Rifiuti, le associazioni dei consumatori scrivono al sindaco Bitetti

Taranto 31 dicembre  2025 – È stata giusta e opportuna la convocazione di un Consiglio comunale monotematico dedicato all’emergenza rifiuti per le criticità che tormentano la comunità tarantina, soprattutto in taluni quartieri della città.

Come associazioni dei consumatori – Adiconsum, Adoc e Federconsumatori – riteniamo utile ribadire che i cittadini e le cittadine di Taranto, fruitori di un servizio pubblico fondamentale, subiscono da tempo le conseguenze di un sistema che registra livelli di raccolta differenziata tra i più bassi d’Italia, pur a fronte di una TARI tra le più elevate.

A tal proposito, nei mesi scorsi, a tutte le associazioni disponibili a sottoscrivere protocolli finalizzati al miglioramento del servizio di raccolta differenziata è pervenuta una richiesta di incontro da parte di Kyma Ambiente, a firma del suo Presidente. Nonostante siano state manifestate disponibilità in tal senso, ad oggi, nessuna delle scriventi ha ricevuto una convocazione in merito.

Parallelamente, in qualità di associazioni dei consumatori maggiormente rappresentative a livello nazionale, come previsto da norme e leggi vigenti, abbiamo formalmente richiesto al Sindaco di Taranto un incontro finalizzato alla sottoscrizione di una Carta della qualità dei servizi.

Una Carta dei servizi che potesse rappresentare uno strumento condiviso per individuare percorsi e azioni di miglioramento dei servizi pubblici locali, anche alla luce delle numerose segnalazioni, reclami, criticità ma anche proposte che quotidianamente raccogliamo presso i nostri sportelli cittadini. Analoga richiesta è stata reiterata all’Assessore alle Attività Produttive. Anche tali richieste unitarie, ad oggi, non hanno ricevuto riscontro.

Purtroppo, pure nel consiglio comunale monotematico sul tema rifiuti, tenutosi nella giornata di ieri 29 dicembre, è stata prevista la partecipazione di diverse associazioni di categoria, ma senza il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori, che rappresentano la maggioranza della popolazione, ossia coloro che sopportano il maggior peso della TARI e che vivono quotidianamente le inefficienze del servizio di raccolta dei rifiuti in molte aree della città. Probabilmente come associazioni avremmo potuto fornire un’altra opinione e contribuire in maniera costruttiva al dibattito.

Ci chiediamo, dunque, se questa Amministrazione comunale, che più volte richiama i principi della partecipazione e del coinvolgimento dal basso, intenda realmente ascoltare anche il punto di vista delle  cittadine e dei cittadini attraverso le loro associazioni rappresentative, oppure se tali momenti di confronto restino occasioni limitate, non inclusive e prive di un reale coinvolgimento di chi subisce per primo gli effetti di un servizio che, allo stato attuale, appare inefficiente e inefficace.

Ancora una volta rivolgiamo un appello a questa Amministrazione affinché venga garantito il coinvolgimento delle scriventi associazioni, così come previsto dalle leggi dello Stato e dalle normative regionali e locali, riconoscendo il ruolo delle associazioni dei consumatori nei processi di miglioramento dei servizi pubblici locali e nella tutela dei diritti dei cittadini.

Restiamo in attesa di un riscontro formale e di una convocazione, certi che l’Amministrazione comunale vorrà colmare una evidente lacuna nel percorso di confronto e partecipazione democratica.

Domenico Votano, Adoc
Antonrello Zicari, Federconsumatori
Gianfranco Solazzo, Adiconsum

 

Emergenza rifiuti, la UIL: “Basta parole, servono atti concreti. Kyma Ambiente a rischio tenuta”

Taranto 30 dicembre 2025 – Un consiglio comunale lungo, articolato, partecipato, ma che lascia aperti più interrogativi di quanti ne chiuda. È il giudizio netto della UIL sull’esito della seduta monotematica dedicata all’emergenza rifiuti e alla situazione di Kyma Ambiente, conclusasi con l’approvazione del cosiddetto “Patto di civiltà per Taranto”, documento che – secondo il sindacato – contiene impegni generici e nessuna risposta strutturale alle criticità emerse.

Per la UIL, il nodo centrale resta la tenuta dell’azienda pubblica e il futuro dei lavoratori. A ribadirlo con forza è stato Carmelo Sasso, segretario generale della UIL Trasporti Taranto, intervenuto in consiglio comunale.

