirare la procedura di licenziamento e individuare strumenti alternativi per salvaguardare l’occupazione.

Dal tavolo è emersa la disponibilità a concedere una proroga di nove mesi di cassa integrazione, fino al 31 dicembre, e ad attivare verifiche con SEPAC, ARPAL e Ministero del Lavoro per l’eventuale accesso alla cassa integrazione per transizione occupazionale, misura che potrebbe accompagnare i lavoratori con percorsi di formazione e politiche attive finalizzate al reimpiego.

“Questa vertenza è l’ennesima conseguenza diretta dell’instabilità industriale dell’ex Ilva – dichiara Oliva Gennaro, coordinatore UIL Taranto –. Parliamo di un’azienda che ha sempre lavorato per il sito siderurgico e che oggi paga errori e ritardi non suoi. Abbiamo chiesto con chiarezza il ritiro della procedura e l’attivazione di tutti gli ammortizzatori sociali possibili. Taranto non può continuare a perdere lavoro: il territorio è già al limite del collasso sociale”.

Sulla stessa linea il segretario generale della FENEAL UIL, Ivo Fiore: “La priorità deve essere la tutela dei 218 lavoratori. Servono ammortizzatori straordinari, formazione e vere politiche attive del lavoro che consentano una transizione occupazionale concreta. Le risorse pubbliche devono servire a mantenere l’occupazione e a sostenere la ripresa produttiva, non a certificare nuove chiusure”.

I sindacati hanno ribadito la necessità di un intervento strutturale delle istituzioni locali e nazionali per l’intero sistema dell’indotto ex Ilva, chiedendo un monitoraggio costante delle crisi aziendali e strumenti straordinari di sostegno.

La UIL assicura che continuerà a seguire la vertenza passo dopo passo, mantenendo alta l’attenzione e promuovendo ogni iniziativa utile a difendere il lavoro e il futuro industriale di Taranto.

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI PORTUALI TPWA

E’ convocata per il giorno 29 Gennaio 2026 alle ore 16:30 presso la sala conferenze “Sandro Pertini” della Uil di Taranto al Piazzale Dante (Bestat) n°2 l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori portuali ex TCT iscritti alla Taranto Port Workers Agency.

Gli argomenti trattati saranno:

  • Situazione operativa del Porto di Taranto;
  • Mancato avvio dei corsi di riqualificazione professionale;
  • Scadenza della TPWA costituita ai sensi dell’art. 4 del L. 29/12/2016 n. 243 poi convertito, con modificazioni, dalla L. 27/02/2017, n. 18;
  • Varie ed

Data la situazione di completo stallo in cui versa il Porto di Taranto e alla assenza di supporto e coinvolgimento degli attori Istituzionali del territorio sul concreto rilancio delle attività portuali siamo seriamente preoccupati per il futuro del nostro scalo e delle lavoratrici e dei lavoratori che invitiamo pertanto alla massima partecipazione.

Questo al fine di una analisi congiunta del contesto attuale e soprattutto della definizione condivisa delle migliori azioni da mettere in campo per sbloccare dapprima i corsi di riqualificazione professionale e soprattutto di non vanificare la clausola sociale prevista dalla normativa già richiamata alla luce della sua prossima scadenza.

 

 

 

Sanitaservice ASL Taranto, UIL FPL: caos contrattuale e disparità inaccettabili. Maldarizzi: “Basta scelte scellerate sulla pelle dei lavoratori”

Taranto, 27 gennaio 2026– La situazione di Sanitaservice ASL Taranto ha ormai superato ogni limite di tollerabilità. Una condizione che si protrae da anni, senza alcun reale percorso di riallineamento contrattuale, nonostante le ripetute segnalazioni sindacali e le vertenze già aperte. Mentre il dibattito pubblico viene alimentato quotidianamente da interventi di consiglieri regionali e parlamentari sul progressivo declino gestionale della società in-house, continuano a mancare risposte concrete da parte dei vertici aziendali.

La UIL FPL Taranto interviene con decisione per denunciare una gestione che penalizza i lavoratori e calpesta sistematicamente i diritti contrattuali. Il processo di internalizzazione delle commesse, che in altre province pugliesi ha prodotto risultati coerenti con le finalità dichiarate, a Taranto ha invece generato profonde distorsioni, soprattutto sul piano degli inquadramenti e dell’organizzazione del personale.

“Siamo di fronte a una situazione gravissima – dichiara il segretario generale della UIL FPL, Giovanni Maldarizzi – perché a Sanitaservice Taranto si continua a ignorare il principio basilare della corrispondenza tra mansioni svolte e inquadramento contrattuale, così come previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. I lavoratori amministrativi provenienti da Sincon e gli addetti ai CUP sono ancora oggi collocati in Fascia B, nonostante svolgano attività riconducibili a profili di assistente amministrativo e, in molti casi, di funzionario. È una mortificazione professionale che dura da troppo tempo e che non possiamo più accettare”.

