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Corsa contro il tempo per gli oltre 300 lavoratori della Taranto Port Workers
Si scrive porto, ma si legge anche transizione economica. Il documento che CGIL, CISL e UIL e le relative categorie del trasporto (FILT, FIT, UILTrasporti), insieme ai parlamentari tarantini Francesca Viggiano e Vito De Palma, scrivono a Governo e Regione Puglia, accende un faro rispetto ad una condizione che si protrae da anni e che riguarda il futuro occupazionale di oltre 300 lavoratori della Taranto Port Workers, l’agenzia che dopo la fine dell’ex TCT assicurò quel bacino di lavoratori in attesa di un rilancio delle attività collegate al porto di Taranto.
In copia nella lettera intrisa di preoccupazione anche per via della scadenza dell’IMA (Indennità di mancato avviamento) destinata al sostegno del reddito dei lavoratori, il prossimo 31 dicembre, ci sono anche il presidente della Provincia, Gianfranco Palmisano, il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, e il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, Giovanni Gugliotti.
Ed è la transizione quella che in qualche maniera i sindacati e due parlamentari di opposto schieramento, pongono in primo piano, tra un prima fatto di incertezze e garanzie delle tutele reddituali dei lavoratori, e un dopo fatto di riqualificazione professionale e reinserimento occupazionale degli stessi.
La lettera ha una doppia valenza – dicono i sindacalisti – la prima è quella di smuovere dalle sabbie mobili questa vertenza, la seconda di natura politica, per certi aspetti inedita per la nostra città: due parlamentari, De Palma (Forza Italia) e Viggiano (PD), non solo si presentano al tavolo ma decidono di condividere le preoccupazioni di lavoratori e sindacati e muoversi in un’unica direzione.
Al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e al ministro Matteo Salvini e al sottosegretario on. Edoardo Rixi i sindacati e i due parlamentari ionici chiedono lo stato di avanzamento dell’iter autorizzativo per il perfezionamento del procedimento e l’autorizzazione per il proseguimento delle attività dell’Agenzia Taranto Port Workers. Condizione indispensabile per concedere ai 307 lavoratori inseriti nell’agenzia di continuare a ricevere l’indennità destinata ad interrompersi con la fine dell’anno.
“In assenza di un intervento di proroga della misura di sostegno, a partire dal 1° gennaio si determinerebbe una condizione di grave criticità economica e sociale per i circa 307 lavoratori e le loro famiglie – dicono i sindacati – Inoltre, è fondamentale provvedere anche alla proroga della vigenza e dell’efficacia dell’agenzia “Taranto Port Workers” in scadenza per la stessa data”.
C’è poi la partita che riguarda il futuro che passa dall’applicazione dell’art. 17 della legge istitutiva dell’agenzia, per cui si chiede immediata applicazione, e dalla formazione.
Le realtà imprenditoriali devono poter attingere a quel bacino di lavoratori, al fine anche di ridurne la platea – dicono nella lettera sindacati e parlamentari rivolgendosi al Ministero dei Trasporti.
La speranza, in definitiva, che le iniziative imprenditoriali e di sviluppo interessate al Porto di Taranto, si possano trasformare in realtà, ma che trovino anche operai già formati. La destinataria della missiva in questo caso è la Regione Puglia, con il presidente Antonio Decaro.
“I lavoratori interessati sono destinatari dei percorsi strutturati di formazione professionale rivolti alle operazioni di upskilling e reskilling, previsti dalla Regione Puglia attraverso l’“Avviso JTF Portuali”, finalizzati a favorire un effettivo e qualificato reinserimento nelle attività portuali – sottolineano sindacati e parlamentari – L’iter attuativo risulta tuttora in corso e si auspica una celere conclusione delle procedure, affinché i percorsi formativi possano essere avviati e completati nel più breve tempo possibile e possano rappresentare uno strumento concreto di riqualificazione professionale e di successivo reinserimento lavorativo, coerente con le nuove attività, gli investimenti e le prospettive di sviluppo del porto di Taranto”.