«Serve un’operazione di chiarezza non solo nelle parole ma soprattutto negli atti. Oggi siamo profondamente preoccupati per la tenuta dell’azienda: Kyma Ambiente è tecnicamente fallita e questo non può essere ignorato», ha dichiarato Sasso.

Particolare allarme desta la decisione di affidare a una società esterna una due diligence.

«Affidare una revisione esterna significa ammettere che né l’azienda né il Comune hanno contezza reale della situazione debitoria e finanziaria. Ci chiediamo: questa due diligence serve a risanare l’azienda, a venderla o a liquidarla?», ha aggiunto il segretario UIL Trasporti, puntando il dito anche sull’assenza di un controllo analogo efficace negli anni.

Nel mirino della UIL anche la gestione del personale e l’organizzazione del lavoro.

«Ci troviamo di fronte a una situazione inaccettabile: più lavoratori somministrati che dipendenti diretti, mansioni affidate senza criteri chiari, lavoratori che raccolgono rifiuti a mani nude. Se davvero si vuole mantenere pubblica Kyma Ambiente, bisogna dire con quali strumenti, con quali risorse e con quali impianti», ha sottolineato Sasso, richiamando l’urgenza di tutele per centinaia di lavoratori precari che da anni garantiscono il servizio.

Sulla stessa linea Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto, che evidenzia come il confronto istituzionale non possa limitarsi a documenti di principio.

«Il Patto di civiltà non può restare una dichiarazione d’intenti. Taranto ha bisogno di un cronoprogramma, di obiettivi misurabili e di scelte chiare. I cittadini pagano una Tari elevata e hanno diritto a un servizio efficiente, i lavoratori hanno diritto a certezze», afferma Oliva.

Per la UIL, la difesa del carattere pubblico di Kyma Ambiente deve tradursi in atti concreti.

«Dire che l’azienda resterà pubblica non basta: servono investimenti, impianti funzionanti, una governance trasparente e un confronto vero con le parti sociali. Senza queste condizioni, il rischio è continuare a rinviare, mentre la situazione peggiora», conclude Oliva.

La UIL continuerà a vigilare e a incalzare l’amministrazione comunale affinché alle parole seguano finalmente decisioni chiare, nell’interesse della città, dell’ambiente e dei lavoratori.

NUOVO OSPEDALE SAN CATALDO, UIL FPL TARANTO: “SENZA PERSONALE E CHIAREZZA SUL SS. ANNUNZIATA L’APERTURA RISCHIA DI ESSERE SOLO UN TAGLIO DEL NASTRO”

Taranto, 29 dicembre 2025 – Il nuovo ospedale San Cataldo di Taranto si avvia verso la fase conclusiva dei lavori, ma l’apertura della struttura continua a slittare. Ad oggi, l’orizzonte temporale più realistico per l’inaugurazione resta quello compreso tra la tarda primavera e l’estate del 2026. Un’attesa lunga, segnata da criticità strutturali, organizzative e soprattutto occupazionali che la UIL FPL di Taranto continua a denunciare con forza.

Il nodo principale resta quello del personale. Per rendere realmente operativo un presidio ospedaliero da oltre 700 posti letto servono circa 1.300 nuove unità tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici. Un fabbisogno che non può essere coperto semplicemente spostando il personale dall’ospedale SS. Annunziata, pena il depotenziamento – se non la chiusura – di servizi essenziali per la città.

“Il San Cataldo non può aprire svuotando altri ospedali – dichiara Giovanni Maldarizzi, segretario generale della UIL FPL Taranto –. Servono assunzioni straordinarie e immediate. Senza un piano occupazionale serio e autorizzazioni ministeriali dedicate, l’apertura rischia di trasformarsi in un’operazione di facciata, pagata dai lavoratori e dai cittadini”.

Accanto al tema del personale, resta centrale anche quello dell’allestimento tecnologico. Sebbene la struttura muraria sia sostanzialmente completata, sono ancora in corso le installazioni delle apparecchiature elettromedicali ad alta complessità: 25 grandi macchinari, tra cui TAC, risonanze magnetiche di ultima generazione e sale operatorie integrate. In passato, il processo ha subito rallentamenti legati alle difficoltà nel trasferimento dei fondi – circa 105 milioni di euro – dal Governo alla Regione, criticità superate solo negli ultimi anni.