A questo si aggiunge un utilizzo del personale del tutto disomogeneo, con lavoratori impiegati in ruoli difformi rispetto alla qualifica di assunzione, spesso senza criteri trasparenti e con spostamenti che sembrano rispondere più a logiche politiche o a scelte discrezionali della Direzione Strategica che a reali esigenze organizzative.

“Questa giungla organizzativa – prosegue Maldarizzi – viola i principi del CCNL e genera disuguaglianze, frustrazione e conflitti interni. Ancora più inaccettabile è la prassi degli accordi conciliativi ‘ad personam’, sottoscritti solo con alcuni lavoratori scelti dall’azienda, ignorando il principio di equità e l’universalità dei diritti. I diritti non possono essere concessi per simpatia o convenienza”.

Una gestione che, oltre a danneggiare i lavoratori, ha ricadute dirette sulla qualità dei servizi resi ai cittadini. La confusione organizzativa e la mancata valorizzazione delle professionalità incidono negativamente su settori delicati come i CUP e gli uffici amministrativi, già sottoposti a carichi di lavoro eccessivi e carenze strutturali di personale.

La UIL FPL Taranto denuncia inoltre l’ingerenza continua del socio unico ASL Taranto, che impone all’Amministratore Unico decisioni non coerenti con i fabbisogni reali dell’azienda e con i diritti del personale, contribuendo a una gestione priva di visione strategica.

“Diciamo basta a questa gestione – conclude il segretario generale UIL FPL –. Chiediamo un immediato cambio di rotta e l’apertura di un tavolo di confronto serio e responsabile che produca risultati concreti: una mappatura delle mansioni realmente svolte, la revisione degli inquadramenti e la definizione di criteri trasparenti nell’assegnazione dei ruoli. In assenza di risposte chiare e tempestive, la UIL FPL Taranto valuterà ogni iniziativa sindacale a tutela dei lavoratori, senza escludere il ricorso alle sedi competenti”.

Vestas e Hiab, UIL e UILM a Bari: “No allo svuotamento industriale, difendiamo lavoro e dignità”

Taranto, 28 gennaio 2026 – Difendere l’occupazione, fermare le delocalizzazioni e costruire soluzioni industriali vere per il territorio jonico. Con questi obiettivi la UIL Taranto, guidata dal coordinatore territoriale Gennaro Oliva, insieme alla UILM Taranto, è oggi a Bari per un incontro con la Task Force Lavoro della Regione Puglia, chiamata ad affrontare due vertenze simbolo della crisi industriale locale: Vestas Taranto e Hiab Statte.

Due situazioni diverse ma accomunate dallo stesso rischio: la perdita di centinaia di posti di lavoro e l’ennesimo arretramento produttivo per un’area che non può permettersi di perdere ulteriori presìdi industriali.

La vertenza Vestas: “Trasferimenti che sono licenziamenti mascherati”

Al centro del confronto c’è la procedura avviata da Vestas Italia per il trasferimento del magazzino, del training center e del reparto reparation blades da Taranto a San Nicola di Melfi, con decorrenza dal 1° marzo. Una scelta che coinvolge 32 lavoratrici e lavoratori, costretti a spostarsi a circa 200 chilometri di distanza.

Per UIL e UILM si tratta di fatto di uno svuotamento del sito tarantino e di una misura che rischia di trasformarsi in “licenziamenti mascherati”, spingendo molte persone alle dimissioni forzate. Da giorni è in corso uno sciopero ad oltranza, con presìdi permanenti e il blocco di straordinari e flessibilità.

“Non accetteremo operazioni che cancellano Taranto dalla geografia industriale del Paese”, dichiara Gennaro Oliva. “Spostare i lavoratori a 200 chilometri significa metterli con le spalle al muro. Per noi equivale a perdere posti di lavoro. L’azienda deve ritirare il trasferimento e aprire un confronto serio per garantire continuità produttiva e occupazionale qui, a Taranto”.

La crisi Hiab: un centinaio di famiglie appese a un filo

Sul tavolo della Task Force anche la situazione dello stabilimento Hiab di Statte, dove la produzione è stata delocalizzata e circa 100 lavoratori vivono tra cassa integrazione e incertezza sul futuro.

Con l’avvio della procedura di licenziamento collettivo e la scadenza ravvicinata della cosiddetta “non opposizione”, il timore è che senza un piano di reindustrializzazione concreto il sito venga definitivamente dismesso, cancellando competenze e professionalità storiche del territorio.

UIL e UILM chiedono la sospensione di ogni atto unilaterale e garanzie chiare sul rilancio industriale, con nuovi investimenti e percorsi reali di ricollocazione.

