Lavoro, infrastrutture e sfide future. L’intervista a Carmelo Sasso, segretario generale UIL Trasporti

In un’intervista esclusiva con Cosmopolismedia, Carmelo Sasso, Segretario Generale della UIL Trasporti di Taranto, traccia un bilancio dell’anno appena trascorso e analizza le prospettive future del territorio ionico. Dalla proroga per i lavoratori portuali alla gestione delle municipalizzate, dai progetti per il porto alla necessità di una pianificazione territoriale, il quadro delineato evidenzia le criticità, ma anche le opportunità di sviluppo per la città.

La proroga per i lavoratori portuali: una boccata d’ossigeno

“La proroga per i lavoratori portuali dell’Agenzia è una misura fondamentale, attesa da tempo – afferma Sasso –. Quest’anno, grazie alla determinazione del Parlamento italiano, siamo riusciti a chiudere tutto prima di Natale, garantendo serenità a oltre 300 famiglie”. Il risultato è stato reso possibile grazie al lavoro congiunto dei deputati ionici, Iai e De Palma, e al supporto del Ministero del Lavoro, che ha stanziato oltre 15 milioni di euro per il biennio 2025-2026.

Un elemento chiave è il piano di riqualificazione avviato in collaborazione con la Regione Puglia: “Finalmente, dal prossimo anno partiranno i corsi formativi e la ricollocazione definitiva dei lavoratori. A Taranto, sono coinvolti 327 lavoratori, ma la misura tocca anche i porti di Cagliari e Gioia Tauro, con interventi già avviati per la trasformazione dell’Agenzia del Lavoro Portuale”.

Le municipalizzate: tra difficoltà e necessità di riforme

La gestione delle municipalizzate rimane una delle principali criticità. Parlando di Kyma Ambiente, Sasso non nasconde le sue perplessità: “La città è sporca, nonostante gli sforzi per potenziare la raccolta differenziata, che resta a livelli insoddisfacenti. Inoltre, la politica relativa al personale è confusa e poco promettente”. Recentemente sono stati ripubblicati i bandi per l’assunzione di operatori e autisti, ma resta il nodo dei lavoratori interinali impiegati negli ultimi quattro anni.

Anche Kyma Mobilità presenta problematiche significative, soprattutto in termini di sicurezza per i conducenti: “Il trasporto pubblico urbano è in ritardo rispetto alle necessità di una città come Taranto. La fase realizzativa del progetto BRT (Bus Rapid Transit) non è stata accompagnata da un ripensamento del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) o da un’organizzazione adeguata per parcheggi e aree di sosta”.

Porto di Taranto: una sfida strategica per il futuro

Con il cambio imminente di governance al porto di Taranto, Sasso sottolinea l’importanza di garantire continuità: “Ringrazio Sergio Prete per il lavoro svolto in un contesto difficile. Per il futuro, sarebbe opportuno evitare un cambio simultaneo di presidente e segretario generale, assicurando stabilità nella gestione dei progetti in corso, come la ricollocazione dei lavoratori ex-TCT e lo sviluppo del molo settoriale”.

Tra le sfide imminenti, lo sviluppo di attività legate all’energia eolica, grazie al decreto del MASE, rappresenta un’opportunità cruciale per il porto e per l’economia del territorio.

Una città in cerca di dialogo e pianificazione

Uno dei temi ricorrenti nell’intervista è la mancanza di dialogo tra i diversi attori coinvolti nella gestione del territorio: “Taranto soffre di una frammentazione dei ragionamenti – spiega Sasso –. La politica deve tornare a pianificare e smettere di inseguire emergenze o prendere decisioni affrettate, come è successo per il PUG e il piano di bacino provinciale dei trasporti”.

Auguri per il futuro: speranze e impegno

Alla fine dell’intervista, Sasso rivolge un pensiero ai lavoratori e alla città: “Auguro a tutti serenità e, soprattutto, lavoro. Un pensiero speciale va ai lavoratori più fragili, colpiti da ammortizzatori sociali o contratti precari. Speriamo di vedere, finalmente, una pacificazione sociale e politica, mettendo al centro il bene collettivo e il futuro della nostra bellissima città”.

