Il femminicidio diventa reato: ergastolo dal 17 dicembre, un passo di civiltà ma la battaglia UIL continua

D’Arcangelo (UIL PO): “Riconosciuta la natura patriarcale del femminicidio, ora servono prevenzione e cultura del rispetto.”

Oliva (UIL): “La legge è un traguardo importante, ma deve tradursi in politiche e protezione reale per le donne”

TARANTO, 19 dicembre 2025 – UIL Taranto accoglie con favore l’approvazione definitiva del nuovo reato autonomo di femminicidio, introdotto nel Codice Penale (art. 577-bis) ed entrato in vigore il 17 dicembre 2025, come strumento di giustizia e tutela concreta contro la violenza di genere.​

La nuova legge prevede una serie di misure volte a rafforzare la tutela, anche penale, nei confronti delle donne. Nel dettaglio, il reato di femminicidio introduce una fattispecie specifica di omicidio, volta a sanzionare con la pena dell’ergastolo chiunque cagioni la morte di una donna per atti di discriminazione, odio o prevaricazione, o attraverso comportamenti di controllo, possesso o dominio sulla vittima in quanto donna.​

Il reato è previsto anche quando l’omicidio avviene in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo, o come atto di limitazione delle sue libertà individuali. Si tratta di un’ipotesi autonoma rispetto al reato comune di omicidio, per la quale la legge applica direttamente la pena dell’ergastolo.​

La norma interviene anche su altri ambiti, modificando il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi (art. 572 c.p.), estendendo la tipologia delle vittime (includendo anche i non conviventi legati da rapporto di filiazione con l’autore del reato) e introducendo una nuova aggravante quando la condotta è commessa con le modalità previste per il femminicidio. È inoltre prevista la confisca obbligatoria dei beni utilizzati per commettere il delitto di maltrattamenti. ​

 

“Questo passo normativo – sottolinea Patrizia D’Arcangelo, coordinatrice delle Pari Opportunità UIL Taranto – riconosce finalmente il femminicidio non come un semplice omicidio, ma come un crimine fondato sulla disuguaglianza di potere e sulla cultura patriarcale. È un segnale politico e sociale importante, che tuttavia deve essere accompagnato da un impegno costante nella prevenzione, nell’educazione e nel sostegno reale alle donne vittime di violenza.”

UIL Taranto, in linea con la posizione nazionale dell’Organizzazione, ribadisce che la legge da sola non basta: servono risorse per i Centri Antiviolenza, formazione nelle scuole e nei luoghi di lavoro, percorsi di autonomia economica e servizi di protezione diffusi sul territorio. In un contesto come quello tarantino, segnato da fragilità sociali e occupazionali, la lotta contro la violenza di genere significa anche garantire dignità, lavoro e inclusione.

“Il nuovo reato rappresenta un passo avanti fondamentale – aggiunge Gennaro Oliva, coordinatore Territoriale UIL Taranto – ma è necessario tradurre la legge in politiche pubbliche, in azioni coordinate e in un cambiamento culturale profondo. La violenza di genere si combatte anche nei luoghi di lavoro, costruendo ambienti sicuri, rispettosi e paritari.”

In questa direzione opera quotidianamente lo Sportello Mobbing e Stalking della UIL Taranto, coordinato da Antonella Maselli, che da anni è al fianco di lavoratrici e lavoratori che subiscono violenza, dentro e fuori i luoghi di lavoro. Lo sportello mette a disposizione strutture, competenze e professionisti specializzati per offrire assistenza legale, psicologica e sindacale a chi vive situazioni di disagio, abuso o vessazione.

UIL Taranto rinnova infine il proprio impegno accanto alle donne, ai lavoratori e alle lavoratrici del territorio per costruire una comunità fondata su rispetto, giustizia e pari opportunità, perché solo con la partecipazione di tutti è possibile sradicare la cultura della violenza.