“Statte non può diventare un’altra fabbrica fantasma”, sottolinea ancora Oliva. “Parliamo di lavoratori specializzati e di famiglie che rischiano di restare senza reddito. Prima si costruisce un progetto industriale credibile, poi si può discutere del resto. Senza prospettive non c’è alcuna tutela sociale possibile”.

La posizione della UIL

Per la UIL Taranto la difesa di Vestas e Hiab non è solo una battaglia sindacale, ma una questione di giustizia sociale e di futuro per l’intero territorio jonico, già duramente provato da anni di crisi industriali.

Dal vertice di Bari il sindacato ribadisce una linea netta: stop alle delocalizzazioni, salvaguardia dei posti di lavoro e reindustrializzazione vera dei siti produttivi.

“La nostra priorità – conclude Oliva – è una sola: difendere il lavoro. Taranto e Statte non possono essere lasciate sole. Continueremo a mobilitarci finché non arriveranno risposte concrete per i lavoratori”.

Crisi occupazionale a Taranto, Oliva (UIL): “Un territorio al limite del collasso sociale, la politica non può continuare a subire”

Taranto, 24 gennaio 2026 – Taranto è oggi un territorio che vive una crisi occupazionale profonda e strutturale, una crisi che non nasce all’improvviso ma che si aggrava giorno dopo giorno sotto il peso di vertenze industriali irrisolte, scelte aziendali calate dall’alto e di una politica che, a tutti i livelli, appare sempre più distante dal mondo del lavoro. A lanciare l’ennesimo, ma sempre più urgente, grido d’allarme è Gennaro Oliva, coordinatore territoriale della UIL di Taranto, che parla apertamente di un territorio spinto verso una pericolosa desertificazione produttiva e sociale.

“A Taranto – afferma Oliva – si continua a subire. Subiscono i lavoratori, subiscono le famiglie e, cosa ancora più grave, subisce la politica, che non riesce a incidere sulle decisioni delle grandi imprese. Le aziende decidono, spostano, chiudono, ridimensionano, e il territorio resta a guardare, senza strumenti reali di contrasto”.

Il quadro che emerge dalle principali vertenze aperte è emblematico. La vicenda Vestas Italia rappresenta un paradosso difficile da spiegare ai lavoratori e alla città. Circa quaranta addetti del sito di Taranto sono in sciopero a oltranza contro la decisione aziendale di trasferire le attività a San Nicola di Melfi, a oltre duecento chilometri di distanza. Una scelta motivata dall’azienda con ragioni di costi e logistica, ma che appare incomprensibile se si considera che, a poche centinaia di metri, un’altra realtà del gruppo continua ad assumere. L’effetto concreto è quello di costringere lavoratori con competenze consolidate a spostarsi lontano dalle proprie famiglie, mentre Taranto perde ulteriori posti di lavoro qualificati.

A questa vertenza si sommano quelle storiche (gli ex TCT da oltre un decennio mai ricollocati, i lavoratori HIAB lasciati al loro destino) e mai definitivamente risolte. L’ex Ilva continua a rappresentare una ferita aperta, con una produzione ridotta ai minimi termini, impianti fermi o rallentati, cokerie che si avviano a lunghi stop e migliaia di lavoratori sospesi tra cassa integrazione e incertezza. Gli interventi governativi, sbandierati come soluzioni, si traducono ancora una volta in ammortizzatori sociali e non in vero lavoro. “A Taranto – sottolinea Oliva – non abbiamo bisogno di cassa integrazione a vita, abbiamo bisogno di occupazione vera, stabile e sicura”.

Il peso della crisi emerge con forza anche dai dati ufficiali. I numeri dell’INPS, contenuti nel Rendiconto Sociale provinciale, fotografano una provincia con uno dei più bassi tassi di occupazione d’Italia, con livelli di disoccupazione elevati e con una concentrazione impressionante di ammortizzatori sociali. Taranto da sola assorbe quasi il sessanta per cento della cassa integrazione straordinaria dell’intera Puglia, un dato che certifica una dipendenza patologica da poche grandi realtà industriali e l’assenza di un’alternativa produttiva solida. Crescono gli inattivi, aumenta il lavoro precario e stagionale, mentre giovani e donne restano ai margini del mercato del lavoro. È un contesto che alimenta lo spopolamento e svuota il territorio delle sue energie migliori.

Nemmeno il porto, spesso indicato come possibile volano di sviluppo, riesce a compensare il quadro generale. Nonostante un timido incremento di alcuni traffici, centinaia di lavoratori, ex TCT, restano in cassa integrazione e vivono una condizione di precarietà prolungata, che non può essere considerata una prospettiva sostenibile nel medio e lungo periodo.