Una corsa contro il tempo che prova nuovamente a smuovere le acque attorno ad una vicenda che si trascina da anni e in un territorio che non può permettersi più neanche la perdita di un solo posto di lavro.
“L’obiettivo comune è quello di impedire che alla scadenza del 31 dicembre 2026 possa determinarsi una situazione di vuoto nelle tutele e, nello stesso tempo, – affermano i firmatari del documento – quello di provare a rilanciare quel volano di sviluppo partendo proprio dalla condizione dei 307 lavoratori dell’agenzia, la loro formazione e il loro reinserimento”
Nella lettera firmata dal segretario generale della CGIL di Taranto, Giovanni D’Arcangelo, dal segretario generale della CISL Taranto e Brindisi, Antonio Baldassarre, dal coordinatore territoriale della UIL Taranto, Gennaro Oliva, nonché dai segretari di categoria Francesco Zotti (FILT-CGIL), Gianluca Semitaio (FIT CISL), Carmelo Sasso (Uil Trasporti) e dai deputati on. Francesca Viggiano e on. Vito De Palma, viene inoltre richiesta la convocazione di un tavolo istituzionale dedicato alla situazione dei lavoratori della Taranto Port Workers e alla definizione di un cronoprogramma immediato degli interventi.
Taranto, 14 settembre 2026 – È scattata questa mattina la mobilitazione dei lavoratori delle aziende dell’appalto e dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto. Al termine dell’assemblea davanti alla Portineria imprese dello stabilimento, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato 24 ore di sciopero, dalle ore 9 di oggi alle 7 di domani, contro il rischio di licenziamenti collettivi che interessa circa 2.500 lavoratori.
La protesta si svolge alla vigilia del confronto tra Governo e organizzazioni sindacali, convocato per domani, martedì 15 settembre, a Palazzo Chigi. Al tavolo dovranno essere affrontate l’emergenza occupazionale dell’indotto, la tutela del reddito e le prospettive industriali dello stabilimento siderurgico.
“Il tempo è scaduto – dichiara Gennaro Oliva, coordinatore territoriale della Uil Taranto –. Domani a Palazzo Chigi il Governo dovrà dare risposte precise e immediate. Non è più accettabile che siano i lavoratori e le loro famiglie a pagare il prezzo dell’incertezza industriale e dei ritardi accumulati negli anni. Chiediamo il ritiro immediato delle procedure di licenziamento e l’adozione di misure straordinarie per tutti i lavoratori coinvolti”.
“Basta contrapposizioni tra salute, ambiente e lavoro – aggiunge Oliva –. Bisogna fare pace con la città. Taranto ha diritto a un modello industriale nuovo, compatibile con la salute e con l’ambiente, ma anche capace di garantire occupazione, reddito e dignità. La transizione non può diventare sinonimo di disoccupazione e impoverimento del territorio”.
La Uil Taranto chiede che il confronto di Palazzo Chigi non si limiti a una ricognizione della crisi, ma produca impegni concreti, risorse e tempi certi. Tra le priorità del sindacato figurano il blocco dei licenziamenti, il ricorso ad ammortizzatori sociali straordinari, la continuità occupazionale nei cambi di appalto e nei passaggi societari e la definizione di un piano industriale credibile.
Un capitolo specifico dovrà riguardare l’eventuale fermata dell’area a caldo e il futuro delle aree dello stabilimento interessate dal provvedimento giudiziario.
“Una volta fermata l’area a caldo, dovrà essere immediatamente messa in sicurezza e bonificata – prosegue Oliva –. Le risorse per realizzare questi interventi devono essere assicurate dal Governo e le attività devono essere svolte, per quanto possibile, utilizzando gli stessi lavoratori oggi impiegati nello stabilimento e nell’indotto. La messa in sicurezza e la bonifica non possono trasformarsi in un’altra occasione di espulsione dal lavoro: devono diventare, invece, un percorso di tutela occupazionale e di risanamento del territorio”.