Con queste parole, il segretario generale della UIL Trasporti chiude un anno di battaglie e guarda al futuro con determinazione, invitando le istituzioni a un rinnovato impegno per Taranto e i suoi cittadini.

Taranto, UIL: “Troppe crisi vertenziali: il 2025 si apre con grande preoccupazione”

Il nuovo anno per Taranto si apre con gravi incertezze e numerose difficoltà. La lista delle vertenze sul territorio continua a crescere, generando forte preoccupazione: dalla vendita dell’ex Ilva, ai problemi dell’indotto del porto, passando per la crisi della Cittadella della Carità, gli asili nido, HIAB e il commercio. La UIL Taranto, per voce del segretario organizzativo della UIL Puglia, Stefano Frontini, lancia l’allarme e chiede interventi concreti.

“Le crisi industriali rappresentano una seria minaccia per il presente e il futuro di Taranto”, afferma Frontini. “E questo avviene proprio in un momento in cui il territorio è destinatario di risorse pubbliche senza precedenti: Just Transition Fund, PNRR e Giochi del Mediterraneo possono trasformarsi in opportunità di rilancio, ma solo se saranno utilizzate per creare lavoro stabile e tutelare le persone”.

Un territorio sospeso tra incertezze e possibilità

La proroga dei termini per la gara relativa all’ex Ilva alimenta timori. “Manca una visione chiara – sottolinea Frontini – e il processo di decarbonizzazione, pur essendo imprescindibile, necessita di garanzie precise per i lavoratori e per la gestione degli esuberi. Taranto non può permettersi di restare nel limbo”.

Anche il porto di Taranto è in attesa di decisioni fondamentali: “Chiediamo al governo di definire rapidamente le aree portuali per l’installazione dell’eolico offshore. Taranto ha tutte le caratteristiche per diventare un laboratorio innovativo di trasformazione industriale e sociale, ma serve una strategia concreta”.

Politiche industriali e sociali: il nodo da sciogliere

La UIL Puglia evidenzia la mancanza di politiche industriali e sociali integrate. “Non possiamo parlare di transizione ecologica senza garantire tutele ai lavoratori e sviluppare un piano che dia prospettive concrete al territorio. È necessario un cambio di passo a livello istituzionale”, aggiunge Frontini.

La UIL Taranto, insieme agli altri sindacati, continuerà a vigilare e a farsi portavoce delle istanze dei lavoratori e della comunità. “Il 2025 deve essere un anno di rilancio, non l’ennesima occasione persa – conclude Frontini –. Al centro di tutto devono esserci il lavoro e la dignità delle persone”.

UIL: “La privatizzazione degli asili nido di Taranto è una scelta scellerata che compromette il futuro della comunità”

Stamane, sotto Palazzo di Città, si è svolta la mobilitazione delle sigle sindacali FP CGIL, CISL FP e UIL FPL contro la decisione dell’Amministrazione Comunale di Taranto di privatizzare gli asili nido comunali. Presenti anche le confederazioni territoriali, a testimonianza di una mobilitazione corale contro una scelta che mina la qualità del servizio educativo e la stabilità lavorativa del personale. Per la UIL, hanno partecipato il segretario organizzativo UIL Puglia Stefano Frontini e il segretario generale della UIL FPL Taranto Giovanni Maldarizzi.

Nonostante la ferma opposizione espressa durante il presidio, il Consiglio Comunale, riunitosi nel pomeriggio, ha votato a favore della privatizzazione, scatenando il dissenso unanime della UIL, che ribadisce il proprio impegno per la difesa dei diritti di lavoratori e cittadini.
Frontini e Maldarizzi: “Decisione calata dall’alto e dannosa”

“La scelta dell’amministrazione Melucci di esternalizzare i servizi educativi comunali rappresenta un atto di miopia politica e sociale. Si tratta di un servizio pubblico di eccellenza, costruito negli anni grazie alla professionalità e alla dedizione di educatrici altamente qualificate. Esternalizzare in questo modo appare incomprensibile rispetto al merito e assolutamente da stigmatizzare quanto al metodo. Per una città come Taranto che ambisce a crescere e migliorare ci si aspetta scelte progettuali e di prospettiva, non lo smantellamento dei servizi pubblici.ha dichiarato Stefano Frontini.