A questi aspetti si aggiungono le lunghe procedure di collaudo e verifica. Il San Cataldo è un ospedale altamente digitalizzato, dotato di sistemi informatici avanzati, intelligenza artificiale applicata alla diagnostica e tecnologie touchless. Ogni impianto – dai gas medicali agli impianti elettrici di emergenza, fino alle reti dati – deve essere testato singolarmente per garantire standard elevati di sicurezza. Un iter complesso, ulteriormente rallentato in passato anche dai periodi di commissariamento del Comune di Taranto.

Ma c’è un altro tema che la UIL FPL considera imprescindibile: il futuro dell’ospedale SS. Annunziata. Sul tavolo resta aperto il dibattito politico, tecnico e sindacale sulla necessità di mantenere in città un secondo Pronto Soccorso.

“Taranto non può permettersi di concentrare tutte le emergenze su un’unica struttura – sottolinea Maldarizzi –. Il San Cataldo, da solo, rischia di non essere sufficiente a coprire l’intero fabbisogno di urgenza. Per questo ribadiamo la necessità di mantenere operativo il Pronto Soccorso del SS. Annunziata, evitando scelte drastiche e penalizzanti per la popolazione”.

La UIL FPL Taranto chiede quindi certezze: un cronoprogramma chiaro, risorse umane adeguate, il pieno coinvolgimento delle parti sociali e una visione complessiva della sanità ionica che metta al centro i lavoratori e il diritto alla salute dei cittadini.

“Il San Cataldo deve essere una vera risposta ai bisogni sanitari del territorio – conclude Maldarizzi – non l’ennesima incompiuta organizzativa. Senza personale, senza servizi e senza una rete ospedaliera equilibrata, non esiste alcuna sanità del futuro”.

Porto di Taranto, UIL Trasporti: forti riserve su Porti d’Italia Spa. Sasso: “Centralizzare le opere rischia di penalizzare territori e lavoratori”

Taranto, 27 dicembre 2025 – La UIL Trasporti esprime forti perplessità sulla nascita di Porti d’Italia Spa, la nuova società pubblica destinata a gestire le grandi opere infrastrutturali strategiche del sistema portuale nazionale. A intervenire sul Quotidiano di Taranto è Carmelo Sasso, segretario della UIL Trasporti, che richiama l’attenzione sui rischi legati a un’eccessiva centralizzazione delle decisioni.

“I sindacati hanno già espresso molte riserve su Porti d’Italia e ora valuteremo con attenzione l’iter parlamentare – dichiara Sasso – anche perché sulla prima bozza presentata dal Ministero l’Anac ha avanzato rilievi significativi”.

Secondo la UIL Trasporti, il nuovo assetto rischia di ridimensionare il ruolo delle Autorità di Sistema Portuale, che verrebbero private della possibilità di realizzare direttamente le infrastrutture. “Le Authority – spiega Sasso – dovranno limitarsi a programmare, rimettendosi poi alle decisioni della nuova società. Storicamente, quando le scelte vengono accentrate, i territori non ne escono bene”.

Il segretario UIL Trasporti non esclude tuttavia che Porti d’Italia Spa possa diventare, se utilizzata correttamente, uno strumento per sbloccare situazioni ferme da anni. “Se il Governo intende davvero trovare soluzioni per Taranto, anche in relazione alla crisi dell’ex Ilva, allora questa nuova società potrebbe aiutare a sbloccare opere rimaste appese e a orientare il rilancio del porto, che oggi è completamente fermo”.

Resta però alta la preoccupazione per il futuro dei lavoratori. “Il vertice politico-istituzionale annunciato ad agosto non si è ancora tenuto – sottolinea Sasso – e i corsi di riqualificazione, pur finanziati dalla Regione, non possono partire senza sapere quali imprese si insedieranno e di quali competenze avranno bisogno. Inoltre, tra un anno terminerà l’Agenzia per il lavoro che segue i 320 ex TCT”.

Per la UIL Trasporti servono risposte immediate, concrete e condivise. Il rilancio del porto di Taranto non può più attendere: infrastrutture, lavoro e prospettive di sviluppo devono tornare al centro dell’agenda istituzionale.