Per la Uil, il futuro industriale di Taranto deve essere costruito attraverso una pluralità di interventi, comprendendo sia la messa in sicurezza delle aree che dovessero essere dismesse sia il rilancio delle attività produttive compatibili con la transizione ambientale.
“Se ci sarà un investimento sull’area a freddo, quella parte dello stabilimento potrà rappresentare una concreta opportunità di continuità produttiva e occupazionale – sottolinea il coordinatore territoriale della Uil Taranto –. La laminazione è nelle condizioni di lavorare la bramma e i relativi forni sono alimentati da mesi con gas metano, non più con i gas derivanti dai processi dell’area a caldo. Questo dimostra che occorre guardare con attenzione alle potenzialità dell’area a freddo e programmare investimenti capaci di valorizzare gli impianti e le competenze dei lavoratori”.
Secondo la Uil Taranto, eventuali investimenti sull’area a freddo dovranno essere accompagnati da un piano per la formazione, la riqualificazione e il reimpiego del personale, evitando che la fermata dell’area a caldo produca un vuoto occupazionale irreversibile.
“Non possono esistere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B – continua Oliva –. Chi opera nell’appalto e nell’indotto deve avere le stesse garanzie di continuità, sicurezza e dignità. Il Governo deve intervenire con una clausola sociale efficace, che tuteli il personale nei cambi di appalto, nei passaggi societari e nella riorganizzazione delle attività”.
La Uil Taranto sostiene la mobilitazione unitaria proclamata da Fim, Fiom, Uilm e Usb e sollecita un intervento pubblico forte, in grado di garantire la continuità occupazionale, la tutela del reddito, il risanamento ambientale e una prospettiva industriale per il territorio ionico.
“Taranto non può più vivere di emergenze, rinvii e contrapposizioni – conclude Oliva –. Domani a Palazzo Chigi servono decisioni: ritiro dei licenziamenti, ammortizzatori sociali straordinari, risorse per la bonifica, garanzie per l’indotto e investimenti sull’area a freddo. Solo così sarà possibile fare davvero pace con la città e costruire un futuro che tenga insieme salute, ambiente, lavoro e sviluppo”.
UIL Taranto: la provincia ionica tra i territori più esposti. Puglia quinta in Italia e in zona rossa. “Non possiamo continuare a contare vittime come fossero statistiche”
TARANTO, 10 settembre 2026 – Taranto è terza in Italia per incidenza degli infortuni mortali sul lavoro. È il dato più duro che emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering, aggiornato al 31 luglio 2026 su dati INAIL. La provincia ionica registra un’incidenza di 49,5 morti ogni milione di occupati, con 7 vittime nei primi sette mesi dell’anno, contro una media nazionale di 17,8.
Davanti a Taranto ci sono soltanto Vercelli, prima con 71,7, e Cosenza, seconda con 57. Nella top ten nazionale figurano inoltre Palermo, Lodi, Vibo Valentia, Savona, Salerno, Livorno e Frosinone. Un dato che non può essere archiviato come una semplice classifica: dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia e una comunità che pagano il prezzo di un lavoro che non ha garantito il diritto fondamentale alla vita.
“Taranto non può accettare di essere ancora una volta tra le province più esposte al rischio di morte sul lavoro – afferma Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto –. Avevamo già lanciato l’allarme nei mesi scorsi, quando nei primi quattro mesi del 2026 avevamo contato tre lavoratori morti. Oggi i numeri confermano che non si tratta di episodi isolati, ma di un’emergenza che impone un cambio di passo”.
Il quadro regionale non è meno preoccupante. La Puglia è quinta in Italia per incidenza della mortalità sul lavoro, con 22,3 morti ogni milione di occupati, ed è inserita da Vega nella zona rossa. Oltre Taranto, che occupa il terzo posto nazionale, Foggia è 14ª, Brindisi 27ª, mentre BAT è 47ª, Bari 61ª e Lecce 62ª.