Giovanni Maldarizzi ha aggiunto: “Non comprendiamo come si possa smantellare un fiore all’occhiello del nostro sistema educativo. È la stessa amministrazione che, negli ultimi anni, ha assunto decine di educatrici per rafforzare il servizio pubblico. Ora, senza alcun confronto con le parti sociali, decide di cancellare questo patrimonio. Questa privatizzazione non risponde alle esigenze della comunità, ma rappresenta un passo indietro per Taranto. Come UIL, continueremo a opporci a ogni decisione che metta in discussione i diritti di lavoratori, bambini e famiglie”.
La UIL: “Un messaggio chiaro al sindaco: i diritti non si svendono”

Per la UIL, il futuro della città passa dalla tutela di servizi pubblici di qualità, che garantiscano continuità educativa e stabilità lavorativa. La mobilitazione odierna è solo l’inizio di una battaglia che coinvolgerà lavoratori, famiglie e cittadini. “Non accetteremo passivamente una scelta così dannosa – conclude Maldarizzi –. Taranto merita un futuro migliore, costruito su una rete di servizi pubblici solidi e inclusivi, non su logiche di privatizzazione”.

GIU’ LE MANI DAGLI ASILI NIDO COMUNALI. DOMANI LA PROTESTA DEI LAVORATORI A PALAZZO DI CITTA’

Le sigle sindacali FP CGIL Taranto, CISL FP Taranto-Brindisi e UIL FPL Taranto esprimono la loro ferma opposizione alla decisione dell’Amministrazione Comunale di esternalizzare il servizio degli asili nido comunali. Per questa ragione, invitano lavoratrici, lavoratori e cittadini a partecipare alla mobilitazione prevista per il 28 dicembre 2024, dalle ore 10:00 alle 14:00, presso Palazzo di Città, in Piazza Castello n.1.

La delibera n. 444 del 12 dicembre 2024, rappresenta una scelta che ignora il confronto con le organizzazioni sindacali e si colloca in controtendenza rispetto a molte amministrazioni italiane, che stanno invece lavorando per riportare i servizi educativi sotto gestione pubblica. Taranto, invece, intraprende la strada opposta, rischiando di compromettere un patrimonio prezioso di competenze e continuità educativa costruito negli anni. La qualità del servizio per le famiglie e la stabilità del personale educativo vengono messi gravemente in discussione.

Le educatrici degli asili nido comunali di Taranto non sono semplici erogatrici di “cordialità”, ma professioniste altamente qualificate che lavorano con dedizione per garantire ai bambini un ambiente sicuro, educativo e stimolante. La loro missione non si esaurisce in un sorriso (che pure non manca mai), ma si fonda su anni di studio, formazione e esperienza, oltre a una straordinaria passione per il proprio lavoro. È per questo che l’amministrazione Melucci aveva deciso di assumere una ventina di educatrici nell’ultimo anno.

Affermare che la privatizzazione migliorerebbe la qualità del servizio significa, di fatto, mettere in discussione l’impegno, la professionalità e il valore che queste donne (e uomini) portano ogni giorno nelle vite delle famiglie tarantine.

Gli asili nido comunali sono molto più di un servizio: sono un investimento essenziale nel futuro della comunità, un sostegno irrinunciabile per le famiglie e una garanzia di educazione per i più piccoli. L’esternalizzazione rischia di subordinare la cura e l’educazione dei bambini a logiche di mercato, penalizzando sia i piccoli utenti che le lavoratrici e i lavoratori, che ogni giorno svolgono con passione e professionalità un compito delicatissimo.

Taranto merita un futuro migliore. Non si può accettare una decisione calata dall’alto, senza ascoltare le parti sociali né valutare soluzioni alternative che consentano di mantenere la gestione pubblica e garantire la sostenibilità economica del servizio. Nonostante le richieste formali di revoca della delibera e l’apertura a un confronto costruttivo, l’Amministrazione Comunale continua a mantenere un silenzio assordante.

La mobilitazione del 28 dicembre sarà un messaggio forte e chiaro: la qualità dell’educazione e la dignità del lavoro non sono in vendita. I bambini di Taranto hanno diritto a un servizio educativo pubblico e di eccellenza, e il personale educativo deve poter contare su stabilità e condizioni che consentano di costruire un legame educativo stabile e duraturo.