UIL, lavoro e dignità sospesi: le voci di chi resiste nelle vertenze industriali

Taranto, 24 dicembre 2025 – C’è un Natale che arriva carico di luci e uno che, per molti lavoratori tarantini, porta con sé incertezze, attese e promesse non mantenute. Le grandi vertenze industriali continuano a segnare profondamente il territorio e le famiglie, lasciando un senso di precarietà che si trascina ormai da anni. A raccontarlo sono le voci di chi vive quotidianamente queste crisi, uomini e donne in prima linea, che non hanno smesso di credere in un futuro possibile. I racconti sono stati pubblicati sul Quotidiano di Taranto nell’edizione di oggi 24 dicembre 2025

È la storia di Marco Biasi, 46 anni, operaio dello stabilimento siderurgico di Taranto e rappresentante della UILM Taranto. Entrato in fabbrica nel 2002, quando l’Ilva rappresentava sicurezza e prospettiva, Marco ha visto sgretolarsi, anno dopo anno, certezze che sembravano solide. Il sequestro del 2012, la cassa integrazione, i continui rinvii di piani industriali mai realmente attuati hanno trasformato il lavoro in un’attesa logorante.
“Negli ultimi dieci anni – racconta – ho lavorato meno di quanto sia rimasto fermo”. Una condizione che pesa non solo sugli operai, ma sulle famiglie, sui figli, sul futuro stesso della città. La contrapposizione tra diritto al lavoro e diritto alla salute, secondo Biasi, è una ferita ancora aperta: due battaglie che non dovrebbero essere nemiche, ma parte di un’unica visione di sviluppo giusto e sostenibile.

Accanto alla crisi della grande industria, c’è quella del porto di Taranto, raccontata dalla testimonianza di Ottorino Michele Picardi, operatore portuale e rappresentante della UILTRASPORTI Taranto. Dopo anni difficili segnati dalla delocalizzazione dei traffici e dal crollo occupazionale del 2012, Picardi è uno dei 140 lavoratori rientrati in attività presso la San Cataldo Container Terminal – Gruppo Yilport. Un rientro che, però, non può bastare.
Sono ancora circa 330 gli ex lavoratori del TCT in attesa di una vera opportunità, mentre il rilancio dei traffici procede a rilento e le potenzialità del porto restano in gran parte inespresse.

“Il porto di Taranto può essere una risorsa strategica – sottolinea Picardi – ma servono scelte concrete”. Dallo sviluppo del terminal container all’attuazione del decreto che individua lo scalo ionico come hub per le piattaforme dell’energia eolica, le occasioni non mancano. Ciò che manca, ancora una volta, è il passo decisivo per trasformare le promesse in lavoro stabile e dignitoso.

Le storie di Marco e Ottorino non sono casi isolati, ma rappresentano un pezzo importante della condizione lavorativa in Puglia e a Taranto. Un territorio che continua a pagare il prezzo di ritardi, indecisioni e politiche industriali frammentate.
La UIL di Taranto ribadisce con forza che il tempo delle attese è finito: servono risposte, investimenti, programmazione e soprattutto rispetto per chi, da anni, tiene in piedi il lavoro e l’economia locale.

Perché dietro ogni vertenza ci sono persone, famiglie e comunità intere che chiedono una sola cosa: un futuro certo, giusto e dignitoso.

IL GIUDICE DEL LAVORO CONDANNA L’ARSENALE DI TARANTO

Taranto, 23 dicembre  2025 – Nel febbraio del 2023, delegati sindacali di CGIL e UIL dell’Arsenale di Taranto, avevano rivendicato il diritto di una lavoratrice di godere di ferie già maturate o di usufruire dello smart-working, in assenza di particolari esigenze di servizio e di fronte, invece, a bisogni famigliari che richiedevano la sua presenza. Per la richiesta di chiarimenti all’amministrazione che aveva negato alla donna tale diritto, i delegati di FP CGIL e UIL PA, si erano rivolti alla dirigente al personale.

Quella “intromissione”, in realtà vera mission dei sindacati, non era stata gradita dalla funzionaria dell’Arsenale di Taranto che per tale ragione aveva addirittura segnalato i lavoratori rappresentanti della sigle sindacali al PERSOCIV, la Direzione Generale per il Personale Civile, e redatto addirittura un rapporto disciplinare.

Quella macchia sulla vita di questi lavoratori è stata cancellata definitivamente alcuni giorni fa grazie ad una sentenza del Tribunale di Taranto che ha invece condannato l’Arsenale per condotta antisindacale.

La sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Taranto, dottoressa Viviana Di Palma, sana una condotta e in parte restituisce serenità ai lavoratori e rappresentanti sindacali che per due anni hanno dovuto subire l’ “inquisizione” di un procedimento disciplinare sulle loro teste e rappresaglie continue al limite del mobbing.

“Facevamo solo quello che è giusto fare quando si è rappresentanti dei lavoratori”– dicono nel frattempo i delegati sindacali Pietro Avellino e Cosimo Gualano, rispettivamente rappresentanti di FP CGIL e UIL PA.

Una sentenza che ristabilisce anche dignità al ruolo del sindacato – spiegano Cosimo Sardelli, segretario generale della FP CGIL e Giuseppe Andrisano, segretario generale della UIL PA – perché da troppo tempo ormai si tende ad intimidire chi ha il diritto, sancito da leggi e contratti nazionali, di interagire, contrattare e anche dissentire in nome della difesa del lavoro e dei lavoratori.

Un atto di grave violazione delle prerogative sindacali, che ha visto CGIL e UIL adire le vie legali, assistite dall’avvocato Luca Bosco.

Con sentenza di primo e secondo grado il Tribunale ha condannato l’Arsenale per condotta antisindacale, comminando anche una multa di 2.400 euro più le spese.

I giudici hanno sottolineato che le rimostranze manifestate dei sindacalisti rientravano ” nel legittimo diritto di critica ed esercizio dell’attività sindacale la cui repressione , attraverso il procedimento disciplinare e l’irrogazione della sanzione, costituisce una palese violazione del diritto del Sindacato di svolgere attività associativa in favore dei lavoratori e in quanto tale integra gli estremi i condotta antisindacale “

La sentenza manda un messaggio chiaro e una volta di più ricorda a quanti ritengono di vestirsi di autorità – dicono Avellino, Sardelli, Gualano e Andrisano – che i diritti dei lavoratori non si calpestano e il Sindacato, orgogliosamente dalla parte dei lavoratori, non si imbavaglia.

Il femminicidio diventa reato: ergastolo dal 17 dicembre, un passo di civiltà ma la battaglia UIL continua

D’Arcangelo (UIL PO): “Riconosciuta la natura patriarcale del femminicidio, ora servono prevenzione e cultura del rispetto.”

Oliva (UIL): “La legge è un traguardo importante, ma deve tradursi in politiche e protezione reale per le donne”

TARANTO, 19 dicembre 2025 – UIL Taranto accoglie con favore l’approvazione definitiva del nuovo reato autonomo di femminicidio, introdotto nel Codice Penale (art. 577-bis) ed entrato in vigore il 17 dicembre 2025, come strumento di giustizia e tutela concreta contro la violenza di genere.​

La nuova legge prevede una serie di misure volte a rafforzare la tutela, anche penale, nei confronti delle donne. Nel dettaglio, il reato di femminicidio introduce una fattispecie specifica di omicidio, volta a sanzionare con la pena dell’ergastolo chiunque cagioni la morte di una donna per atti di discriminazione, odio o prevaricazione, o attraverso comportamenti di controllo, possesso o dominio sulla vittima in quanto donna.​

Il reato è previsto anche quando l’omicidio avviene in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo, o come atto di limitazione delle sue libertà individuali. Si tratta di un’ipotesi autonoma rispetto al reato comune di omicidio, per la quale la legge applica direttamente la pena dell’ergastolo.​

La norma interviene anche su altri ambiti, modificando il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi (art. 572 c.p.), estendendo la tipologia delle vittime (includendo anche i non conviventi legati da rapporto di filiazione con l’autore del reato) e introducendo una nuova aggravante quando la condotta è commessa con le modalità previste per il femminicidio. È inoltre prevista la confisca obbligatoria dei beni utilizzati per commettere il delitto di maltrattamenti. ​

 

“Questo passo normativo – sottolinea Patrizia D’Arcangelo, coordinatrice delle Pari Opportunità UIL Taranto – riconosce finalmente il femminicidio non come un semplice omicidio, ma come un crimine fondato sulla disuguaglianza di potere e sulla cultura patriarcale. È un segnale politico e sociale importante, che tuttavia deve essere accompagnato da un impegno costante nella prevenzione, nell’educazione e nel sostegno reale alle donne vittime di violenza.”