Anche strumenti nati per accompagnare la transizione industriale restano, ad oggi, incompiuti. Il Just Transition Fund, che mette a disposizione circa 800 milioni di euro per Taranto, non ha ancora prodotto risultati occupazionali concreti e tangibili. Così come il Tavolo tecnico permanente per la transizione occupazionale di Taranto avviato dal Comune rischia di restare un contenitore di buone intenzioni se non verrà accompagnato da scelte operative, tempi certi e investimenti reali. “Non vorremmo – avverte Oliva – che anche questa fosse l’ennesima occasione persa”.

Neppure l’Arsenale Militare di Taranto, con tutto il suo indotto, può essere considerato un’isola felice. Un comparto che sulla carta avrebbe il potenziale per diventare un polo occupazionale strategico, ma che nella realtà continua a perdere competenze e personale qualificato, senza un vero piano di rilancio. Eppure, negli ultimi mesi, sono stati presentati al Ministero delle Imprese e del Made in Italy quindici nuovi progetti che spaziano dalla cantieristica navale alla nautica da diporto, dall’aerospazio alla logistica fino all’energia eolica offshore. Progetti che promettevano oltre cinquemila posti di lavoro e che avrebbero potuto cambiare il destino occupazionale del territorio. Ad oggi, però, di concreto non si è visto nulla.

“La politica locale e regionale – conclude Oliva – deve assumersi fino in fondo la responsabilità di incidere. Chi governa questa città e questa regione, a partire dal sindaco di Taranto Piero Bitetti e dal neo presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, non può restare a guardare o limitarsi a subire decisioni prese altrove. Taranto è al limite del collasso sociale. Servono scelte coraggiose, un confronto vero con le imprese e un piano industriale credibile. Senza lavoro non c’è futuro, e senza futuro non c’è coesione sociale”.

UILCOM | Taranto paga il prezzo della crisi delle telecomunicazioni

Neglia su Tiscali Taranto: “Rispetto per le scelte individuali, ma il settore resta fragile. Necessaria una visione industriale per fermare la perdita di competenze”

Taranto, 23 gennaio 2026 – La segreteria regionale della Uilcom Puglia ha seguito con attenzione e rispetto le lavoratrici e i lavoratori ( in tutto 50) di Tiscali Taranto che, nella giornata di ieri, hanno sottoscritto a Bari le conciliazioni per l’uscita volontaria incentivata prevista dal piano aziendale, in un comparto delle telecomunicazioni interessato da anni da processi di riorganizzazione e ridimensionamento.

“Si tratta di una scelta personale, spesso complessa e sofferta – dichiara Alfredo Neglia, segretario regionale della Uilcom Puglia – che merita rispetto e ascolto. A chi ha deciso di intraprendere nuovi percorsi professionali va il nostro augurio più sincero. Tuttavia, il compito del sindacato e delle istituzioni resta quello di creare le condizioni per un’occupazione stabile, duratura e di qualità”.

La Uilcom Puglia richiama l’attenzione sul progressivo indebolimento del tessuto occupazionale, in particolare tra i lavoratori più giovani, che sono spesso i primi a lasciare il territorio. Secondo i più recenti dati statistici disponibili, nel mercato del lavoro pugliese il numero complessivo degli occupati nella fascia 15-74 anni registra una flessione rispetto all’anno precedente, con un calo stimato di oltre 10mila unità nel 2025 e un tasso di occupazione che si attesta poco sopra il 50%.
Nel territorio di Taranto, il comparto ICT e delle telecomunicazioni coinvolge alcune migliaia di addetti inseriti in contesti produttivi particolarmente fragili, anche alla luce dei percorsi di riconversione industriale legati al Just Transition Fund.

“Una dinamica – sottolinea Neglia – che rischia di tradursi in una perdita strutturale di competenze e professionalità, aggravata dai piani di uscita e riorganizzazione che stanno interessando diversi grandi gruppi del settore, da TIM a Vodafone-Fastweb fino a WindTre”.

Il quadro nazionale conferma le criticità del comparto TLC. I dati dell’Osservatorio AGCOM sulle Comunicazioni evidenziano un mercato complessivamente stabile in termini di ricavi, ma caratterizzato da una persistente pressione competitiva, in particolare sul segmento mobile, e da una riduzione dei costi del personale legata al calo degli addetti. Parallelamente, il Rapporto Assintel 2025 segnala una crescita della spesa ICT business a livello nazionale, concentrata soprattutto nelle regioni del Nord, con benefici che faticano a ricadere sui territori del Mezzogiorno.

Per la Uilcom Puglia è necessario un cambio di passo. “Non possiamo continuare a governare questa fase con strumenti emergenziali o con il ricorso sistematico agli esodi incentivati – conclude Neglia –. Serve una visione industriale di lungo periodo e un patto sociale su lavoro, formazione e sostenibilità, capace di accompagnare la transizione digitale senza scaricarne i costi su lavoratrici, lavoratori e territori come Taranto”.