Porto di Taranto: 330 lavoratori a rischio. La UILTrasporti chiede risposte urgenti


Si avvicina un Natale di grande incertezza per i 330 lavoratori dell’ex Terminal Container di Taranto (TCT), la cui occupazione è legata alla proroga dell’IMA, l’indennità di mancato avviamento, in scadenza il 31 dicembre. Carmelo Sasso, rappresentante della Uiltrasporti, ha delineato la situazione in un’intervista, mettendo in luce i nodi principali e le prospettive future.


La discussione è in corso alla Camera dei Deputati, dove sono stati presentati due emendamenti alla legge di bilancio. Uno prevede una proroga di 12 mesi, l’altro, più ambizioso, propone un’estensione di 24 mesi con un finanziamento di 24 milioni di euro dal Fondo Formazione e Lavoro,” spiega Sasso ai microfoni di RadioCittadella. L’approvazione del secondo emendamento, su cui si ripongono le maggiori speranze, rappresenterebbe un segnale positivo per i lavoratori.

Parallelamente, la Regione Puglia ha avviato un percorso di riqualificazione professionale. “Molti lavoratori verranno formati per nuove mansioni legate allo sviluppo di attività come l’eolico galleggiante, che dovrebbe partire nei prossimi mesi grazie a un decreto del MASE. È un segnale di speranza, ma resta molto da fare,” sottolinea Sasso.


La mancata ripresa del Terminal Container sotto la gestione di Yilport ha rallentato il processo di ricollocazione. “Non sono stati raggiunti i volumi di traffico previsti. Le nuove attività nel porto richiedono competenze diverse rispetto al passato, ma ci impegniamo affinché ogni lavoratore abbia un’opportunità concreta di reimpiego,” afferma il sindacalista.

Sul fronte della gestione del terminal container, cresce l’incertezza dopo la separazione tra i fratelli Yildirim, alla guida del colosso internazionale proprietario del terminal. “Non sappiamo ancora quale delle due nuove società avrà la responsabilità di Taranto, ma la situazione di bilancio e lo sviluppo insufficiente del terminal destano preoccupazioni,” conclude Sasso.

Il futuro del porto di Taranto si gioca ora tra le decisioni del Parlamento e le sfide di un sistema portuale che cerca di reinventarsi. Per i lavoratori, la speranza è che questa ennesima attesa non si trasformi in un’altra delusione.

Mancato rispetto delle esigenze familiari: UILPoste Taranto denuncia Poste Italiane

Il Segretario Giuseppe Manfuso: “È inaccettabile che una madre di un figlio autistico debba subire un tale disinteresse. Poste Italiane ignora principi di equità e inclusione.”

La UILPoste Taranto denuncia con fermezza la grave situazione di disservizio e mancanza di attenzione dimostrata da Poste Italiane nei confronti di una collega Operatrice di Sportello, madre di un bambino autistico. Da anni, la lavoratrice attende invano il trasferimento dagli uffici di San Giorgio Ionico a quelli più vicini ai quartieri Lama/San Vito, necessitando di conciliare al meglio le esigenze familiari con quelle professionali.

La collega si trova costretta a combattere quotidianamente contro le difficoltà legate alla gestione della condizione del figlio, che richiede assistenza costante e vicinanza a scuola e servizi specifici. Nonostante le numerose richieste e le previsioni degli accordi sindacali in materia di mobilità volontaria, che dedicano particolare attenzione ai genitori di figli con disabilità gravi, l’azienda continua a negarle il trasferimento.

Giuseppe Manfuso, segretario generale di UILPoste Taranto, afferma: “È inaccettabile che una lavoratrice, madre di un figlio con bisogni speciali, debba subire un tale disinteresse da parte di Poste Italiane. Negli ultimi anni, mentre lei vedeva chiudersi tutte le porte, altri colleghi venivano trasferiti proprio negli uffici di Lama e San Vito, scavalcandola senza alcuna giustificazione. Questo rappresenta una grave violazione dei principi di inclusione e di tutela delle esigenze familiari.”

