Porto di Taranto, la UIL: servono scelte concrete per lavoro, sviluppo e futuro

Il porto di Taranto deve tornare a essere un motore di crescita per il territorio. La UIL, insieme a CGIL e CISL, ribadisce la necessità di accelerare il percorso di rilancio dello scalo ionico, puntando su investimenti infrastrutturali, riconversione produttiva e tutela dell’occupazione.

Nel corso dell’incontro con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, il Comune di Taranto e la Provincia, il coordinatore territoriale della UIL Taranto, Gennaro Oliva, ha richiamato la piattaforma sindacale unitaria dedicata alla vertenza Taranto. Al centro, la richiesta di attivare tavoli permanenti di confronto per affrontare in modo strutturale le criticità che da tempo rallentano lo sviluppo del porto.

Tra le priorità indicate dalla UIL figurano il rilancio del Molo Polisettoriale, lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore, gli investimenti sulle infrastrutture portuali e la valorizzazione delle nuove opportunità occupazionali legate alla riconversione dello scalo. Particolare attenzione è stata rivolta anche ai lavoratori dell’ex TCT, ancora in attesa dei percorsi di riqualificazione professionale, rallentati dai ritardi nell’attuazione degli interventi regionali.

“Ho parlato della piattaforma sindacale per la vertenza Taranto e di un percorso che abbiamo aperto insieme a Cgil, Cisl e Uil. All’interno di questa piattaforma ci sono una serie di punti dove bisogna fare rete e creare tavoli di condivisione che portino alla risoluzione dei problemi”, ha dichiarato Gennaro Oliva. Il sindacato, ha aggiunto, intende arrivare a un documento unitario da indirizzare alla Regione Puglia e ai Ministeri competenti per chiedere lo sblocco dei fondi e degli interventi necessari.

Sul fronte UIL Trasporti, Carmelo Sasso ha posto l’accento sulle scelte legate alla gestione delle concessioni e all’organizzazione del lavoro portuale. “Il presidente ci ha comunicato che o Yilport riconsegna mezza area, oppure la concessione va in decadenza”, ha spiegato, evidenziando il nodo del riassetto degli spazi in funzione delle nuove strategie di sviluppo, tra cui l’eolico offshore.

Sasso ha inoltre richiamato la necessità di rafforzare gli strumenti operativi per la gestione del lavoro portuale: “Abbiamo parlato anche dell’ex articolo 17 per la costituzione dell’operatore di manodopera temporanea, che oggi manca per gestire picchi e flessioni di lavoro”.

La UIL conferma la propria posizione: senza decisioni rapide e investimenti certi, il rischio è quello di rallentare ulteriormente la transizione dello scalo. L’obiettivo resta quello di coniugare sviluppo industriale, occupazione e sostenibilità, in una fase decisiva per il futuro del porto di Taranto e dell’intero territorio ionico.