“Questi numeri – continua Oliva – ci dicono che la sicurezza non può essere affrontata soltanto dopo una tragedia. Servono prevenzione, formazione vera, controlli e investimenti. E serve responsabilità da parte di tutti: Governo, istituzioni, imprese e sistema degli appalti. Non possiamo accettare che il prezzo della competitività venga pagato dalla vita dei lavoratori”.
La UIL rilancia quindi la propria campagna “Zero morti sul lavoro”, chiedendo al Governo di rafforzare gli organici ispettivi e le attività di controllo, contrastare gli appalti al massimo ribasso e gli appalti a cascata, escludere dalle gare pubbliche le aziende che violano le norme sulla sicurezza e proseguire il percorso per una Procura speciale dedicata agli infortuni mortali sul lavoro.
“Lo diciamo con chiarezza – conclude Oliva –: zero morti non è uno slogan e non è un numero da raggiungere. È l’unico risultato che possiamo considerare accettabile. Anche una sola vittima è una sconfitta. Taranto e la Puglia non chiedono commemorazioni dopo le tragedie: chiedono che si faccia tutto ciò che è necessario per impedirle”.
Le organizzazioni sindacali contestano le modalità di avvio del percorso di concertazione: “Mai ricevuta una precedente convocazione. Il confronto non può partire senza le parti sociali”
TARANTO 5 SETTEMBRE 2026 – CGIL, CISL e UIL Taranto esprimono forte contrarietà per le modalità con cui l’Amministrazione comunale di Taranto ha avviato il percorso di costruzione del Piano Sociale di Zona dell’Ambito territoriale unico per il triennio 2026/2028.
A sollevare la questione sono i segretari generali Giovanni D’Arcangelo per la CGIL Taranto, Antonio Baldassarre per la CISL Taranto Brindisi e Gennaro Oliva per la UIL Taranto, che contestano innanzitutto la PEC ricevuta il 1° settembre, avente ad oggetto il “Percorso di concertazione per il nuovo Piano Sociale di Zona triennio 26/28 – Rinnovo invito”.
Le organizzazioni sindacali sottolineano che non hanno mai ricevuto alcuna precedente convocazione o comunicazione formale via PEC relativa al percorso. Per D’Arcangelo, Baldassarre e Oliva, dunque, la definizione di “rinnovo invito” non corrisponde a quanto effettivamente accaduto e necessita di un chiarimento formale.
A destare ulteriore preoccupazione è il fatto che l’avvio dei lavori fosse previsto proprio per il 1° settembre, nella stessa giornata in cui è stata ricevuta la comunicazione e, quindi, senza la partecipazione delle organizzazioni sindacali confederali.
“È grave – evidenziano– che le organizzazioni sindacali siano venute a conoscenza dell’avvio del percorso anche attraverso una comunicazione pubblicata sui social dall’Assessora ai Servizi Sociali, anziché mediante un preventivo e formale coinvolgimento”.
CGIL, CISL e UIL condividono la necessità di un confronto con il Terzo Settore e con le associazioni del territorio, ma ritengono contraddittorio definire partecipato un percorso dal quale vengono inizialmente escluse le principali rappresentanze sindacali e sociali.
“La programmazione delle politiche sociali – sottolineano i tre segretari – riguarda direttamente servizi e interventi destinati a persone e famiglie, soprattutto alle fasce più fragili e vulnerabili. Per questo il confronto deve fondarsi su trasparenza, pluralità, rappresentatività e pieno coinvolgimento delle parti sociali”.
Le organizzazioni sindacali chiedono quindi il pieno coinvolgimento in tutte le successive fasi del percorso, compresi i tavoli tematici e gli incontri già programmati, il ripristino di corrette e leali relazioni sindacali e la garanzia di una preventiva informazione e convocazione per tutte le iniziative riguardanti la programmazione e l’organizzazione dei servizi sociali.