La UILPoste Taranto evidenzia come la filiale locale, ignorando le difficoltà della collega, stia contravvenendo ai valori di equità e sensibilità sociale che dovrebbero caratterizzare una realtà aziendale di rilievo nazionale come Poste Italiane. Manfuso conclude: “Non possiamo accettare che un’azienda come Poste Italiane, simbolo di servizio pubblico, ignori situazioni di così evidente difficoltà. Continueremo a batterci per questa collega affinché le venga riconosciuto il suo diritto a un trattamento equo e dignitoso. Nessun altro lavoratore deve trovarsi in una simile condizione.”

La UILPoste Taranto sottolinea che non esiterà a intraprendere tutte le azioni sindacali e legali necessarie per tutelare i diritti della collega e per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa grave vicenda.

Crisi del porto e degli ex lavoratori TCT, l’allarme di UIL TRASPORTI

La crisi che attraversa il porto di Taranto si aggrava, e a pagarne il prezzo più alto sono i lavoratori. Il Segretario Generale della UIL Trasporti Taranto, Carmelo Sasso, è intervenuto oggi sulle colonne del Quotidiano per denunciare la situazione critica degli ex dipendenti TCT (Evergreen), evidenziando ritardi nell’erogazione dell’Ima (indennità di mancato avviamento) e prospettive incerte per il futuro.

«Rileviamo con rammarico e preoccupazione – dichiara Sasso – un inceppamento nel meccanismo apparentemente infallibile legato all’erogazione dell’Ima per i lavoratori ex TCT iscritti nella TPWA (Taranto Port Workers Agency). Il ritardo nell’accredito dell’indennità di settembre, ricevuta solo il 20 novembre, è stato classificato come “fisiologico”. Tuttavia, è allarmante che, al 2 dicembre, non vi sia alcuna visibilità per quella di ottobre, che doveva essere erogata entro il 30 novembre».

Una situazione insostenibile per 327 famiglie
La UIL Trasporti lancia l’allarme: «Si rischia di far passare un Natale amaro a 327 famiglie, private di un sostegno essenziale per la loro sopravvivenza. Pare che vi sia un errore di comunicazione tra Inps Roma e Inps Taranto. Chiederemo un incontro urgente ai vertici locali dell’Inps per comprendere le motivazioni di questi ritardi e porvi rimedio. Le famiglie dei lavoratori ex TCT vivono una vertenza lunga e dolorosa che ancora non vede soluzione», continua Sasso.

Prospettive future e interventi legislativi
Il futuro dell’Ima per il 2025 resta incerto. Gli emendamenti presentati alla Legge di Bilancio dai deputati Vito De Palma (Forza Italia) e Dario Iaia (Fratelli d’Italia) propongono misure di proroga e finanziamento per le Agenzie di somministrazione e riqualificazione del lavoro portuale. La proposta di De Palma proroga l’attività delle Agenzie sino al 31 dicembre 2025, stanziando 8,2 milioni di euro per il prossimo anno, mentre quella di Iaia estende la copertura fino al 2026 con ulteriori risorse.

Parallelamente, Regione Puglia e Autorità Portuale stanno lavorando a un ciclo di formazione e riqualificazione per questi lavoratori, con un aggiornamento del catalogo delle professioni. «Tuttavia, queste prospettive devono essere accompagnate da azioni immediate e concrete per garantire stabilità ai lavoratori e alle loro famiglie», sottolinea Sasso.

La UIL Trasporti Taranto in prima linea
La UIL Trasporti si conferma un punto di riferimento per i lavoratori del porto. «Non permetteremo che questi ritardi diventino la norma. Vigileremo affinché i diritti dei lavoratori siano rispettati e faremo pressione sulle istituzioni per garantire loro il sostegno necessario in questo momento critico», conclude Sasso.

La situazione del porto di Taranto e dei suoi lavoratori è un tema centrale per lo sviluppo del territorio. La UIL Trasporti non farà mancare il suo impegno per costruire un futuro più equo e sostenibile per tutti i lavoratori coinvolti.

