MORTI SUL LAVORO, TARANTO TERZA IN ITALIA. OLIVA: “ZERO NON È UN NUMERO, È L’UNICO OBIETTIVO”

UIL Taranto: la provincia ionica tra i territori più esposti. Puglia quinta in Italia e in zona rossa. “Non possiamo continuare a contare vittime come fossero statistiche”

 

TARANTO, 10 settembre 2026  – Taranto è terza in Italia per incidenza degli infortuni mortali sul lavoro. È il dato più duro che emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering, aggiornato al 31 luglio 2026 su dati INAIL. La provincia ionica registra un’incidenza di 49,5 morti ogni milione di occupati, con 7 vittime nei primi sette mesi dell’anno, contro una media nazionale di 17,8.

Davanti a Taranto ci sono soltanto Vercelli, prima con 71,7, e Cosenza, seconda con 57. Nella top ten nazionale figurano inoltre Palermo, Lodi, Vibo Valentia, Savona, Salerno, Livorno e Frosinone. Un dato che non può essere archiviato come una semplice classifica: dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia e una comunità che pagano il prezzo di un lavoro che non ha garantito il diritto fondamentale alla vita.

“Taranto non può accettare di essere ancora una volta tra le province più esposte al rischio di morte sul lavoro – afferma Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto –. Avevamo già lanciato l’allarme nei mesi scorsi, quando nei primi quattro mesi del 2026 avevamo contato tre lavoratori morti. Oggi i numeri confermano che non si tratta di episodi isolati, ma di un’emergenza che impone un cambio di passo”.

Il quadro regionale non è meno preoccupante. La Puglia è quinta in Italia per incidenza della mortalità sul lavoro, con 22,3 morti ogni milione di occupati, ed è inserita da Vega nella zona rossa. Oltre Taranto, che occupa il terzo posto nazionale, Foggia è 14ª, Brindisi 27ª, mentre BAT è 47ª, Bari 61ª e Lecce 62ª.

“Questi numeri – continua Oliva – ci dicono che la sicurezza non può essere affrontata soltanto dopo una tragedia. Servono prevenzione, formazione vera, controlli e investimenti. E serve responsabilità da parte di tutti: Governo, istituzioni, imprese e sistema degli appalti. Non possiamo accettare che il prezzo della competitività venga pagato dalla vita dei lavoratori”.

La UIL rilancia quindi la propria campagna “Zero morti sul lavoro”, chiedendo al Governo di rafforzare gli organici ispettivi e le attività di controllo, contrastare gli appalti al massimo ribasso e gli appalti a cascata, escludere dalle gare pubbliche le aziende che violano le norme sulla sicurezza e proseguire il percorso per una Procura speciale dedicata agli infortuni mortali sul lavoro.

“Lo diciamo con chiarezza – conclude Oliva –: zero morti non è uno slogan e non è un numero da raggiungere. È l’unico risultato che possiamo considerare accettabile. Anche una sola vittima è una sconfitta. Taranto e la Puglia non chiedono commemorazioni dopo le tragedie: chiedono che si faccia tutto ciò che è necessario per impedirle”.