Porto di Taranto, UIL Trasporti: forti riserve su Porti d’Italia Spa. Sasso: “Centralizzare le opere rischia di penalizzare territori e lavoratori”
Taranto, 27 dicembre 2025 – La UIL Trasporti esprime forti perplessità sulla nascita di Porti d’Italia Spa, la nuova società pubblica destinata a gestire le grandi opere infrastrutturali strategiche del sistema portuale nazionale. A intervenire sul Quotidiano di Taranto è Carmelo Sasso, segretario della UIL Trasporti, che richiama l’attenzione sui rischi legati a un’eccessiva centralizzazione delle decisioni.
“I sindacati hanno già espresso molte riserve su Porti d’Italia e ora valuteremo con attenzione l’iter parlamentare – dichiara Sasso – anche perché sulla prima bozza presentata dal Ministero l’Anac ha avanzato rilievi significativi”.
Secondo la UIL Trasporti, il nuovo assetto rischia di ridimensionare il ruolo delle Autorità di Sistema Portuale, che verrebbero private della possibilità di realizzare direttamente le infrastrutture. “Le Authority – spiega Sasso – dovranno limitarsi a programmare, rimettendosi poi alle decisioni della nuova società. Storicamente, quando le scelte vengono accentrate, i territori non ne escono bene”.
Il segretario UIL Trasporti non esclude tuttavia che Porti d’Italia Spa possa diventare, se utilizzata correttamente, uno strumento per sbloccare situazioni ferme da anni. “Se il Governo intende davvero trovare soluzioni per Taranto, anche in relazione alla crisi dell’ex Ilva, allora questa nuova società potrebbe aiutare a sbloccare opere rimaste appese e a orientare il rilancio del porto, che oggi è completamente fermo”.
Resta però alta la preoccupazione per il futuro dei lavoratori. “Il vertice politico-istituzionale annunciato ad agosto non si è ancora tenuto – sottolinea Sasso – e i corsi di riqualificazione, pur finanziati dalla Regione, non possono partire senza sapere quali imprese si insedieranno e di quali competenze avranno bisogno. Inoltre, tra un anno terminerà l’Agenzia per il lavoro che segue i 320 ex TCT”.
Per la UIL Trasporti servono risposte immediate, concrete e condivise. Il rilancio del porto di Taranto non può più attendere: infrastrutture, lavoro e prospettive di sviluppo devono tornare al centro dell’agenda istituzionale.