Multiservizi Taranto: una vertenza aperta, ma c’è fiducia. Le dichiarazioni di Carmelo Sasso (Uiltrasporti)

La vertenza Multiservizi del Comune di Taranto tiene banco e preoccupa. L’incontro previsto oggi presso il Sepac, la task force regionale guidata da Leo Caroli, è stato rinviato a data da destinarsi su richiesta del sindaco Rinaldo Melucci. Tuttavia, non tutto è fermo: domani il Consiglio Comunale si riunirà per discutere, tra i vari punti all’ordine del giorno, delle variazioni di bilancio necessarie a garantire continuità lavorativa ai 140 dipendenti della Multiservizi, il cui contratto scadrà a fine dicembre.

Carmelo Sasso, segretario generale della Uiltrasporti di Taranto, sottolinea l’importanza cruciale di questa seduta consiliare: «Circa 140 lavoratori sono con il fiato sospeso. La variazione di bilancio è indispensabile per assicurare loro continuità occupazionale e reddituale. Confidiamo che prevalgano buon senso e senso di opportunità affinché le nostre istanze siano accolte».

Un Consiglio comunale teso e speranze di svolta

Il clima, però, è tutt’altro che sereno. L’ultima seduta monotematica sul tema si è svolta in un’atmosfera infuocata, durata oltre cinque ore e caratterizzata da aspri scontri. La maggioranza aveva respinto due mozioni dell’opposizione, che miravano a impegnare la Giunta comunale a reperire risorse per la salvaguardia dei posti di lavoro. Questo ha alimentato la frustrazione dei lavoratori presenti, molti dei quali monoreddito e impegnati in servizi essenziali come manutenzione, facchinaggio, portierato e accoglienza presso gli uffici comunali.

Nonostante le tensioni, domani potrebbe aprirsi uno spiraglio. L’approvazione delle variazioni di bilancio costituirebbe un passo avanti per definire i fondi necessari e stabilire il futuro della Multiservizi.

Kyma Ambiente e stabilizzazione dei lavoratori interinali

Oltre alla vicenda Multiservizi, un altro fronte aperto è quello di Kyma Ambiente, la municipalizzata dei rifiuti. Il concorso per l’assunzione di nuovi lavoratori, sospeso per vicende giudiziarie, rimane un tema caldo. Sasso richiama l’attenzione sull’importanza di valorizzare i lavoratori interinali che, negli ultimi anni, hanno garantito la continuità dei servizi essenziali: «Confidiamo che il bando preveda una premialità per chi ha già maturato esperienza, evitando che professionalità consolidate vadano disperse».

Vertenze nazionali e sciopero generale

Il quadro si complica ulteriormente sul fronte nazionale. La Uil sta seguendo da vicino l’iter della Legge di Stabilità, con particolare attenzione agli emendamenti riguardanti i lavoratori ex Tct. Tra questi, uno a firma dell’onorevole Dario Iaia prevede la proroga di 24 mesi dell’indennità di mancato avviamento, con una copertura finanziaria di 24 milioni di euro per il biennio 2025-2026. «Se approvato, insieme al programma di riqualificazione professionale, consentirà la piena ricollocazione di questi lavoratori entro i prossimi due anni», afferma Sasso.

Domani, intanto, è prevista una giornata di sciopero generale indetta da Cgil e Uil. Al centro della mobilitazione, oltre alle vertenze locali, ci sono temi di rilievo nazionale: perdita salariale, precarietà, lavoro nero e il progressivo indebolimento del welfare pubblico. In agenda anche la questione delle lunghe liste d’attesa nella sanità e la carenza di personale medico, problemi che gravano pesantemente sulla provincia ionica.

Uila Pesca Taranto e Uila Taranto in udienza da Papa Francesco: un messaggio di speranza per i pescatori

Un pullman di pescatori dalla Puglia ha raggiunto, sabato 23 novembre, il Vaticano per partecipare a un’udienza speciale con Papa Francesco, organizzata in occasione della Giornata Mondiale della Pesca. A guidare la delegazione di Taranto, il segretario generale della Uila Antonio Trenta e il segretario generale della Uila Pesca Vincenzo Guarino, insieme a numerosi rappresentanti delle famiglie dei lavoratori del mare.

L’evento si è svolto nell’Aula Paolo VI, dove una platea di circa 4000 pescatori, provenienti da tutta Italia, ha ascoltato le parole del Pontefice. Durante l’incontro, Papa Francesco ha ribadito la sua vicinanza a un settore cruciale ma sempre più in difficoltà a causa delle sfide climatiche, economiche e sociali.