Infine, D’Arcangelo, Baldassarre e Oliva chiedono all’Amministrazione un chiarimento formale sulla dicitura “Rinnovo invito” e auspicano che quanto accaduto venga tempestivamente sanato, riportando il percorso di elaborazione del Piano Sociale di Zona 2026/2028 nell’alveo di un confronto realmente partecipato, trasparente e rispettoso dei ruoli istituzionali e delle rappresentanze sociali.
COMUNICATO STAMPA
Bando di sostegno alle imprese di pesca e acquacoltura: le organizzazioni di categoria che avevano formalmente segnalato la criticità ringraziano la Regione Puglia e il Ministero per la correzione del parametro di riferimento
Le organizzazioni sindacali e datoriali del comparto mitilicolo tarantino – Coldiretti Taranto, Unci Agroalimentare, Confcooperative Taranto-Federcoopesca, Legacoop Agroalimentare Taranto, Confesercenti Casalpresa Taranto, Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Pesca – esprimono soddisfazione per la risposta istituzionale alla criticità da noi formalmente segnalata in merito all’Avviso pubblico per la compensazione finanziaria agli operatori del settore della pesca e dell’acquacoltura (Intervento 222507 – Operazione 31 “Compensazione” del PN FEAMPA 2021-2027), relativo al mancato guadagno e ai costi aggiuntivi sostenuti a causa della perturbazione del mercato dovuta al conflitto internazionale in Medio Oriente.L’Avviso originario, approvato con Determinazione dirigenziale del 30 luglio 2026, n. 44, prevedeva che l’indennizzo fosse calcolato assumendo quale parametro dimensionale le quantità di prodotto commercializzate nell’anno 2025. Con apposita istanza avevamo evidenziato come tale criterio avrebbe escluso o fortemente penalizzato le imprese tarantine di mitilicoltura. Queste, a causa della straordinaria moria di mitili adulti e di seme verificatasi nell’estate 2024 a seguito dell’eccezionale incremento delle temperature delle acque, non avevano potuto commercializzare prodotto nel 2025, trovandosi con impianti destinati prevalentemente alle attività di ripopolamento e accrescimento. La nostra segnalazione è stata accolta. Con nota del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (prot. MASAF-2026-0410656), limitatamente alle imprese di mitilicoltura per le quali risulti oggettivamente comprovato che la produzione degli anni 2024 e 2025 sia stata significativamente compromessa dagli eventi di moria, è stato disposto di assumere, ai fini del calcolo dell’indennizzo, la produzione commercializzata riferita all’anno 2023 in luogo di quella del 2025. Si tratta di una deroga circoscritta ma di grande importanza, che evita di penalizzare due volte un comparto già duramente colpito e consente alle imprese di accedere concretamente alle misure di sostegno previste. Ringraziamo la Regione Puglia, in qualità di Organismo Intermedio, e il Ministero per aver ascoltato e recepito le nostre osservazioni. Un ringraziamento particolare va all’Assessore del Comune di Taranto, Francesco Cosa, per il prezioso supporto fornito nelle interlocuzioni con la Regione, e all’Assessore regionale Francesco Paolicelli per la celerità con cui, a seguito della successiva denuncia sulla moria del novellame, ha convocato un tavolo tecnico per venerdì 4 settembre. Alla riunione di venerdì 4 settembre, che vedrà la partecipazione delle organizzazioni di categoria e delle istituzioni competenti, ci attendiamo un confronto concreto e operativo sul grave problema della mortalità del seme di cozza nel Primo Seno di Mar Piccolo. Auspichiamo che dal tavolo emergano misure immediate di monitoraggio ambientale e sanitario, nonché strumenti di sostegno adeguati a tutelare le imprese e a salvaguardare la continuità produttiva della mitilicoltura tarantina, patrimonio economico, sociale e identitario del territorio.