UIL Taranto, in linea con la posizione nazionale dell’Organizzazione, ribadisce che la legge da sola non basta: servono risorse per i Centri Antiviolenza, formazione nelle scuole e nei luoghi di lavoro, percorsi di autonomia economica e servizi di protezione diffusi sul territorio. In un contesto come quello tarantino, segnato da fragilità sociali e occupazionali, la lotta contro la violenza di genere significa anche garantire dignità, lavoro e inclusione.

“Il nuovo reato rappresenta un passo avanti fondamentale – aggiunge Gennaro Oliva, coordinatore Territoriale UIL Taranto – ma è necessario tradurre la legge in politiche pubbliche, in azioni coordinate e in un cambiamento culturale profondo. La violenza di genere si combatte anche nei luoghi di lavoro, costruendo ambienti sicuri, rispettosi e paritari.”

In questa direzione opera quotidianamente lo Sportello Mobbing e Stalking della UIL Taranto, coordinato da Antonella Maselli, che da anni è al fianco di lavoratrici e lavoratori che subiscono violenza, dentro e fuori i luoghi di lavoro. Lo sportello mette a disposizione strutture, competenze e professionisti specializzati per offrire assistenza legale, psicologica e sindacale a chi vive situazioni di disagio, abuso o vessazione.

UIL Taranto rinnova infine il proprio impegno accanto alle donne, ai lavoratori e alle lavoratrici del territorio per costruire una comunità fondata su rispetto, giustizia e pari opportunità, perché solo con la partecipazione di tutti è possibile sradicare la cultura della violenza.

Pensione negata da 14 mesi: INPS non paga, Poste Italiane non risponde. La UIL: “Una vergogna intollerabile”

TARANTO, 19 dicembre 2025 – UILPoste Puglia denuncia una vicenda gravissima che coinvolge un ex lavoratore di Poste Italiane di Taranto, collocato in pensione obbligatoria per limiti di età da ben 14 mesi e che, a oggi, non ha ancora percepito un solo euro di pensione.

“Siamo di fronte a una situazione inaccettabile e umanamente indegna – dichiara il segretario regionale della UILPoste Puglia, Giuseppe Manfuso –. Un lavoratore che ha prestato servizio per anni in Poste Italiane si ritrova oggi senza stipendio perché non è più in servizio e senza pensione perché qualcuno non ha fatto il proprio dovere. Questo non è un disguido tecnico, è un fallimento del sistema”.

Secondo quanto comunicato dall’INPS, alla base del blocco della pensione ci sarebbero anomalie contributive relative al periodo compreso tra il 2000 e il 2010, anni in cui il lavoratore era impiegato con contratti a tempo determinato prima della stabilizzazione avvenuta a seguito di un ricorso giudiziario. Anomalie che, secondo l’Istituto previdenziale, devono essere sanate da Poste Italiane prima di procedere alla liquidazione della pensione.

“Nel frattempo – prosegue Manfuso – a pagare è sempre il lavoratore, lasciato senza alcuna entrata economica da oltre un anno, con seri problemi di salute e difficoltà economiche sempre più gravi. È assurdo che due grandi enti continuino a rimpallarsi le responsabilità mentre una persona viene privata di un diritto fondamentale”.

Sulla vicenda interviene anche il coordinatore territoriale della UIL di Taranto, Gennaro Oliva: “Quello che sta accadendo è socialmente inaccettabile. Non si può abbandonare un pensionato in questo limbo burocratico, senza reddito e senza certezze. Chiediamo a Poste Italiane di intervenire immediatamente per regolarizzare la posizione contributiva e all’INPS di attivare ogni strumento possibile per garantire almeno un sostegno economico”.

La UIL sottolinea come il caso non sia isolato, ma riguardi una criticità più ampia che interessa numerosi lavoratori stabilizzati dopo lunghi anni di precariato. “È necessario – aggiunge Oliva – che le istituzioni vigilino e intervengano, perché qui non parliamo solo di numeri, ma di persone e famiglie”.

UILPoste Puglia ribadisce che la pensione non è un favore, ma un diritto sancito dalla legge, e annuncia che non resterà a guardare, mettendo in campo ogni iniziativa sindacale e legale necessaria per risolvere questa vergognosa situazione.