“La partecipazione a questa udienza rappresenta un momento di grande significato per la comunità dei pescatori e per tutto il nostro territorio,” ha affermato Antonio Trenta. “Papa Francesco ha saputo dar voce ai sacrifici e alle difficoltà che caratterizzano il lavoro dei pescatori, un mestiere che porta con sé non solo fatica fisica, ma anche l’orgoglio di essere custodi del mare. Il suo messaggio è un forte invito a riconoscere il valore di questa professione e a tutelarne la dignità.”

Anche Vincenzo Guarino ha sottolineato l’importanza dell’evento: “La presenza della delegazione tarantina qui oggi dimostra quanto sia cruciale mantenere viva l’attenzione su un settore spesso dimenticato. Le parole del Papa rappresentano un monito per le istituzioni: occorre garantire una sostenibilità non solo ambientale, ma anche sociale ed economica. Il rischio è che il settore della pesca continui a perdere forza lavoro e tradizioni secolari.”

La Uila Pesca, come evidenziato anche dalla Segretaria Generale Maria Laurenza e dalla Segretaria Generale della Uila Enrica Mammucari, auspica che il messaggio del Papa sia un punto di svolta per le politiche nazionali ed europee. Tra le principali priorità, affrontare la riduzione delle flotte, favorire il ricambio generazionale e sostenere economicamente un comparto che rappresenta non solo una risorsa economica, ma anche un presidio di cultura e tradizione.

LE RAGIONI DELLO SCIOPERO DEL 29 NOVEMBRE

Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della CGIL di Taranto e Stefano Frontini, segretario organizzativo regionale della UIL Puglia, illustrano le ragioni nazionali e locali a supporto dello sciopero generale. “Troppe crisi e troppo immobilismo. Taranto così destinata all’estinzione

“Di fronte ad un Governo completamente disinteressato alla proposta che viene dal mondo del lavoro, non resta che tornare in piazza. Di fronte alla precarietà diffusa, ad una inflazione che si mangia stipendio e pensioni, non resta che tornare a manifestare, perché la questione salariale e occupazionale non è mera questione sindacale, è questione etica strettamente connessa alla disuguaglianze, alla povertà diffusa, al grado di disperazione di chi non riesce a pagare cibo, carburante, bollette, di chi non riesce a curarsi perché la salute è garantita solo a chi è ricco e può permettersi di pagare per saltare le lunghe iste d’attesa. Perchè si è poveri anche lavorando”.

I segretari della CGIL e della UIL, Giovanni D’Arcangelo e Stefano Frontini, aprono la conferenza stampa che illustra le ragioni e le modalità di sciopero del prossimo 29 novembre, con queste parole.

Lo sciopero generale voluto a livello nazionale dai leader Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri è il no di parte del sindacato confederale alla manovra economica del Governo, che secondo i due esponenti di CGIL e UIL promette austerità e sacrifici sempre per i soliti.

Parliamo della più grande perdita salariale degli ultimi 50 anni – dicono – Perché ben 5,7 milioni di dipendenti del settore privato guadagnano mediamente meno di 10.800 euro lordi annui. Per l’ISTAT questi lavoratori non fanno altro che ingrossare la platea dei 2,2 milioni di famiglie che vivono in Italia in condizione di povertà assoluta.

In questo contesto il fronte sindacale disegna un quadro a tinte ancora più fosche.

Nello specifico CGIL e UIL fanno riferimento non solo alla perdita del potere di acquisto di lavoratori e pensionati, ma anche alla crescita della precarietà, del lavoro nero e sommerso, ma anche a un progressivo indebolimento del welfare pubblico: sanità, istruzione, casa, trasporto pubblico, enti locali.

Sui contratti bisogna fare molto di più.

Innanzitutto rinnovarli – spiegano D’Arcangelo e Frontini – adeguarli al caro inflazione. Così come serve rivalutare le pensioni, rafforzare ed estendere la quattordicesima e riformare il sistema previdenziale superando la Monti-Fornero. Oltre a chiedere la detassazione degli aumenti contrattuali come forma per combattere l’inflazione e due cifre.

