Ex Ilva, sciopero dell’indotto a Taranto. Oliva: “Basta contrapporre salute, ambiente e lavoro. Ora bisogna fare pace con la città”

Taranto, 14 settembre 2026 – È scattata questa mattina la mobilitazione dei lavoratori delle aziende dell’appalto e dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto. Al termine dell’assemblea davanti alla Portineria imprese dello stabilimento, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato 24 ore di sciopero, dalle ore 9 di oggi alle 7 di domani, contro il rischio di licenziamenti collettivi che interessa circa 2.500 lavoratori.

La protesta si svolge alla vigilia del confronto tra Governo e organizzazioni sindacali, convocato per domani, martedì 15 settembre, a Palazzo Chigi. Al tavolo dovranno essere affrontate l’emergenza occupazionale dell’indotto, la tutela del reddito e le prospettive industriali dello stabilimento siderurgico.

Il tempo è scaduto – dichiara Gennaro Oliva, coordinatore territoriale della Uil Taranto –. Domani a Palazzo Chigi il Governo dovrà dare risposte precise e immediate. Non è più accettabile che siano i lavoratori e le loro famiglie a pagare il prezzo dell’incertezza industriale e dei ritardi accumulati negli anni. Chiediamo il ritiro immediato delle procedure di licenziamento e l’adozione di misure straordinarie per tutti i lavoratori coinvolti”.

Basta contrapposizioni tra salute, ambiente e lavoro – aggiunge Oliva –. Bisogna fare pace con la città. Taranto ha diritto a un modello industriale nuovo, compatibile con la salute e con l’ambiente, ma anche capace di garantire occupazione, reddito e dignità. La transizione non può diventare sinonimo di disoccupazione e impoverimento del territorio”.

La Uil Taranto chiede che il confronto di Palazzo Chigi non si limiti a una ricognizione della crisi, ma produca impegni concreti, risorse e tempi certi. Tra le priorità del sindacato figurano il blocco dei licenziamenti, il ricorso ad ammortizzatori sociali straordinari, la continuità occupazionale nei cambi di appalto e nei passaggi societari e la definizione di un piano industriale credibile.

Un capitolo specifico dovrà riguardare l’eventuale fermata dell’area a caldo e il futuro delle aree dello stabilimento interessate dal provvedimento giudiziario.

Una volta fermata l’area a caldo, dovrà essere immediatamente messa in sicurezza e bonificata – prosegue Oliva –. Le risorse per realizzare questi interventi devono essere assicurate dal Governo e le attività devono essere svolte, per quanto possibile, utilizzando gli stessi lavoratori oggi impiegati nello stabilimento e nell’indotto. La messa in sicurezza e la bonifica non possono trasformarsi in un’altra occasione di espulsione dal lavoro: devono diventare, invece, un percorso di tutela occupazionale e di risanamento del territorio”.

Per la Uil, il futuro industriale di Taranto deve essere costruito attraverso una pluralità di interventi, comprendendo sia la messa in sicurezza delle aree che dovessero essere dismesse sia il rilancio delle attività produttive compatibili con la transizione ambientale.

Se ci sarà un investimento sull’area a freddo, quella parte dello stabilimento potrà rappresentare una concreta opportunità di continuità produttiva e occupazionale – sottolinea il coordinatore territoriale della Uil Taranto –. La laminazione è nelle condizioni di lavorare la bramma e i relativi forni sono alimentati da mesi con gas metano, non più con i gas derivanti dai processi dell’area a caldo. Questo dimostra che occorre guardare con attenzione alle potenzialità dell’area a freddo e programmare investimenti capaci di valorizzare gli impianti e le competenze dei lavoratori”.

Secondo la Uil Taranto, eventuali investimenti sull’area a freddo dovranno essere accompagnati da un piano per la formazione, la riqualificazione e il reimpiego del personale, evitando che la fermata dell’area a caldo produca un vuoto occupazionale irreversibile.

Non possono esistere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B – continua Oliva –. Chi opera nell’appalto e nell’indotto deve avere le stesse garanzie di continuità, sicurezza e dignità. Il Governo deve intervenire con una clausola sociale efficace, che tuteli il personale nei cambi di appalto, nei passaggi societari e nella riorganizzazione delle attività”.

La Uil Taranto sostiene la mobilitazione unitaria proclamata da Fim, Fiom, Uilm e Usb e sollecita un intervento pubblico forte, in grado di garantire la continuità occupazionale, la tutela del reddito, il risanamento ambientale e una prospettiva industriale per il territorio ionico.

Taranto non può più vivere di emergenze, rinvii e contrapposizioni – conclude Oliva –. Domani a Palazzo Chigi servono decisioni: ritiro dei licenziamenti, ammortizzatori sociali straordinari, risorse per la bonifica, garanzie per l’indotto e investimenti sull’area a freddo. Solo così sarà possibile fare davvero pace con la città e costruire un futuro che tenga insieme salute, ambiente, lavoro e sviluppo”.