“C’è poi un aspetto che rende questa vicenda ancora più amara – concludono Manfuso e Oliva –: siamo alle porte del Natale, un periodo in cui tutti si preparano a vivere momenti di serenità e di festa. E invece questo lavoratore viene lasciato senza un euro, nell’indifferenza generale. È una ferita profonda al senso di giustizia e di umanità. I diritti dei lavoratori non possono andare in vacanza, nemmeno a Natale”.

UIL Taranto: lo scambio di auguri della Carta della Pace nel segno del “Noi” e della comunità

TARANTO, 17 DICEMBRE 2025 – La UIL di Taranto ha partecipato ieri pomeriggio, nel Salone degli Specchi di Palazzo di Città, allo scambio di auguri con i firmatari della Carta della Pace di Taranto, iniziativa promossa dal presidente del Consiglio comunale, Gianni Liviano.

Un momento dal forte valore simbolico e civile, che ha posto al centro il senso del “Noi”, della comunità e della responsabilità condivisa, richiamando lo spirito della Carta della Pace e l’importanza del dialogo come strumento di coesione sociale. Particolarmente significativo il gesto dell’Albero del Noi, simbolo di una comunità che sceglie di costruire relazioni, partecipazione e futuro attraverso piccoli ma concreti segni di condivisione.

“In un periodo storico segnato da conflitti e divisioni, iniziative come questa ricordano che la pace non è un concetto astratto, ma un impegno quotidiano fatto di ascolto, rispetto e partecipazione”, ha dichiarato Gennaro Oliva, coordinatore territoriale della UIL di Taranto. “Il valore del Noi è fondamentale: solo rafforzando il senso di comunità è possibile costruire una città più giusta, coesa e attenta ai diritti delle persone”.

La serata, arricchita da momenti musicali, narrativi e dallo scambio reciproco degli auguri, si è conclusa con l’impegno condiviso a proseguire il percorso avviato dalla Carta della Pace, nella consapevolezza che il dialogo e la solidarietà rappresentano le basi su cui costruire il futuro di Taranto.

Aggressione al conducente di Kyma Mobilità: ennesimo atto di violenza a Taranto

Taranto, 07 novembre  2025 – Le Segreterie Territoriali e Aziendali di FILT-CGIL, FIT-CISL e UILTRASPORTI denunciano l’ennesimo grave episodio di violenza ai danni di un operatore di esercizio di Kyma Mobilità, avvenuto nella serata del 6 dicembre 2025. L’autista, mentre svolgeva regolarmente il proprio servizio sulla linea 1/2 , è stato aggredito da un individuo che aveva precedentemente tentato di salire fuori fermata nei pressi di Via Margherita. L’aggressore alle 21.20 circa, in maniera premeditata, ha raggiunto il conducente al capolinea dei Tamburi per poi sferrargli un pugno al volto. Il conducente ha chiamato immediatamente le Forze dell’Ordine e ha dovuto fare ricorso alle cure mediche presso l’ospedale di Martina Franca dove ha ricevuto una diagnosi di contusione all’occhio ed un forte shock emotivo.
I Segretari Territoriali ed Aziendali di FILT-CGIL Zotti Francesco e Cecere Pietro, di FIT-CISL Fumarola Cinzia e Galletta Vincenzo e di UILTRASPORTI Sasso Carmelo e Fumarola Giuseppe esprimono la massima solidarietà al collega aggredito e ribadiscono che tali episodi non sono più tollerabili. È necessario l’intervento immediato delle Istituzioni per GARANTIRE LA SICUREZZA e la TUTELA DEI LAVORATORI del trasporto pubblico.
Non dimentichiamo l’evento di un mese fa che ha colpito 2 ausiliari della sosta dove gli stessi sono stati aggrediti verbalmente da un parcheggiatore abusivo sempre mentre svolgevano il loro turno di lavoro e di tutte le aggressioni fisiche e verbali che hanno interessato altri lavoratori nel capoluogo tarantino
Non possiamo abbassare l’attenzione davanti ad una piaga sociale che sta colpendo sempre di più dei lavoratori vittime del dovere e colpevoli di svolgere il loro lavoro in un contesto sociale sempre più degradato. Si rinnova, pertanto, la richiesta di un INCONTRO URGENTE con S.E. il Prefetto di Taranto ed il Questore, affinché vengano adottate misure concrete e tempestive per prevenire ulteriori atti di violenza e per assicurare un ambiente di lavoro sicuro.