UIL, lavoro e dignità sospesi: le voci di chi resiste nelle vertenze industriali

Taranto, 24 dicembre 2025 – C’è un Natale che arriva carico di luci e uno che, per molti lavoratori tarantini, porta con sé incertezze, attese e promesse non mantenute. Le grandi vertenze industriali continuano a segnare profondamente il territorio e le famiglie, lasciando un senso di precarietà che si trascina ormai da anni. A raccontarlo sono le voci di chi vive quotidianamente queste crisi, uomini e donne in prima linea, che non hanno smesso di credere in un futuro possibile. I racconti sono stati pubblicati sul Quotidiano di Taranto nell’edizione di oggi 24 dicembre 2025

È la storia di Marco Biasi, 46 anni, operaio dello stabilimento siderurgico di Taranto e rappresentante della UILM Taranto. Entrato in fabbrica nel 2002, quando l’Ilva rappresentava sicurezza e prospettiva, Marco ha visto sgretolarsi, anno dopo anno, certezze che sembravano solide. Il sequestro del 2012, la cassa integrazione, i continui rinvii di piani industriali mai realmente attuati hanno trasformato il lavoro in un’attesa logorante.
“Negli ultimi dieci anni – racconta – ho lavorato meno di quanto sia rimasto fermo”. Una condizione che pesa non solo sugli operai, ma sulle famiglie, sui figli, sul futuro stesso della città. La contrapposizione tra diritto al lavoro e diritto alla salute, secondo Biasi, è una ferita ancora aperta: due battaglie che non dovrebbero essere nemiche, ma parte di un’unica visione di sviluppo giusto e sostenibile.

Accanto alla crisi della grande industria, c’è quella del porto di Taranto, raccontata dalla testimonianza di Ottorino Michele Picardi, operatore portuale e rappresentante della UILTRASPORTI Taranto. Dopo anni difficili segnati dalla delocalizzazione dei traffici e dal crollo occupazionale del 2012, Picardi è uno dei 140 lavoratori rientrati in attività presso la San Cataldo Container Terminal – Gruppo Yilport. Un rientro che, però, non può bastare.
Sono ancora circa 330 gli ex lavoratori del TCT in attesa di una vera opportunità, mentre il rilancio dei traffici procede a rilento e le potenzialità del porto restano in gran parte inespresse.

“Il porto di Taranto può essere una risorsa strategica – sottolinea Picardi – ma servono scelte concrete”. Dallo sviluppo del terminal container all’attuazione del decreto che individua lo scalo ionico come hub per le piattaforme dell’energia eolica, le occasioni non mancano. Ciò che manca, ancora una volta, è il passo decisivo per trasformare le promesse in lavoro stabile e dignitoso.

Le storie di Marco e Ottorino non sono casi isolati, ma rappresentano un pezzo importante della condizione lavorativa in Puglia e a Taranto. Un territorio che continua a pagare il prezzo di ritardi, indecisioni e politiche industriali frammentate.
La UIL di Taranto ribadisce con forza che il tempo delle attese è finito: servono risposte, investimenti, programmazione e soprattutto rispetto per chi, da anni, tiene in piedi il lavoro e l’economia locale.

Perché dietro ogni vertenza ci sono persone, famiglie e comunità intere che chiedono una sola cosa: un futuro certo, giusto e dignitoso.