Giornata Mondiale per la Sicurezza sul Lavoro, la UIL Taranto: “Nulla da celebrare, piangiamo già tre vittime dall’inizio dell’anno”

Il coordinatore territoriale Gennaro Oliva accende i riflettori sulla drammatica scia di sangue che ha colpito la provincia ionica nel 2026: “Claudio, Loris e Roberto non sono solo numeri. Servono interventi straordinari, la normalità oggi non basta”.

Taranto, 28 aprile 2026 – “Oggi, in occasione della Giornata Internazionale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro istituita dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, a Taranto non abbiamo nulla da celebrare. Abbiamo solo vite da piangere, famiglie distrutte a cui dare risposte e una strage continua che deve essere fermata”. Inizia con queste parole la ferma presa di posizione di Gennaro Oliva, coordinatore territoriale della UIL Taranto, che nel giorno dedicato alla prevenzione lancia un appello urgente alle istituzioni, agli enti di controllo e al tessuto imprenditoriale della provincia ionica.

I primi quattro mesi del 2026 hanno infatti tracciato un bilancio drammatico per il territorio tarantino, segnato da tre infortuni mortali che hanno scosso profondamente la comunità. “Non possiamo derubricare queste tragedie a semplici fatalità – incalza Oliva –. In meno di cento giorni abbiamo perso tre giovani lavoratori, tre figli di questa terra usciti di casa per guadagnarsi da vivere e mai più tornati”.

Il triste elenco di quest’anno si è aperto il 12 gennaio all’interno dello stabilimento ex Ilva, dove Claudio Salamida, 46 anni, ha perso la vita precipitando a causa del cedimento di un grigliato nell’Acciaieria 2. Appena un mese e mezzo dopo, il 2 marzo, sempre nel polo siderurgico, è toccato a Loris Costantino, 36 anni, dipendente di una ditta dell’indotto, morto dopo essere precipitato da circa 10 metri mentre effettuava operazioni di pulizia su un nastro trasportatore nell’area agglomerato. L’ultima tragedia, solo due settimane fa: il 13 aprile Roberto Di Ponzio, 38 anni, è rimasto vittima di un incidente fatale nel cimitero di San Brunone, travolto da un palo dell’illuminazione ceduto improvvisamente mentre si trovava su una gru per interventi di manutenzione.

“Il siderurgico continua a rappresentare la più grande ferita aperta per il nostro territorio, dimostrando che i problemi di equilibrio tra produzione, manutenzioni e sicurezza non sono ancora risolti. Ma la morte di Roberto ci ricorda che il rischio è ovunque, anche nei cantieri urbani e negli appalti di manutenzione”, prosegue il coordinatore della UIL Taranto.

I dati INAIL: Taranto in drammatica controtendenza

Il dramma tarantino si consuma in netta controtendenza rispetto al panorama italiano. Se i recenti dati provvisori dell’Inail riferiti ai primi mesi del 2026 segnalano su base nazionale un confortante calo dei decessi in occasione di lavoro (-27,8%), la provincia di Taranto viaggia in una direzione drammaticamente opposta, azzerando le statistiche positive con l’escalation di lutti sul territorio. A preoccupare, inoltre, è il trend nazionale che vede comunque un incremento delle denunce di infortunio generale (+2,4%) e una forte impennata delle denunce per malattie professionali (+14,2%), un tema, quest’ultimo, storicamente sensibile e strettamente legato al tessuto industriale del capoluogo ionico.

“Questa giornata non deve ridursi a una stanca liturgia o a una sfilata di buoni propositi – conclude Gennaro Oliva –. Alla politica locale e nazionale, agli organi ispettivi come lo Spesal e l’Ispettorato del Lavoro, chiediamo un potenziamento immediato degli organici per intensificare i controlli preventivi, non solo quando la tragedia si è già consumata. Alle aziende ribadiamo che la sicurezza non è un costo da tagliare, ma il primo investimento da garantire. Come UIL Taranto non faremo sconti a nessuno: continueremo a presidiare i luoghi di lavoro, a esigere il rispetto delle normative e a lottare affinché il diritto al lavoro non si trasformi mai più in una condanna a morte. Taranto ha bisogno di scelte straordinarie, perché la normalità, oggi, evidentemente non basta”.