Le organizzazioni firmatarie restano a disposizione per proseguire il confronto e collaborare a ogni iniziativa utile a difendere il settore.
f.to
COLDIRETTI TARANTO/SETTORE PESCA – EMILIO PALUMBO
UNCI AGROALIMENTARE – CARLA MACRIPO’
CONFCOOPERATIVE TARANTO/FEDERCOOPESCA – GIANLUCA BASILE
LEGACOOP AGROALIMENTARE TARANTO/DIPARTIMENTO PESCA – COSIMO BISIGNANO
CONFESERCENTI CASAIMPRESA TARANTO – COSIMO D’ANDRIA
FAI CISL – ALESSANDRO GESUE’
FLAI CGIL – GUSEPPE ROMANO
UILA PESCA – VINCENZO GUARINO
Palmieri e Maldarizzi: “Non basta intervenire dopo. Servono prevenzione, procedure condivise e strumenti concreti per proteggere gli equipaggi”
TARANTO, 30 agosto 2026 – L’aggressione avvenuta nella serata del 26 agosto a Torricella, ai danni dell’intera squadra della postazione 118, riporta al centro una questione che per la UIL FP Taranto non può più essere affrontata come una semplice sequenza di episodi isolati. In servizio c’erano un’infermiera, un’autista soccorritore e una soccorritrice: tre lavoratori impegnati in un’attività di emergenza che, oltre alla complessità dell’intervento, si trovano sempre più spesso esposti al rischio di violenza.
“La solidarietà agli operatori è doverosa, ma ormai non è più sufficiente – dichiara Vincenzo Palmieri, Responsabile Organizzativo UIL FP Taranto –. Il problema è capire perché chi viene mandato a prestare soccorso debba essere esposto a un rischio che il sistema dovrebbe prevenire. L’emergenza non può diventare anche un’emergenza per la sicurezza di chi lavora”.
La UIL FP Taranto chiede quindi di cambiare approccio: la tutela degli equipaggi del 118 deve essere considerata parte integrante dell’organizzazione del servizio. Non si tratta soltanto di intervenire quando una situazione degenera, ma di individuare preventivamente gli scenari a rischio, definire procedure uniformi e garantire un collegamento efficace con le Forze dell’Ordine.
È la stessa impostazione sostenuta dalla UIL FPL a livello nazionale, che individua nella prevenzione, nella formazione specifica, nel rafforzamento della vigilanza e nelle condizioni organizzative del servizio alcuni degli strumenti necessari per contrastare l’escalation delle aggressioni al personale sanitario.
“Il tema non riguarda soltanto il 118 – sottolinea Giovanni Maldarizzi, Segretario Generale UIL FP Taranto – ma tutti quei lavoratori della sanità che operano quotidianamente a contatto con situazioni di forte tensione. Servono regole chiare e uguali per tutti. Per questo chiediamo alla Regione Puglia e alla ASL Taranto di aprire un confronto specifico sulla sicurezza degli operatori dell’emergenza-urgenza, coinvolgendo anche Prefettura e Forze dell’Ordine”.
La UIL FP Taranto ritiene necessario arrivare a un protocollo regionale unico per la gestione degli interventi a rischio, prevedendo anche strumenti tecnologici di prevenzione e documentazione, come le body cam, laddove compatibili con la normativa vigente, e modalità rapide di attivazione delle Forze dell’Ordine.
“Non possiamo considerare normale che un operatore debba valutare anche il rischio di essere aggredito prima di entrare in un’abitazione o prestare soccorso – concludono Palmieri e Maldarizzi –. La sicurezza non può essere affidata alla fortuna, all’esperienza del singolo equipaggio o alla capacità di gestire una situazione ormai degenerata. Va costruita prima, attraverso organizzazione, prevenzione e strumenti adeguati”.
Per la UIL FP Taranto, dunque, l’episodio di Torricella deve diventare l’occasione per aprire finalmente un confronto strutturale. Perché proteggere chi presta soccorso significa proteggere anche la qualità e la continuità del servizio pubblico.