Ma l’annunciato taglio del cuneo fiscale?

Viene pagato sempre dagli stessi, i lavoratori dipendenti, perché finanziato solo ed esclusivamente dal maggiore gettito IRPEF – dicono – quindi con una mano si prende e con l’altra si fa finta di dare. Nessun intervento di natura fiscale riguarda la grande evasione, non il piccolo imprenditore o commerciante che non ce la fa, ma i grandi gruppi industriali che incassano extra-profitti e poi non contribuiscono all’equità sociale del Paese.

Se le ragioni nazionali già convincono quelle locali sono un’urgenza che dovrebbe spingere tutti in piazza.

Taranto è figlia di una vera e propria azione di politica industriale di questo paese – dichiarano Frontini e D’Arcangelo – Perchè nella manifattura non basta difendere gli asset produttivi, ma avviare investimenti che sappiano difendere l’occupazione, tutelando anche salute e sicurezza.

E i tavoli di vertenze tarantine ormai sono troppi e infiniti.

La storica vertenza ex ILVA, ma anche quella di Hiab, Leonardo, del Porto di Taranto, l’ex Cementir, Albini, senza dimenticare l’emergenza caporalato in agricoltura e in edilizia, la sicurezza sui luoghi di lavoro che ha già visto CGIL e UIL unite nello scioperare. E l’elenco sarebbe ancora lungo anche in altri comparti produttivi, come il tessile abbigliamento sul territorio. Ma anche l’incredibile vicenda degli oltre 150 precari storici degli appalti comunali. O l’emblematica storia dei dipendenti del Comune di Roccaforzata.

Nella Sanità locale le liste d’attesa hanno raggiunto livelli assurdi, i posti letto deliberati e che non si riescono ad attivare, il personale medico e sanitario che manca.

Nessuno più è al sicuro – dicono i segretari di CGIL e UIL – e quella che si annuncia come la più grande manifestazione dopo quella del 2014 contro il Jobs Act è solo la reazione civile per difendere chi non ce la fa più.

E le previsioni rispetto al mercato del lavoro di Taranto non promettono nulla di buono.

Le statistiche della CGIA di Mestre per il capoluogo e la sua provincia prevedono entro il 2034 una perdita di occupazione del 13,47%.

Crisi industriali, denatalità, invecchiamento progressivo della popolazione e lavoro irregolare e sommerso, convergono a creare il fenomeno della “desertificazione” sociale, umana e produttiva.

Destinati all’estinzione. Così mentre il Titanic affonda l’orchestra continua a suonare e a ignorare l’urgenza di dare a Taranto un’altra possibilità. – affermano – Ancora nulla si sa, infatti, dei bandi destinati al territorio dal Just Transition Fund: ben 800 milioni di euro (il 70% dei quali andrebbe speso entro il 31 dicembre 2026 pena la restituzione all’Europa – ndr) che l’Unione Europea ha previsto per investire in quelle aree dove è urgente, e diremmo vitale, superare il modello di produzione industriale a carbone.

Ma non c’è mai fine al peggio.

Taranto non è un paese per giovani ed è nemico delle donne.

Quì solo il 28,6% lavora – dicono – si tratta di un valore che è la metà di quello maschile (dati ISTAT 2023 – ndr) e che consegna a Taranto e alla sua provincia la maglia nera sul tasso di occupazione femminile quart’ultima dietro solo a Caltanissetta, Crotone e Napoli. Ultima in Puglia. Oggi 25 novembre tutti scriveranno di donne ammazzate, offese, violentate, ma pochissimi parleranno delle ragioni che spesso le conducono ad essere così socialmente ricattabili. La società e la politica che non interviene è complice di ogni singolo atto di violenza.

La data del 29 novembre si annuncia dunque di grande significato sia a livello nazionale che a livello locale.

Lo sciopero riguarderà tutte le categorie e l’intera giornata o intero turno di lavoro.

A Taranto a partire dalle 9.00 di venerdì 29 novembre è previsto il raduno del corteo che con partenza dal piazzale antistante l’ingresso Arsenale di Taranto (Via Di Palma), si svilupperà lungo le vie cittadine fino al comizio finale, previsto alle 10.30 in Piazza Maria Immacolata.